3.2.08

[RECE] John Rambo



Strano film questo nuovo Rambo.
Mettiamola così: la struttura narrativa è praticamente un incrocio tra la prima parte di "Rambo II" e il secondo tempo del "Rambo" originale. Se possibile, il tutto è raccontato in maniera ancora più scarna, rapida e essenziale che nei primi due film.

Rambo, ritiratosi in un pacifico villaggio nel sud-est asiatico a fare il fabbro, il cacciatore di serpenti, il barcaiolo e il pescatore, viene coinvolto da un gruppo di pacifisti (capitanati dalla bella e brava Julie Bentz) che lo vogliono come scorta per la loro missione umanitaria in Birmania. Rambo rifiuta e si offre solo come barcaiolo: scorterà i pacifisti in Birmania e poi cazzi loro.
Una volta tornato alla sua capanna però, il nostro reduce è tormentato da immagini del suo passato fino a quando, in una notte buia e tempestosa, Rambo verrà a sapere che Julie Bentz e i suoi compagni sono stati catturati e forse uccisi dagli assassini che la fanno da padrone in Birmania.
A quel punto, Rambo tornerà in azione e ammazzerà un sacco di gente.

Sulla carta sembra una trama piuttosto semplice e infatti lo è... quello che la rende particolare è il fatto che nello sviluppo manca quasi completamente di un secondo atto compiuto.
In sostanza, Rambo inizialmente rifiuta la chiamata del destino, poi la accetta e si lancia nell'impresa (e fino a qui rispettiamo in maniera pedissequa "il cammino dell'eroe")... ma poi non ha nessuna grossa difficoltà a compiere la sua impresa, anzi, sembra quasi che la faccenda sia una passeggiata per lui.
Rispetto alle altre pellicole, qui Rambo non viene tradito, non viene catturato e torturato, non si deve ricucire con ago e filo da pesca e non ha bisogno che Trautman venga a salvarlo...
In questo film John Rambo è un demone della guerra.
Un demone a riposo che non vuole tornare a esercitare il suo potere ma che, quando lo fa, non può essere fermato da nessun comune mortale.
Per molti versi questo nuovo Rambo ricorda molto da vicino la figura del "Violence Jack" di Go Nagai... impressione resa ancora più forte dalla mole di Stallone (sembra davvero un gigante) e dal fatto che l'arma prediletta di questa pellicola (arco a parte) è un gigantesco machete che Rambo si è forgiato da solo.

Detto questo, parliamo della qualità del film e facciamola molto, molto, rapida.
Fino a quando non inizia la carneficina, il film è vagamente imbarazzante: brutti dialoghi, regia priva di spunti, retorica a profusione...
Appena però l'azione prende il sopravvento, allora non ce n'è per nessuno e questo Rambo diventa uno dei più violenti, scatenati, realistici e feroci film che abbia mai visto.
Stallone non è un fighetto post-modernista alla Tarantino e se decide di mettersi a fare le cose sul serio, lo fa.
Niente ammiccamenti compiaciuti al pubblico di cinefili, niente ironia, niente strizzate d'occhio: "John Rambo" sembra un film italiano degli anni '70 del genere "Cannibal Holocaust" mescolato con i primi venti minuti di "Salvate il Soldato Ryan" e gli ultimi venti minuti del "Mucchio Selvaggio".

Questo film potrebbe sul serio rappresentare una nuova rivoluzione per quel genere action da troppi anni sprofondato nei meccanismi dei film giocattolo, pieni di ironia e ammiccamenti ma impossibili da prendere sul serio.
Dopo anni Stallone si prende la sua rivincita sull'ironia di "Commando" ed epigoni e lo fa con una semplicità e una durezza senza eguali.


Andate a vederlo o rischiate di perdervi qualcosa.

p.s.
una pecca grave però l'ho trovata: non c'è una scena della "vestizione" come nelle precedenti pellicole. Capisco che sia stata eliminata proprio per smorzare i toni e smitizzare tutta la faccenda... però m'è mancata lo stesso.