5.3.08

[Anatomie Comparate] Posso invitarvi a cena? Ho già prenotato al Dorsia...

Ogni volta che si rivendicano i diritti culturali di un media, il primo che viene immediatamente sbandierato e posto come sacro è quello della libertà d’espressione. A meno che voi non siate un tiranno della Latveria o un senatore del Texas, immagino che concorderete con me che questa è una cosa buona e giusta.
Io non ho dubbi sul fatto che ognuno debba avere pieno diritto ad avere idee proprie e piena possibilità di esprimere queste idee liberamente, se lo ritiene utile, necessario o semplicemente divertente. Io non ho dubbi sul fatto che un film, un romanzo, un fumetto o un’opera d’arte in genere possano trattare di qualsiasi argomento, raccontare qualsiasi storia, dipingere qualsiasi immagine. Anzi, sono uno di quelli che sostiene fermamente che più l’arte è provocazione culturale, più è interessante e valida... ma allora perché ho tante remore ad allargare lo stesso discorso anche ai videogiochi? Vi faccio un rapido esempio per farvi capire dove nascono i miei dubbi: “American Psycho” di Bret Easton Ellis è uno dei migliori libri degli ultimi trent’anni. Il libro racconta le vicende di Patrick Bateman, un rampante yuppie degli anni ’80 che per ammazzare il tempo ammazza la gente, e lo fa con metodi che potremmo definire creativi. Per farvi capire, una delle scene clou del romanzo vede la partecipazione di una ragazza, un tubo di plastica, dell’acido, un trapano Black & Decker e un topo di fogna.
Un topo di fogna affamato.
All’epoca della sua pubblicazione il romanzo fece scalpore per l’approccio asettico, quasi chirurgico, con cui Easton Ellis aveva trattato tutta la vicenda, non consegnando al lettore nessuna facile bussola etica o morale con cui orizzontarsi nel desolato panorama psicologico rappresentato dalla mente del suo protagonista, quel Patrick Bateman che con il tempo è diventato una delle icone più rappresentative e feroci degli anni ’80 (e che nella trasposizione cinematografica ha poi avuto il volto di Christian Bale). Quando lessi “American Psycho” lo trovai un libro geniale, feroce, corrosivo e scritto meravigliosamente. Non mi posi alcun dubbio se, dato l’argomento, fosse stato o meno il caso di pubblicarlo. Del resto non mi ero mai posto il dubbio neanche davanti a opere che avevo apprezzato di meno ma trovato ugualmente disturbanti. Qualcuno le aveva scritte, qualcuno le aveva volute pubblicare, io potevo scegliere se avevo voglia di leggerle o meno. Che problema ci sarebbe dovuto essere?
Qualche mese fa mi sono imbattuto in un sottogenere di un sottogenere videoludico, i rape game: i giochi di stupro. Sostanzialmente i rape game sono una deriva dei giochi hentai, i videogiochi erotici giapponesi. Lo schema ludico di un hentai game è piuttosto classico e si basa su alcuni meccanismi consolidati: si incontra una bella ragazza dagli occhi grandi e dai capelli di colori improbabili, si stabilisce un contatto e, di appuntamento in appuntamento, si cerca di azzeccare tutte le mosse giuste per portarsela a letto e farle fare quanti più numeri da circo possibili. I rape game funzionano alla stessa maniera, solo che la ragazza va pedinata di nascosto per imparare le sue abitudini, rapirla in tutta sicurezza (un consiglio: la metro a tarda ora è il luogo ideale) e portarsela nel proprio covo. A quel punto il gioco vi permetterà di violentarla nelle maniere più creative possibili, mettendo in scena tanto i classici del repertorio bdsm occidentale, quanto le derivazioni più estreme di quello orientale. Più si diventa bravi, più si ottengono strumenti di tortura e azioni possibili e alla fine del gioco si guadagna una modalità free che permette di sbizzarrirsi in angherie e umiliazioni senza alcuna limitazione di tempo, con tutti gli strumenti messi a disposizione dal gioco e con qualsiasi ragazza incontrata nel corso della storia.
Il fatto che giochi del genere vengano prodotti e venduti si avvicina al vostro limite di cose che si possono fare e cose che non si dovrebbero poter fare? Al mio ancora no.
L’unica cosa dei rape game che davvero mi ha disturbato è stata la generale pochezza del prodotto in quanto tale e la bruttezza dell’interfaccia di gioco (la grafica in 3D dei modelli femminili, invece, non era male). In linea di massima però, l’esistenza dei rape game non mi ha fatto rimettere in discussione la mia idea sulla libertà d’espressione. Poi mi sono chiesto: ma lo avranno fatto anche con delle bambine/ragazzine come protagoniste? Grazie a Google la risposta è arrivata in fretta e -trattandosi del Giappone- è stata ovviamente positiva.
Ecco, a quel punto ho dovuto capitolare, arrendermi al vecchio reazionario che ogni tanto mi rugge dentro e accettare il fatto che per me quello era troppo... e che pur non essendoci coerenza nel fatto che sarei stato pronto a vedere un film o leggere un libro con protagonista un pedofilo senza pregiudizio alcuno, la semplice idea di giocare un gioco che mi avrebbe permesso di interpretarne uno mi dava sui nervi. Poi ci ho riflettuto e mi sono ricordato che a me -pur essendo un fiero carnivoro- ha sempre dato sui nervi anche la serie di “Deer Hunter”, il simulatore di caccia ai cervi che tanto successo ha avuto in America. E mi sono ricordato pure che non sono riuscito a giocare nessun FPS bellico ambientato nella guerra del Vietnam o in quella in Iraq perchè non riuscivo a sparare ai presunti cattivi del gioco, io che, sotto sotto, sono un americanofilo del cazzo.
Chi produce videogiochi tende a difenderne la libertà espressiva dicendo che essendo un media alla pari del cinema, della musica, della letteratura, della televisione e dei fumetti, debba avere i loro stessi diritti. Io mi sono convinto che le cose non stanno così. Il media videogioco non è alla pari di tutti gli altri media: è superiore a tutti gli altri. E credo pure che questa superiorità derivi, in gran parte, dalla sua capacità -ancora tutta da esplorare- di trascinare chi gioca in un’esperienza diretta e non più simulata-raccontata-evocata. Però credo pure che questo enorme potere, del tutto nuovo nella scena dei media tradizionali, porti con sé tutta una serie di nuovi dilemmi morali, etici e artistici che devono essere affrontati e affrontati in fretta, prima che le leggi del mercato riducano il tutto a una semplice legge della domanda e dell’offerta.

29 commenti:

senility ha detto...

cioè, va bene stuprare le ragazze, basta che abbiano superato una certa età?

Randall ha detto...

Ehi, guarda che Deer Hunter è bellissimo! :D

RRobe ha detto...

Per Senility:
non lo so, la questione è spinosissima.
In letteratura non mi crea problemi leggere un libro in cui il protagonista stupra e ammazza.
Mi viene da pormi delle domande quando vedo un videogioco che permette di farlo.
Poi rifletto che rientra tutto nell'ambito della libertà d'espressione e che quello che conta è che quel gioco non finisca in mano dei ragazzini.

Il fatto è che se la mia parte razionale dice che va bene che le cose stiano così, la mia parte istintiva mi dice che c'è qualcosa di sbagliato perché il media videogioco è diverso e più potente (per molti versi) di qualsiasi altro media.

Enzo ha detto...

Ho i tuoi stessi dubbi. Scopro dal tuo post l'esistenza dei rape games e non so cosa pensare. I giochi come GTA o Bully mi divertono, l'assassinio stealth con i guanti bianchi di Hitman mi esalta, ma non credo che mi divertirei giocando allo stupro.
Quindi che fare? Unirmi al coro dei tromboni chiedendone la messa al rogo? Cattolicamente pretendere che ciò che trovo ripugnante sia automaticamente illegale? Se la metto così, la risposta è no! In uno spettacolo Luttazzi ha detto "se in giro non c'è niente che ti offende, vuol dire che non vivi in una società libera". Condivido in pieno.
Bisogna però trovare il modo per evitare che tutto questo finisca tra le mani dei ragazzini. Ma poi mi dico che ho conosciuto ragazzini parecchio maturi e adulti sufficientemente idioti da lasciarsi influenzare tremendamente dal media videogioco.
Confusione.

Bovati ha detto...

Davvero molto affascinante, come pezzo.

Dubito però che il tutto non finisca per ridursi comunque a domanda e offerta. La questione etica è prima di tutto autodeterminata, dal momento che quasi tutti i freni pratici sono decisi da quello che il pubblico vuole o non vuole, accetta o non accetta.
Non ci sono accenni brutali alla pedofilia nel cinema di massa perchè alienerebbero il pubblico, e allo stesso modo dubito ce ne saranno entro breve nel videogioco di massa. Per quanto riguarda le nicchie, però, nel momento in cui c'è un ragionevole numero di persone che si sfizia della tal cosa (perchè deviata o anche solo per sfizio e punto), per quale motivo non si dovrebbe produrre?

Il dilemma etico può essere risolto in due modi. Si può accettare la volubilità dei canoni etici e lasciare che sia l'arte da sola a decidere i suoi limiti in maniera indipendente. Il che vuol dire accettare che, come è nella natura delle cose, finiscano prodotte anche aberrazioni e provocazioni. Oppure se iniziano ad esistere cose che non si accettano si passa dall'altro lato della barricata, e non si è più nella posizione di criticare nulla. Chi censura Brian the Brain o sa dio che altro a quel punto è esattamente uguale a noi, solo la sua sensibilità viene toccata da un diverso genere di oggetti.

Se accetti che esista un limite inizia inevitabilmente la discussione su dove e come il limite si fissi, su chi debba fissarlo, ecc. ecc.

In questo il videogioco non è diverso da qualunque altro media, sebbene la componente interattiva sia forte. E' una forma di espressione che può assumere forme deviate. Ma alla fine che cambia, a livello di censura? Che smanetto sui tasti e ho l'illusione di fare qualcosa direttamente io?

Se in realtà virtuale totale esiste il gioco nel quale si violenta una bambina e mi viene voglia di provare, quando stacco il visore ho solo "giocato" a fare una cosa, ma non ho fatto del male a nessuno. Se non sono in grado di distinguere gioco e realtà il problema e la differenza non stanno nel media che innovativamente propone l'interazione, bensì nel mio cervello che è a puttane.

Bel post, cmq.

Cià, beho.

Heike ha detto...

Ciao Rrobe, esco dall'ombra del lurking solo per rompere le scatole (come ogni buon nerd lettore di fumetti sono un precisino): il ristorante cult di Bateman è il Dorsia (immagino refuso o tastiera difettosa o maligna).
Nel mentre mi dileguo, evito accuratamente di esprimermi sulla questione morale e ti saluto con affetto.

Un lettore del fu Detective Dante.

Planetary ha detto...

Mi viene da pormi delle domande quando vedo un videogioco che permette di farlo.
Ecco il punto, il videogioco ti "permette" di farlo. Non hai il filtro dell'autore, non assisti ad uno stupro con i suoi occhi e la sua sensibilità, non hai mediazioni (l'unica che mi viene in mente è la grafica del gioco). Lo fai. Punto.

Quando uccidi una vagonata di nazisti in CoD stai sostanzialmente facendo un tiro al bersaglio e sai anche, consciamente o meno, che sei uno dei "buoni".
Quando rubi auto o fai la scalata ai vertici della malavita sublimi la mancanza di etica con la ricerca dell'abilità nel raggiungere gli obiettivi.

Ma con uno stupro, o qualsiasi altra amenità possa venire in mente a questi furboni (perchè chi fa queste cose è un paraculo bello e buono) che fai?

Se in realtà virtuale totale esiste il gioco nel quale si violenta una bambina e mi viene voglia di provare, quando stacco il visore ho solo "giocato" a fare una cosa, ma non ho fatto del male a nessuno. Se non sono in grado di distinguere gioco e realtà il problema e la differenza non stanno nel media che innovativamente propone l'interazione, bensì nel mio cervello che è a puttane.
Ni.
Quante volte ci è capitato leggendo un libro, un fumetto, vedendo un film di vivere un'esperienza che ha cambiato il nostro modo di porci, di pensare, di emozionarci?
Se un qualsiasi media ha la capacità di "cambiarci", di lasciare dentro di noi semi che poi porteranno frutti che saranno altre idee o azioni, chi ci dice che questo non accadrà anche in negativo?

Se noi siamo (in parte) il frutto di ciò che vediamo e leggiamo, possiamo anche essere il frutto di un videogioco dove si stupra o di uno dove si prendono a randellate i barboni.
Sopratutto se il gioco ci "permette" di farlo.

spino ha detto...

Personalmente credo che il problema sia un altro. E che non abbia a che fare col tipo di media.

Un conto è pensare di fare qualcosa.
O simulare di fare qualcosa che va contro la morale pubblica (o privata: il limite talvolta è labile).

Un conto è FARLE quelle cose.

Se scoprissi che un mio collega ha pulsioni pedofile, la cosa sucuramente mi ripugnerebbe.
Ma finchè non le mette in atto, francamente, l'unica cosa che mi sentirei in "diritto" di fare è evitare di fargli frequentare i miei figli (e probabilmente cambiare stanza).

Non riesco a convincermi che un giocatore di Rape Game (per quanto OVVIAMENTE "malato", dal mio punto di vista) sia peggiore o più pericoloso di un pedofilo che scarica foto di bambini stuprati e che in questo modo alimenta un mercato perverso.

Per quanto riguarda il mezzo, Boh. Sono stra-convinto che la strage di Columbine ci sarebbe stata anche senza Wolfenstein3d o Doom.

sraule ha detto...

Premetto che le mie conoscenze di videogame arrivano non oltre civisation e caesar (lo so, sono una tipa pallosa), che non solo non so niente di rape game, ma neanche di tutti gli altri che citi.
Il giochetto di Easton Ellis, poi, se vogliamo, è meno perverso di quello di Lindsay (Dexter) o Harris (Hannibal e co), perché il tranfert che scatta con il protagonista è minimo, grazie proprio al suo stile di scrittura.
Ma il punto è che a tutti (o quasi) noi piace immedesimarci con dei veri cattivi, purché dotati di un certo charme. Puoi definirlo catartico, se vuoi: una passeggiata nella metà oscura restando dentro dei limiti di sicurezza, che poi è lo stesso concetto alla base del bdsm nella vita vera.
Credo - scusa se mi dilungo - che l'idea dello stupro e quello della pedofilia abbiano un quid di differenza a livello di immaginario. Fantasie erotiche che prevedono lo stupro sono comuni come i cosplayer a Lucca (di solito lei a un certo punto inizia a trovare l'esperienza gradevole, ma non è obbligatorio). Le fantasie erotiche che prevedono i bambini (non ninfette, proprio bambini di 10 anni o meno) sono in pratica appannaggio dei soli pedofili.
Se non c'è una fantasia corrispondente il transfert non può scattare, e credo che questo sia il motivo del disgusto che causa un gioco con bambini.
In effetti è interessante notare che questo tipo di gioco è l'unica forma di intrattenimento legale (insieme ad altre opere di fiction) che un pedofilo potrà mai avere, perché se si trattasse di un film sarebbe considerato pedopornografia.
E' disturbante rendersi conto di questo, così come è disturbante rendersi conto che molto materiale non-pornografico con bambini (cataloghi di abbigliamento ecc) abbia un utilizzo sessualmente connotato per un pedofilo.

L'unica cosa che uno può fare è - come per i rape game o altro - limitarsi a trovarli di cattivo gusto e capaci di eccitare fantasie malate. Che purtroppo, malate, lo erano già prima di giocare.

flaviano ha detto...

cazzo questa non la sapevo, è veramente sconcertante...di sicuro il divieto/censura sarebbe l'arma meno efficace, anzi. l'unica medicina sarebbe un videogioco per adulti "imparate a parlare con i vostri figli e non trattateli da ritardati perchè sono più svegli di voi!"
OT: hai letto anche Glamorama? se si come ti è sembrato?

-harlock- ha detto...

Anche se sono da sempre contro ogni tipo di censura, in qualsiasi campo, mi trovo d'accordo con la tua analisi riguardo al medium videogioco.
La questione non mi è nuova: il mio migliore amico è un programmatore coi controcazzi e sta sviluppando da anni un gdr che credo sia già on line da qualche parte (ha pure già accordi con grosse software house eccetera ma non chiedermi di più perché non è il mio pane). Ebbene: è anni che ci confrontiamo in discussioni interminabili sulla questione "etica" che tu sollevi nel tuo post. E' anni che io porto avanti, da quasi ignorante del mezzo, la mia posizione di libertario a tutti i costi. E' anni che lui invece mi mette in guardia sulla sottovalutatissima pericolosità del mezzo (anzi mi correggo: dei contenuti) e che si pone ogni volta questioni su COME e soprattutto SE mostrare determinate situazioni eccetera.
Adducendo ragioni del tutto simili alle tue.
Soprattutto perché, dice lui, al giorno d'oggi è praticamente impossibile impedire a un ragazzino di arrivare a ottenere/scaricare qualsiasi gioco desideri, proprio perché i ragazzini d'oggi sono esperti di informatica e di rete cento volte di più dei propri genitori.

spino ha detto...

@ harlock:

E' anni che lui invece mi mette in guardia sulla sottovalutatissima pericolosità del mezzo (anzi mi correggo: dei contenuti)

Quoto sulla correzione...il problema IMHO, non è il mezzo ma i contenuti...

Bovati ha detto...

@planetary

Certo che i prodotti di cui fruiamo ci segnano, esattamente come la società e un milione di altre componenti.

Questo non toglie la fondamentale differenza fra cosa è reato, e cosa no, cosa è lecito e cosa no , ecc. ecc.

E' l'atto di pedofilia ad essere reato, non la sega fatta pensando a un marmocchio, piuttosto che eseguita con l'ausilio di incredibili tecnologie o di un gioco.

La libertà dell'essere umano si esercita nel dominare le proprie pulsioni, nel distinguere il lecito dall'illecito, e anche nel discernere il reale dal gioco.

Non è demonizzando il media o presupponendo la follia di chi ne fruisce che si pone controllo a un fenomeno. E' *un gioco*, e rimane un gioco, anche se ad alcuni fa disgusto. Fa sorridere che siccome il tema etico dei marmocchi è molto sentito ci si ponga il problema proprio per lui e non quando, nel contesto gioco, facciamo scoppiare la gente, torturiamo, uccidiamo alle spalle, rubiamo e commettiamo una infinità di reati che la società stessa riconosce come più gravi della pedofilia (con le pene del caso). Questo evidenzia il pericolo del fascino suadente che esercita su di noi la censura. La censura che è male "eccetto in quei temi per cui secondo noi è bene" è esattamente analoga a qualunque altra forma di censura che si è perpetrata nel tempo. Caso per caso risponde a diversi tipi di sensibilità, ma concettualmente non è diversa in nulla.

La censura o si condanna in toto, compreso laddove fa male e ci ribolle il sangue essere "tolleranti", oppure si accetta. E se la si condanna concettualmente allora si tollera sempre, e si colpisce solo laddove c'è reato, e non certo in un mondo dove vige la fantasia più totale come il videogioco.

Bovati ha detto...

A margine, ribaltando il discorso: se giocando al videogioco un pedofilo si "sazia" e frena la sua pulsione così, piuttosto che mettendo le mani addosso a un marmocchio, il fatto che esista il videogioco a lui dedicato è altrettanto "male"?

Chi lo dice e in base a cosa che i pedofili aumentino o diminuiscano in funzione di un prodotto a loro dedicato? (che è completamente virtuale, ricordiamolo, dal momento che non include *nessuna forma di violenza* il produrlo)

senility ha detto...

comunque anche i giochi pedopornografici sono illegali, almeno in Italia, approfittarono di questa cosa per censurare Pretofilia, gioco in flash della Molleindustria.
naturalmente censurare internet è impossibile, io sono venuto a conoscenza dell'esistenza del gioco proprio perchè era stato censurato.

Fabrizio ha detto...

Quoto Rrobe in toto.

E sì, per quanto consideri la libertà di espressione un valore massimo, non sprecherei una sola lacrima se censurassero o bandissero un rape-game pedopornografico.

Mi sta bene che "una società in cui non c'è nulla che ti offende, non è una società libera".Ma noi siamo anche parte attiva della società stessa e possiamo comunque dare delle regole.

Il fatto che i pedofili aumentino per colpa di un videogioco simile è un dato surreale e ben difficile da avere. Io a priori eviterei di trovarmi nella situazione di avere a che fare con una simile "indagine di mercato".

Il videogioco ti permette di interpretare qualcosa che è altro da te. Questa è una cosa che gli attori fanno di lavoro. Tuttavia essi hanno una preparazione adatta a costruire certe emozioni e riproporle. Sono abituati a non farsi inghiottire dall'abisso.
Non si può dire la stessa cosa di un bambino.

Voi lo mettereste vostro figlio per un pomeriggio in un carcere di massima sicurezza in compagnia di pluricriminali, anche se protetto da un'infrangibile campana di vetro? Alla sua salute fisica non succederebbe niente, ma a quella psichica non saprei...

Per questo la possibilità di entrare in una realtà virtuale immersiva DEVE essere controllata se si parla di bambini.

Per gli adulti il discorso può essere diverso. Tuttavia io credo che avere una linea di condotta etica per una software house non debba per forza essere un handicap. Dovrebbe esserci un'autoregolamentazione da parte di chi sviluppa i giochi e di chi li pubblica online.

Non penso che la battaglia della libertà di espressione trovi il suo miglior stendardo nei rape game pedofili.

Anzi, credo che per una volta sarei persino d'accordo con il MOIGE (solo a sciverlo mi viene l'orticaria) nel bandirli.

Contro la pedofilia nessuna tregua e nessuna pietà, sorry.


Per il discorso esperienziale del videogioco bisogna vedere caso per caso. Come il narratore di un libro può essere presente o assente, così la dinamica del messaggio in un videogioco può essere più o meno vincolata. Il grado di libertà o la possibilità di interpretare un personaggio "della corrente protestante" ti offre una strada da imboccare.
Poi il lato seducente della zozzeria c'è sempre. Non dico che non ci possa essere un gioco si possano compiere malefatte turpi. Ma almeno eviterei di dare grande importanza a questi aspetti all'interno del gioco stesso.

Nel caso di giochi interamente dedicati ad atteggiamenti criminali, come i rape-game, probabilmente il risultato sarebbe la noia dopo non molti minuti di gioco. O il gioco finalizzato ad altri tipo di ricompensa videoludica (la tizia nuda da sbloccare, per esempio). Ma credo che la dinamica del divertimento nata dal gioco i sè si dissiperebbe in poco tempo.

Fab

GuidO ha detto...

immagino sia una questione di ambito sociale, nel senso che negli ultimi anni la pedofilia sembra peggiore dell'omicidio o altro... qualcuno ha parlato di quel capolavoro di hitman?

Marco ha detto...

Il problema principale è questo:
Film, fumetti, pornazzi, videogame con contenuti pericolosi esistevano già, ed esistono ancora oggi.
Alcuni di essi ( vedi certi war games citati da Rrobe) sono al limite del cattivo gusto.
Prima ancora dei videogiochi, esistevano coppiette che magari si eccitavano, e si eccitano ancora, simulando giochetti estremi o persino stupri.

C'è la fantasia, e c'è la realtà.

Un war games, per quanto realistico, sarà sempre inferiore alla realtà. Se spari davvero a qualcuno lo vedi contorcersi per terra, lo vedi agonizzare, sputare sangue, implorare pietà. Per quanto sia vera la ricostruzione visiva e sonora, mancherebbe l'olfatto, il brivido sulla pelle, lo stordimento sensoriale.

Quindi, premesso il cattivo gusto, e premesso che secondo me, al 99%, un giochino di rape game pedofilo non è alimentato da esigenze espressive ma da semplice voglia di denaro, la mente di una persona capace di passare da qualsiasi fantasia, per quanto estrema, e la realtà, potrebbe essere stimolata da QUALSIASI cosa.
Non certo un videogame esplicito.
Persino una chiaccherata alla fermata dell'autobus, o una frase detta in un telefilm, potrebbe fargli scattare la cosiddetta molla. Pensiamo a Tarantino in Dal Tramonto all'Alba, così desideroso di stuprare e uccidere che preferiva immaginarsi le parole dette dalle sue vittime, ignorando quel che dicevano davvero.

Certo, un rape game e un war game potrebbero rendere ancora più pericolosi sadici e pedofili.

Ma ritengo comunque che passare dalla fantasia alla realtà, persino per il voyeur più estremo, sia una cosa molto difficile, e che ci devono essere alla base turbe mentali e difficoltà comportamentali molto serie per passare all'atto pratico.

Ora, possiamo anche mobilitarci per impedire la diffusione di certe opere di cattivo gusto.
Vi confesso, pur essendo nemico di cose del genere, nel caso sopra citato vi darei persino una mano, perché, come tutti voi, considero l'idea stessa della violenza su altri esseri umani, piccoli o grandi che siano, abominevole.
Guardo film horror e gioco agli sparatutto ma non riuscirei nemmeno a dare uno schiaffo a qualcuno. Nemmeno un buffetto.

E mi disgusta profondamente anche l'idea assolutamente parziale che noi uomini ( beh, per fortuna non tutti ) abbiamo della violenza nei confronti delle donne. L'abuso sessuale non è soltanto una questione da cronaca nera. Anche quando costringi la tua partner ad avere rapporti, nel chiuso della vostra camera, e noti che in lei c'è qualcosa che non va, noti il suo senso di rifiuto, eppure vai avanti, stai compiendo un abuso.
Abuso che magari, per la natura del vostro rapporto, per sottomissione culturale data dall'ambiente in cui si vive, eccetera, la tua ragazza, pur vivendo male, tenterà di rimuovere dalla sua testa.
Beh, credo che chiunque abbia creato un gioco simile abbia la stessa idea parziale e superficiale di come vive una donna certe cose.
Nonché quasi sicuramente una totale ignoranza sessuale.
E già solo per la profonda stupidità che lo anima meriterebbe di essere preso a cazzotti vita natural durante.

Possiamo adoperarci in tal modo, pur comunque tenendo presente l'amara realtà: le idee, anche le più orripilanti, circoleranno sempre, in modo legale o meno.
Io invece mi concentrerei su impieghi alternativi.

Un tipo di realtà videoludica simulata non potrebbe essere usata a scopo terapeutico?
Ad esempio si potrebbe guidare la persona capace concretamente di fare del male attraverso un percorso guidato, in cui prima gli si fanno esplorare le sue fantasie più estreme, e poi si cerca di entrare in contatto con la sua parte razionale, facendogli vivere le vite delle vittime " virtuali", mostrandogli piccoli dettagli delle vite che ha spezzato.
Si potrebbe trovare un modo di dialogare con la psiche di chi è disturbato, agendo concretamente per tirarlo fuori dalla spirale di desensibilizzazione al dolore altrui che gli permette di uccidere a sangue freddo.
Gli psicologi, che già magari adottano certi metodi, potrebbero trovare nel supporto videoludico-virtuale, uno strumento parecchio efficace.

Quindi attenzione. Premesso che, una volta che ci siamo messi nei panni dei censori, è davvero difficile impedire concretamente la diffusione di ciò che combattiamo... Invece di combattere, appunto, il demonio, potremmo provare a rivolgerlo a nostro vantaggio.


Scusate la lunghezza dell'intervento e la scarsa linearità, ma l'argomento è difficile... ho provato a scrivere quel che mi veniva in mente.

gianluca ha detto...

Beh la differenza tra il libro "American Pshyco" e i rape game è nel fatto che il primo è un libro e finirà nel 99% dei casi a gente adulta (che nella maggioranza dei casi è in grado di razionalizzare la violenza fine a sè stessa), il rape game è molto probabile vada in mano ad adolescenti, che ancora non hanno una maturità che gli consente di metabolizzare correttamente quel che vedono/giocano.

Reputo la censura inutile nel mondo degli adulti, ma il mondo dei bambini è diverso, le cose non vanno nascoste ma spiegate. E quel gioco non spiega.

Certo oggi il mondo degli adulti e quello dei bambini è sovrapposto, perchè tutti abbiamo accesso alle stesse informazioni (grazie, internet), quindi non possono essere usati metodi diversi per utenti diversi, come sarebbe invece normale fare.

Design270 ha detto...

boh? se serve... raccontare un atto di violenza qualsiasi per il gusto di raccontarlo è diverso (credo) dal raccontarlo perchè ingranaggio di un racconto e di un meccanismo emotivo più ampio.
Può essere un libro, un videogioco o uno spettacolo a teatro.

Il cattivo gusto può anche non essere "brutto" ma resta cattivo gusto e dopo poco annoia.

Fabrizio ha detto...

Ah, Rrobe, vedo che hai corretto il nome del ristorante!!!

:-D

Fab

ausonia ha detto...

rrobe. ma davvero la pedofilia è più grave dell'omicidio o dello stuprare una maggiorenne? ma davvero c'è una graduatoria? non lo sapevo... forte!

quindi, fammi capire:

1) impersonare un assassino... si può fare,
2) impersonare uno stupratore è male,
3) impersonare un pedofilo che sevizia un bambino è eticamente reprovevole.

grazie di averci aggiornato sulle tue regole morali.

ma, personalmente, ne facevo anche a meno.

ausonia ha detto...

:D

Corbeauss ha detto...

Rrobe, posso di'?

Il tuo post ha più o meno il valore di "a me il gelato piace fragola e limone, e preferisco i mocassini alle clarks"...

Cioè, non c'è una logica dietro, non c'è un'etica che si possa condividere, non c'è un vero ragionamento.

Hai tirato fuori quello che avevi in panza e ce lo hai trasmesso... il blog è tuo, per carità, ma da esperto qual sei, sull'argomento muy interessante, mi aspettavo di più.

Per chi dice che il romanzo filtra e il videogioco no, a mio parere rispondo "bullshit".
Il romanzo filtra se ti fai filtrare, se non sei capace di immergerti nel medium.
Altrimenti, se sai godere della lettura, il romanzo è capace di entrarti come una martellata nel cervello.

Per chi dice che nel videogioco "fai". Nel videogioco non fai un cazzo (si può dire cazzo, qui, Rrobe? altrimenti metto cavolo).

Spingi una serie di pulsanti, a casa tua, davanti ad uno schermo.

Avete mai provato a violentare una bambina. Io no, ma ho come l'impressione che sia qualcosa di diverso. Molto diverso. Totalmente diverso.

Come guidare una macchina di F1, un aereo da caccia, uccidere un nazista (belli i nazisti, chi ha detto che si possono uccidere? un genio!) o giocare a pallone o fare il ninja.

E' un trucco, è un illusione, è un sogno, meglio ancora. Ti vendono fumo.

Ma provate a guidare veramente una F1 a oltre 360 all'ora, dopo che siete campioni di qualche videogioco di corse. Ditemi quando lo fate, che mi tengo libero per il vostro funerale.

Non è il medium, è chi lo fruisce.

Bovati ha detto...

E' ridicolo spacciare la censura come un tentativo di tutela dei bambini. Su internet e in tv i bambini accedono *a tutto*. L'educazione deve abituarli a discernere perchè un controllo a tutto campo è impossibile e del tutto impensabile nella nostra epoca.

Il discorso sulla censura è concettuale, non è questione di fare battaglia di libertà sui rape game, o di tutelare i bambini. I bambini si tutelano curandoli mentre crescono, non certo censurando la roba a cui potrebbero avere accesso, dal momento che ci accedono comunque.

La censura o si accetta (e lì diventa *personale* decidere che debba colpire sangue, violenza, sesso, pedofilia, libri piuttosto che cinema o videogioco, e così via) o la si rifiuta perchè è concettualmente errata.

Cattivo gusto e morale a mio dire sono questioni soggettive e non dovrebbero valere come motivo di censura. Deve essere il pubblico a castigare il cattivo gusto, non c'è bisogno di censura a priori. Nemmeno quando il cattivo gusto è feroce, nemmeno se la tentazione di fare "una eccezione" è forte.

RRobe ha detto...

Per Ausonia e Corbequalcosa:
infatti non stavo dando risposte morali: sto facendomi delle domande. E le mie risposte sono -palesemente- idiosincratiche.

Jack the Monkey ha detto...

bell'articolo.
Sinceramente credo che il motivo per cui i videogiochi coinvolgano di più sia legato alla narrazione. Ok, Rrobe, tu fai l'esempio di American Psycho (lo adoro anche io, quel romanzo). Ma Ellis mi dà tutti gli strumenti per far sì che io non possa confondere nemmeno da lontano il suo libro con una sorta di snuff su carta. Perchè comunque leggere una storia vuol dire mediare tra la tua moralità e quella del suo autore. Anche nei gdr da tavolo funziona così. Per quanto tu ne interpreti un importante personaggio, giochi una storia pensata anche solo in parte da un autore. C'è sempre una specie di dialogo tra autore-lettore che, quando funziona bene, costringe le due parti a fare i conti con ciò che pensano su una data cosa. In un videogame, per me, questa mediazione non è l'elemento centrale. L'elemento centrale è, come dici anche tu, l'immersione. FAI cose. Rubi le macchine, spari ai Combine, scappi dal Cyberdemon e ti ingozzi di pillole in un labirinto pieno di spettri. Ovvio, non sempre è così, ma per me è un buon motivo per cui davanti a un videogioco urli, smadonni, fai battute e tutto, e davanti ad altri media no.
Naturale poi che in questo meccanismo di forte immedesimazione, butti male metterci qualcosa di moralmente infame, come violentarsi le bambine.

Planetary ha detto...

@corbeauss:
Per chi dice che il romanzo filtra e il videogioco no, a mio parere rispondo "bullshit".

Libero :)
Solo che io non ho detto che filtra, ma che "media" ed è diverso (un bel po'). Quando leggi, guardi un film, un quadro o salcazzo, tu sei preso per la manina dall'autore dell'opera e portato dove vuole lui, come vuole lui e quando vuole lui. Nel VG questo c'è molto di meno. Non possiamo trattare l'interattività come se fosse un accessorio che sta lì a cazzo (sì, credo cazzo si possa dire) e in fondo rispetto ad un libro tutta sta differenza non c'è.

Per chi dice che nel videogioco "fai". Nel videogioco non fai un cazzo (si può dire cazzo, qui, Rrobe? altrimenti metto cavolo).
Spingi una serie di pulsanti, a casa tua, davanti ad uno schermo.


Come sopra. Peccato che lo spingere quei pulsanti faccia tutta la differenza del mondo. Altrimenti spiegami la differenza fra un VG e un film, perchè visto che non fai nulla alla fine son la stessa pasta.

Avete mai provato a violentare una bambina. Io no, ma ho come l'impressione che sia qualcosa di diverso. Molto diverso. Totalmente diverso.

Abbi pazienza ma che c'entra? Qualcuno ha forse equiparato le cose?

Come guidare una macchina di F1, un aereo da caccia,

Ti dico un segreto... indovina cosa usano i piloti sia di aerei che di F1 per allenarsi?
Come? Un simulatore?
Dai? :)
E che cos'è un simulatore?
Uh, cazzo... ma è un dannato videogioco!
Porca paletta :D

uccidere un nazista (belli i nazisti, chi ha detto che si possono uccidere? un genio!)

Il genio sono io :)
Ma ho la conferma che non leggi :)
Ho forse detto questo? Dove e in che punto, please.
Ripeto. Negli FPS, tutti gli FPS, fai sostanzialmente il tiro al bersaglio, che si tratti di nazisti, di alieni o di zombi. E' questo che conta, il resto è scenografia. Inoltre le eventuali remore che uno può ancora avere vengono annullate dal fatto che tu sei dalla parte dei buoni, e quindi sei in "diritto" di uccidere i cattivi. Più chiaro così? :)

Non è il medium, è chi lo fruisce.
Non è nè il medium, nè chi lo fruisce. E' chi controlla il medium.

ALESSANDRO BONI ha detto...

beh..penso sia cmq. una questione di morale...
in un videogioco come tekken o i vari resident evil dove la violenza la fa da padrone resta sempre il fatto che la morale, il succo e' in parte positivo..si lotta per il bene, per un valore (pur partendo dal presupposto che gia' di per se uccidere o menarsi e' sbagliato)

Giochi come gran thief auto o dove si e' un killer a pagamento li trovo (sempre pensando ad un ragazzino di 12 anni) una istigazione a delinquere bella e buona! Senza morale, senza nessuno scopo pedagogico..piu' sei un figlio di puttana e piu' sei fico!
A sto punto per non parlare di sti rapegame...o quella roba li'...che da quel che dici sono ben lontani dal vedere un paio di tette man mano che si dipinge il livello...

Gli horror (romanzi, film ecc..) che siano perbenisti (il buono alla fine sconfigge il male) o puro gore con finale negativo...tendono cmq. a provocare nel lettore una reazione di disgusto nei confronti del male e nelle tematiche che trattano c'e' sempre la denuncia di un malessere sociale. Se poi uno non ci arriva..beh..l'ignoranza e' il male del mondo!

In alcuni videogiochi invece questo confine viene superato dimenticando il messaggio finale per quanto nascosto possa essere e mantenendo solo il lato stupido, estetico, perverso...
un esempio:
30 anni fa si andava contro una societa' e per ribellione ci si faceva le canne ecc..valore+gesto di ribellione

Oggi e' rimasto solo il gesto di ribellione..i giovani si fanno dei cannoni o tirano di bamba solo per il gusto di farlo...un po' come giocare ad un videogioco dove si stuprano delle ragazze! il piacere di trasgredire senza scopo intellettuale!Bestie!

Questi obiettivi (critica, trovare una morale, lanciare un messaggio, denunciare) sono proprio la differenza che c'e' tra un film/romanzo/videogame e la spazzatura.

Se poi uno ragiona dicendo..e che cazzo voglio rilassarmi solo mezzora...beh..pac-man, donkey kong? non bastano?

e ti assicuro che sono uno con la mentalita' moolto aperta...