19.3.08

Grazie lo stesso.


Lorenzo dice che sono un tifoso della domenica, il che è in parte vero perché quando il calcio lo seguivo sul serio, le partite si giocavano solo di domenica e non c'erano anticipi, posticipi e cazzate varie.
Lorenzo però sbaglia perché io tifoso lo sono stato e lo sono ancora, il problema è che la squadra che tifavo non esiste più.

Mi spiego.
La mia A.S. Roma era una squadra da mezza classfica che doveva far passare ogni pallone per i piedi di capitan Giannini, era la Roma che aveva mandato via Cerezo perché era bollito per poi vedergli vincere un campionato con la Sampdoria, era la Roma che ogni punizione la doveva tirare Tommasino Hassler, era la Roma di RizziRizziGol e di Vujiadin Boskov, era la Roma di Ciarrapico che prima stava male, poi veniva allo stadio e alla fine lo arrestavano, era la Roma di Mazzone (che era convinto di allenare una provinciale e aveva convinto pure noi), era la Roma di Lanna e Muzzi, era la Roma spregiudicata di Zeman (quella che, per capirsi, perdeva quattro derby in un solo campionato), era la Roma che quando ti faceva sognare ti portava in europa. In Inter-Rail.
Tifare la mia Roma era una questione di fede e di fratellanza: fede nel fatto che il sole ogni tanto batte anche sul culo di un cane e fratellanza con gli altri poveri disgraziati che, proprio come me, ogni due settimane si ostinavano ad andare a vedere quella Rometta all'Olimpico.

Poi le cose sono cambiate.
Sensi (ma ci pensate? Sensi!) e Capello hanno compiuto il miracolo, facendoci prima belli, poi spietati e infine vincenti.
A quel punto io la mia squadra non l'ho riconosciuta più, e per quanto sia stato felice dello scudetto, da quel momento in poi ho cominciato ad allontanarmi da quella Roma con la erre maiuscola, a prendere le distanze da quella squadra grande, a non sentirmi partecipe.
Ho iniziato a seguire i risultati con l'occhio distratto del tifoso blando, quello che quando sfotte i laziali non ci mette l'astio, quello che le partite le vede ogni tanto ma su Skype e solo a casa degli amici.

Nonostante tutto questo, i derby cerco di vederli sempre.
Perché poco importa quanto siamo belli, poco importa quanto siamo forti, poco importa quanti ottimi risultati abbiamo alle spalle... quando c'è il derby la Roma ritorna a essere una squadra che ti fa patire e dannare.
E io in quella sofferenza mi sento tornare ragazzino.
E ' per questo che vi dico, con il cuore sereno e colmo di pace, che questa sera la Roma è stata meglio di una madeleine di Proust.


Potessero morì ammazzati tutti quanti.