16.3.08

[RECE] Oudeis


"Oudeis"
Vol. 1 & 2
Di Carmine Di Giandomenico
Edizioni Salda Press

E' davvero difficile parlare di "Oudeis", fumetto di Carmine Di Giandomenico edito in due volumi dalla Saldapress.
Difficile perché è una storia ambiziosa nelle intenzioni, complessa nella narrazione e esplosiva nel disegno.
Partiamo allora dalle cose facili:
l'edizione realizzata dalla Saldapress è magnifica.
I due volumi sono una gioia tanto visiva quanto tattile. Tutto è curato al meglio, dalla carta degli interni alla verniciatura delle copertine, dal lettering alla resa dei colori. I due volumi di "Oudeis" non costano poco, sia chiaro, ma valgono quello che costano e non fanno rimpiangere i soldi spesi.
Molti appunti si possono fare alle scelte editoriali della Saldapress (e molti ne ho fatti nel corso degli anni), ma sull'attenzione e sulla qualità di quello che mandano in stampa non si può discutere: è sempre eccellente.
Alcuni (tra cui anche il sottoscritto, lo ammetto) pensano che una veste editoriale ricca e curata non sia strettamente necessaria per godere di un buon fumetto, che un buon fumetto resti tale anche se stampato su carta da cesso e che un fumetto cattivo non migliori se stampato in una edizione ultralusso.
Eppure, i due volumi di "Oudeis" (o quelli di Ausonia se è per questo) mi raccontano una storia diversa in cui il rapporto che intercorre tra l'oggetto "libro" e la storia in esso contenuta è più simbiotico e profondo di quanto si possa pensare.
Il punto è che l'esperienza tattile e visiva restituita dai due volumi di "Oudeis" è strettamente legata alla fruizione dell'opera stessa.
Per farvi un esempio, potrei dirvi che leggere "Oudeis" in una forma diversa da quella pensata da Saldapress è come guardare "Guerre Stellari" in una versione scaricata da internet, su un monitor '17 pollici e con l'audio in mono, invece che in una sala con megaschermo e audio in THX.
Il film resta lo stesso, ma l'esperienza complessiva è del tutto diversa.

Chiuso il discorso sulla "confezione", passiamo al fumetto vero e proprio.
"Oudeis" è un'opera meravigliosamente sbagliata.
Carmine disegna come mai prima d'ora, creando tavole dal fortissimo impatto grafico in cui lo spazio della pagina è usato non come mero schermo su cui proiettare le immagini ma come reale spazio creativo in cui far perdere l'occhio del lettore.
Sotto questo punto di vista "Oudeis" non solo è un piccolo capolavoro (nemmeno troppo piccolo a dire il vero) ma una vera e propria lezione su quello che dovrebbero essere il fumetto.
La pagina è squassata, scomposta, violata e superata dai disegni di Di Giandomenico.
Carmine non ha remore nell'usare tutti gli strumenti che il fumetto mette a disposizione e non si limita a scimmiottare gli schemi narrativi di cinema e televisione.
Le vignette, in "Oudeis", non sono inadeguati quadretti in cui riprodurre una inquadratura. Le vignette sono tessere di un mosaico che Carmine si diverte a scombinare e ricomporre, creando forme nuove e dando vita a una narrazione fluida e mai banale.
Ora chiariamoci: non stiamo parlando di uno sterile gioco virtuosistico.
Carmine non "rompe" la tavola solo per togliersi il gusto di romperla e la sua narrazione molto raramente viene sacrificata in nome della ricerca stilistica.
Carmine, semplicemente e in una maniera che appare quasi istintiva e naturale, si "limita" a usare tutti gli strumenti e le potenzialità che gli vengono messe a disposizione dal media fumetto, operazione sempre più rara nel nostro settore dove tanti onesti mestieranti si limitano a mettere "le figure nei quadratini".
Fosse anche solo per questo, "Oudeis" sarebbe un'opera meritevole di trovare un posto di riguardo nella vostra libreria.

Dove "Oudeis" fallisce è sul piano narrativo.
Una storia c'è ma è raccontata in maniera involuta, inutilmente ermetica e complessa, a tratti pretenziosa e ridondante.
Nella sua rilettura del mito di Odisseo, Carmine si perde in un affascinante universo di suggestioni personali ma si scorda di fornire le chiavi di decodifica al lettore, lasciandolo in balia dei capricci di una narrazione sin troppo frammentata e caotica.
Per molti versi, l'"Oudeis" di Carmine Di Giandomenico sembra un figlio non riconosciuto della migliore (e peggiore, sotto il punto di vista narrativo) generazione di autori di "Metal Hurlant", o il cugino ellenico di "Ghost in The Shell" se volete.
Carmine, come un novello Icaro fumettista, rischia e punta a un bersaglio altissimo e di questo non posso che rendergli merito. Purtroppo le sue ali di cera finiscono sciolte dal calore del sole.

La lettura dei due volumi di "Oudeis" si rivela quindi un'esperienza bizzarra: da una parte gli splendidi disegni di Carmine e la sua fluida narrazione per immagini, dall'altra parte una storia interessante ma mal servita sotto il profilo della sceneggiatura e dei dialoghi. Un'opera fortemente evocativa ma poco coinvolgente sotto il punto di vista delle emozioni.
Pur con questi difetti però, "Oudeis" è un'opera interessante che merita di essere letta e studiata con attenzione e fa ben sperare per il futuro di autore completo di Carmine Di Giandomenico.