6.4.08

[Anatomie Comparate] Le scuse son come le palle. Ognuno ha le sue.


Di recente Uwe Boll, regista di “Alone in the Dark”, “Bloodrayne” e “House of Dead”, ha risposto alle pesanti critiche che sono state fatte ai suoi film dicendo che la colpa dello scarso risultato da lui ottenuto in termini di qualità non è da ascrivere alle sue miserrime qualità di regista e scrittore, quanto alla povertà delle trame dei videogiochi da cui i suoi film sono tratti.
Ora chiariamo un punto: Uwe Boll è probabilmente il peggior regista vivente attualmente in attività, ma tutto sommato questa volta non ha torto.
Con le dovute eccezioni, si può tranquillamente affermare che la maggior parte dei videogiochi ha trame ridicole, approssimative, zoppicanti, ingenue, raffazzonate e piene di stereotipi.
Quello però che Boll non ha capito è che la povertà delle sceneggiature che lui stigmatizza non è che sia un grande problema per il media videogioco. La prima qualità che un videogioco deve avere è quella di essere divertente e i videogiochi da cui Boll ha tratto un adattamento cinematografico lo sono (ok, forse “Bloodrayne” non tanto...). I film di Boll, invece, non solo sono orribili sotto ogni punto di vista (dalla regia alla messa in scena, passando per gli effetti speciali e le interpretazioni), ma sono anche piuttosto noiosi. E la noia, nell’ambito dell’intrattenimento, è un peccato mortale.
C’è comunque da dire che la macchina hollywoodiana in genere non brilla per acume quando si tratta di adattamenti cinematografici di videogiochi di successo. Il problema è che i produttori e i registi di Hollywood avvertono chiaramente le limitazioni delle storie messe in scena dai videogame e (a differenza di Boll) cercano di metterci riparo scrivendo sceneggiature volte a rimpolpare in qualche maniera il soggetto originale. I risultati di solito non vanno oltre un prodotto onesto ma generalmente lontano dallo spirito originale del videogame da cui il film è tratto. Per carità: la serie di film dedicati a “Resident Evil” non è per nulla malvagia (nessun film può esser malvagio se al suo interno c’è Milla Jovovich nuda), ma quanto è rimasto del feeling e del divertimento della saga videoludica originale della Capcom? Pochino. Nulla forse.
Rispondere alla necessità di una narrazione forte è mestiere della letteratura e, seppur in maniera minore, del cinema, del teatro e del fumetto. Il videogioco può anche vivere senza una storia forte. Anzi, a dirla tutta, può vivere senza una storia in senso assoluto.
La prima istanza del videogioco non è narrativa: la prima istanza di un videogioco è divertire. Forse, con l’evoluzione del linguaggio videoludico, in futuro questa cosa cambierà.
Ma per ora le cose stanno così e non è neanche una cosa tanto brutta.
Fortunatamente il mondo del cinema non è fatto solo da incapaci come Uwe Boll o da mediocri mestieranti come Paul W.S. Anderson (il regista del primo “Resident Evil” ma anche di “Mortal Kombat” e “Aliens vs. Predator”); in questo momento comincia ad affermarsi una generazione di registi e sceneggiatori cresciuti a pane e videogiochi che stanno sapientemente mutuando alcuni aspetti del linguaggio videoludico in quello cinematografico, creando prodotti più vicini allo spirito dei videogame di quanto lo siano gli adattamenti cinematografici ufficiali.
Prendete “Crank” per esempio: il film di Mark Neveldine e Brian Taylor mette in scena le vicende di un killer della mafia (interpretato da un grandioso Jason Stathman) a cui viene somministrato un veleno che lo ucciderà in brevissimo tempo a meno che lui non tenga sempre alto il livello di adrenalina nel suo corpo. Aldilà dello spunto iniziale, per la maniera in cui è girato e per le azioni che mette in scena, “Crank” potrebbe essere il film di “Grand Theft Auto”. Per tutta la pellicola Jason Stathman non fa altro che correre, saltare, sparare, tirare fuori onesti passeggeri dalle loro automobili e prenderne possesso, venire inseguito dalla polizia e dai cattivacci di turno, il tutto mentre la macchina da presa lo segue alle spalle e un poco dall’alto (nella classica visuale in terza persona di GTA) e l’immagine viene frammentata in convulsi stacchi di montaggio, fermo immagine, zoomate impossibili, splitscreen e invenzioni visive di ogni genere.
Altro caso esemplare in questo senso è “Shoot ‘Em Up”, pellicola di Michael Davis con Clive Owen e Monica Bellucci, che già dal titolo espone a chiare lettere la sua derivazione videogiocosa.
Cliwe Owen è un pistolero hardboiled in cappotto di pelle, munito di una Beretta 9mm per mano, che salta e spara in “bullet time” e non ricarica mai. I suoi avversari sono un esercito infinito di stupidissimi scagnozzi, pronti a gettarsi verso morte certa solamente per dargli modo di esibirsi in coreografiche acrobazie. La trama che tiene in piedi tutta la vicenda si può riassumere in: i cattivi pestano i piedi al buono e il buono li ammazza tutti. In sostanza, “Shoot ‘Em Up” è una specie di adattamento non ufficiale di “Max Payne” e riesce nel non facile compito di riproporre tutto il divertimento che il titolo della Remedy sapeva offrire.
Se poi teniamo conto che il videogioco di “Max Payne” ha un fortissimo debito nei confronti delle pellicole di John Woo e del cinema di Hong Kong in generale e che a sua volta il cinema di Hong Kong è fortemente debitore nei confronti dei fumetti, ecco che il circuito videogiochi, cinema e fumetti si chiude.
Tanto “Crank” quanto “Shoot ‘Em Up” hanno una storia ridicola che potrebbe star scritta su un Kleenex usato, ma entrambi questi film funzionano perfettamente perché i loro autori sono riusciti a metabolizzare il linguaggio videoludico, ibridandolo intelligentemente con quello cinematografico e creando un qualcosa di nuovo che parla direttamente alle generazioni nate dall’80 in poi.
Con buona pace di un senzatalento come Uwe Boll e delle sue scuse

12 commenti:

puccio ha detto...

Sempre interessanti le Anatomie Comparate, complimenti... Volevo scriverti di cambiare colore del font che avevo perso tre diottrie per leggere l'articolo, ma vedo che già hai provveduto!

Randall ha detto...

Concordo, sempre interessanti, e stavolta mi trovi sostanzialmente d'accordo, anche se a me personalmente il primo RE e il primo Alien VS Predator di Anderson mi sono piaciuti parecchio. :P

RRobe ha detto...

A me hanno abbastanza divertito.
Ma, sinceramente, il primo Resident Evil delle atmosfere (ma anche solo, banalmente, dell'ambientazione) del primo videogioco non aveva nulla.

Randall ha detto...

"Ma, sinceramente, il primo Resident Evil delle atmosfere (ma anche solo, banalmente, dell'ambientazione) del primo videogioco non aveva nulla."

Certo che no, ma imho è comunque il migliore della trilogia, vuoi per le atmosfere asettiche e claustrofobiche stile The Cube (a cui la Capcom ha furbescamente attinto per realizzare il livello finale di RE:UC) o per appunto il fatto che presenta situazioni tutto sommato divertenti e protagonisti inediti che non hanno nulla a che spartire col videogioco e che quindi vanno accettati per quelli che sono senza fare paragoni, cosa che è venuta a mancare negli altri due film in cui si è cercato di inserire forzatamente punti di contatto con la saga (vedi Nemesis o il simil-Tyrant, Jill e Carlos) dove non ce n'era effettivamente bisogno.

Evilex ha detto...

Crank è divertentissimo, speriamo che l'annunciato sequel non deluda. Non conoscevo Shoot em Up, ma a questo punto devo vederlo!!!
Ma i film di questo Boll sono davvero così tremendi? Non ne ho visto nemmeno uno, ma ho visto quella buffonata degli incontri di boxe con i critici che l'avevano giustamente stroncato... Roba da pazzi.

Bapho aka Davide Costa ha detto...

Cristo che figata Crank :love:

sto shoot'em up mi ispira, se è bello solo le metà di Crank mi sentirei soddisfatto.

spino ha detto...

Fammi capire bene: ma Uwe Boll è un parruccone o no? :D

RRobe ha detto...

Non alimento tormentoni :asd:

spino ha detto...

"Non alimento tormentoni :asd:"

menti, sapendo di mentina! :D

Fabrizio ha detto...

GODO GODO GODO per l' [Anatomia]

Adoro questi post.

Fab

Raul ha detto...

Uwe Boll non è così male, ho visto film ben peggiori dei suoi.
E cmq house of death faceva spaccare dalle risate per come è girato e per gli effetti speciali; Bloodrayne poi non è affatto male come effetti speciali e anche come trama, certo madsen perennemente ubriaco non è il massimo, ma è dignitoso.

RRobe ha detto...

Brrr... guarda, di Boll io aspetto solo "Postal".