28.4.08

Napoli Comicon 2008


Per me una fiera si valuta in base a quattro punti cardine.
- Il punto dell'ospite
- quello del fruitore
- quello del venditore
- il punto di vista personale

Per quello che riguarda il primo punto, il Napoli Comicon è una fiera perfetta.
Claudio e Alino si fanno il culo per coccolare i loro ospiti e farli sentire più che a casa.
Quest'anno è stato ancora meglio che nelle edizioni precedenti con un albergo con una meravigliosa vista sul mare e su Castel dell'Ovo, cene in ottimi ristoranti, servizio navette e autisti (ciao Roberto, sei un grande!) a disposizione anche al di fuori degli orari convenuti e una attenzione costante a tutte le necessità (e di questo bisogna ringraziare la meravigliosa Viola).
In poche parole, sotto il profilo della ospitalità, il Comicon continua a non avere rivali.

Il punto di vista del fruitore, invece, è un pelo più spinoso.
Il Comicon continua ad essere la fiera di riferimento per quello che riguarda le mostre (da applausi le esposizioni dedicate a Micheluzzi e Mattotti, molto belle le altre) e la presenza di ospiti nazionali e internazionali.
I problemi sorgono sotto altri aspetti.
In primo luogo, lo spazio della fiera continua a essere troppo frammentato e tortuoso. Questo è un problema che il Comicon ha sempre avuto ma che, negli ultimi anni (diciamo da quando si è passati al tema del colori), è persino peggiorato. Problema endemico derivato della conformazione stessa di Castel Sant'Elmo ma anche problema derivato da allestimenti interni che, di anno in anno, si sono fatti più blandi e meno curati, rendendo sempre più difficile orizzontarsi tra corridoi e sale interne.
Per carità, l'area Pro allestita da quelli del GG Studio e lo spazio di XL erano ottimi, belli da vedere e ben organizzati (tranne per il bar dell'area pro, cronicamente sprovvisto di tutto), ma non si può dire lo stesso della banale e frammentata zona editori, del terribile spazio dedicato alle produzioni indipendenti e della kasba dei negozianti.
Lo spazio principale delle conferenze (che l'anno scorso aveva funzionato piuttosto bene) quest'anno invece si è rivelato inadeguato, non riuscendo a spiccare in mezzo al resto. Forse la colpa è dipesa del poco interesse suscitato dagli incontri e dai dibattiti organizzati (altro aspetto sicuramente da rivedere). Da stendere un velo pietoso sull'area dedicata al GameCon e sulla sala Multimediale (difficilissima da trovare, fredda e umida).
Molto buona l'attenzione posta sugli appuntamenti per il pubblico con gli autori presenti e buona anche l'organizzazione legata al cosplayer, con una sfarzosa cerimonia finale che ha raccolto un pubblico davvero molto numeroso.

E passiamo al punto di vista più commerciale.
E' luogo comune dire che a Napoli si vende poco.
Purtroppo, i luoghi comuni si basano sempre su un fondamento di verità: a Napoli si vende davvero poco.
Aldilà di qualche casa editrice che del Napoli Comicon ha fatto la sua roccaforte (come la Coconino per esempio, tornata in spolvero dopo un periodo di appannamento produttivo) , non ho incontrato nessun editore o commerciante che è tornato da Napoli con un largo sorriso. Napoli continua a confermarsi più come un festival culturale che come uno commerciale. Il che, dal mio punto di vista, non è poi questa cosa così brutta. Immagino però che editori e commercianti la vedano diversamente da me.

E infine, parliamo della mia Comicon.
Sono stato benissimo.
Ho cazzarato con amici che mi capita di vedere solo in occasione delle fiere, ho conosciuto meglio persone che conoscevo poco, ho stretto amicizia con persone del tutto nuove. Si è parlato di lavoro con rilassatezza, non è nata nessuna feroce polemica, ci sono stati la giusta di momenti imbarazzanti (che non citerò) e divertenti (come quando un quasi addomesticato Scòzzari ha invitato Nizzi e Bonfatti a guadagnarsi il premio che avevano appena ricevuto), nessuno ha cercato briga con me e io non l'ho attaccata con nessuno, ho disegnato per qualche lettore (e qualche adorabile lettrice), ho visto un sacco di cose belle, mi hanno trattato benissimo e mi sono divertito.
Aldilà del problema delle conferenze a cui avrei dovuto partecipare (che, sostanzialmente, hanno avuto grossi, grossi, problemi di organizzazione), tutto è filato liscio.
Come cilieggina sulla torta, l'edizione di "Lost Kidz" realizzata dai tipi dell'Arcadia è davero un bell'oggettino editoriale che costa poco (6 euro) e ha una splendida veste editoriale.

In poche parole, io a Napoli continuerò ad andarci sempre.
QUI trovate il blog con il reportage dal vivo della fiera. Ci sono un sacco di foto (di cui un paio mie, con la faccia da scemo).

p.s.
a questa fiera mi è pure capitato di imbattermi in un cosplayer di John Doe.
Giuro che mi sono emozionato.