5.5.08

Largo ai giovani...


Una dele accuse più classiche che sento fare alla Bonelli è la sua immobilità e la sua scarsa propensione al dare spazio ai nuovi autori, in special modo agli sceneggiatori.
Il primo punto, a mio avviso, non è nemmeno da prendere in considerazione: negli ultimi anni la Sergio Bonelli Editore ha attuato una totale rivoluzione produttiva (ne parlavo parecchio tempo fa QUI, e la penso ancora alla stessa maniera) ed esempi come quelli de "Gli occhi e il Buio" o di "Volto Nascosto" ci raccontano anche di un rinnovamento sotto il profilo contenutistico.

Il secondo punto, invece, merita un minimo di approfondimento.
Una decade fa (anno più, anno meno), una nuova generazione di sceneggiatori del tutto indipendenti (ovvero non cresciuti in seno alla Bonelli stessa o ad altre realtà editoriali di peso) si affacciava con forza sul mercato e cominciava a farsi notare. Sto parlando di Cajelli, Casali, Gualdoni, Bilotta e il sottoscritto.
Come sceneggiatori, eravamo la generazione successiva a quella di Bartoli, Faraci, Artibani, La Neve, Brolli, Manfredi, Capone, Boselli e via dicendo. Ovviamente, eravamo tutti giovani, pieni di iniziativa, incazzati e pronti a spaccare il mondo.
E, ovviamente (e giustamente, data l'età) eravamo tutti inesperti, intransigenti e convinti di avere in tasca la soluzione a tutti i mali del fumetto.
Oggi, dieci anni dopo, quattro di quei cinque sceneggiatori sono in forze alla Bonelli e non solo lavorano con continuità, ma hanno modo di integrare il loro background culturale, artistico e produttivo con quello della casa editrice di via Buonarroti, portando un certo grado di innovazione e, al contempo, acquistando un certo grado di "metodo".
Oltre a questo, la Bonelli ha anche pescato giovani (e bravi) sceneggiatori da altri settori del fumetto (Giovanni Di Gregorio e Bruno Enna, giusto per fare un paio di esempi) e si è "cresciuta" internamente ottimi autori come Paola Barbato o Pasquale Ruju.
Alla faccia della casa editrice con "scarsa propensione nel dare spazio a giovani sceneggiatori".

Poi, è ovvio... se siete tra quelli che credono che una casa editrice possa affidare una testata da 250.000 copie di venduto al mese al primo pincopallo che passi per strada e si autoproclami sceneggiatore, allora è ovvio che per voi la Bonelli non sia altro che un elefante artritico, cieco, muto e sordo. Fortunatamente, la realtà dei fatti è ben altra e sono sicuro che quei sceneggiatori che oggi si stanno affacciando nel nostro settore e che stanno facendo bene (un paio di nomi? Marco Rizzo e Susanna Raule), domani saranno in forze su Dylan Dog, Tex o qualche nuova miniserie o serie regolare.
Chi sa fare, fa. Chi non sa fare, critica. Chi non sa neanche criticare... si apre blog deliranti.