3.6.08

1991



Nel 1991 io avevo diciassette anni.
Non è una scusa.

In quegli anni ero un infaticabile master di "Call of Cthulhu", coloravo miniature di "Warhammer 40.000" e... sì, partecipavo a sessioni di gioco di ruolo dal vivo.
Se non avete idea di cosa stia parlando, siete fortunati.
In poche parole, di tratta più o meno di una specie di mascherata in cui ragazzini brufolosi e ragazzotte con qualche chilo di troppo, si ritrovano in un bosco, si vestono da scemi e si danno un sacco di mazzate con spade di gommapiuma (ma dall'anima in plastica dura).
Oggi il GDR dal vivo è piuttosto diffuso (se ne vede sempre traccia in ogni fiera di fumetto... attenti a non confonderli con i cosplay che sono tutta altra storia) e si è fatto in qualche maniera "serio".
Le spade sono ben fatte e lo stesso vale per costumi e armature. Anche i regolamenti di gioco adesso sono ben codificati e testati.
All'epoca, no.

All'epoca c'era un regolamento che si cercava di perfezionare partita dopo partita, c'erano maglioncini di lana argentata rubati alla sorella maggiore e chiamati a interpretare il ruolo di cotte di maglia, c'erano spade avvolte di nastro adesivo e armature a piastre fatte con i tappetini dell'A112.

E poi c'erano gli archi.
Gli archi sono un problema anche oggi ma all'epoca erano un vero inferno.
Non c'è modo di ridurre la velocità e l'impatto di una freccia scagliata da un arco vero e, anche se si usano dardi dalla punta imbottita, il rischio di far male a qualcuno è sempre presente. Per ovviare al problema si usano archi giocattolo... ma con quelli è quasi impossibile colpire qualcosa.
In poche parole, nonostante Legolas, gli archi non li usa nessuno. Tranne gli idioti.
Io ero un idiota.

Non solo: ero un idiota fastidioso.
Il personaggio che interpretavo, infatti, apparteneva alla razza degli "Elfi Arlecchino".
Il che significava che, a differenza dei noiosissimi elfi silvani, me ne andavo in giro per la foresta vestito di colori fluorescenti, canticchiando motivetti insopportabili, avvertendo ogni nemico nell'arco di cinquencento metri dell'arrivo del mio gruppo di avventurieri.
Il fatto che un giorno caddi misteriosamente in un fiumiciattolo che scorreva nel bosco vicino a Scandriglia non dovrebbe quindi sorprendere.
Quello che invece è interessante è che quello "sfortunato incidente" che mi era occorso segnò la fine della mia attività come giocatore di ruolo dal vivo ma lo fece una settimana dopo rispetto a quando si era verificato e per ragioni molto diverse da quelle che potreste immaginare.

Capitolo 1
Il perfido stregone rapì la principessa e fuggì verso il deserto.
Quando la notizia del misfatto arrivò alla Taverna del Mezzo Cinghiale, la banda conosciuta come "I prodi Spaccaossa e quel loro insopportabile Elfo Arlecchino" si mise subito in azione.
Si diceva che il perfido stregone fosse accompagnato da un esercito di morti viventi e che stesse dirigendosi verso ovest, trascinando con lui la rampolla di sangue blu.
Dopo un'intera giornata passata a battagliare orrende creature e a girovagare per il bosco, gli Spaccaossa (e quel loro insopportabile Elfo Arlecchino) arrivarono su una collina che dominava la valle.
Sotto di loro un sentiero.
Sul sentiero, lo stregone e la principessa, ridotta in catene.
Tra gli Spaccaossa e lo stregone, un esercito di non morti.
E a quel punto l'Elfo Arlecchino fece la sua mossa...


Chiariamo qualche dettaglio:

- I Prodi Spaccaossa erano il gruppo con cui giocavo ogni settimana. La nostra banda era composta da Kuma, un cavaliere in armatura di plastica e spada bastarda in gommapiuma, Jole, una abbondante ranger vestita di pelle che si diceva in giro che la desse via facile, un altro tipo che non ricordo il nome ma che indossava una tuta dell'Adidas scura e interpretava una specie di assassino ninja, il sottoscritto e un grassone che faceva il mago.

- l'esercito di non morti era composto da sette figuri con la faccia sporca di grasso e i piedi uniti l'uno con l'altro da una cordicella lunga mezzo metro (per impedirgli di muoversi troppo rapidamente durante gli scontri). I mostri, di solito, erano interpretati da giocatori non paganti a cui toccavano i ruoli più rognosi.

- il malvagio stregone era una tipo sulla trentina dall'aria nervosa, con occhiali da vista e un accappatoio blu scuro che doveva aver visto tempo migliori.

- la principessa era la sua ragazza e lo aveva accompagnato lì solo perché lui l'aveva implorata. Per tutta la giornata era stata trascinata in giro per il bosco in catene e cominciava a sospettare che quella del gioco di ruolo fosse solo una scusa del suo ragazzo per ridurla in quelle condizioni. Le facevano male i piedi, aveva sete e i non morti le guardavano costantemente il culo.

Chiara la situazione? Ok, riprendiamo.

"Altolà!"
Gridò l'Elfo Arlecchino.
"State indietro o la uccido!"
Rispose lo stregone di rimando, afferrando nel contempo la principessa e strattonandola verso di lui.
"Attacchiamoli a testa bassa!" propose Kuma.
"Aggiriamoli!" disse Jole.
"Annebbiamo la loro mente!" fece il ninja.
"Una palla di fuoco?" propose timidamente il mago
(ben sapendo che ancora non si era trovata una soluzione all'annoso problema di come riprodurre in maniera convincente e realistica quella magia tanto cara a ogni giocatore carta e penna di D&D)
"No..." disse l'Elfo Arlecchino, insolitamente serio.
"Non possiamo caricarli a testa bassa perché sono troppi e ci ucciderebbero... ci vorrebbe troppo tempo per aggirarli... la mente dei non morti non si può annebbiare e quanto alle palle di fuoco..."
"ehm..."
"Non c'è altra scelta... tocca a me!"
L'Elfo Arlecchino si stagliò sulla collina e con un solo rapido gesto incoccò una freccia sul suo arco...


Ricordate che la settimana prima ero caduto nel fiume?
Ecco. C'erano caduti anche arco e faretra.
Io li avevo lasciati asciugare al sole e l'idea che il legno di scarsa qualità con cui erano fatti i fusti delle mie frecce potesse imbarcarsi non m'aveva nemmeno sfiorato la mente.
E nemmeno mi venne il pensiero che, scagliata dall'alto verso il basso, la mia freccia avrebbe raggiunto una velocità insolitamente più alta del previsto... o che la sua punta imbottita, fatta di cotone e plastica, fosse rimasta ancora umida e appesantita dal bagno della settimana precedente.

Io scoccai la freccia e basta.

Il dardo partì dal mio arco giocattolo, acquistò velocità lungo la sua parabola, prese un effetto strano a metà del viaggio e piombò secco sulla tempia della principessa.
Che cadde a terra come un ciocco.
Svenuta.

Il perfido stregone strillò. I non morti inciamparono nei loro piedi e noi altri ci precipitammo giù per la collina per prestare soccorso. Tutti tranne il ninja che era sparito in una nuvola di fumo.

Ora starete pensando che fu questo sfortunato incidente a farmi passare la voglia di giocare ai GDR dal vivo e dedicarmi ad attività più serie come ad esempio la masturbazione equina... ma non è così.

Decisi che la misura era colma quando ci presentammo alla porta di una villa sul limitare del bosco e Kuma, autoproclamatosi leader e portavoce di noi Spaccossa, si rivolse alla signora che era venuta ad aprirci con queste testuali parole:

"Gentile dama, perdoni l'invadenza mia e dei miei compagni ma siamo in grave imbarazzo... una damigella sotto la nostra protezione è incorsa in uno sfortunato incidente durante uno dei nostri perigli e adesso ci abbisognerebbe dell'acqua fresca e un posto dove farla distendere per riprendere le forze..."

"E io devo pure andare in bagno"

Aggiune dal fondo un dei non morti.

Come ho detto, nel 1991 avevo diciasette anni.
Ma questa non è una scusa sufficiente.


p.s.
Se pensate che tutto questo sia triste... dovreste vedere quelli che giocano a "Vampiri" in live :asd: