5.8.08

[Anatomie Comparate] The Real McCoy


Fate finta di aver appena scaricato legalmente un disco musicale da internet. Ovviamente lo avete pagato. Adesso, immaginate che, al momento di spostare il disco che avete appena scaricato sul vostro lettore portatile, vi appaia una bella finestra che vi informi che quel lettore non è predisposto per riprodurre quello specifico disco e che se volete ascoltarlo vi dovrete comprare un lettore diverso. Scommetto che vi sembrerebbe una cosa assurda.
Ancora più assurdo sarebbe se vi dicessero che quello specifico disco che volete sentire, esiste anche in una versione per il vostro lettore portatile... solo che suona diversamente. Non di tanto, sia chiaro, ma abbastanza per avvertire la differenza. Oppure, nel caso abbiate un lettore troppo vecchio, il disco suonerà lo stesso, ma senza i bassi. Infine, per completare il quadro delle stranezze, vi dicono pure che proprio quel disco che tanto vi preme di poter ascoltare, non è ancora finito perché il produttore non è riuscito a rispettare le scadenze e quindi non ha potuto sistemare tutto al meglio. Per il momento vi toccherà tenervelo così ma non preoccupatevi... tra meno di una settimana potrete scaricarlo di nuovo nella sua versione definitiva. Ah, un’ultima cosa: potrebbe pure capitare che escano delle canzoni nuove sempre appartenenti a questo benedetto disco che ormai vi sta passando la voglia di sentire. Questi nuovi brani saranno presto disponibili per il download ma non è che ve li regaleranno, eh? Per averli basterà una microtransazione, che è un modo carino per dire che dovrete sganciare qualche altro euro.
Ammettiamolo, in ambito musicale una cosa del genere sarebbe assurda. E lo sarebbe anche in campo cinematografico, televisivo o fumettistico.
Eppure, nei videogiochi, questa è la normalità.
E qui arriviamo a una delle ragioni più vere e profonde che impediscono al media videogioco di ottenere il rispetto che, in teoria, dovrebbe meritarsi. Non esiste l’unicità dell’opera, ci sono solo dei prodotti che vengono declinati a seconda delle necessità commerciali. Un film è un film, un disco è un disco, un romanzo è un romanzo e un fumetto è un fumetto. Certo, capita che alla volte escano delle nuove edizioni, ma è l’eccezione, non la regola.
Nei videogiochi, invece, la forma dell’opera è scalabile a seconda delle esigenze.
Se il Wii è la piattaforma su cui si stanno facendo i soldi, poco importa se la visione dei programmatori di un qualsiasi videogioco magari mal si dovesse sposare con le limitate capacità di calcolo di questa console: il gioco uscirà anche in una versione per Wii, avrà un raffazzonato sistema di controllo dedicato e sarà quasi del tutto diverso da quello delle altre piattaforme. Se non ci credete, andate a dare uno sguardo ai filmati di “Star Wars: the Force Unleashed” per Wii e poi confrontateli con quelli per 360 o PS3. Vi sembrano lo stesso gioco?
Del resto, se si può vendere un generico (per quanto gradevole) gioco di guerra per il Nintendo DS e chiamarlo “Call of Duty 3”, o mettere il titolo di “Assassin’s Creed” a un banalissimo platform a scorrimento laterale per DS, allora vale tutto.
Poco importa se qualche giocatore casuale (quelli che oggi vanno tanto di moda) si farà un’idea tutta sbagliata sulle reali peculiarità di questi titolo nella loro forma originaria. L'importante è vendere il marchio.
E badate che il problema non riguarda solo i titoli multipiattaforma per console, eh? Avete letto le recensioni di “Crysis”? Che idea ve ne siete fatti? Io ho capito che il gioco, dal punto di vista grafico e fisico è un vero gioiello. Purtroppo, sul mio computer non lo è per niente, anzi, sembra una vera porcata. E’ ovvio, il problema è del mio computer... ma se io fossi un giocatore inesperto che non segue nessun tipo di rivista o sito specializzato in videogiochi, cosa dovrei pensare guardando la versione ridotta ai minimi termini (per venire incontro alle limitate capacità hardware del mio computer) di questo gioco?
Che in casa Crytek c’è gente che non sa fare il suo mestiere, ecco cosa.
Negli altri media questo non capita: se scendo in strada e vado al cinema, il film che vedrò è lo stesso che potrei vedere a New York o a Dublino. Certo, forse qualche cinema ha un audio migliore di qualche altro, ma permettetemi di dire che questo è un dettaglio ben meno rilevante rispetto alle variazioni grafiche e ludiche a cui capita di assistere provando lo stesso videogioco su piattaforme diverse. Per assurdo, in questo momento un media d’intrattenimento moderno come il videogioco sembra avere un mucchio di punti di contatto con quello che è forse il più vecchio media d’intrattenimento della storia, il teatro. Andando a teatro, può capitare di capitare di vedere una brutta messa in scena, anche se il testo su cui si basa è un capolavoro riconosciuto. E’ per questo che gli amanti del teatro sono abituati a mettere in conto un certo grado di imprevedibilità sulla qualità finale di quello che andranno a vedere.
Personalmente, non sono un grande fan del teatro. Sono nato in un contesto culturale in cui la perfetta e perpetua riproducibilità dell’opera è data come assodata. Sono cresciuto con le serigrafie di Warhol, gli impianti audio in alta definizione, il cinema e la televisione. Personalmente, adoro il fatto che la mia esperienza personale sia anche comune e che di questa esperienza io possa rendere partecipi gli altri senza paura di essere frainteso e senza la necessità di fare distinguo.
E’ per questo che amo tanto i giochi in esclusiva, perché non lasciano spazio a discussioni su quale versione sia quella migliore. Certo, sarebbe ancora meglio se invece di avere quasi una decina di piattaforme diverse su cui giocare a una manciata di killer application, avessi invece solo due macchine da gioco (una casalinga e una portatile) su cui far girare un mucchio di giochi eccellenti... ma chi glielo va a spigare a Nintendo, Sony e Microsoft?


"Star Wars: the force unleashed" nel trailer per PS3 e 360.


Lo "stesso gioco"... sul Wii.