11.9.08

2D10


Oggi mi è ricapitato per le mani il GdR di John Doe.
Un bel volume cartonato, nobilitato dalla splendida copertina di Massimo Carnevale che potete vedere qui sopra.
Non ci ho mai giocato e me ne dispiace, anche perché il sistema su cui si basa è il Chaosium, un insieme di regole che conosco molto bene, avendo masterizzato per anni partite di "Il Richiamo di Cthulhu". Non vi immaginate nemmeno quanto mi rese orgogliosa l'idea che da JD ne facessero non solo un GdR ma un GdR ufficialmente basato sulle regole create da Sandy Petersen.
Il gioco non ha avuto questo grosso eco (almeno credo, visto che chi lo ha prodotto non si è più fatto sentire) ma non è importante (per me). Io sono stato contento lo stesso.
Questo è quello che avevo scritto per l'introduzione.
Strano a dirsi ma è un pezzo che potrebbe interessare anche chi ha ancora per la testa l'idea di voler raccontare storie.

Bazzico il mondo dei giochi di ruolo da quando avevo tredici anni.
Questo significa che ho passato oltre la metà della mia vita tra dadi dalle forme strane, voluminosi manuali, fogli, matite, qualche miniatura e giocatori di ogni risma e misura.
Il gioco di ruolo è stato decisamente importante nella mia vita.
Anzi, diciamola meglio:
se non avessi fatto da master (che per i non adepti significa aver fatto da narratore e arbitro) a così tante campagne di gioco, probabilmente non sarei mai diventato uno sceneggiatore di fumetti.
Il gusto per le storie viene ascoltandole prima e raccontandole poi e il gioco di ruolo è tutta una faccenda legata all'ascoltare e al raccontare.
E questo vale tanto per il master, quanto per i giocatori, che non solo sono parte integrante della storia stessa ma sono proprio loro, con le loro azioni, a deciderne il corso.
Mettere in scena o prendere parte a una partita di un GdR (acronimo sgradevole con cui definiamo il gioco di ruolo) significa accettare che in qualsiasi momento, uno dei tuoi giocatori possa prendere la parola e mandare all’aria una vicenda attentamente pianificata, facendo intraprendere ai personaggi azioni non previste, magari illogiche, certe volte stupide... ma sempre dannatamente spontanee.
Il gioco di ruolo è una media che sfiora l’improvvisazione teatrale e che sfida la flessibilità di pensiero e la capacità di mettere sempre in discussione le proprie idee per ascoltare quelle degli altri. Ma che richiede anche l'abilità di guidare i propri giocatori nei territori in cui li si vuole condurre e riuscire a suscitare il loro le emozioni che vogliamo instillargli.
Fare il master, (o il direttore, come nel caso del gioco di ruolo che avete tra le mani), è roba per gente che si venderebbe la madre per una buona battuta, un emozionante colpo di scena, un terrificante rumore nel buio... essere un giocatore e’ uno sport per uomini duri dal cuore di pietra che hanno visto la Morte Nera esplodere migliaia di volte, che vanno a fare la spesa in supermercati assediati da morti viventi e che se devono bersi una birra, la ordinano in un locale per motociclisti gestito da pericolosi vampiri aztechi.
Detto in confidenza, giocare ad un GdR è più che altro roba da nerd e la gente ci ha sfottuto per anni... ma adesso che uno come Tarantino ha sdonagato la figura del fanatico monomaniaco appassionato di fiction, anche noi possiamo prenderci la nostra rivalsa!
Sì, abbiamo visto dieci volte di fila Better Tomorrow di John Woo e ci commuoviamo tutte le volte!
Sì, conosciamo a memoria le battute della sacra trilogia originale e sì, sappiamo anche quelle di Ritorno al Futuro, Indiana Jones, Il Buono, il Brutto e Il cattivo e di molti altri filmoni o filmacci.
Sì, la nostra libreria è piena di roba di Stephen King, Elmore Leonard, Joe R. Lansdale, Richard Matheson e via dicendo.
E sì, per noi i videogiochi e i giochi di ruolo sono roba seria... non passatempo o schiacciapensieri.
E no, non ci vergogniamo di pensarla in questa maniera... anzi, certe volte ci torna persino comodo.
Specie se dobbiamo scrivere un fumetto.
Detta in poche parole, giocare a un gioco di ruolo è solo una delle molte strade che portano all’universo delle storie ma è anche uno dei percorsi più divertenti.
Io quel sentiero la batto da anni e sono sicuro che lo stesso vale anche per molti di voi... ma se invece è la prima volta che mettete i piedi su questo viottolo, non preoccupatevi troppo perché in realtà avete gia tutto quello che vi occorre per intraprendere questo viaggio:
delle orecchie per sentire, una bocca per fare domande, e un cuore per emozionarvi.
Non serve nulla di più.
E’ questo il bello delle storie ed è questo il bello dei giochi di ruolo.

Saluti
RRobe!

p.s.
prima di concludere, permettetemi una dedica a Luca, Eugenio, Andrea e Alessandro... compagni di mille partite che troppo spesso hanno fatto da cavie per le mie storie bislacche.
Grazie della pazienza.