26.9.08

[Anatomie Comparate] Giocarsi la Pelle

Luigino esce di gran fretta dalla scuola.
Oggi è il giorno in cui verrà messa in onda la prima puntata di “24”, la serie fantapolitica con Kiefer Sutherland. E’ la quindicesima stagione di questo telefilm e Jack Bauer continua a spaccare culi esattamente come nella prima.
Luigino entra in casa, saluta la mamma, accende la XBox 1440 posta sotto la televisione a cristalli liquidi da 52 pollici in alta definizione e comincia a navigare nei menù del negozio online. Un attimo dopo, la premier di “24” è stata scaricata nell’hard disk della console, Luigino schiaccia play e comincia a godersela.
La storia si apre in Russia. Jack è in un night club, ha la barba lunga e sembra nervoso. Un uomo corpulento entra nel locale e inizia a sparare contro di lui. Jack rovescia un tavolino e ci si nasconde dietro.
A Luigino questa scena piace un sacco, allora piglia il joypad e spinge il tasto per entrare nella narrazione. Il passaggio dagli attori in carne e ossa a quelli digitali è talmente naturale che solo un occhio esperto potrebbe coglierlo. La visuale passa alle spalle dell’ex-agente del CTU, mostrandocelo spostato un poco a sinistra rispetto al centro dell’inquadratura.
Jack è nascosto dietro un tavolino rovesciato e ha appena estratto la sua pistola. Luigino preme il tasto per fargli abbandonare la copertura e poi si appende al grilletto del joypad per aprire il fuoco. Il tipo corpulento viene colpito da una serie di proiettili 9mm e poi crolla al suolo. In quel momento, irrompono nel locale altri tipacci.
“Luigino la pasta è in tavola!”
“Ma mamma... c’è 24!”
“Lo puoi guardare mentre mangi!”
“Ma io volevo giocarlo!”
“ Vorrà dire che adesso te lo guardi e dopo lo giochi, che problema c’è?”
“Ma così mi rovino tutti i colpi di scena...”
“Zitto e mangia”.
Luigino affida di nuovo la narrazione alle mani del regista dell’episodio e si siede a tavola.
Per pranzo ci sono i cannelloni.

L’hyper-media.
Un linguaggio in grado di unire le peculiarità del media televisivo, di internet, del cinema e dei videogiochi in un solo prodotto: il santo Graal dell’intrattenimento commerciale.
Vi sembra impossibile o altamente improbabile? Eppure “Metal Gear Solid 4” e, anche se in misura minore, “Grand Theft Auto 4” ci dicono il contrario.
Immaginatevi future istallazioni di questi giochi realizzate con una grafica fotorealistica e una fisica perfetta (ed è solo questione di tempo per trasformare questi due aspetti in fatti concreti), con una storia sviluppata secondo i dettami delle moderne serie televisive (quindi piuttosto lunga e articolata), che però vi permettano di immettervi nel corso della narrazione in qualsiasi momento e prendere il controllo dell’azione quando una scena vi piace particolarmente, o di lasciare che la vicenda vada avanti da sola quando vi bloccate o avete solo voglia di godervi lo spettacolo.
Oppure, immaginatevi di stare guardano la nuova versione HM (Hyper-Media) di “Die Hard”:
John McLane se la sta vedendo brutta contro Hans e soci e voi siete spaparanzati sul divano. Il film lo avete visto almeno dieci volte (come minimo) e adesso arriva quella scena che vi piace tanto, quella dove Bruce Willis finisce sotto il fuoco di quei fessacchiotti dell’FBI e si lancia giù dal tetto per salvarsi dall’esplosione del loro elicottero. Pigliate il joypad e con la sola pressione di un tasto passate dalla versione in carne e ossa a quella digitalmente ricostruita (e del tutto identica) del film. Adesso Bruce Willis siete voi. E invece di lanciarvi dal tetto usando la manichetta dei pompieri, provate a usare le scale. La vampa di fuoco dell’esplosione vi insegue e voi pigiate come dei matti sul tasto dello sprint per arrivare al piano inferiore dove c’è la serra. Il vostro alter ego digitale è più lento di quanto vorreste, a causa del fatto che cammina a piedi scalzi sui vetri rotti ma alla fine ce la fate lo stesso, un balzo e siete nella serra e vi gettate nella fontana. Adesso non dovete far altro che andare a salvare Bonnie e, rispetto alla versione cinematografica, avete anche qualche munizione in più (non avendo dovuto sfondare la vetrata del palazzo a colpi di arma da fuoco).
Non sarebbe magnifico?
Forse, dal mio punto di vista, non tanto. Per uno sceneggiatore il controllo sul flusso narrativo è una cosa fondamentale ma bisogna rendersi conto che c’è una rivoluzione in atto e che non si può infilare la testa sotto terra come fanno gli struzzi*.
Internet ci permette determinare autonomamente i nostri palinsesti televisivi e radiofonici, di vedere un qualsiasi film o telefilm quando e dove vogliamo, di dare vita alle nostre compilation e di creare noi stessi i contenuti da dividere poi con tutti gli altri. Il concetto di prodotto, visto come un qualcosa fatto piovere dall’alto da una casta di mitologici “creatori”, è vecchio e ogni giorno sta venendo messo sempre più in discussione e sostituito da opere fatte su misura dagli stessi fruitori. Bisogna prepararsi al futuro o essere pronti a venire infilati nella teca di un museo. Accanto ai dinosauri.

*per la cronaca: in uno studio effettuato su circa duecentomila struzzi e durato più di ottant’anni, non si è mai visto uno struzzo mettere la testa sotto la sabbia.