15.9.08

Hobbit del cazzo.


Vicino casa mia c'è una enoteca.
No, non è corretto.
Vicino a casa mia ci sono un sacco di enoteche, ma ce n'è una in particolare che attira la mia attenzione da anni.
Il locale è piccolo, poco più di un corridoio, e in tutto può ospitare sei tavoli con tre/quattro persone per tavolo.
Ha aperto alcuni anni fa e, visti i prezzi e i posti a sedere, ero convinto che avrebbe chiuso entro poco tempo.
E' evidente che io di enoteche non ci capisco un cazzo perché il locale in questione non solo è ancora aperto ma, da quello che dicono in giro, è anche l'enoteca meglio avviata della zona, alla faccia di locali molto più grandi che gli fanno concorrenza.
Comunque sia, questa enoteca è gestita da un uomo e dalla sua compagna.
Lui sta quasi sempre sulla soglia della porta, è bassetto, ha barba e pizzetto ben curati, il capello ordinato, un poco di pancetta, un grembiule verde e fuma una pipa in radica.
Sembra un cazzo di fottuto hobbit fuori dalla sua caverna.
La sua compagna è una macchia sfocata sullo sfondo, sempre affaccendata a fare qualcosa per il locale.
L'uomo lo vedo tutte le volte che porto Zero (il mio cane), al parco e quando li riporto indietro.
Ogni giorno incrociamo gli sguardi e non ci salutiamo, non facciamo un gesto di riconoscimento o niente di simile.
Io gli passo davanti, guardandolo storto, lui mi segue con lo sguardo, piantandomi gli occhi nella schiena, e bon.
In tutti questi anni, quell'hobbit del cazzo mi ha visto passare in in ogni stato e condizione.
Felice, incazzato, solo, accompagnato, urlante, barbuto, biondo, rasato, capellone, sbarbato... mi ha visto passare correndo, saltellando, passeggiando, mi ha persino visto inseguire qualcuno o venire inseguito.
Io, a lui, l'ho visto sempre uguale:
imperturbabile, immobile, con quella pipetta del cazzo in bocca.
Un uomo che ha trovato il suo equilibrio e ha raggiunto gli obiettivi di una vita, aprendo una cazzo di microscopica enoteca.
In fondo, che cazzo c'è di meglio che passare il pomeriggio stando fermi sulla soglia del proprio locale/tana e guardare la vita che passa?

Questa sera a Roma viene giù il diluvio ma, pioggia o non pioggia, Zero deve uscire lo stesso.
Con l'occasione, posso inaugurare la stagione invernale e tirare fuori la mia adorata giacca militare da John Rambo.
Esco di casa sacramentando.
All'altezza di via Santa Maria Ausiliatrice, a forza di bestemmie, mi sono già guadagnato un paio di secoli aggiuntivi di inferno ma non importa: che gusto c'è a uscire sotto la pioggia se poi non ce la si può prendere con Dio e il governo?
Incasso il capo e avanzo ad ampie falcate.
Alzo lo sguardo e il maledetto hobbit è davanti a me.
Sulla soglia del suo locale.
Con il suo grembiule verde e quell'aria pacificata.
E la pipa.
La maledetta pipa.

Gli passo davanti guardandolo stortissimo.
Lui non mi bada.
Non c'è forse la luce calda del suo locale a illuminarlo, a riscaldargli l'anima e ad assicurarlo che il mondo continuerà a girare placidamente sotto i suoi piedi?
Zero tira e mi trascina via dai miei pensieri da Nazgul di borgata.

Hobbit.
Dio come li odio.