23.9.08

Parlando del Re del Terrore.

Lunga, lunga, intervista a Diego Cajelli, Tito Faraci e al sottoscritto a proposito di Diabolik.
La trovate QUI.

6 commenti:

Davide ha detto...

BELLISSIMA!!!

vabbeh, si scherza... toglieteci questo, ora che non lo convocano neanche più, "er pupone"...

tutto è bene quel che finisce bene, no?

Dav

gianluca ha detto...

Leggendo l'intervista (interessantissima, tra l'altro, come molti dietro le quinte) capisco sempre meglio perchè Diabolik non mi sia mai piaciuto. Come dite voi, deve restare fedele alla formula originale... ma se ad uno non piace quella formula, è fregato per tutta la vita!

O meglio, si dirige verso altri lidi fumettistici!

Davide ha detto...

beh, hai espiato le tue colpe già leggendo l'intervista... puoi emigrare ora :-D

Dav

Francesco Trentani ha detto...

Appena letta: veramente interessante, in particolare l'analisi dei meccanismi che stanno dietro ad una buona storia di Diabolik...
Confrontarsi con una formula rigida (sia nella struttura delle tavole che negli altri aspetti della narrazione) deve essere una sfida veramente stimolante per uno sceneggiatore: un pò come per il Re del Terrore passare indenne attraverso un sofisticato sistema di allarmi e rubare il diamante di turno...

Fabrizio ha detto...

Cazzo, varrebbe una tesi di semiotica!
(anzi semiotika ;)

Non pensavo che la "costruzione" di diabolik fosse così strutturata...

Fab

Raven ha detto...

E sì, Diabolik è un serial basato su una formula vincente.
Si prende la struttura cristallizzata e di volta in volta si colora con dettagli o particolari diversi, ma mai allontanandosi dalla via maestra.

Un po' come i film di "Scuola di Polizia", insomma. O i panettoni vanziniani.

Pop culture alla sua massima espressione, insomma.