25.9.08

Signori si nasce e io, modestamente...


Oggi sono passato in libreria e mi sono soffermato davanti all'ultimo libro di Nick Hornby, "Tutto per una Ragazza", il settimo (escluse le antologie a cui ha partecipato o ha curato).
Il libro aveva una fascetta: "Dall'autore che ha venduto 3 milioni di copie in Italia".
E io ho sorriso amaramente.
Perché vedete, il fatto che Horby abbia venduto  così tanti libri io non lo metto in dubbio...però quella fascetta  non dice che quei tre milioni di copie sono da distribuire su sei libri, tutti usciti anche in versione economica.
3.000.000 di copie, distribuite in 12 edizioni, fanno la media di 250.000 copie a edizione. 
Che è tantissimo, per carità... ma che è un dato ben diverso dal tre milioni sbattuti in copertina.
Quella riportata sulla copertina è una informazione capziosa, fatta per attirare il pubblico distratto e aumentare la credibilità della propria offerta.
Ma chi ha scritto quella fascetta non ha torto.
Nel campo dell'editoria libraria, le mezze verità sulle fascette (e non solo) sono una cosa all'ordine del giorno e anche il lettore (smaliziato) ne è consapevole.
In fondo, che c'è di male a cercare di dare una spintarella in più alle vendite di un libro con la forza dei numeri?
Lo ha fatto anche Elvis (e poi pure Bon Jovi!)  con una antologia intitolata  "Cinquanta milionii di fans di Elvis non possono avere torto".
E se lo hanno fatto il Re e Bon Jovi, per me è una cosa giusta.
E' vero, forse hanno mancato di classe e di signorilità... ma avevano i numeri dalla loro e non si vergognavano (giustamente) a esibirli.


Ecco... adesso chiedetevi perché sulla copertina di Tex non campeggi la scritta:
"Oltre un miliardo di copie vendute".
Oppure su Dylan Dog la scritta:
"Quasi 300 milioni di copie vendute"
Persino John Doe potrebbe fregiarsi di un:
"Il nuovo fumetto italiano che ha venduto un milione di copie!"

Sono affermazioni vere, tanto quanto quelle esibite sul libro di Hornby o sulla compilation di Elvis e di Bon Jovi... e forse, metterle in evidenza,  aiuterebbe a far capire alla gente e ai grandi gruppi finanziari che il fumetto non è esattamente l'ultima ruota del carro mediatico.
Che il settore dei fumetti incassa più denaro di quello librario e discografico (ma con quello discografico è facile, il mio pizzicarolo sotto casa guadagna di più).
Che, magari, sarebbe il caso di prendere questo media sul serio perché saranno pure giornaletti, ma muovono un sacco di soldi.

Ma non succederà.
Sapete perché?
Perché siamo troppo signori.
E io che vorrei tanto essere un cafone.


p.s.
qualcuno ha mica letto l'ultimo libro di Hornby? Che con quello che costa non vorrei buttare via i soldi come con gli ultimi due...

34 commenti:

Planetary ha detto...

Signori...

Mumble, mumble...

Non è che non si fa perchè nel fumetto italiano (tutta la filiera, dall'autore al lettore) si assiste alla classica situazione italiana del "tanto ci si conosce tutti"?
Come si fa a fare gli splendidi quando gli amici sanno bene che si è solo dei cazzoni? :)

Oppure... il libro è un evento, il fumetto (ovviamente il seriale) un appuntamento. A mettere fascette tutti i mesi si finisce come i bollettini di guerra, non se li caga più nessuno :)

Oppure ancora... ma tu lo faresti questo trucchetto sapendo che l'albo andrebbe in mano a gente che controlla se la costoletta è allineata e se la carta tiene bene la stampa? :D

Wick ha detto...

Rispondo al P.S.: io l'ultimo di Hornby l'ho letto in inlgese, stufo delle traduzioni della Guanda, e devo dire che non l'ho trovato male, soprattutto rispetto a quella porcheria di Non buttiamoci giù. In ogni caso è dichiaratamente un libro per adolescenti, e come tale va preso: letto così è interessante e strappa anche qualche risata di pancia.

P.S.: ho saltato tutta la parte in cui mi dichiaro lettore accanito di John Doe e mi complimento eccetera, ma è solo perché sono un timidone, potremmo anche far finta che l'abbia scritta.

Tito Faraci ha detto...

È un libro per ragazzi. Uscito, in patria, in una collana per ragazzi. Me ne sono accorto dopo tre pagine e, con un rapido controllo, ho scoperto che era vero.
La storia è un po' alla Juno, ma da un punto di vista maschile. In Inghilterra da sempre c'è un record di gravidanze sotto i diciotto anni e quindi il tema ha una sua importanza.
In ogni caso...

Io mi sono divertito molto, l'ho letto in un giorno, e poi l'ho passato a mia figlia che lo ha letto in un giorno e a mia moglie che ha fatto altrettanto.
Un libro per ragazzi, ma scritto senza addolcire la pillola (e perché si dovrebbe?). L'ho molto apprezzato. Mi ha strappato anche qualche risata.
C'è un'invenzione narrativa, sui piani temporali, davvero spericolata. E senza spiegazioni.

So che a qualcuno ha fatto schifo. Ma a casa mia è stato una specie di best seller estivo.

Dario ha detto...

Sulla questione fumetti: per quanto riguarda Dylan Dog, ricordo distintamente che in almeno due occasioni le vendite erano sbandierate in copertina con tanto di cifre ("Goblin" e "Storia di Nessuno", forse anche "Caccia alle streghe", cioè il numero che con le vendite ha superato la tiratura di Tex).

Quindi nessuno può dirsi innocente.

alessio ha detto...

Alta Fedeltà non era male...

Ed! - the webcomic ha detto...

I fumettisti (con qualche fortunata e consapevole eccezione) hanno la sindrome del cazzo piccolo.

Parole tue Rob.
Ed è vero come vedi.
Io questa cosa me la ripeto sempre sempre sempre. Come un mantra.

:)

Bapho aka Davide Costa ha detto...

@ Planetary: "il libro è un evento, il fumetto (ovviamente il seriale) un appuntamento."

Beh non è che i serial televisivi si facciano problemi a sbandierare i dati di ascolto.

Ma secondo me il discorso di Rrobe non è tanto sulla media "ascolti" ma sul totale del venduto, che in effetti sono numeri mica da ridere.


P.S.

Capo, ti è arrivata una mia mail? :look:

Fabio... ha detto...

Dario la "fascetta" su Dylan citava la tiratura (da paura) di quel numero, non tutto il venduto di Dyd...

Giacomo Cimini ha detto...

Recupera il racconto di Hornby, nella raccolta da lui curata per la raccolta di fondi per bambini autistici.

the.oath ha detto...

heeem rrobe, 3 milioni di copie su sei libri significa almeno 500.000 lettori diversi....

300 milioni di dyd quanti lettori sono? 30.000? 40.000?

mi sembra evidente la differenda :asd:

S3Keno ha detto...

Non ho capito bene se il discorso riguardasse maggiormente le case editrici o gli autori.
Se si parlava di autori - quelli che Ed definisce con "la sindrome del cazzo piccolo" (da parole tue di qualche tempo fa, Roberto, è vero) - allora i fattori di questo "complesso di inferiorità" sono fondamentalmente due:

1) Il denaro.
Forse i fumetti, intesi come prodotto, muovono più soldi di libri e dischi, come sostieni tu. Ma la maggior parte degli artisti - anche quelli che conosco qui a Roma, per fare un esempio circoscritto - che pubblicano per una casa dicografica "vera" (al pari di un fumettista che pubbica per un editore nazionale da edicola) guadagnano moooOOOooolto di più* della maggior parte degli autori di fumetti!!! Sproporzione questa, paraltro, che concorre anch'essa alla crisi discografica (tra tanti altri fattori).
* Senza considerare ospitate in tivvù (da "Top of the pops" a "TRL") e soprattutto l'indotto dei live, di un'intero tour...

2) La popolarità.
Intesa come "riconoscibilità": in una società totalmente basata sull'immagine, dove ESISTI solo se APPARI in tivvù, il cantante diventa "famoso", il fumettista - anche se importante - no!!! Lo conoscono/riconoscono solo nel suo ambiente. E questo - se un autore punta ogni sua carta solamente sul successo - inevitabilmente crea una sorta di frustrazione.
Spesso "collettiva".

Detto questo, credo i fumetti li prenda già "sul serio" chi vuole prenderli sul serio. E tanto basta.

Fabio... ha detto...

Oath leggi un rigo si e uno no?

6 libri, 12 edizioni (normale e economica)...
Dati veri o no, almeno leggili...

Greg ha detto...

Aldilà dell'utile spinta pubblicitaria, c'è anche qualcuno che evita accuratamente libri e pubblicazioni varie con "le fascette" perchè tolgono l'aria di esclusività e di un possibile tono CULT all'opera. A queste persone non serve mostrare i muscoli perchè la propria attenzione venga carpita. Sono l'idea ed il messaggio il motore di tutto.

Io sono uno di quelli.
La lettura deve avere un sapore personale ed intimo, non MASS MARKET (a meno che non si tratti di operazioni commerciali tipo codice da vinci e lasciare un messaggio o raccontare una storia non sia la volontà principale).
Non avrei preso buona parte dei fumetti o dei libri che ho in casa se avessero portato le suddette fasce.

Tolto il mio parere pesonale, effettuare marketing on item dipende da come si vuole posizionare l'albo e di conseguenza se viene concepito come OPERA o PRODOTTO.

A me piace pensare che le mie letture siano opere innanzitutto e che tali rimangano.


P.S. non so chi cacchio sia hornby

Dario ha detto...

Fabio, so che la fascetta indica la tiratura del numero e non tutto il venduto di Dyd. Fatto sta che il ragionamento commerciale di fondo resta lo stesso.

Fabrizio ha detto...

Sono d'accordo.
Ma allora perchè si sentono sempre dire che c'è crisi economica nel fumetto?
E' probabile che le cose cambino da una casa editrice ad un'altra, ma una volta nelle librerie di varia col cavolo che trovavi un bancone dedicato. Adesso Fnac, Mondadori e molti altri punti vendita presentano questo media come una risorsa...

'ndo sta la verità?

Fab

Fabrizio ha detto...

P.S: sul si sentono intendevo molti giovani autori. Ho dimenticato di inserirlo nella frase...

the.oath ha detto...

@Fabio:
ho letto che sono 12 edizioni, ma ho dato per scontato che chi ha già l'edizione normale non compra l'edizione economica dello stesso libro, e viceversa.

quindi i lettori sono almeno 500.000 per ogni libro, di cui (metti) 250.000 con l'edizione normale e 250.000 con l'edizione economica.

non si tratta di saper leggere, ma di saper fare 2+2.

Fabio... ha detto...

No, 500mila per ogni libro ma 250mila per ogni stampa.

Allora dovresti contare anche chi compra le 3 ristampe di Dyd, non solo i 150mila del mensile inedito...

the.oath ha detto...

io i numeri di dylan dog non li conosco... ho solo detto che è inutile fare i confronti sommando il numero di copie vendute con 6 libri e quelli venduti con 300 numeri (o 500 con le ristampe).

ha un senso confrontare il numero di lettori, altrimenti si potrebbe dire che metro è il successo editoriale del secolo con i suoi 7 milioni di copie lette ogni anno.

RRobe ha detto...

Ti sbagli, Oath.
Ma non perché il tuo ragionamento non fili o non sia corretto, anzi... Ti sbagli perché un conteggio corretto non è in discussione.
Sono comunque informazioni capziose, tanto quelle delle fascette dei libri quanto quelle che io vorrei vedere sulle copertine dei fumetti.

the.oath ha detto...

insomma una gara a chi la spara più grossa? :asd:

RRobe ha detto...

Con un fondamento di verità.

Greg ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Greg ha detto...

Ma che fascette e fascette!?
Il fumetto non è un genere da supermercato!

"JOHN DOE, PIU' DI 1.000.000 COPIE VENDUTE, IL FUMETTO CONSIGLIATO DAI DENTISTI"



No, proprio no

E comunque per attirare l'attenzione bastano le copertine di MC.

Fabio... ha detto...

...o delle tette...

RRobe ha detto...

Il fumetto è un genere da supermercato.
Esattamente come lo sono i libri, la musica e tutto il resto.
E' con ragionamenti come questi che si finisce a vendere ai propri amici del condominio.

RRobe ha detto...

E solo a quelli.

Simone Longarini ha detto...

Quoto ogni singola lettera del Post. Nulla da ridire, mi trovi d'accordo con tutto.

il decu ha detto...

Quoto Faraci.
(non nel senso che sua moglie poi l'ha passato a me e l'ho letto in un giorn...)
Aggiungo che qualche volta mi rompo le palle a leggere romanzi di formazione e l'humour risulta leggerino per la grevezza dell'italiano medio (cioè io).

Fabrizio ha detto...

"Il fumetto consigliato dai dentisti"
è bellissimo... :asd:

Fab

Greg ha detto...

Secondo me no Rrobe.
Anzi, la collocazione giusta delle opere puramente creative e di intrattenimento (libri fumetti dischi ma anche cinema etc) probabilmente sta a metà tra il mio ed il tuo discorso.

Più l'opera è caratteristica e ricercata più restringe il suo campo di vendite alla nicchia.
Più essa allarga il proprio orizzonte più diventa di massa, commerciale; raggiunge la maggior parte del mercato attraverso qualsiasi canale disponibile.

Dal punto di vista del lettore, se questo ha una cultura medio alta o è "l'appassionato" si rivolge facilmente alle proposte di nicchia e viceversa. Poi entrano in campo onnivori della carta stampata et similia...
Per il fumettista invece converrebbe SEMPRE rientrare il più possible nella situazione di massa (indipendentemente dal prodotto), per una questione ovvia di guadagno.

Dipende quindi da che fumetto si vuole fare in partenza: il fumetto di nicchia con contenuti sicuramente più profondi e specifici del genere/gusto dell'autore etc. constituisce un'opera di valore "più alto" rispetto al fumetto di massa che punta prevalentemente ad un intrattenimento "facile".

E' anche però da considerare che qualora il fumetto di nicchia abbia successo, mantenendo molte sue caratteristiche allarga la sua distribuzione creando un vero e proprio CULTO e potrebbe riuscire a raggiungere la massa. I capolavori nascono solitamente in questo modo.

Vedi Sin City, Sandman e altri che conoscete tutti meglio di me. Si parla in questi casi di grandi successi anche se non tutti quelli che leggono fumetti li conoscono o ne sono interessati.

Quindi ogni artista sceglie la propria dimensione/missione e il proprio mercato prende forma.
Chi si identifica nell'artista diverso e personale e chi nello "stimato professionista"?

Ci sarà chi finisce rigorosamente in fumetteria e chi al supermercato
e chi in entrambi i luoghi.

Ma nella genesi artistica verrà determinata qual'è la griglia di partenza e quale sarà lo spessore artistico dell'opera.

Per chi ha particolarmente a cuore quello che legge lo spessore è una misura fondamentale. Ed è ovvio che certi albi li cerchi nelle botteghe piuttosto che nei centri commerciale.

RRobe ha detto...

Supermercati.

DIMOSAURO ha detto...

gli spettatori dei film tratti dai suoi romanzi valgono? 4(?)..credo, in tal caso, che i "numeri" dei libri diventino noccioline (tante..comunque),gli omini della fascetta lo potevano scrivere.. non l'hanno fatto.. forse sono davvero dei signori.
p.s.
Quoto Faraci, ha reso magistralmente l'idea.

Greg ha detto...

Rrobe io te lo auguro di cuore, basta che non cominci a scrivere minchiate.