18.10.08

Parafrasando: fuori dal nero, dentro il blu.

Uscito ieri dall'ospedale.
A conti fatti, è andata praticamente liscia. dentro fuori in tre giorni e mezzo con rimozione di una delle tre protesi che si era intasata. il colore non butta malissimo e, come sempre quando le cose vanno lisce e l'anestesia è preceduta da un divertente cocktail a base di oppiacei (potrei diventarci dipendente da quella roba), sono carico come una mina. Nel viaggio di ritorno costringo Werther a cantare a squarciagola con me qualche pezzo da stadio dei Bon Jovi.visto che sono carico, piglio il coraggio a due mani e vado a tagliarmi i capelli. dopo sei anni.
il parrucchiere ascolta attentamente quello che voglio e sembra capirlo ma io non mi fido. che cazzo ne dovrebbe sapere un ragazzino come quello degli anni '80? è per quello che mi sono portato dietro una foto e gliela mostro. a quel punto mi sento sicuro. grosso sbaglio: il ragazzino sarà pure giovane ma conosce già il rinomato trucco del "taglio di capelli che sembra una cosa nel salone di acconciature e diventa tutt'altro appena rientrati a casa". mi guardo nello specchio e mi sembro una versione scema, smunta e tossica di Hugh Grant. ho il morale sotto le scarpe, m'è sceso un down clamoroso e non ho voglia di fare niente. declino l'invito a una festa a cui invece sarei voluto andare, mi preparo una cena, gioco a Halo 3 e aspetto che la mia amica sovietica mi venga a trovare. viene. passiamo la notte insieme e sono sereno. non apro nemmeno il computer che lo so che c'è gente che mi cerca e aspetta roba da me e che ha pure ragione a essere incazzata. mi riprometto di mettermi al lavoro il giorno dopo.
mi sveglio bene, e mi godo la compagnia della compagna. ancora non tocco il computer ma lo guardo: sembra pesare mezza tonnellata tanto è carico di mail inevase e domande a cui dare rapida risposta. i capelli mi sembrano ancora una roba che esacerba la tragedia genetica che ho avuto in dote e valuto l'idea di uscire di casa, andare da un altro parrucchiere e farmi fare un taglio alla Kiefer su Lost Boys. con tanto di ossigenatura. a mezza strada mi guardo in una vetrina, mi piaccio e ci ripenso. porto Zero al parco, mi faccio fare qualche foto da un amico e ne scatto qualcuna da solo per sedare il mio narcisimo. torno a casa, posto tutte le foto su Facebook, ne scelgo un paio per il blog e scrivo questa roba, giusto per andare fino in fondo e restare fedele a quello che sono. questa sera esco, mi svago, non penso a un cazzo. e domani si torna a lavorare sul serio.
Giuro.