15.12.08

[Anatomie Comparate] Inquisizione Spagnola


Nessuno si aspetta l'inquisizione spagnola.
In giro c'è aria di crisi.
E non parlo solo deprecabile condizione del nostro bel paese ma, più in generale, di tutti i vecchi sistemi politici, sociali ed economici, occidentali (oppure, legati a doppio filo con l'occidente, come il Giappone). I sistemi bancari vacillano, le borse crollano e lo spettro della recessione si aggira per le strade in sella ad un cavallo bianco... e la Sony vende la sua console a 400 euro.
Una console che, per essere goduta al meglio, ha bisogno di un televisore Full HD (facciamo finta che vi costi solo 600 euro), di un sistema audio home theatre (facciamo finta che ne troviate uno decente da 100 euro), qualche cavo di collegamento per l'alta definizione e un joypad aggiuntivo (non ditemi che non avete neanche un amico).
Con una cifra intorno ai 1200 euro potrete godervi appieno l'esperienza PS3. Anzi, no... perché dovrete ancora comprare qualche gioco e magari anche qualche bel film in Blue Ray.
Ecco, parliamo pure dei Blue Ray già che ci siamo.
La grande linea di difesa della Sony a proposito del prezzo della sua console è che ha un lettore Blue Ray e quindi il prezzo non è troppo esagerato. In fondo, hanno ragione a sottolineare la cosa perché il Blue Ray è il primo formato proprietario della Sony che è riuscito a imporsi su formati concorrenti (dopo i fallimenti del Betamax, dei MiniDisc e degli UMD). Peccato che la Sony abbia vinto l'unica battaglia di cui nessuno sentiva il bisogno. Il mercato di massa, quello fatto dalla gente normale e non dagli appassionati, per il momento ha semplicemente ignorato l'esistenza dei Blue Ray visto che i DVD vanno benissimo per le loro esigenze, per i loro lettori e per i loro televisori.
Il mercato DVD non ha ancora mollato mezzo metro di terreno, tanto è vero che i cataloghi delle uscite sono sempre affollati e aggiornatissimi (a differenza di quelli del Blue Ray) e, in più, i prezzi sono ormai bassissimi.
Ma il Blue Ray è il futuro, se ti compri oggi una PS3 ti porti avanti con il lavoro! Così, almeno, dice la Sony.
Ma ne siamo sicuri?
Non è che, quando questo futuro sarà arrivato, le specifiche tecniche della PS3 saranno ormai obsolete? E siamo anche sicuri che sia questo “il futuro” e che invece nei prossimi anni non vedremo un affermazione della distribuzione digitale come predetto da Microsoft e Apple (e Valve, aggiungerei)?
Io ho l'impressione che qualcuno si sia fatto male i suoi conti... e non parlo solo della Sony.
Anche la Microsoft, a forza di tagliare il prezzo per stare dietro al Wii, dubito che abbia poi questo margine di guadagno su una macchina produttivamente costosa.
Ecco, parliamo della Wii, una macchina che io (giocatore esigente e con qualche euro da spendere) oggi, dopo un primo iniziale periodo di entusiasmo, trovo quasi offensiva per la povertà dell'hardware e la modestia della sua tanto declamata innovazione.
Ieri camminavo per strada e m'è capitato di buttare lo sguardo nella finestra di un appartamento al mezzanino. Dietro la finestra ho visto una signora sulla sessantina, in piedi davanti al televisore.
Giocava a Wii Sport.
Da sola.
Son cose che danno da pensare, esattamente come mi ha dato da pensare mia madre, a cui ho dovuto comprare un DS perché altrimenti stava sempre attaccata al mio.
Invece di andare dietro a sempre più esose richieste hardware, la Nintendo ha prodotto una macchina tecnicamente obsoleta che costa poco da produrre, che funziona perfettamente con i vecchi televisori che si trovano nelle maggior parte delle case, e che ha generato soldi sin dal primo pezzo venduto, sfondando sul mass market. L'unico errore della Nintendo è quello di non aver prodotto abbastanza pezzi per soddisfare la richiesta.
Molti dicono che le ragioni di questo straordinario successo sono dipese dalle idee innovative che la Nintendo ha apportato. Io, da ex-possessore che si è reso rapidamente conto dei limiti di queste idee, sono convinto che una componente importante della vittoria della Nintendo sulle sue concorrenti, sia dipesa dal prezzo contenuto (almeno fino a quando la Microsoft non ha decurtato il prezzo della 360).
Ricordate il discorso iniziale della crisi, vero? La gente potrà anche avere meno soldi da spendere, ma ha comunque voglia di svagarsi: se aziende come Sony e Microsoft non riescono a far passare il messaggio che la loro macchina costa di più perché ha più da offrire (e a dimostrarlo con i fatti, capito Sony?), il grande pubblico sceglierà sempre il prodotto che costa meno.
Altro esempio a sostegno di questa tesi: confrontiamo i risultati del MacBook Air e dell'Asus EEE. Il primo è un pezzo di design, sostenuto da sofisticate soluzioni tecniche, da un meraviglioso sistema operativo e da una componentistica di prim'ordine.
Il secondo è uno scatolotto in plastica con uno schermo minuscolo, un sistema operativo open source e una componentistica hardware obsoleta.
Il primo è un superportatile che permette di fare benissimo tanto le cose comuni (quelle che interessano alla grande utenza) e discretamente le cose meno comuni (quelle che interessano a un settore di pubblico molto specifico e limitato).
Il secondo è un superportatile che permette di fare benissimo solo le cose più comuni.
Il primo costa 1700 euro.
Il secondo ne costa 200.
Il primo voleva essere un oggetto di rottura con il passato e innovazione e invece, probabilmente, diventerà solo una curiosa nota a margine della lunga storia della Apple.
Il secondo ha creato, da solo, un nuovo segmento di mercato e ha venduto milioni e milioni di unità in tutto il mondo, diventando un piccolo fenomeno sociale.
Anche qui, ci sarebbe una lezione da apprendere ma l'arroganza di aziende come Sony, Microsoft (e anche Apple) gli impedisce di farlo.
Il futuro prossimo è un viaggio low cost.
Cominciate a prenotare il biglietto.

p.s.
Giusto per la cronaca... a casa ho un PS3, una 360, un Mac Book Air e un EEE. Non venite a tacciare questo figlio del consumismo dalle mani bucate di essere di parte. Se c'è da buttare soldi, son sempre in prima fila.



E se invece fosse proprio l’inquisizione spagnola?
Il mercato dei fumetti, almeno in America, è in controtendenza rispetto all’economia: meno soldi girano, più fumetti si vendono. Non ci credete? Allora sentite qua:
durante la grande depressione economica del 1929, mentre la borsa di Wall Street andava a picco, il fumetto made in USA passava una delle sue stagioni d’oro, esplodendo dalle pagine dei quotidiani per poi approdare alla sua forma definitiva, quella del comic book. Durante la crisi energetica dei primi anni ’80, mentre Reagan chiedeva agli americani di non accendere più di un elettrodomestico alla volta e di usare l’automobile solo se strettamente necessario, la Marvel vendeva tonnellate di copie di albi dell’Uomo Ragno, degli X-Men, dei Vendicatori e delle loro Guerre Segrete. Negli anni ’90, mentre la austerity clintoniana soffiava il suo vento freddo su tutto il mondo occidentale, il fumetto a stelle e strisce toccava l’apice con i sette milioni di copie vendute in un solo colpo dagli X-Men di Jim Lee.
Il fatto è che, nei paesi culturalmente non marchiati a fuoco dalle riflessioni sant’agostiniane, l’intrattenimento non è visto come un qualcosa da demonizzare o al, massimo, da relegare alla sola sfera infantile, ma come una cosa seria, uno strumento di arricchimento culturale, un diritto inalienabile dell’uomo. In questi paesi, se di soldi ne girano pochi o si profila una forte recessione economica, la gente non reagisce come capita in Italia (crollo verticale dei consumi in qualsiasi settore che non sia legato alla più basilare sopravvivenza) ma decide, semplicemente, di rivolgersi a forme di svago più economiche. Come i fumetti, appunto.
I videogiochi, invece, le crisi economiche le soffrono duramente e ne vengono investiti in pieno. Le console costano caro e hanno bisogno di giochi. I giochi hanno un prezzo esorbitante e c’è bisogno di un ricambio costante. E poi ci sono i consumi energetici derivati dall’utilizzo delle varie 360, Playstation 3, Wii (e del televisore e del sistema audio a cui sono collegate), i costi degli accessori e delle varie periferiche aggiuntive, e poi il prezzo dell’abbonamento per il gioco on-line, che va ad aggiungersi a quello che già si sostiene per internet, naturalmente.
Per una famiglia media, comprare una console non significa solamente comprare una macchina da intrattenimento: significa muovere il primo passo su una strada piastrellata di ulteriori, e potenzialmente infinite, spese aggiuntive
E allora non è inconcepibile pensare che il signore e la signora Smith, decidano che i loro figli possono crescere sani e forti, anche senza videogame. E poi, se l’attività videoludica dovesse divenire una condizione sine qua non per il corretto sviluppo sociale dei loro pargoli o per il bene psicofisico della famiglia tutta, si potrà sempre tornare a giocare sul computer casalingo, proprio come si faceva fino a pochi anni fa, no?
Ma siamo positivi: proviamo a immaginare che la nostra famiglia Smith non faccia prendere dall’isteria di massa e che decida che può permettersi il lusso di avere una console in casa... secondo voi quali saranno i parametri con cui sceglieranno la macchina su cui investire i loro soldi? Per me punteranno su quella che costerà di meno, che consumerà meno energia, che offrirà il più vasto parco di giochi usati o a prezzo scontato, che richiederà il minor numero di spese aggiuntive e che magari, potrà far girare anche giochi scaricati illegalmente da internet (che è una cosa brutta, ricordiamolo).
Ecco in una situazione come questa, in cui tutti gli analisti del mondo si aspettano che la gente sarà più restia a spendere i suoi soldi, la Sony ha deciso di non tagliare i prezzi della sua Playstation 3, lasciando il suo monolite nero a quota quattrocento (dollari), mentre le sue rivali sono tutte scese a duecento. Poco da dire: una strategia sensata... se quello che si sta cercando è un onorevole seppuku. Pura follia se si spera ancora di poter vincere la battaglia della next generation o, perlomeno, di non fare la fine del Sega Dreamcast.
Certe volte ho come l’impressione che quelli di SCEI vivano in una torre di vetro, posta su di una altissima montagna, in un continente aldilà delle nebbie, su di un altro pianeta, di una diversa dimensione, posta in una grotta. Una grotta buia.
C’è però da dire che la Sony è solo l’ultima esponente di una lunga tradizione di case produttrici di hardware e software del tutte sorde agli allarmi lanciati dal mondo esterno: l’Atari non seppe vedere in tempo la crisi che colpì il settore console a metà degli anni ‘80 e che rischiò di far fare al videogioco la stessa fine dell’hula-hoop. La Sinclair prima e la Commodore subito dopo, non seppero anticipare la fine dell’era degli home-computer e si trascinarono dietro molte software house europee dell’epoca. Persino il trionfale periodo della prima Playstation lasciò qualche cadavere sul campo, tutti vittima di una preoccupante miopia. Questa volta è il turno Nintendo, Microsoft e Sony. La grande N sembra essersi sapientemente tirata fuori dalla lotta, ritagliandosi uno spazio suo e non rischiando nulla in termini economico-produttivi (da vecchia volpe quale è). La Microsoft sembra aver intuito che sta arrivando una tempesta e, in qualche maniera, ha tirato fuori l’ombrello mentre la Sony... la Sony sembra la storiellina dell’uomo che ha imboccato l’autostrada in contromano:
Un automobilista accende la radio, in auto.
“ATTENZIONE, ATTENZIONE... UN PAZZO STA GUIDANDO CONTROMANO SULL’AUTOSTRADA”
Gracchia la radio.
“Uno?! A me sembrano mille!”
Dice l’uomo.