14.12.08

E' che c'hai la faccia troppo simpatica!


Ultimamente sembra che a Roma ci sia una festa di fumettisti ogni settimana.
Colpa di Facebook, che ha stretto i contatti e creato una specie di comunità in cui tutti si parlano, tutti si fanno i fatti degli altri, tutti si invitano reciprocamente a inaugurazioni, presentazioni, feste delle medie e quanto altro. Una specie di movida fumettara che, messa così, sembra una cosa detestabile ma che sta permettendo a un sacco di realtà diverse di incontrarsi e confrontarsi. Visto mai che ne esca qualcosa di buono?
Comunque sia, un paio di sere fa sono stato alla festa di fine anno organizzata dalla Scuola Romana dei Fumetti, a San Lorenzo.
C'era un sacco di gente, tra cui molte facce amiche e c'erano pure un sacco di persone che non avevo mai visto prima.
Tra queste, una signora ben tenuta sulla quarantina e quella che presumo fosse la sua bella figlia-nipote.

Io me ne sto fuori dal locale a fumarmi una sigaretta con Marxia, Werther e qualche altro e, dietro di noi a parlottare e a indicarmi, la signora e la ragazza.
A un certo punto la signora mi si rivolge:
"Tu. Vieni qui un attimo!
Mi guardo intorno, cercando di capire se ce l'ha proprio con me.
"Io?"
"Sì, sì... vieni qua!
Mi avvicino perplesso mentre la signora indica la ragazzetta che sembra imbarazzata ma sorridente.
"Senti... il suo coinquilino gli ha detto che sei un mito!"
"Eh?!"
"Lei pensa che tu abbia una faccia troppo simpatica e vorrebbe invitarti a pranzo. Ci vai a pranzo con lei a casa sua?

Sono perplesso e smarrito e cerco di capire.
A quel punto, sbucando da non so dove, arriva un tizio che non ho mai visto prima che mi molla una paccona amichevole sulla spalla e, rivolgendosi alla mamma/zia e alla ragazza esclama:
"Eccolo, lo avete trovato... lui è ALBERTO!
"Sarebbe Roberto..."
"E' lo stesso!"
"Veramente no."
"Che vi avevo detto? E' un grande!"

Siamo oltre il limite del surreale. La mamma/zia incalza.
"Allora, ci vai a pranzo da lei? Eddai...vacci! Eccheticosta!"
Guardo la ragazzina che è tutta un sorriso e pure caruccia. Nella mia mente balena la testa di presentarmi per pranzo a casa di questa emerita sconosciuta, con una bottiglia di vino sotto il braccio. Ciao, sono Alberto. Ti ricordi di me?
Intanto, alle mie spalle, sento gli occhi di Marxia che mi trapassano da parte a parte. La risposta sbagliata e l'ultima cosa che sentirò sarà il suono sordo di una pistola calibro '22 silenziata che la mia donna porta nella borsetta per casi come questi. Devo trovare una via d'uscita.
"G-grazie per l'invito... se volete tengo una lezione venerdì prossimo alla scuola..."
La signora è sempre sorridente ma si vede che non è proprio soddisfatta e continua a indicare la ragazzetta.
"E ci può venire anche lei? Perché HAI LA FACCIA TROPPO SIMPATICA e lei voleva proprio invitarti a pranzo, Roberto."
E finalmente interviene la ragazzina.
"Ha detto che non si chiama Roberto!"
E' troppo. Farfuglio qualcosa, sorrido imbarazzato, fingo che qualcuno mi abbia chiamato da dentro il locale e mi defilo.

Adesso... rimorchiare sulla base di quello che faccio e di quel minimo di fama da stronzo che mi sono guadagnato è una cosa che mi è capitata. Che una mamma/zia cerchi di farmi imboccare a casa di sua figlia/nipote, senza avere la più pallida idea di chi io sia, solo sulla base del fatto che ho "la faccia troppo simpatica", invece, non mi era mai successo prima.
Che poi, pure Ted Bundy aveva una faccia simpatica, eh?

Inutile dire che Werther, Leo e gli altri si sono ammazzati dalle risate.
Marxia di meno.