8.12.08

Slave to the grind

Un paio di giorni fa stavo leggendo un articolo che esaminava la nuova tendenza delle aziende nei confronti del consumatore.
Sostanzialmente, l'articolo puntava il dito contro il fatto che le aziende hanno cambiato del tutto atteggiamento nei confronti del cliente: il cliente non ha più sempre ragione ed è meglio un cliente nuovo che uno affezionato.
In parole poverissime, tutto si basa sul fatto che "il cliente affezionato" è un rompicoglioni perché crede che il fatto di essere, appunto, affezionato, gli dia il diritto di pretendere di più, di avere un trattamento di favore.
In più, il cliente affezionato è anche un cliente esperto che sa come usare gli strumenti a sua disposizione per inoltrare le sue lamentele, sa come aggirare le "barriere architettoniche" che le aziende costruiscono per non farsi rompere le palle e cerca di far valere i suoi diritti. E allora è meglio perdere un vecchio cliente e farsene due di nuovi.
Devo ammettere che la lettura dell'articolo mi ha piuttosto indignato, specie perché in questo periodo ho avuto parecchi problemi con i vari call center della Apple, di Fastweb e di Infostrada.
Però, poi ci ho ragionato provando a mettermi in una prospettiva diversa... e lo sapete una cosa? Le aziende non hanno mica tutti i torti.
Perché è vero che il cliente affezionato è quello che ti rompe le palle di più.

Basti vedere il caso di "Dylan Dog".
Un pubblico di persone che seguono il personaggio da dieci, venti anni, e che sono convinte di "sapere chi è Dylan Dog".
E se il tuo Dylan Dog non è "il loro", allora sei tu che hai sbagliato perché hai tradito le loro aspettative.
E poco importa se la storia sia buona o meno... il tradimento (nei confronti del lettore, non del personaggio) è un crimine inammissibile.

Nel suo piccolo, lo stesso vale per "John Doe".
JD è una testata che, pur non vantando un pubblico vastissimo, ha lettori fortemente appassionati e fidelizzati.
Questo significa che se scriviamo una storia che, ai loro occhi, tradisce quello che JD dovrebbe essere si lamentano.
Perché non è così che si fa... loro sono il pubblico fedele che ci ha dato tutto e noi dobbiamo rispettarlo perché, dal loro punto di vista, siamo in debito. E allora non ti rimane che schierarti dalla parte dei Kiss e dare al tuo pubblico sempre e solo quello che vuole... oppure fregartene, andare per la tua strada e prenderti i tuoi rischi.

E allora, vi assicuro, che tra parlare con un lettore "casuale", che giudica un numero di JD (o di Dylan, di Tex, di Dampyr, di Diabolik, di Topolino o di qualsiasi altra testata con un seguito costante) sulla base di quello che è e non di quello che, nella sua idea, dovrebbe essere... è una boccata di aria fresca.
Per carità, è vero che tutti noi dobbiamo tutto a quei lettori che ci hanno seguito e che ci seguono con passione... ma il fatto che, a un certo punto, una parte di questi lettori pensino di avere il diritto di dirci cosa dovremmo fare e come dovremmo farla, è a dir poco frustrante.

E' per quello che in questo periodo mi sta piacendo tanto leggere le critiche su "David Muprhy: 911" (sia quelle positive che quelle negative) mentre sto diventando leggermente insofferente a un certo tipo di commenti che mi arrivano su JD o di critiche che leggo su altre testate (magari neanche scritte da me).

20 commenti:

werther Dell'Edera ha detto...

ti stai cagando sotto ve?

Hellpesman ha detto...

per me JD è al suo apice! e 911 sta per abbattere le convenzioni del mercato edicola con il tuo nuovo approccio al lettore... per il resto ti consiglio di mettere su un call center e scegliere con cura le musiche di attesa :)

MarcoS. ha detto...

allora ammetto le mie colpe...non per jd di cui non ho nessuna idea lo leggo dal primo numero e basta...diversa invece è la mia visione per due prodotti bonelli Brendon e Dampyr, più il primo che il secondo di cui confesso di avere idee tutte mie sul personaggio

Planetary ha detto...

La filosofia del cliente che ha "sempre ragione" è morta da diversi anni, almeno in chi è un filo avanti nelle logiche del "marketing". Credo non si attui nemmeno più nei ristoranti :D
E' un pensiero vecchio, provinciale, roba da anni 60.
Il cliente, 7 volte su 10 è un coglione. Magari anche in buona fede, ma pur sempre un coglione.
E per coglione intendo uno che, come Homer Simpson, se potesse, inscenerebbe la guerra d'indipendenza con delle scimmie, o farebbe un film con una torta e un cane che guarda sospettoso.
La cosa assurda è che "i clienti ti pagano per il talento e l’esperienza, e nonostante questo capitano clienti che rifiutano consigli proprio dalla persona che pagano per darglieli".
E questo vale in tutti i campi.

RRobe ha detto...

Ma io rispetto le idee dei lettori... è che comincio a tollerare male quando i lettori pensano che le loro idee sul personaggio siano il dogma che gli autori devono rispettare.

Planetary ha detto...

In soldoni quando vogliono fare il tuo lavoro :)
Il che è anche umanamente comprensibile avere l'idea di come una cosa "dovrebbe essere", l'abbiamo avuta tutti, no?
Però se il lettore è il lettore e l'autore è l'autore un motivo ci sarà :)
Che poi si rischia di finire in quelle aberrazioni che sono i "focus group", cose a cui molti credono e altrettanti prendono schiaffi.

Bapho aka Davide Costa ha detto...

Non ho ben capito un punto: per te il "dogma" che sta dietro un personaggio è univoco o ce ne sono più di uno legato alla sensibilità del singolo autore?

Paola ha detto...

Io JD non l'ho mai letto, ma sono stata una delle prime lettrici di Dylan Dog, dopo anni ho smesso perchè stavo iniziando ad annoiarmi mentre lo leggevo, ma è anche comprensibile dopo tanti anni e non perchè gli autori non avessero più idee originali, o perchè avessero sconvolto Dylan Dog, ero io ad aver cambiato gusto.
Chi si lamenta con gli autori è solo poco rispettoso di una forma d'arte.
Un fumetto è come un quadro di Van Gogh, lo puoi amare o odiare, ma non puoi andare a dire all'autore che quel girasole non è nel suo stile.
E' il suo di stile e lo gestisce come vuole, altrimenti sarebbe solo un lavoro su commissione, renderebbe il tutto molto sterile, voglio augurarmi che non sia così.
Io ad esempio, non sopporto chi dice "Non sono più i Metallica di una volta!", sono loro, sono cambiati, come tutte le cose nella vita cambiano, mica possiamo restare neonati per sempre!
La stessa cosa succede in tutte le forme d'arte, fumetti, libri, musica, per carità ognuno poi ha la libertà di esprimere il proprio parere, ma io la penso così.

RRobe ha detto...

Per Bapho: mi lamento (termine relativo, comunque), con quei lettori che hanno il loro dogma che, per loro diventa preminente anche rispetto a quello degli autori. Lettori che si fanno un'idea, magari totalmente sballata, di quello che un certo fumetto "è"... e quando scoprono che non è così, si sentono traditi.
Oppure di quelli che non tollerano che gli autori cambiano (e hanno il diritto di cambiare) nel corso della loro attività.
"Non sono più quello di una volta!"
E meno male!

Lobo ha detto...

Certo è molto diverso applicare questo tuo discorso a fumetti come Dylan Dog (mille autori diversi, nessun principio di continuity ecc) con le cose con cui ti sei misurato tu in questi anni (da Jd a Murphy. Dai primi è difficile (e inutile) pretendere coerenza (anzi, e spesso, le storie di DYD più apprezzate sono state quelle più atipiche). Con JD, al contrario, proprio perchè fin dal primo numero c'è la pretesa di un progetto definito e coerente, mi sento di giustificare tutti gli appassionati che possono lamentarsi di cambiamenti o altro...

sraule ha detto...

Togliendo il fatto che ho sempre sostenuto pubblicamente che un personaggio come Dylan Dog potrebbe sopportare - e forse, anzi, a questo punto della sua vita editoriale sarebbe auspicabile - un grosso colpo di scena e un cambiamento di prospettiva di 180°...
No, dico, togliendo questo fatto, ti devi rassegnare: il personaggio è codificato e uno può lavorare solo entro determinati margini.
Ma il discorso DD, come quello della maggioranza dei seriali, è un discorso "anomalo".
Se lavori su un personaggio tuo o meno codificato è ovvio che il parere dei lettori ti può toccare più o meno a seconda della tua indole, ma di certo non condizionerà minimamente le tue scelte.
Primo, perché il lettore, in realtà, non ha l'expertise per giudicare il tuo lavoro dal punto di vista tecnico - tranne rare eccezioni. Tutto quello che può fare è dare un giudizio su "mi è piaciuto, non mi è piaciuto". E non è detto che sappia spiegartene i motivi, o che le sue spiegazioni siano convincenti.

sraule ha detto...

Immagino che ci fosse anche un "secondo", ma me ne sono dimenticata. Tanto, dai, tutto il discorso vale anche per i commentatori del blog, no?

Greg ha detto...

Silenzio e lavora.

Per prima cosa taglia i capelli a John che stava meglio prima

E ridagli in pianta stabile l'agenda e la katana!

:)


Questo per dirti che hai sicuramente ragione a sfogarti ma che, indipendentemente dalle strategie, le persone si comportano sempre allo stesso modo.
Cioè uno dice la sua, l'altro si lamenta, l'altro fa sìsì con la testa, l'altro è indifferente,
pensa che alcuni scrivono cazzate sui blog dei propri autori preferiti.

E non puoi farci nulla.

Per cui silenzio e lavora.

Luigi Siviero ha detto...

Pure tu hai parlato male di Quantum of Solace che tradisce il canone bondiano.
Non voglio metterla sul "chi è senza peccato scagli la prima pietra", ma semplicemente dire che quando si riprende in mano qualcosa di codificato è naturale pensare ai precedenti e confrontare.

RRobe ha detto...

E infatti hai ragione.
E infatti, da consumatore, io mi lamento per il trattamento della aziende.
Mica ho detto il contrario.

Filippo ha detto...

non trovo siano la stessa cosa, il consumatore/cliente preso ripetutamente per i fondelli (figura mitica, quasi tragica), e il fan rompiballe.
Se non mi piace più un tuo fumetto, smetto di comprarlo, se mi tagliano la linea del telefono e internet, e si rifiutano di darmi spiegazioni o una data precisa di riattivazione, in più bombardandomi di pubblicità, sono loro ad avere torto.

CREPASCOLO ha detto...

Lavoro da molti anni per una società di telecomunicazioni. Le informazioni trasmesse da
''clienti affezionati'' sono studiate con attenzione. E sono utili anche tangenzialmente. Ricordo, dopo dieci anni, un cliente che aveva una sua personale teoria sui catalizzatori aziendali - elementi cioè, che come in chimica, accelerano una reazione che avverrebbe, comunque, ma più lentamente. Questo signore, che aveva alcuni tratti dell'identikit proposto, individuava il catalizzatore presso l'azienda di servizi ( era cliente di tanti fornitori ) e lo raggiungeva ogni volta che lo reputava opportuno.

Fabrizio ha detto...

...Ma poi, tu non è che stai inventando escamotage per fottere i tuoi lettori. Il mio edicolante non mi ha mai detto - quando sbircio lo pagine di John Doe - che dopo un tot sono obbligato a comprare tutta la serie.
Non hai mai obbligato Giacomo Bevilacqua a selezionare il mio numero di telefono dall'elenco, facendomi chiamare alle ore più disparate per cercare di convincermi di non leggere più Batman, ma passare a Detective Dante.

Anche se potrebbe essere divertente! :D

Qui la differenza sta tra la deontologia professionale e l'ottusità nei confronti di nuove soluzioni creative.

Il fan nerd è sempre troppo infognato per entrare in dinamiche progettuali e comprenderle. Non ha oggettività nè lucidità.

Sei sicuro che i lettori affezionati siano TUTTI così?
Perchè a me sembra la solita minoranza ottusa.
Magari la maggioranza dei lettori affezionati semplicemente si gode la storia ed evita di fare baccano inutile...

Fab

Giorgio Salati ha detto...

Non hai idea di quanto succeda questo coi fumetti Disney...

neroinchiostro ha detto...

A ognuno il suo: tu scrivi e fa quel che ti riesce bene... a noi il compito di apprezzare (e quindi continuare ad acquistare) o non apprezzare più (e quindi di non comprare e fare ciaociao con la manina).

Nulla di grave quindi, è fisiologico ciò che scrivi. E condivido il fatto che un personaggio non "sia" ciò che decide il lettore (o vorrebbe, o crede, o spera), ma ciò che costruisce il suo autore. Eccheccazzo, a ognuno il suo!

Che poi a me quel JD piace ...