31.1.08

Il Duca c'è.



Il termine "vaporware" lo hanno praticamente coniato per lui.
Il videogioco più rimandato della storia (sono esattamente 10 anni che se ne parla) sembra essere finalmente pronto a fare la sua entrata in scena.
Il Duca sta per tornare.
Speriamo.

Se esce "Duke Nukem Forever"... allora mi tornano anche le speranze per "Chinese Democracy".

Mantova Comics & Games 2008


La fiera di "Mantova Comics & Games" è stata una delle fiere più piacievoli a cui ho partecipato l'anno scorso, piena di autori e di eventi grandi e piccoli ma pure rilassata e piacevole.
Non vedo l'ora di partecipare alla prossima edizione che mi vedrà coinvolto sia per l'attività di fumettista che per quella di maniaco di videogame.

Se volete saperne di più, QUESTO è il link alla pagina ufficiale con tutte le informazioni necessarie.

Un consiglio: guardate la foto di quel figo di Esad Ribic: in mezzo a tanti wannabe fighi in posa per la foto (io compreso), lui svetta come un eroe assoluto!

Writers Death Race


Piccolo aggiornamento.
Ci siamo quasi.
Paolo OTTOKIN sta lavorando al sito, i racconti sono quasi arrivati tutti (ne mancano ancora un paio e se siete quelli che dovete scriverli... sbrigatevi) e poi il tutto andrà online.
Sono piuttosto contento, sia per i nomi coinvolti (abbiamo racconti di Cajelli, Bartoli, Melissa Panarello, Medda, Bottero, Schiavone, Faraci, Ferrari, Raule, Rizzo, Beltramini e altri) sia per la qualità media generale.

Appena questa antologia web gratuita andrà online ve lo farò sapere!

p.s.
UNA COSA IMPORTANTE: se siete tra quelli che mi avete mandato un racconto, ho bisogno di una vostra biografia. Due righe con nome, cognome, e qualche dato professionale e personale!

29.1.08

Game Pro 9


In edicola.
Numero decisamente ricco.

Rec.


E finalmente ho visto "Rec." la pellicola di Jaume Balagueró (il regista di "Nameless") che tanto entusiasmo sta suscitando negli appassionati di horror duri e puri.
Sgomberiamo subito il campo: è un bel film... ma per me non è il gioiello che dicono.

Sostanzialmente, l'unica idea della pellicola è quella di mettere in scena una storia di zombi piuttosto consueta (un palazzo infestato dal morbo e messo sotto quarantena dalle forze dell'ordine) ma di vederla tutta dal punto di vista di un cameraman che segue una giornalista televisiva che in quel palazzo ci è finita quasi per caso, accompagnando un gruppo di pompieri in una nottata di lavoro.

Il film è claustrofobico, spaventoso, brutale e molto, molto angosciante... ma, a conti fatti, è pure il trionfo del "come" nei confronti del "cosa":
la trama di Rec. è banale, le situazioni mostrate e i colpi di scena sono quelli classici dei film horror a base di zombi, la conclusione è scontata negli eventi e ancor più scontata nella maniera in cui ci viene mostrata (sinceramente, è dai tempi de "Il Silenzio degli Innocenti" che la visuale in prima persona con filtro per la visione notturna non è più una novità per nessuno).
Il film però è nobilitato dal modo in cui tutta questa sequenza di luoghi comuni e banalità ci viene mostrata ma anche in questo "Rec." manca di originalità perché lo stesso tipo di approccio lo abbiamo visto già in "The Blair Witch Project" (e lo vedremo ancora in "Cloverfield").
Certo, rispetto a "BWP" questo "Rec." è girato meglio e con più mezzi e si prende la responsabilità di spiegare cosa sta succedendo e perché, cosa che invece "Blair Witch Project" si guardava bene dal fare (e non è detto che sia necessariamente un male), eppure, nonostante questo, una volta finito il film non si può non avere l'impressione di aver assistito a un mero eserizio di stile che nulla toglie e nulla aggiunge al canone zombesco e al genere horror in generale.
Perdonatemi ma, a questo punto, mi tengo stretto quel gioiellino di "Shaun of the dead".

28.1.08

De "Gli Inganni di Locke Lamora" e di altre stronzate...



Lo ammetto: mi vergogno di meno a girare con sotto il braccio un film porno che un libro fantasy.
E non che non ne abbia letti, sia chiaro.
La mia libreria ospita almeno una ventina di libri di David Gemmel (pace all'anima sua), i titoli imprescindibili di Tolkien, la quasi totalità dei romanzi di Howard (almeno quelli pubblicati in Italia), i primi due cicli della Dragonlance (sic!), la roba di Covenant l'Incredulo, qualche libro di Leiber, svariate antologie di racconti, il primo libro della saga di Shannara (forse il punto più basso mai raggiunto dal genere) e naturalmente, il ciclo del ghiaccio e del fuoco di Martin.
Resta il fatto che comunque, quando vado alla cassa di una libreria con un fantasy in mano... mi viene sempre voglia di dire che è un regalo per qualcuno e che io non leggo certa roba. Oppure di nasconderlo in mezzo a un romanzo della Santacroce e a uno di Willy Pasini.

Il perché deriva da due ragioni:
in primo luogo, gli autori fantasy sono gente impresentabile.
Si dice che i colleghi universatri di Tolkien lo sfottessero per la sua infatuazione per il fantastico... e facevano bene!
Voi non sfottereste un vecchietto che blatera di erba pipa e passa gran parte del suo tempo a copiare poemi nordici, scrivere brutte canzoni e a inventarsi di sana pianta una lingua immaginaria (grammatica e fonetica compresa)?
Aldilà degli esiti della sua opera, Tolkien era un cazzo di nerd di quelli che hanno nel cassetto "una saga fantasy di 5000 pagine"... con l'aggravante che era pure vecchio per quelle stronzate.
Vogliamo parlare di Howard, uno dei miei scrittori preferiti in senso assoluto?
Un texano grosso come un armadio che non ha mai visto un pelo di figa in vita sua e che viveva attaccato al capezzolo di una madre megera, sfogando le sue frustrazioni sessuali e il suo bisogno di potenza in quello che scriveva. Sfido io che si è suicidato a trent'anni.
Oppure parliamo degli scrittori moderni: avete mai incontrato di persona, o visto una foto, di George R. Martin?
Un maledetto grassone barbuto che ha speso la sua vita a frequentare convention fantasy e a stare seduto dietro al suo computer mangiando merendine. E lui è quasi un adone nell'ambito degli scrittori della sua categoria!
Prendete una qualsiasi foto di Bret Easton Ellis e confrontatela con una foto di Martin: Patrick Bateman farebbe il culo a tutta la famiglia Stark a occhi chiusi (e senza nemmeno la necessità di usare il suo fido trapano Black & Decker).
O vogliamo parlare di Jordan? Un poveraccio che ha letteralmente gettato la sua vita scrivendo una saga infinita ("Il Ciclo della Ruota del Tempo") composta da tomi di mille e passa pagine e che è riuscito a schiattare prima di finirla. L'apoteosi dello sfigato.

La seconda ragione che mi provoca imbarazzo quando mi capita di comprarmi un fantasy è che ho sempre il timore di venire scambiato per un lettore quella roba.
Dico, ma ce li avete presente i lettori appassionati di fantasy?
Mancano di qualsiasi senso di umorismo nei confronti della loro passione, sembrano essere intimamente convinti che "Il Signore degli Anelli" sia un testo sacro scritto all'alba dei tempi e non un romanzo d'evasione pubblicato per la prima volta negli anni '50 e, soprattutto, leggono solamente fantasy.
Se non ci fossero i trekkies e gli emo, i lettori hardcore di fantasy sarebbero una specie protetta.

Comunque sia, imbarazzo o meno, un libro fantasy ogni tanto capita di comprarlo anche a me.
E veniamo a "Gli Inganni di Locke Lamora" di Scott Lynch.
L'ho comprato per un semplice motivo: la copertina mi ha attirato, ne ho letto una ventina di pagine in libreria e mi ha preso da subito.
Scott Lynch è alla sua opera prima ed è pure giovane, ma la sua prosa è scorrevole, il suo linguaggio insolitamente duro e sboccato (per il genere di appartenenza, sia chiaro) e il libro, pur non essendo un capolavoro che vi cambierà la vita, ha un pregio notevole per un romanzo fantasy: è intelligente.
"Gli inganni di Locke Lamora" non è il solito sfogo di frustrazioni adolescenziali da parte di qualche imbrattafogli sfigato, non cerca di darsi un tono di pseudo-storicità e (grazie al cielo) e non è afflitto da pretese "auliche".
E' solamente un romanzo dannatamente buono, asciutto il giusto e nobilitato da una pletora di personaggi ben caratterizzati e molto affascinanti.

Insomma, se non vi vergognate di andare alla cassa con sotto braccio un romanzo fantasy, vale la pena di leggerlo.

QUI trovate un articolo più approfondito.


p.s.
Ho appena scoperto che "Gli Inganni di Locke Lamora" è il primo di una saga di sette romanzi.
M'hanno fregato ancora una volta.

26.1.08

John Doe 59


Sempre bello incontrare un vecchio amico...

[Anatomie Comparate] Tra inferno e paradiso

Era il 1977 quando Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo cambiarono il linguaggio del fumetto italiano seriale, creando Ken Parker. La loro rivoluzione passava attraverso lo scardinamento di certe convenzioni narrative dell’arte sequenziale, eliminando alcuni elementi tipici del linguaggio fumettistico e utilizzando soluzioni pescate da altri media, con un occhio di riguardo particolare per il cinema. Nel fumetto di Berardi e Milazzo venivano abolite le didascalie di tempo e luogo e la decodifica degli stacchi narrativi era affidata principalmente al montaggio e al buon senso del lettore (proprio come nel cinema), le vignette erano usate rigidamente come uno schermo autarchico su cui proiettare le immagini della vicenda piuttosto che come elemento modulare e arbitrario di tutta la tavola e il ritmo stesso della narrazione fumettistica si dilatava e contraeva seguendo ritmiche cinatografiche più che fumettistiche. In poche parole, Ken Parker era dell’ottimo cinema fatto fumetto.
Nel 1978, Will Eisner diede alle stampe A Contract With God, un libro a fumetti che oggi viene indicato come la prima graphic novel della storia. Rispetto a quanto fatto da Berardi e Milazzo, Eisner andò in direzione opposta e contraria. Il suo lavoro non solo non negò nessuno degli strumenti propri del fumetto ma si adoperò per fare in modo che la sua opera (e tutte quelle seguenti) usasse soluzioni grafiche e narrative che nessun altro media avrebbe potuto impiegare con altrettanta efficacia.
In Eisner ogni elemento della pagina ha una sua importanza e una sua funzionalità e riceve la giusta attenzione da parte dell’autore: le vignette si sfondano, spariscono, si moltiplicano e si distribuiscono sulla pagina servendo la storia in una maniera del tutto unica, peculiare e irripetibile, il lettering diventa parte del disegno stesso e così le didascalie, i baloon e i titoli delle storie. Il disegno (sempre meraviglioso) serve in primo luogo le emozioni e le esigenze narrative e solo in seconda istanza la rappresentazione del vero. Per farla breve, i fumetti di Eisner sono l’espressione matura di un media consapevole mentre quelli di Berardi e Milazzo sono solamente la sublime emulazione del linguaggio di un altro media.
Ma cosa c’entra tutto questo con il videogioco?
E veniamo finalmente a noi.
Avete presente le cut scene? Secondo voi a cosa servono? A mio modo di vedere sono una maniera, goffa e impacciata, di trasmettere informazioni sulla storia, rubando dal media cinema.
Quelli della Valve, che sono gente che di narrazione se ne intende e che non amano lasciare niente al caso, le hanno eliminate e il risultato è che pochi giochi al mondo sono più immersivi del primo Half Life. L’esperienza vissuta nel complesso di Black Mesa è qualcosa che, una volta completata, vi si pianterà nella testa e nel cuore e non sentirere mai il bisogno di vederla trasportata in altri media perché è perfetta così com’è.
Quante sono le software house che hanno capito questa cosa? Quante invece hanno solamente scimmiottato gli aspetti più superficiali del capolavoro di Gabe Newell per poi mancare il bersaglio grosso? La stessa Bungie, pur copiando molti aspetti narrativi di Half Life, ha frainteso questo punto ed è ricorsa a delle tediose e stranianti scenette d’intermezzo per raccontarci le vicende di Master Chief.
Mettiamo le cose in chiaro: ogni volta che vedete una cut scene, state osservando un bieco trucchetto acchiappagonzi con cui gli sviluppatori cercano di svicolare dalle loro responsabilità nei confronti del media videogioco. Il linguaggio del cinema NON è quello dei videogame e non deve esserlo! Il videogioco ha un suo proprio linguaggio dotato di caratteristiche uniche e peculiari e scimmiottare quanto fatto in altri ambiti della comunicazione, dell’intrattenimento e della cultura non è fargli un servizio ma semplicemente svilirlo.
La maturità di un media si misura sulla base dell’evoluzione del suo linguaggio. Quando un media è in grado di dare alla luce dei prodotti non derivati da altri media e che non sono riproducibili se non all’interno di quel media stesso, lo si può definire maturo. Non c’è modo di trasportare su carta la carrellata di una cinepresa, non c’è maniera di raccontare con le parole e in maniera soddisfacente la musica e, a conti fatti, non c’è un sistema per mettere in scena un fottuto reality show al di fuori del contesto televisivo. Un buon videogioco non deve sembrare un film perché se così fosse, vorrebbe dire che NON E’ UN VIDEOGIOCO!
Alcune categorie di fumettari (tra cui il sottoscritto, sia chiaro) e di sviluppatori di videogame sembrano soffrire di un prominente complesso di inferiorità verso medium più blasonati come il cinema e la letteratura e cercano di supplire alla cosa scimmiottandoli goffamente. Sarebbe bello se nel futuro ci fossero più sviluppatori (e anche più fumettisti) che non aspirassero a fare altro nella vita che fumetti e che fossero orgogliosi di fare quello che fanno. Io non voglio leggere un fumetto che sembra un romanzo o un videogioco che sembra un film. Voglio leggere buoni fumetti, giocare buoni videogiochi, leggere buoni romanzi e guardare bei film.
Sperare di vedere anche buona televisione mi sembra francamente troppo.

22.1.08

Bruno Concina vs. Il Ratto


Riporto da AF News la lettera aperta che Bruno Concina (autore storico di "Topolino") ha mandato alla Disney e alla stampa.
La questione ha una certa rilevanza e merita di essere segnalata.
Ognuno si faccia la sua opinione (io, sostanzialmente, penso che Concina abbia ragione da vendere ma penso pure che paghi anche lo scotto dell'attegiamento tipico degli autori disneyani che hanno affidato la loro intera carriera e vita nelle mani del topo).


La seconda lettera:
Venezia, 22 gennaio 2008

PREGO LA GENTILISSIMA FRANCESCA FAGIOLI DI VOLER CONSEGNARE COPIA DI QUESTA LETTERA AI DOTT. ALESSANDRO BELLONI - MAURO LEPORE - VALENTINA DE POLI - VERONICA DI LISIO - MARINA MIGLIAVACCA, DATO CHE LE E-MAIL LORO INDIRIZZATE MI TORNANO REGOLARMENTE INDIETRO PER "INDIRIZZO EMAIL ERRATO"

Carissimi,
credo di dovervi due righe di spiegazione sul perchè riceverete questa lettera e la seconda, scritta col "copia-incolla" dopo di questa.
Tutti sappiamo che "Topolino" sta attraversando una grave crisi di vendite, di immagine e di stile dei personaggi addetti a confezionarlo (non uso a caso il termine "confezionarlo").
Gli amici giornalisti ai quali questa è diretta per conoscenza mi hanno confermato di averne già avuto numerose notizie indirette da varie fonti.
Tengo a sottolineare con loro e con tutti gli altri ai quali indirizzo queste righe che NESSUNA NOTIZIA MI E' PERVENUTA DA FONTE INTERNA AL GIORNALE, MA UNICAMENTE DA FONTI ESTERNE BEN INFORMATE. MOTIVO PER IL QUALE NON VIENE INFRANTO ALCUN PATTO DI SEGRETEZZA (PERALTRO MAI SOTTOSCRITTO SU QUESTO SPECIFICO ARGOMENTO ED EVENTUALMENTE RIGUARDANTE SOLO NOTIZIE APPRESE ALL'INTERNO DEL GIORNALE) NE' MIO PERSONALE NE' DI ALCUN ALTRO, DATO CHE SI TRATTA DI DATI NORMALMENTE CONOSCIUTI E ALTRETTANTO "NORMALMENTE" TACIUTI.

Sembra esista una giacenza di Tavole disegnate da pubblicare (e nemmeno questo è un "segreto" interno alla redazione) che ha reso necessario ridurre drasticamente il lavoro assegnato ai collaboratori esterni. Che sono sempre stati molto più che "collaboratori esterni", ma la vera spina dorsale, la struttura portante del giornale. Siamo stati noi, cioè, a "fare grande" "Topolino", e sfido chiunque a dimostrare il contrario. Questo comporterebbe un minimo di lealtà da parte di chi è chiamato a confezionarlo. Un minimo di TEMPESTIVA informazione che è venuta completamente a mancare.

E' in corso una drastica riduzione del lavoro per i collaboratori esterni, molti dei quali, come me, si sono dedicati esclusivamente alla Disney e con i proventi (sordidamente tirchi) derivanti dal loro lavoro campano con le loro famiglie. Qualcuno, fiutato il vento infido, ha già trovato un secondo lavoro come CAMERIERE, altri emigrano con armi, bagagli e famiglia verso la Francia, altri ancora attendono o attendevano fedeli che la crisi si risolvesse, fedeli al loro posto: come avevo fatto io.

Poichè scrivo questa lettera a titolo personale, sarà bene dica due parole di presentazione su di me:

1) collaboratore da TRENTA ANNI E ALCUNI MESI delle riviste Disney
2) più di seicento storie scritte per le varie testate (sono forse settecento, ma voglio peccare per difetto)
3) inventore delle "storie a bivi", unica vera novità apparsa sul panorama del fumetto mondiale dalla sua prima uscita
4) inventore della serie "Macchina del tempo" (contemporaneamente ma del tutto autonomamente dall'altro inventore Giorgio Pezzin, una delle migliori penne della Disney, andatosene ormai da tempo, disgustato per il modo in cui veniva trattato)
5) inventore dei "DUCKIS", delle "MAGNIFICHE QUATTRO" e di altri personaggi ancora
6) traduttore di fumetti Disney dall'americano (periodo durato non meno di due anni)
7) conferimento della "COPERTINA D'ARGENTO" per la mia carriera di sceneggiatore disneyano (massima onorificenza che
attribuiva all'epoca la Disney), il secondo anno della creazione, subito dopo il conferimento della stessa al più grande sceneggiatore
disneyano mondiale Romano Scarpa.

Questo per fornire una breve panoramica delle mie attività presso la Disney.

Fedele alla Disney fino all'idiozia (mia), ho accettato di non avere alcun aumento di retribuzione (misera) negli ultimi cinque anni. Quello che contava era fare un lavoro ben fatto, al meglio delle mie possibilità, sia per amore dei personaggi sia per l'amore di questa azienda matrigna che non vi corrispondeva con altrettanta lealtà.

Una larga parte di noi ricorderà bene che, nella prima riunione che segnò il passaggio dalla gestione Mondadori all'assunzione in prima persona della Disney, l'allora Presidente Bertini (presente il Direttore Generale Virri) ci promise una PERCENTUALE SU OGNI SINGOLA RISTAMPA O TRADUZIONE ALL'ESTERO del lavoro da noi svolto. Esistono in vita almeno dieci persone in grado di testimoniarlo e, a richiesta precisa e netta dello scrivente sempre nel corso della stessa riunione, tale dato venne confermato.
Promessa che si rivelò poi del tutto infondata e che l'allora Presidente e Direttore Generale Umberto Virri negò, seccatissimo, fosse mai stata fatta, dandoci dei "bugiardi". Lascio a voi giudicare chi fosse "bugiardo".

Dopo lunghe lotte, ci venne concesso un miserabile 5% pagato a dicembre sulla quantità di lavoro svolto nel corso dell'anno. Un secondo contratto, due anni dopo, annullava anche questa concessione che sembrava quasi una carità.

Quando chiesi un aumento, dicendo che mi sarei accontentato anche di £ 3.000 "simboliche" a pagina, il responsabile dell'epoca (di cui, per discrezione, non dico il nome) mi disse che avrebbe considerato offensivo offrire "a una persona del mio valore" un tale ridicolo aumento. Evidentemente dimenticava che l'ultimo aumento era stato esattamente della stessa cifra.

Caricati di tutti i doveri: proporre e portare a termine un lavoro di ottima qualità...privati di qualsiasi diritto, se non quello di ricevere un piatto di ceramica a Natale.

Sollecitati a lavorare intensamente (basterà chiederne conferma al Direttore dell'epoca, di cui mi riservo su richiesta di fare il nome), stroncati nella produzione nei periodi di giacenze eccessive.

BENE! Comunque, il prodotto era ottimo...almeno fino a quando non ci si aggrappò ai computer, affermando ad esempio che "una storia simile era uscita negli anni '50". Si lavorava con passione e non solo per portare a casa la pagnotta...certo anche per quella. Ma più ancora per l'entusiasmo e un certo clima di simpatia che girava per la redazione.

Poi cominciarono ad apparire fatti sorprendenti.
Un mio soggetto venne approvato con DICIOTTO correzioni che lo snaturavano, svilivano, distruggevano...e che per motivi deontologici non volli fare. Lo stesso soggetto, parlandone tre mesi dopo con l'addetta alla supervisione, Dott.ssa Barbara Schwartz, passò SENZA ALCUNA CORREZIONE. Cioè, i DICIOTTO punti "fondamentali" corretti vennero tutti annullati e potei stendere la sceneggiatura come l'avevo prevista in origine.
Una storia natalizia di 36 (trentasei) pagine venne bocciata per UNA vignetta. Parlandone con la Direttrice Muci che non la ricordava, la storia la entusiasmò e ricordò di averla bocciata lei stessa PER QUELLA SINGOLA VIGNETTA. Le feci presente che una vignetta su trentasei pagine era meno di zero e che bastava cambiare quella. Approvò e la storia venne sceneggiata come l'avevo proposta, senza alcuna modifica a parte quella sciagurata vignetta.
Altri fatti? Critica di un soggetto dicendo che una cosa "era impossibile farla perchè il protocollo la impediva rigidamente". Rimandato il giornalista a una storia precedente in cui avveniva un fatto analogo ottenni come risposta...un costernato silenzio telefonico.
Ma i fatti si sprecano e per ricordarli tutti servirebbe un'enciclopedia.

E qui arriviamo al punto più divertente. Nell'assegnazione della quantità di storie realizzabili da gennaio a ottobre, vagliando la situazione dei singoli autori, a questa persona che scrive ("Copertina d'Argento", sei-settecento sceneggiature prodotte e TUTTE pubblicate meno quelle ancora giacenti), quante ne vennero assegnate? Dieci? Nove? Otto? Valutavo, data la crisi, un numero dalle cinque alle sei, anche avendo sentito altri numeri di storie assegnate a colleghi. Beh, mi fu comunicato che me ne venivano elargite DUE!

Una carità pelosa, come diciamo a Venezia, una deliberata provocazione o un insulto?

Si fosse trattato di attendere anche mesi senza lavorare, avrei potuto accettarlo. Essere trattato come l'ultima pezza da piedi, un povero vecchio cane tignoso, no.

Tuttavia possiedo un mio stile. Con la stessa gentilezza (stavo parlando con una persona educata e gentile, un amico imbarazzato per quanto mi stava dicendo e che era solo un portavoce) con cui le due storie mi venivano offerte, le rifiutai con la lettera che tra poco seguirà.

Perchè, allora, dopo il tono che spero troverete impeccabile della mia prima lettera, i toni aspri di questa? Perchè quei "signori", pronti a chiamarti quando avevano bisogno di te, non avvertirono neppure il dovere morale di una telefonata di ringraziamento per TRENTA anni di attività costante, fedele e di ottima qualità (e questo non me lo dico da me, ma lo affermarono loro nel conferimento di quella ormai famosa "Copertina d'Argento", ora sostituita da orribili topi verniciati di giallo).

I miei colleghi sceneggiatori sono sparsi per tutta Italia. Venezia, Roma, Napoli, Milano, Torino, La Spezia eccetera. Siamo una categoria disunita per necessità logistica, non certo per affiatamento e amicizia. Io dico loro: alcuni dei partecipanti a quella prima riunione ci hanno purtroppo lasciato per un mondo migliore (speriamo lo sia, almeno). Ma restiamo ancora in numero sufficiente (una quindicina) per poter testimoniare che alla prima riunione ci venne offerta una percentuale SU TUTTO IL VENDUTO IN RISTAMPA E SU TUTTE LE TRADUZIONI ALL'ESTERO. La testimonianza di ALMENO OTTO PERSONE E' VALIDA PER CONFERMARE UN CONTRATTO NON SCRITTO? E DICO OTTO PERSONE, PERCHE' SICURAMENTE QUALCUNO NON VORRA' METTERE IN PERICOLO IL SUO ORTICELLO O QUELL'OSSO CHE GLI VIENE ANCORA BENEVOLMENTE BUTTATO SOTTO IL TAVOLO E CHE SI PRECIPITA AD AZZANNARE. COSA DICE LA LEGGE IN PROPOSITO? VALE LA PAROLA DI OTTO-DIECI PERSONE CONTRO QUELLA DI DUE O FORSE DI UNA SOLA? UN CONTRATTO VERBALE, RIPETUTO E CONFERMATO SU RICHIESTA ESPLICITA DELLO SCRIVENTE, VALE QUANTO UN CONTRATTO SCRITTO O LE PAROLE SONO SOLO FLATUS VOCIS PRIVE DI SIGNIFICATO?

Odio le rivolte. Ma se mai ce ne fu una di sacrosanta, è questa. Venne mancato alla parola data, siamo stati adoperati come oggetti quando occorreva ed ora trattati con supponente degnazione...anzi NON trattati, dal momento che non siamo nemmeno degnati di una risposta.

Mi dice una fonte bene informata che la mia precedente lettera (che leggerete tra poco) non è stata l'unica. E che è in atto una "simpatica" e ipocrita congiura del silenzio. O dello struzzo: non vedo, quindi questo non esiste. Molto carino. Per questo, ingenuamente ma non troppo, ho indirizzato la prima lettera a quindici persone: pensavo che fosse difficile far sparire quindici lettere. Accipicchia, come sono ingenuo! Per questo, meno ingenuamente, ne informo adesso anche la stampa. Il "muro di gomma" è destinato a crollare, finalmente. Vediamo un po' se finalmente saremo giudicati degni di almeno un rigo di risposta o di una telefonata.

Una buona scusa? La direttrice di "Topolino", Valentina de Poli era a casa influenzata. Giustissimo e me ne dispiace. Tuttavia il giornale viene pubblicato ugualmente. Esistono altre figure che lo mandano avanti. Come mai NESSUNO di costoro ha sentito il bisogno di rispondere con una telefonata o una riga di email alla mia lettera?

Era una lettera gentile, che NIENTE chiedeva e non muoveva ALCUNA LAMENTELA. Vedere che nemmeno la cortesia, la gentilezza, l'umana comprensione contano minimamente, mi ha indotto a scrivere questa, che spero sia abbastanza dura per risvegliare qualcuno.

Ecco, comunque, copia della prima lettera da me indirizzata a QUINDICI persone della Disney. Dal Direttore Generale Publishing al Direttore Divisione Periodici, alla Direttrice (che purtroppo mi dicono influenzata e alla quale faccio i più sinceri auguri), al Vicedirettore, a due Caporedattori, a due Caposervizio e a giornalisti vari. O forse in Via Sandri c'era un'epidemia generale d'influenza da "gommite" (= muro di gomma)?


La prima lettera:
Venezia, 17 dicembre 2008

Cara Valentina,
ho parlato oggi con Stefano Petruccelli. Come sempre è stato gentilissimo: è una persona che stimo molto, oltre che per la sua educazione e intelligenza, anche per la sua serietà professionale.

Stefano mi ha detto che, da oggi a tutto ottobre, mi sono state assegnate due storie. Sinceramente, mi sono messo a ridere al telefono.

Capisco chiaramente che ormai a "Topolino" si nutre poca stima di me. Un grande disegnatore Disney (non faccio il nome per correttezza) ha detto una volta parlando di un altro grandissimo disegnatore (Romano Scarpa): "Non si può restare maestri per tutta la vita".
Parole sante.
Ti prego di credermi, quando ti dico che ti scrivo con l'affetto e la sincerità di sempre. Io ti voglio bene fin da quando eri quasi una bambina in segreteria e ti hanno rubato la borsetta in Sardegna, ricordi? Ci siamo stretti tutti attorno a te, solidali, ed Elisa è andata a comprarti una borsa nuova.
NO, non ti preoccupare, puoi leggere serenamente, in questa lettera non ti chiedo niente: anzi, regalo.
Vedi, cara Valentina, io sono un guerriero e sono abituato a battermi con le armi che mi trovo in mano. Fossi un giocatore di carte (non lo sono, per fortuna), giocherei con quelle che mi danno e seguendo le regole del gioco. Se le regole non mi andassero, mica pretenderei di cambiarle a mio favore: mi alzerei dal tavolo e me ne andrei, semplicemente.
Quindi non nutro assolutamente nessun rancore (che sarebbe ridicolo), ma solo sincera amicizia e comprensione per te e il tuo difficile ruolo.

Io, alla Disney, sono stato per un lungo periodo una Superstar (lasciamo perdere, per una volta, la falsa modestia). Non ti faccio un elenco del premio, delle mie invenzioni, dei personaggi nuovi, di storie che appaiono sulle antologie scolastiche...di tutto.

Però, buttare un osso guasto a un cane che attende mendicando sotto il tavolo di un banchetto, con due pezzetti di nervo attaccati... beh, non è il mio ruolo e nel mio carattere.

Forse avrete pensato: "Questo poveraccio ha lavorato per trent'anni e mezzo per noi, diamogli una caramella!". O forse, più sottilmente: "Quando vede l'offerta offensiva che gli facciamo, se ne va per conto proprio!". O forse, a calcoli fatti, restavano solamente due storie per me?

Comunque, mi dispiace, ma non posso accettare. Sai, siamo lontani da Milano (252 km per l'esattezza) ma tra noi le notizie corrono e so quante storie sono state assegnate ad alcuni miei colleghi. Indubbiamente varranno più di me.
Ma non era forse più dignitoso da parte vostra (scusami, non vi sto giudicando, esprimo solo una considerazione) dirmi che non servo più, come avete fatto con Lino Gorlero?

Vedi, cara Valentina, io sono povero: ho due paia di scarpe, due jeans (uno estivo e uno invernale, ma pulitissimi, li lavo molto spesso) e un paio di vestiti che non mi vanno più bene perchè sono ingrassato. Però mi chiamo Bruno Concina. E nessun Concina, almeno fino ad oggi, ha mai chiesto o accettato la carità. Forse io sarò il primo. C'è sempre una prima volta.

Non mi sembra il caso che io venga da te a Milano a supplicare, a mostrarti le bollette del gas, ad avere malori (come capitò qualche anno fa a un mio collega). Cosa potremmo dirci su questi punti? Certo, avrei piacere di vederti e salutarti di persona...ma il biglietto per Milano costa ormai più di quanto io possa permettermi di spendere. Smetterò di fumare, non comprerò più quotidiani, insomma spero che in qualche modo un panino e due fettine di mortadella non mi mancheranno.

Con la stessa gentilezza con cui Stefano mi ha offerto le due storie, le rimetto nelle tue mani. Penso che i miei ex colleghi saranno felici di avere un po' di lavoro in più.

Non è che mi si offrano molte alternative al lavoro con voi, lo sai bene. Ma non posso, per decoro personale, accettare un'offerta simile.
E adesso che la parte commerciale è terminata, posso finalmente dirti che ti voglio bene. Tuo Bruno.


Il commento finale:

Ritengo fosse una lettera cortese e, più che cortese, addirittura gentile per una persona che si vede presa per i fondelli e che, DOPO TRENT'ANNI di attività si vede frustrata, umiliata, presa in giro da un'offerta inaccettabile da qualsiasi punto di vista. Era talmente compromettente darle una risposta? Era così pericoloso, tanto da far temere di rischiare la scrivania? O si aspettava il ritorno della direttrice (mi dicono influenzata) per sollevare il telefono e chiamarmi? Ho TRE telefoni: casa, studio, cellulare. Sono reperibile in qualsiasi ora del giorno e della notte. Non si chiedeva nulla di più di un gesto cortese, davanti a un rifiuto necessariamente indispensabile per non abbassarmi al rango di chi mi faceva una simile proposta che oserei definire "oscena".

Ed è tutto. Stavolta non aspetto risposte: non mi interessano. Tuttavia ritengo che sia indispensabile che noi, sceneggiatori e disegnatori, tutti uniti, ci coalizziamo in un unico gruppo per ottenere quanto ci spetta di diritto per promessa formale. Le famose percentuali su ristampe e traduzioni, prima affermate solennemente e poi negate con un motto di stizza, sufficienza, arroganza dal Presidente e Direttore Generale Dott. Umberto Virri.

Cordiali saluti.

E, a differenza di altre persone, dato che non possiedo scrivanie dalle quali temo mi si si voglia staccare a forza, mi firmo

Bruno Concina

Come tanti piccoli Salinger.



Spesso ci si interroga sul perché gli altri media dedichino così poca attenzione al fumetto.
In fondo, il mercato del fumetto fa più soldi di quello discografico (specie di questi tempi) e se la batte alla pari con quello librario... eppure ogni periodico ha una sua rubrica per parlare di musica e romanzi mentre è cosa piuttosto rara trovare una rubrica dedicata ai fumetti.

Le ragioni di questa situazione sono tante: si va dal buon vecchio pregiudizio che "i fumetti son roba per bambini", al fatto che non si è mai creata una critica accademica intorno al fumetto, per non parlare del fatto che il primo editore italiano non ha mai avuto la necessità di andare a fare la corte a quotidiani e riviste perché non ha mai avuto bisogno di loro per vendere i suoi fumetti e via dicendo.

Ma c'è anche un altro aspetto che raramente viene valutato:
l'indole degli autori di fumetti.
Il fumettista italiano (affermato) sta bene a casa sua a fare il suo lavoro e meno gli rompono e più è contento.
L'idea di promozionare il suo lavoro gli è aliena in qualsiasi forma tranne che in quelle delegate all'editore.
Il fumettista italiano, specie quello arrivato, evita come la peste il contatto diretto con il pubblico (anche quello internet), sfugge alle occasioni pubbliche (arrivando a disertare anche le fiere di fumetto) e sembra allergico a qualsiasi ribalta.

Negli ultimi vent'anni il nostro settore ha prodotto un numero infinito di personaggi di carta ma non è riuscito a proporre neanche una personalità in carne e ossa, qualcuno con cui il pubblico e i media potessero rapportarsi direttamente, seguire fedelmente, contestare o lodare apertamente e da cui ricevere un qualche feedback in cambio.
Negli anni passati di figure del genere ce ne sono state (penso ad un Pazienza, per esempio) e hanno fatto bene alla percezione che il "mondo fuori" aveva del fumetto.
Un tempo Frigidaire o Cannibale o Il Male erano riviste in mano a gente di ogni estrazione sociale e culturale (vabbè... magari in mano ai fascisti non ci finivano) e il fatto che fossero testate "a fumetti" non le discriminava culturalmente perché chi le faceva erano persone in carne e ossa che non ci mettevano solo la loro professionalità ma anche la loro faccia e le loro idee.

Oggi non è più così.
Oggi, come tanti Salinger Wannabe, andiamo avanti chiusi nelle nostre casette a fare le nostre robe.
Un esercito di homeboy autistici e sordi al mondo esterno che stanno bene nel buio della loro cameretta e che non ci pensano nemmeno un secondo a mettersi in discussione.
Figurarsi a farcisi mettere da qualcun altro.

21.1.08

Nerdcore!



Paolo (Ottokin) mi manda questa e mi dice che se la guarda gli vengo in mente io.
Un po' ha ragione.

19.1.08

Furbetti all'americana... Cloverfield vs. The Host


Premesso che io ritengo J.J. Abrams un grosso cialtrone... penso pure che sia un cialtrone simpatico.
Detto questo... a me certe operazioni fatte un poco di nascosto fanno girare le palle.

E così, mentre tutto il mondo si eccita per "Cloverfield" (che in effetti promette bene), io rimango perplesso per la tremenda somiglianza che questa pellicola sembra avere con "The Host" ("Gwoemul"), delirante film coreano con mostro gigante uscito nel 2006.

Non ci credete? Guardate qua:



A naso, sembra essersi ripetuta la situazione di "City on Fire"-"Reservoir Dog", dove Tarantino ha fatto un remake non dichiarato del film di Hong Kong e lo ha ammesso solo dopo che qualche critico illuminato gli ha fatto tana.

Vedremo.
Intanto vi consiglio la visione di "The Host" che è davvero un film bizzarro e geniale.

18.1.08

Sasha Forever


Con qualche giorno di ritardo vi segnalo che la beniamina di questo blog, la straordinaria Sasha Grey, si è portata a casa il premio di "Best Female Performer of the Year" e di "Best Oral Sex Scene of the Year" (per il film "Babysitter") ai prestigiosi AVN Awards del 2008.
Complimenti vivissimi alla pupilla di Belladonna che quest'anno sembra davvero inarrestabile.

Visto che ci siamo, segnalo l'incredibile scena che la vede protagonista all'inizio del film "Anal Acrobats". Un vero delirio per estetica, messa in scena e gusto.

LMS


Ieri mi sono stufato.
E' arrivato il risultato delle analisi (buone ma non così buone) e, oltretutto, mi sono sentito di nuovo male.
E così ho deciso di averne davvero i coglioni pieni di stare come sto.
Non sono uno che si lamenta facile: sono un malato professionista, quando mi chiedono "come stai?" io faccio un sorriso ironico e vado in automatico con la risposta "ho visto giornate peggiori". Lo dico perché è vero ma questo non cambia il fatto che non stia bene e che mi sono rotto di svegliarmi sempre dolorante, di avere un colorito che passa dal bianco cadaverico al giallo al verdognolo, di dover gestire le mie energie e dover risparmiare il fiato per quando mi servirà davvero, di stare a casa invece che andarmene in giro, di non poter prendere la moto, di non poter spaccarmi la testa a kendo... ma soprattutto, mi sono stancato di non poter godere appieno della felicità che ho a portata di mano.
Da tre anni a questa parte è un continuo: non c'è tregua. Una emergenza dietro l'altra, una serie infinita di cadute da cui è sempre più difficile rimettersi in piedi. Prima, almeno, avevo dei momenti di tregua (certe volte anche lunghi), adesso invece ogni giorno è una battaglia e sono stanco, logoro e stufo.
E allora mi sono messo a pensare a quelli che stanno bene e non se lo meritano, a quelli che neanche si rendono conto della fortuna che hanno e passano la loro sanissima vita a angosciarsi per mille cazzate, a quelli che hanno la possibilità di fare tutto e invece non fanno un cazzo. E li ho odiati e invidiati da morire.

Poi questa mattina mi sono svegliato e c'era il sole.
La mia donna bellissima era già al computer a scrivere come una matta, il mio cane mi leccava la faccia e i miei gatti giravano per casa facendo cose gattose.
Le vene delle gambe oggi mi fanno meno male di ieri (non lo perché mi fanno male, è una roba nuova), il mio colorito è meno peggio del solito e il dolore fisso al fianco derivato dalle protesi e da chissàchecazzo è un pelo meno acuto di quanto non è stato durante tutta la settimana. E non sono più incazzato.
Le cose non vanno bene ma posso ancora tirare avanti.
Alla faccia di tutti i sani di questo mondo.
Potrete pure avere qualcosa che io non ho e che desidero... ma la maggior parte di voi non sa manco da dove iniziare a godersela.


Cominciai a sognare anch'io insieme a loro
poi l'anima d'improvviso prese il volto.

Da ragazzo spiare i ragazzi giocare
al ritmo balordo del tuo cuore malato
e ti viene la voglia di uscire e provare
che cosa ti manca per correre al prato,
e ti tieni la voglia, e rimani a pensare
come diavolo fanno a riprendere fiato.

Da uomo avvertire il tempo sprecato
a farti narrare la vita dagli occhi
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti,
e mai poter bere alla coppa d'un fiato
ma a piccoli sorsi interrotti.

Eppure un sorriso io l'ho regalato
e ancora ritorna in ogni sua estate
quando io la guidai o fui forse guidato
a contarle i capelli con le mani sudate.

Non credo che chiesi promesse al suo sguardo,
non mi sembra che scelsi il silenzio o la voce,
quando il cuore stordì e ora no, non ricordo
se fu troppo sgomento o troppo felice,
e il cuore impazzì e ora no, non ricordo,
da quale orizzonte sfumasse la luce.

E fra lo spettacolo dolce dell'erba
fra lunghe carezze finite sul volto,
quelle sue cosce color madreperla
rimasero forse un fiore non colto.

Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.

E l'anima d'improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro
no non si riesce di sognare con loro.

17.1.08

Scrivere Dylan


Ogni volta che mi confronto con un personaggio non creato da me, mi viene da pormi un sacco di domande.
Con Diabolik è stato "relativamente" semplice: il personaggio è fortemente codificato e le sue creatrici, per quanto ormai lontane, hanno lasciato una traccia facilissima da seguire: Diabolik ha le sue regole e non puoi infrangerle. Puoi girarci intorno, tentare di limarle o adattarle ai tempi... ma le regole sono quelle e o ti stanno bene o te ne vai.

Con Dylan è diverso.
Perché sì, è vero, anche Dylan è fortemente codificato... ma allo stesso tempo non lo è per niente.
Mi spiego meglio: Sclavi ha fatto un lavoro egregio del definire il personaggio, il suo universo e le sue meccaniche. Per molti versi, le storie di Dylan sono codificate al pari di quelle di James Bond e per scriverlo basterebbe adattarsi al canone e sfornare storie tutte strutturalmente uguali, tutte funzionanti e tutte godibili.
Eppure, del tradire queste regole Sclavi ne ha fatto a sua volta una regola (perdonate il gioco di parole) e le sue migliori storie dell'indagatore dell'incubo sono quelle che sovvertono il canone e portano il lettore in territori inesplorati.
Questi sovvertimenti funzionano proprio perché esiste un canone da tradire.
Ovvio che questo genere di operazioni viene facile se sei Sclavi... ma se non lo sei, il discorso cambia e di parecchio.

La prima tentazione che si ha quando si scrive Dylan è quella di fare "la storia speciale".
Che poi è la stessa tentazione che devono avere gli scrittori che si confrontano con Daredevil (quanti eventi "epocali" nella vita di Matt Murdock abbiamo dovuto leggere da Miller in poi?).

A mio modo di vedere, questo tipo di approccio è un grosso errore.
In primo luogo perché Dylan non è un personaggio facile: ha una sua sensibilità specifica e quando gli metti in bocca parole non sue si nota subito. La "storia speciale" che hai in testa deve funzionare nel contesto dell'indagatore dell'incubo e non il contrario. Sei tu che devi piegarti all'universo dylaniato e non Dylan che deve venire incontro alle tue necessità. Altrimenti non stai scrivendo una storia di Dylan Dog ma di qualcuno che gli somiglia, un impostore senz'anima che si atteggia a old boy.

Il secondo problema è che con Dylan non puoi barare: se vuoi che lui ti dia qualcosa, devi essere disposto a mettere in gioco qualcosa di tuo sul piano personale. E magari a lasciarla sul piatto.
In sostanza, se non sei pronto a vendere un pezzettino di te stesso per quella tua "storia speciale", allora tanto vale che lasci perdere e che ti dedichi ha una buona storia senza troppe pretese.
Se bari sul piano sui sentimenti, con Dylan Dog si vedrà e la storia che hai scritto risulterà come una accozzaglia di stilemi sclaviani e retorica del buonismo, quasi una parodia del Dylan originale.
Dylan è un dei pochi personaggi che ti chiede di soffrire sul serio per poter scrivere qualcosa che vada un pelo oltre il semplice intrattenimento e questo è il bello (e il brutto) di lavorare con questo personaggio.
Bisogna scavare per trovare qualcosa di personale che si adatti a lui e poi essere disposti a darla in pasto alla macchina della storia.

Dylan Dog è un genere di eroe senza precedenti e senza emuli, il figlio prediletto di un autore con una voce fortissima che lo ha scritto come se non ci fosse un domani.
Lavorare con Dylan è croce e una delizia.
Il problema è esserne all'altezza.

p.s.
ho quasi finito la storia per Massimo Carnevale: è stata un vero parto. Ora rileggo, riscrivo, butto, taglio, correggo e appena trovo il coraggio la mando a Mauro.

16.1.08

Stay Hungry


Tre giorni fa è stato il mio compleanno.
34 anni.
Un risultato non disprezzabile, date le premesse.
Vista l'occasione, ho colto la palla al balzo per fare qualche buon proposito per il futuro e decidere i pro e i contro della mia vita fino a adesso:

pro
- Sentimenti.
Ho avuto qualche bella bastonata (qualcuna ne ho pure data, purtroppo), ho preso un abbaglio della madonna e per qualche anno sono stato vigliacco in quella che i romantici amano definire come ricerca della felicità... però ho sempre cercato di credere. Credere nelle mie storie, credere nei sentimenti, credere che due possano essere uno... e per me questo conta parecchio. Potrò pure aver fatto la figura dello scemo o del superficiale alle volte, ma chissenefrega.
Oggi sono scemo e innamorato davvero. E nonostante voi cinici direte che non è questa gran cosa... per me lo è.

- Lavoro
Poco da dire. Sono contento. Ho mandato un sacco di testate mie in edicola, scrivo praticamente a ogni livello in ambito italiano e mi sto ancora divertendo. Quello che conta adesso è rimanere affamato ma il mio ego non mi permetterebbe mai di non esserlo. Nel futuro devo scrivere bene Dylan, portare in porto come dio comanda John Doe, varare con il botto 911 e altre due cosette. Poi ci sono i libri quelli veri e senza i disegnini ed è una bella sfida che si sta facendo sempre più vasta e complicata.
Devo scrivere di più e meglio.

- Amici
Nota abbastanza dolente.
Per me l'unica cosa che conta è l'onestà e quella latita da più parti.
Pazienza.
Ho deciso di tagliare i rami secchi, di non cercare chi non mi cerca e di schiacciare le serpi. Non mi farò il sangue amaro se invece di 20 amici ne ho 10 o 5 o 2. Mi basta che siano amici sul serio.

- Famiglia
Vabbè... anche quest'anno ci ho riprovato con mio padre e il risultato è stato più o meno lo stesso. Sarà per la prossima volta.
Per il resto c'è Adele e lei è sempre lei.

- Salute
Sono in piedi. Yuppie.

- Halo 3
Lo sto trascurando. Devo rimettermi a giocare con maggiore intensità.


Non un bilancio così negativo, tutto sommato.
Certo... se poi penso che Spielberg ha girato "Lo Squalo" a 29 anni e che Orson Welles ha girato "Quarto Potere" a 26, un poco mi deprimo.
Del resto Robert Howard si è ammazzato a 30 e io, rispetto a lui, sto una crema.

Un paio di video a tema per l'occasione, va...

Fermiamo questo massacro!


Pescato dal blog di Luca Maresca (bravo disegnatore con cui spero di collaborare in futuro).
Semplicemente geniale.

Bologna e l'inquisitore.

La gita a Bologna è stata sorprendentemente piacevole.
In primo luogo perché Valerio Evangelisti si è rivelato una persona gentilissima, molto disponibile e -soprattutto- un grande amante di serie televisive americane e di Stephen King (e sappiatelo, queste son cose che uniscono).
In secondo luogo perché i ragazzi dell'associazione Hamelin ci hanno trattato benissimo e fanno un ottimo lavoro e perché la cineteca di Bologna e la sua biblioteca sono un posto fighissimo di quelli che rimpiango di non avere a Roma.
E infine, perché a Bologna ho alcuni amici che non mi capita mai di vedere per più di dieci minuti a qualche fiera e questa volta, invece, ho avuto modo di starci insieme, andarci a cena e dire un sacco di cazzate.

L'incontro mi sembra che sia andato piuttosto bene: c'erano una quarantina di persone e non mi pare di aver detto troppe stronzate a proposito di western e contaminazioni, si è firmato qualche libro e si è promosso "Ucciderò ANCORA Billy The Kid".

Insomma... ce ne fossero di più di occasioni del genere.
Adesso scusate ma devo uscire a comprare il MacBook Air.

15.1.08

C'è qualcosa nell'aria...


Sono tornato a Roma da Bologna (dopo vi racconto) giusto in tempo per il keynote della Apple che sta andando in scena adesso. Noi maniaci seguiamo la telecronaca in diretta, come da tradizione.
Più tardi commenti e sbavamenti vari sulle novità da Cupertino.

Primo aggiornamento (18:45):
- Per ora hanno presentato una specie di Airport con integrato un HD pensato per configurarsi con Time Machine. Sembra carino e piuttosto utile. Nulla per cui strapparsi i capelli, sia chiaro. Nome dell'aggeggio, "Time Capsule".

- Hanno aggiornato l'Iphone con un sacco di nuove funzioni gratuite... e hanno aggiornato (finalmente) pure l'IPod Touch, ma l'aggiornamento -in questa caso- costa 20 dollari. Ma ci prendono per il culo? 'Fanculo Steve Jobs, il touch me lo cracko da solo e con il cazzo che ti lascio 20 dollari per una cosa che agli altri regali.

- Ora Itunes permette il noleggio di film. Li vedi in streaming e per meno di 3 dollari li affitti per 30 giorni.
Buona cosa. In Italia la vedremo il giorno del mai (Jobs promette entro l'anno, ci credo quando lo vedo).

- Potenziamento di quel bel giocattolo (inutile per l'Italia) di Apple Tv. Ci interessa? Potrebbe... peccato che gli Itunes Stores italiani non vendano prodotti che poi si possano fruire sulla Apple TV.


Secondo aggiornamento (19:00)
- continuano le minchiatelle di Apple Tv. Tutta roba che. in linea teorica, è una fighetteria interessante... ma Steve Jobs dovrebbe tagliare corto e arrivare alla ciccia.

- nei film su Blue Ray di prossima produzione verrà inserita una "versione Ipod", scaricabile sul proprio Ipod attraverso Itunes a costo zero. Questa non è per niente male.

- Ok, ci siamo, adesso presenta l'hardware nuovo...


Terzo aggiornamento (19:10)
- Mac Book Air.
Mio.

E' il portatile più bello del mondo.
Tra poco posto le foto e le specifiche.
E' una roba incredibile.

Questo è il macbook air: da 1,9 centimetri a 0.4 centimetri (massimo e minimo spessore). Pesa 1.3 kg.
Schermo da 13,3 pollici con LED backlight display. Camera iSight e tastiera completa.
Trackpad molto grande con multitouch dentro. Si possono spostare finestre, scorrere, ruotare e zoomare le cose come sull'iPhone e l'IPod Touch.
Il disco è di quelli da 1,8 inch degli ipod; dischi normali con capacità da 80GB e opzione
da 64 GB solid state.
Intel core 2 duo. 1,6 GHZ standard, ma si può arrivare a 1.8.
Macsafe con un adattatore più piccolo.
Porta con audio, Usb 2 e Micro DVI.
WiFI 802.11N con Bluetooth 2,1 + EDR.
Manca il disco ottico. Se serve c'è quello esterno via USb e alimentato direttamente che costa 99 dollari.
C'è una nuova funzione "Remote DIsc" che permette di collegarsi a un disco remoto (disco ottico) contenuto all'interno di un lettore DVd-CD di un Mac o Pc. Praticamente il Mac può "prendere a prestito" il lettore ottico di un altro Mac.
La batteria dura 5 ore

Il prezzo è civile (per il genere di macchina):
1799 dollari.

Cliccate QUI per vederlo.
E' incredibile.
Sono esaltato.
Atti onanistici davanti al monitor.

Il prezzo italiano parte da 1699 euro.
MIO, MIO, MIO, MIO, MIO, MIO, MIO, MIO, MIO, MIO!

12.1.08

Incontro a Bologna, lunedì 14 gennaio.



Da dicembre a febbraio la Cineteca di Bologna in collaborazione con Hamelin Associazione Culturale presenta una serie di incontri sul fumetto dedicati allo spaghetti western con Gianfranco Manfredi, Claudio Gallo, Valerio Evangelisti, Roberto Recchioni, Werther dell’Edera, Renato Queirolo, Andrea Venturi e Lucio Filippucci.

Durante il periodo di esposizione della mostra dedicata al fotografo Angelo Novi e al suo lavoro sui set dei film western italiani la Cineteca di Bologna propone alcuni incontri dedicati al fumetto curati da Hamelin Associazione Culturale. Si prosegue in questo modo una collaborazione che, avviata con la prima edizione di Bilbolbul. Festival internazionale di fumetto, sarà ulteriormente confermata con la partecipazione ancora più attiva della Cineteca in occasione della seconda edizione del festival prevista per il marzo 2008.
Inserire degli incontri sul fumetto all’interno di un’iniziativa dedicata allo “Spaghetti western” ci sembra importante perché anche la storia del fumetto italiano da sempre ha avuto il western come scenario privilegiato, dando vita a personaggi che si sono imposti nel nostro immaginario. E’ il Kit Carson di Rino Albertarelli ad inaugurare nel 1937 la tradizione degli eroi della frontiera creati in Italia che ben presto porta alla nascita del Tex di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini, di personaggi come Pecos Bill, Il Piccolo sceriffo, il Grande Blek, fino al Ken Parker di Berardi e Milazzo e a serie recenti con il Magico Vento ideato da Gianfranco Manfredi.
Quella del West all’italiana è quindi una tradizione narrativa che non riguarda solo i nostri schermi cinematografici, e ha le sue radici nella letteratura per ragazzi e popolare a partire dal ciclo western scritto da Emilio Salgari.
Gli incontri proposti che si terranno in SALA CERVI presso la Cineteca di Bologna in via Riva di Reno 72 intendono, attraverso una serie di ospiti, tra sceneggiatori, disegnatori e esperti nel settore, indagare le motivazioni profonde e alcune tappe del western italiano a fumetti.

Lunedì 14 Gennaio 2008, ore 18.30
Sala Cervi via Riva Reno 72, Bologna
OLTRE IL WESTERN: LA CONTAMINAZIONE CON ALTRI GENERI.
Incontro con ROBERTO RECCHIONI, WERTHER DELL’EDERA,
VALERIO EVANGELISTI
A partire dalla presentazione del volume a fumetti Ucciderò ancora Billy the Kid, una conversazione sui modi con cui il western si è contaminato con gli altri generi: (dall’horror alla parodia, dalla commedia all’erotismo), imponendosi nell’immaginario come uno scenario capace di essere da una parte sempre riconoscibile, dall’altra estremamente duttile a continue reinvenzioni.

[RECE] Io Sono Leggenda


Mi ci aveva quasi fatto credere.
Per un buon 70% della pellicola, il film di Francis Lawrence (già regista di "Constantine") è sorprendentemente non malvagio.
Bella la messa in scena, angosciante l'atmosfera, bravo Will Smith, non troppo tradito lo spirito del capolavoro di Matheson da cui il film è tratto.
Poi, nel restante 30%, viene buttato via tutto.
Regia, sceneggiatori e produzione decidono di accanirsi sul romanzo di Matheson e di violentarlo, travisandone il senso (rendendo il titolo del film assolutamente ingiustificato) e perdendo, oltretutto, anche le coordinate basilari di un onesto film di intrattenimento. In poche parole, un finale talmente brutto, raffazzonato, senza senso e privo di qualsiasi mordente da trasformare tutto il film in una operazione fallimentare da dimenticare quanto prima.
Se potete, evitatelo.
Se proprio non potete, andatevene via dalla sala prima del finale.

11.1.08

Oggetti Strani...


Dieguzzo (Cajelli) mi invita a partecipare a una di quelle "catene" di topic che legano un blog all'altro.
La trovate QUI.
Purtroppo mi tocca tirarmene fuori perché io, di oggetti strani, non ne ho.
Nello specifico: ho un mucchio di pupazzetti, statuine, giocattoli e cazzate varie... ma nulla di così strano che non si possa trovare in un buon negozio specializzato tipo una fumetteria o roba del genere.
Comunque sia, il post è divertente e gli asciugamani della Federazione glieli invidio parecchio.

9.1.08

Vien quasi voglia di comprarla a me...



Massimo ha deciso di vender la copertina di John Doe n.1
la trovate qui

Ma dico... scherziamo?


In teoria questa sera sono andato a vedere "Halloween" di Rob Zombie (che avevo già visto per vie "alternative" in versione americana).
Dico in teoria perché sono entrato in sala, ho visto la prima mezz'ora scarsa e sono uscito.
Il film, nell'edizione italiana (che poi ho scoperto essere la versione "rated" americana), è letteralmente massacrato da tagli censori fuori di testa. Nella sola prima mezz'ora sono stati eliminati: la sorella di Micheal che mima una sega, il pestaggio e il massacro del bullo scolastico (un minuto e mezzo buono di film), l'incedere della telecamera sullo sgozzamento dell'uomo della madre di Micheal, la sequenza dell'omicidio della sorella, la fuga di Michael... sequenze che, oltretutto, sono tra le cose migliori del film. Oltretutto, è pure diversa la colonna sonora (questa cosa qualcuno deve spiegarmela).

In queste condizioni non valeva la pena di vedere la pellicola e quindi me ne sono andato. Comprerò il dvd da Play.Com e vaffanculo.
Qualcuno mi spiega che senso ha massacrare con tagli censori alla cazzo un film che è dichiaratamente un horror?
BAH!
Statene assolutamente lontani, vi prego.

p.s.
Due parole sul film (nella versione integrale, ovviamente): "Halloween" di Rob Zombie è un geniale tradimento. A livello di significati e tema di fondo è praticamente l'opposto del film di Carpenter originale: se il Meyers di Carpenter infatti è "IL" male assoluto e incarnato, quello di Zombie è un uomo, un bambino anzi, e alla fine non si può non provare pena e empatia per lui. Del resto, se il film di Zombie è antitetico nei contenuti rispetto a quello di Carpenter, sul piano tecnico/registico è invece un atto d'amore nei confronti dello stile del principe delle tenebre, specie nella seconda parte della pellicola (la prima è più tipicamente in stile Rob Zombie).
Di certo, questo "Hallowen" non è il brutto film che tutti dicono... è anzi un prodotto che ha una sua dignità e identità personale che ben si distacca dalla pellicola originale.
Forse non sarà il miglior film di Rob Zombie in senso assoluto... ma è comunque una spanna sopra alla media dei film horror attuali.

Oggi gira così...





ti amo, baby.

8.1.08

Feticismi Nerd.

Che Leila schiava di Jabba sia un feticismo di ogni fan di Guerre Stellari è cosa assodata.
Meno certa è la ragione per cui lo è.
Voglio dire... Carrie Fisher non è di certo una figa e il bikini metallico da schiava di Jabba non gli rende poi questo gran servizio, eppure io stesso non posso non riservare un angolino tutto speciale nel mio immaginario erotico alla scena d'apertura de "Il Ritorno dello Jedi". Anzi, a dirla tutta, ritengo che la scena alla corte di Jabba e la sua conclusione sopra al pozzo del Sarlak, sia l'unica ragione per cui valga la pena di rivedere il capitolo conclusivo della saga di Star Wars (vabbè... c'è anche il combattimento finale tra Luke e Darth che merita qualcosa).
Riflettendoci, credo che le ragioni per cui quella scena è rimasta nella testa di molti siano due.
La prima è piuttosto ovvia: Leila schiava di Jabba è l'unico riferimento esplicito al sesso nell'intera saga. Certo, Lucas nel concepire SW ha rubato a piene mani dalla narrativa pulp degli anni 20/30, e in particolare dal John Carter di Marte di Burroghs... ma si è sempre tenuto lontano dagli aspetti erotici (ben presenti) di questo tipo di narrativa. La "Leila Slave", invece, sembra uscita da una illustrazione di Frank Frazetta: una principessa/schiava di Marte con coscia corta e bikini succinto, apparizione del tutto incongrua nel contesco fiabesco e asessuato di SW.
Il secondo elemento invece è più sottile e deriva, principalmente, da una sottigliezza dello script: la sceneggiatura non specifica quanto tempo passi tra la cattura di Leila e l'arrivo di Luke che poi porterà alla sua liberazione (oltre che a quella di Han e di Chewie). In una scena vediamo Leila che viene scoperta e catturata e nella scena successiva vediamo Luke che arriva al palazzo di Jabba, trovando Leila già incatenata e in metal bikini.
Quanto tempo è passato tra un evento e l'altro? A giudicare dal cambiamento dell'atteggiamento di Leila tra una sequenza e l'altra (combattiva alla cattura, sottomessa e remissiva nel suo ruolo di schiava quando Luke arriva a salvarla) sembra che sia passato un tempo abbastanza lungo da spezzare la volontà della principessa. Quali terribili angherie e umiliazioni ha dovuto subire per mano dell'orrido Hutt per arrivare a questo cambiamento? Del resto, se anche Alex Raymond si è lasciato andare a qualche scena sadomaso con Dale Arden frustata e seviziata dagli sgerri di Ming... perché Lucas non avrebbe dovuto, perlomeno, alludere alla cosa?
A tutto questo aggiungiamoci poi che quando Leila ha finalmente la possibilità di fare la sua mossa e rivalersi su Jabba (strozzandolo), l'impressione è che che ci sia in ballo qualcosa di più personale che una semplice vittoria sul cattivone di turno. Sembra quasi che Leila si sta prendendo la sua rivalsa su qualcosa che Jabba le ha fatto ma che noi non abbiamo visto. Il non detto fa galoppare la fantasia dei fans e alimenta il mito feticistico della Leila schiava di Jabba.

Detto questo, quali che siano le ragioni... a me Leila schiava di Jabba attizza esattamente come attizza a un sacco di altri nerd segaioli sparsi per il mondo.

Quasi quasi mi compro la statuina...



p.s.
QUI trovate un sito tra il divertente e il malato, dedicato a tutti gli appassionati della Leila Slave e del suo metal bikini (c'è anche una guida per costruirsene uno a casa... tesoro, che ne dici?)

I nuovi Guns?


Alla fine ho ceduto e, nell'attesa che "Rock Band" venga commercializzato anche in Europa, ho comprato "Guitar Heroes III".
Che dire?
Le migliorie rispetto al secondo capitolo sono marginali e le sfide con i boss brutte, però la tracklist è ottima e alla fine si lascia giocare da dio (esattamente come il precedente). Insomma, si rolleggia e si rockeggia ancora su 360 (ma pure su Wii, PS3, PS2 e PC se è per questo).

Qua sotto un filmato con Slash e Bill Gates che duettano a GH 3. Certo che l'uomo con il cilindro farebbe dI tutto pur di non tornare a suonare con quel panzone di Axl, uh?

7.1.08

Certe cose fa sempre piacere rivederle...

[Anatomie Comparate] Matrix, ci hai lasciato qualcosa? Solo cadaveri.

In "Commando", il colonello John Matrix (interpretato dall'attuale governatore della California, Arnold Schwarzenegger) uccide quasi 100 persone.
Nel film "Scarface" di Brian De Palma, muoiono 42 persone. Gran parte delle vittime cade sotto i colpi di Tony Montana nella scena finale del film ("se fate la guerra a me, fate la guerra al numero uno!", avete presente?).
Nel primo "Die Hard" muoiono 18 persone (gran parte cattive, non preoccupatevi).
In "Die Harder", il primo seguito della fortunata serie di film con Bruce Willis ) ne muoiono 164.
In "Hard Boiled" di John Woo ne muoiono 307, di cui solo 77 uccise da Tequila, il protagonista del film interpretato dal maestoso Chow Yun Fat,
In "Stranglehold" (il videogioco) che di "Hard Boiled" (il film) è il sequel, Tequila uccide oltre cinquanta scagnozzi sono nei primi cinque minuti di gioco. Alla fine dell'esperienza ludica completa, il body count è superiore al migliaio.
Il punto credo che sia evidente per tutti: la reiterazione del meccanismo ludico alla base degli shooter uccide qualsiasi pretesa di realismo narrativo che un videogioco possa accampare.
Poco importa se la trama è ben scritta, le caratterizzazioni dei personaggi profonde, l'implementazione grafica fotorealistica e quella fisica del tutto aderente alla realtà: se alla fine della fiera ci siamo trovati a uccidere oltre un migliaio di cattivacci, tutti più o meno con le stesse fattezze (o al massimo differenziati in cinque o sei modelli diversi), quello a cui abbiamo preso parte non è una storia ma un tiro a segno. Molto ben mascherato, è vero... ma pur sempre un tiro a segno.
E non crediate che me la stia prendendo solo con "Stranglehold" (gioco che, devo ammetterlo, non mi ha per nulla entusiasmato). A dirla tutta, anche due giochi osannati come “Bioshock” e “Resident Evil 4” rovinano parte della loro bella atmosfera a causa di ossessivi, banali e ripetitivi scontri a fuoco contro un gran numero di avversari tutti uguali e dotati di una intelligenza artificiale estremamente limitata. Sembra quasi che nella mente della maggior parte degli sviluppatori, si sia radicato il concetto che sia più la quantità dell'azione a fare la differenza piuttosto che la sua effettiva qualità. Un gioco lungo è meglio di un gioco corto, e il fatto che giocatore sarà chiamato a reiterare con ossessiva frequenza le stesse azioni in contesti che solo apparentemente sono diversi (perché, in fondo, si tratta pur sempre di stanze e corridoi travestiti da mondo reale) non è poi molto importante. Quello che sembra importante è è che lo faccia per un numero sufficiente di ore.
Voi andreste a vedere un film (o leggereste un fumetto o un libro), in cui il protagonista, per tutta la durata della storia, non facesse altro che sparare a cattivi così scemi da farglisi sotto come una mandria di mucche impazzite? Persino pellicole volutamente estremizzate e parossistiche come "Shoot 'Em Up" o il già citato "Hard Boiled" sono comunque costruite intorno a un preciso ritmo in cui anche l'azione più dissennata, estrema, folle e improbabile, si prende le sue pause, dando il tempo allo spettatore di tirare il fiato e lanciarsi nella ipercinetica sequenza successiva.
E veniamo di nuovo a "Halo 3".
Il gioco single player è stato criticato per la sua brevità, eppure, se vado a riflettere sulla mia esperienza complessiva della campagna in solitario del terzo capitolo delle avventure di Master Chief, non ricordo un singolo momento ludico ripetuto.
Il gioco, pur rimanendo sempre un FPS, offre costantemente situazioni tattiche, strategiche e narrative diverse e, cosa ancora più importante, non le ripete mai. Il gioco è pensato non solo per permettere al giocatore di lanciarsi in mezzo alla rissa con un mitragliatore per mano ma anche per dargli il tempo di pensare, di gustarsi il paesaggio, di respirare il mondo che lo circonda e di decidere in prima persona con quale frenesia impostare il proprio stile di gioco e la sua esperienza virtuale tutto. Un approccio ben diverso da quanto visto in "Halo 2” ( che della ripetizione di certi schemi ludici faceva quasi un cavallo di battaglia) o in "Stranglehold" (un gioco che sembra essere un malato di mente ossessivo/compulsivo tanto calca la mano nella perpetuazione di una azione costante e sempre identica a se stessa), e nei vari "Heavenly Sword", "Gear of War", o il già citato "Bioshock" che pur essendo un gran gioco, alla fine come meccaniche ripropone sempre la stessa situazione.
E’ vero, "Halo 3" è breve. In compenso non è mai noioso e non fa a pezzi la sospensione dell'incredulità del giocatore a colpi di improbabili reiterazioni ludiche. E questo, in termini di “narrativa videoludica” è un passo avanti da gigante.
Quando ho iniziato questa rubrica, il mio scopo era di analizzare le meccaniche principalmente narrative dei videogiochi e confrontarle con gli altri media. Un lavoro che pensavo sarebbe stato deprimente perché, per quanto riguardava lo sviluppo dei soggetti e la grammatica della narrazione, ritenevo il media videogioco ancora all’età della pietra e in mano a zelanti dilettanti (con rare eccezioni). L’uscita di “Halo 3” (ma anche i vari nuovi episodi di “Half Life 2” o lo splendido "Mass Effect") mi stanno dimostrando che mi sbagliavo e che qualcuno sta cominciando a porsi le domande corrette e a trovare le giuste risposte. In giro ci sono sempre più prodotti in grado di coniugare meccanismi ludici divertenti e appaganti a trame composite, creare personaggi autoctoni distintivi e profondi e cominciare a sviluppare finalmente un linguaggio proprio e personale per il media. Non è facile ottimismo dire che nei prossimi anni ci potremo aspettare prodotti sempre migliori e evoluti sotto ogni punto di vista e non sotto il solo profilo tecnico. Oggi alcune software house illuminate sembrano aver finalmente cominciato a capire che i buoni giochi non si ottengono solo a colpi di poligoni e motori fisici e che ogni aspetto, dal gameplay alla colonna sonora, passando ovviamente per la sceneggiatura, è un tassello fondamentale nella creazione di un grande videogioco. Visto il successo planetario di “Halo 3”, di "Mass Effect" e di "Half Life 2" e relativi seguiti, è lecito aspettarsi che nel futuro anche altri sviluppatori e produttori seguiranno questi esempi e realizzeranno opere degne di nota.
Viviamo in tempi interessanti. Facciamo in modo che restino tali.

6.1.08

E' che non abbiamo trovato il momento giusto per dirtelo...


La mia vita è una puntata di O.C.
Della terza stagione.

Come alcuni sanno, qualche mese fa mi sono lasciato con una donna con cui ho condiviso cinque anni e mezzo di vita (praticamente tutti di convivenza).
Annetti tosti, a dirla tutta: di mezzo ci sono state deliranti emergenze mediche (ben peggiori di quelle recenti) e una vita che ha continuato a fare il rollercoaster su è giù a seconda della mia condizione fisica e mentale (instabile per partito preso).
Dopo cinque anni e mezzo è finita.
Eravamo logori, io non ero più innamorato e facevo cazzate, lei giocava dodici ore al giorno con WOW (e qualcosa doveva pur significare) e -cosa più importante di tutte- io mi sono innamorato di un'altra.
A quel punto (da buon vigliacco che non s'è mosso prima), ho trovato il coraggio e ho chiuso la storia.
Qualche dramma, qualche frase fatta, parecchie lacrime (sue che noi duri non piangiamo mai, sia chiaro)... ma alla fine son cose che capitano (e meno male che capitano perché oggi son davvero innamorato e felice).

Fine della storia?
Figuratevi.
La mia vita non è mai così semplice.
La mia ex ha affittato la sua casa di proprietà (io gli avevo detto di non farlo ) e quindi, ora che ci siamo lasciati, lei non ha dove andare a vivere.

"Ma resta pure da me fino a quando non risolvi".
Dice RRobe il magnanimo.
E lei accetta (?!)

Cerco quindi di barcamenarmi come possibile tra il Vero Amore, la mia ex, una madre depressa, quattro gatti, un cane e Halo 3.
Ogni tanto ci riesco bene, in altre occasioni le cose si fanno... imbarazzanti.
Per un verso o per l'altro, però, si tira campare nell'attesa che la mia ex trovi una nuova abitazione.

nel frattempo...
Uno dei miei ben poco numerosi amici storici (dieci anni di amicizia e lavoro insieme), mi è diventato strano. Stiamo parlando di una persona che fino a quel momento è stata a casa mia a cena una volta a settimana, che mi ha aiutato un sacco di volte e a cui io ho procurato l'80% dei suoi lavori degli ultimi dieci anni (mai un "grazie" ma pazienza... è un amico, no?).
Un amico che è amico pure di mia madre e che ha condiviso con me dei momenti veramente di merda... insomma, una persona che, nonostante le sue infinite stranezze (si dice "eccentricità" quando si parla di miliardari, vero?) è uno di quelli che ritenengo praticamente di famiglia (e la mia famiglia è molto piccola).

Fatto sta che l'amico in questione si schiera apertamente contro di me nella faccenda con la mia ex (infrangendo di fatto il primo comandamento dell'amicizia virile), dicendo che mi son comportato male (che può pure essere vero... ma a lui che gliene frega?). Poi sparisce da casa mia e comincia a fare una campagna stampa negativa ai miei danni con tutte le amicizie e le conoscenze comuni.

Io ci penso sopra e gli dico:
"Guarda che se il problema è che ci vuoi provare con la mia ex... per me non è un problema, eh?".
"Ma figurati! E' che non ci siamo capiti... ci sono state delle incomprensioni reciproche... ma va tutto bene, fidati!"

Sarà... la faccenda mi puzza ma decido di far finta di nulla.

Nel frattempo la mia ex trova casa:
non la sua vecchia casa di proprietà che quella è affittata e non gli conviene chiedere lo sfratto, ma una nuova.
Proprio davanti a casa mia.
La dividerà con un gay o sarcazzo.
Si trasferisce dopo le feste.

OUCH!

Arrivano le feste: il mio amico è sempre più strano. A Lucca è stato un fantasma, da casa mia è sparito e se non lo chiamo io, con il cazzo che alza la cornetta.
A margine c'è il trasloco della mia ex che è imminente. Del suo coinquilino non c'è traccia e noi investighiamo preoccupati. Lei nicchia sull'argomento.
Io me ne frego. Saprà come risolversela e non sono fatti miei. Sono innamorato, ricordate? Cosa può andare storto?

Finisco in ospedale.
Di nuovo.
Manco una robina simpatica questa volta, tanto è vero che mi operano due volte in tre giorni e che me ne torno a casa con un colorito che fa spavento.
C'è da aspettarsi che, pur non stando più insieme, la mia ex si faccia vedere o sentire, no? In fondo, siamo stati insieme cinque anni e mezzo. E invece no.
A quanto pare è presa dal trasloco e dai preparativi di casa nuova e poi (e me lo dice in faccia), il fatto che io stia male ormai è routine. Io sto sempre male, checazzo!.

E il mio amico (dieci anni di amicizia, lavori, famiglia... ricordate?), lui che fine ha fatto?
Sparito anch'egli da ogni radar.

Esco dall'ospedale e indago.
A quanto pare l'amico era con la ex a ridipingere le pareti della casa nuova.
Che teneri.

Ora: che il mio amico ci volesse provare con la mia ex è cosa nota da tempo praticamente a tutti. Presumo quindi che abbia colto l'occasione di avermi fuori dalle palle (leggasi: in ospedale) e abbia fatto la sua mossa.
Non proprio da etichetta ma vabbè... come dicevamo? E' un amico.
Del resto, a quanto dice la mia ex, il mio amico gli sta simpatico ma non è proprio il suo tipo: troppo vecchio, troppo pelato, troppo pallido, troppa panza.
E infatti è abbastanza maturo, del tutto pelato, mozzarellescamente pallido e sovrappeso di una ventincinquina di chili (forse anche qualcuno di più ma li maschera perché almeno è alto).

Però c'è una cosa che li unisce alla grande: passano ore e ore su WOW.
Voi adesso minimizzerete la cosa ma affrontare insieme per la centuduesima volta lo stesso fottuto drago è una cosa che lega più di quanto si possa credere. Non sottovalutatela.

Evvabè, mi dico.
Se pure la mia ex e il mio amico si dovessero mettere assieme... masticazzi? Non è la prima volta che mi succede e certe volte sono stato io dall'altra parte della barricata. Insomma, siamo tutti adulti e professionisti, no?

Poi vengo a scoprire la verità: non è che si sono fidanzati, scopano o quanto altro...

SONO PROPRIO ANDATI A VIVERE INSIEME!
DAVANTI CASA MIA!!!
NEL MIO QUARTIERE!!!!!!


Non sono venuti a trovarmi in ospedale perché stavano lavorando sulla LORO nuova casa e perché nessuno dei due ha trovato le palle necessarie per dirmi cosa stava succedendo. Non hanno trovato "il momento giusto" in ben due settimane... e il bello è che negli ultimi giorni m'hanno parlato un mucchio di volte, guardandomi in faccia e facendo finta di niente!!!
Dormono insieme a nemmeno duecento metri da casa mia e a nessuno dei due è sfiorata l'idea di informarmi della cosa (tanto sapevano che per almeno una settimana sarei stato blindato in casa, quindi il rischio d'incontrarmi era nullo).
Se non fosse stato per un amico comune che è "inciampato" nella rivelazione, io non lo avrei saputo manco oggi visto che loro non avevano alcuna intenzione di dirmelo.

Poco da dire... una roba assolutamente meravigliosa nel suo completo surrealismo!

Adesso il mio dilemma è il seguente:
c'ho la macchina del mio ex-amico sotto casa.
Faccio lo sforzo, scendo e gliela rigo o faccio il superiore e ci sputo solamente dall'alto?


Morale della favola:
WOW è una merda. Non giocateci.

Ora scusatemi: lo sfogo è finito. La questione è riposta in un cassetto e io posso tornare a fare l'innamorato a Milano (e a Roma).


p.s.
Rosy, Marco... nonostante le brutte cose che magari m'è capitato di dirvi oggi, io vi ringrazio:
una storiella come questa non ha prezzo e ne riderò per anni quando mi capiterà di raccontarla agli amici.
Altri amici, sia chiaro.

E io illuso...

Red Zombie...
A quando Rob Ronnie?
Il ritaglio è tratto dal Venerdì di Repubblica.
E io, illuso, che pretendo serietà e professionalità dai siti amatoriali dedicati al fumetto...

Si ringrazia Davide Costa per la segnalazione.

Game Pro 8


Con ritardo ma lo segnalo lo stesso.
E' in edicola da una settimanella e come al solito contiene la mia paginetta.
Questo mese mi piace un sacco (e parla parecchio di fumetti).

Non sarà il feroce Takkur...

...ma rimane una gran bella statuina.
Il Darth Vader Animated adesso troneggia dall'alto del mio harddisk esterno e mi ricorda di non sottovalutare mai il potere della Forza.
Per la cronaca: non ho fatto in tempo a tirarlo fuori dalla scatola che ho già rotto la spada :|

Un sacco di gente lo ha chiesto per anni...


Ma Massimo Carnevale vende mai originali?
La risposta, adesso, è sì.
A QUESTO indirizzo trovate le tavole che Massimo metterà periodicamente in vendita.
Non comprategliene troppe che poi non mi lavora.

5.1.08

Osteria numero sette...

Qualche giorno fa lo Spazio Bianco ha fatto una mini-recensione non esattamente positiva di "Battaglia: le guerre di Pietro"(la trovate qui).
Fin qui, tutto nella norma.
E' pieno diritto di un recensore quello di leggere-vedere-ascoltare qualcosa, non trovarlo di suo gradimento e dirlo in fase di recensione.
Quello che però mi ha lasciato come uno stronzo è la firma in calce alla recensione:
Mario Taccolini.
Sono rimasto così perplesso che all'inizio ho pensato che fosse un caso di omonimia e invece, dopo qualche ricerca, ho scoperto che si tratta proprio di quel Mario Taccolini che è pure l'editore delle edizioni Arcadia, la neonata casa editrice di fumetti.
Ora... sarò scemo io, ma è normale che un editore faccia il recensore di prodotti di altre case editrici? Cioè, è normale che un sito di critica a fumetti che si vuole serio, ospiti come recensore qualcuno che è in palese conflitto deontologico visto che da una parte assume il ruolo del critico (che dovrebbe essere equidistante da qualsiasi opera si trovi a recensire) e dall'altra ricopra il ruolo di editore concorrente proprio di quei prodotti di cui, come critico, si mette a parlare?

Io, se leggessi una recensione negativa di un volume Coconino fatta da Marco Schiavone (il signor BD) mi metterei a ridere... esattamente come mi farebbe ridere una recensione negativa dell'ultimo sistema operativo Apple, scritta da Bill Gates.

"Oste, com'è il tuo vino?"
"Bono"
"E il vino degli altri?"
"Allungato con il piscio!"

Vi sembra forse un parere affidabile?
Bah.
Ormai non mi stupisco più di niente.
Il nostro settore, specie in queste spigolature, sa sempre rendersi squisitamente ridicolo, questo è certo.

E rieccoci.



E' stata più complicata di quanto mi aspettassi ma alla fine sono tornato.
E così, due anestesie dopo e adesso con due protesi di alta tecnologia in corpo (Steve Austin, fammi 'na sega), oggi sono ridotto ancora uno straccio, ho un colorito che farebbe l'invidia di Montgomery Burns e a casa le cose vanno uno schifo ma, diciamo che stiamo rientrando nei ranghi della solita routine.

Varie e eventuali:

- la "Writers Death Race" va avanti. Sono arrivati un mucchio di racconti tra quelli dei professionisti e quelli degli appassionati. Adesso serve del tempo a me per leggerli e a Paolo per finire il layout del blog-antologia. Comunque sia, non temete. Penso che massimo per febbraio, il tutto dovrebbe vedere la luce.

- il progetto "porno" è praticamente del tutto delineato. Devo solo stabilire con l'editore la formula di pagamento per i vari autori coinvolti e poi si potrà partire. Ovviamenete il blog con le istruzioni su come sottoporre il proprio materiale, verrà aggiornato di conseguenza. Non scrivetemi a casa adesso per sapere il cosa, il come e il perché.

Più tardi (o domani), posterò una polmichetta da due lire su chi si improvvisa editore e poi decide che vuole pure improvvisarsi recensore (dei prodottti degli altri) e le solite cazzate a riguardo dei videogiochi.

Baci.