31.3.08

Il Nemico e Vero Amore salvano il mondo.


- ...sarebbe a dire?
- Tra il resto del mondo e me chi sceglieresti?
Il Nemico si accende una sigaretta. Nervoso. E' inavvertitamente entrato in un campo minato.
- Uhm...
- Come sarebbe a dire "Uhm"?
- Cosa intendi per resto del mondo... esattamente?
- Metti conto che Skar-Ark-Kan, anche conosciuto come la cosa abietta che striscia agli angoli del multiverso, si manifesti oggi e ti dica "WRLOCK-SHHHH-AKESHHHH..STU-OMFG!"
- Sono arruginito con le lingue dei mondi esterni...
- SCEGLI, MISERO MORTALE... L'UMANITA' O VERO AMORE!
- Ah, mi pareva di aver capito una cosa del genere...
- Allora?
In Nemico schiaccia il mozzicone della sigaretta nel portacicche, poi balza giù dal letto e si dirige verso il bagno. Lasciandosi dietro solo una scia di fumo blu.
- In quel caso non avrei nessun dubbio!
Urla da dietro la porta.
- sceglieresti me, vero?
- Scusa, tesoro... non ti sento, sono sotto la doccia!
Vero Amore si affaccia da dietro la tenda della doccia e, con lo stesso sguardo che aveva Bambi dopo la morte della madre, gli si rivolge.
- Sceglieresti me, vero?
Lui si volta verso di lei e la guarda serio.
- No.
- NO?!
- Assolutamente, no! Come recita Spock "il bene dei molti vale più del bene dei pochi... o di uno!"
- Chissenefregadeimoltiedispock... IO SCEGLIEREI TE!
Dice Vero Amore, mettendo il broncio.
- Sarebbe una cosa assurda...
- Lo farei lo stesso!
- Nel caso dovesse succedere, non aspettarti un grazie da parte mia! Sarebbe terribile vivere il resto della vita sapendo che la mia esistenza è costata un prezzo del genere.
- Ma tu non sei il supercriminale che odia tutti e che cospira contro il mondo per distruggerlo?
- Per dominarlo. E' una cosa diversa. E comunque... se proprio stiamo parlando di incoerenze, tu non dovresti essere l'ingenua sidekick innamorata della vita? E mi distruggeresti il mondo?!
- Il mio mondo sei tu.
Poi Vero Amore esce dal bagno.
E' in quel momento che il Nemico sente una strana fitta al petto, proprio all'altezza del cuore.
Se fosse più avvezzo a questa sensazione, saprebbe che è il senso di colpa che è venuto a fargli visita, invece si preoccupa e pensa di stare per avere un infarto e che è troppo giovane per morire e che ci sono ancora un mucchio di cose che deve fare, avversari da distruggere e terre da conquistare.

Quando il Nemico torna a letto, Vero Amore dorme sul fianco, dandogli la schiena.
Lui si chiede cose le sia preso. Poi spegne la luce e torna a sdrairsi.

Nel frattempo, Skar-Ark-Kan (anche conosciuto come la cosa abietta che striscia agli angoli del multiverso e che origlia le conversazioni degli altri) segna qualcosa sul suo block notes.
WRLOCK-SHHHH-AKESHHHH..STU-OMFG
Poi si addormenta anche lui.

L'urlo di Tarzan.


Poteva la brillante Sinistra Arcobaleno essere meno di Alleanza Nazionale?
Ovviamente no.
E quindi se i fasci o pseudotali si pigliano 300, i sinistrini di Action puntano tutto su Tarzan (giocando sul soprannome di Andrea Alzetta).
Che i personaggi della narrativa possano essere proprietà intellettuali di qualcuno sembra proprio essere un concetto alieno alla mentalità dei politichini italiani.
Mi chiedo se Alzetta sappia quanto siano suscettibili a questo tipo di operazioni quelli della Disney e, soprattutto, quelli della fondazione Edgar Rice Burroughs.
C'è da dire che, almeno, nel manifesto della Sinistra Arcobaleno si sono sprecati a ricalcare il disegno originale e non a usarlo tale e quale come fatto da Andrea Piano di AN.

p.s.
sul concetto di proprietà intellettuale e su quanto questo possa estendersi ne possiamo parlare per giorni.
Io sono dell'idea che, a un certo punto, i personaggi debbano diventare di tutti, ma per ora c'è una legge che è ben chiara... e questi se ne fregano.

p.p.s.
il file della foto fatta in strada mi si è corrotto e si vede solamente così.
Mi boicottano! MALEDETTI COMUNISTI!!!

Impicciamoci dei fatti degli altri...



Visto che le notizie ormai sono arrivate sulla rete, vi aggiorno anche qui:
Davide Furnò, uno dei due bravissimi disegnatori del numero 57 di John Doe, è al lavoro sulla serie della Vertigo "Scalped".
Werther Dell'Edera e Antionio Fuso, invece, sono al lavoro su una backup story della nuova "X-Force". Werther farà le matite e Antonio le chine.
Oltre a questo, Antonio Fuso sta completando il suo volume per la Vertigo della DC, mentre Werther ha da poco iniziato la realizzazione di una graphic novel dedicata al più importante personaggio sempre della Vertigo.
In pentola bolle qualcosa di nuovo anche per Cristiano Cucina. Diciamo solo che quanto Cristiano ha saputo fare su "Garrett" gli è servito per la nuova run che è stato chiamato a illustrare da quelli della DC.
I link ai blog i di Werther, Antonio e Cristiano li trovate nella colonnina a destra.

Complimentoni a tutti quanti.
Verrebbe quasi da pensare che i disegnatori di JD siano particolarmente adatti per il mercato americano (e per la Vertigo nello specifico) ma in realtà il discorso è diverso e più complesso.
Appena ho tempo faccio uno di quei bei post lunghi, controversi e polemici che mi attirano sempre tante simpatie.

28.3.08

E sempre a proposito di processi creativi...




KINART ha messo online la prima parte di un bellissimo tutorial in cui Andrea Accardi illustra la realizzazione di John Doe 50.
Il link diretto è questo QUI ma io vi consiglio di farvi un bel giro su tutto il sito in generale perché merita.

p.s.
ma quanto è bravo Andrea Accardi?

[COVER] John Doe 61 -bozza di lavorazione e definitivo-




Uno stadio intermedio della prossima copertina di JD e la sua versione definitva.
Ci sembrava carino mostravi il processo creativo.

27.3.08

Probabilmente è uno scherzo...


...ma la locandina è comunque figa.

In pratica: sul forum di John Doe un tale Luca Auletta, lettore appassionato e (stando a quello che dice Google) regista indipendente, sembra che stia per dare alla luce un film dedicato al nostro personaggio. Ovviamente si dovrebbe trattare di un film "non ufficiale" e totalmente indy.
Tutto molto bello e molto interessante e io sarei davvero felice di vedere il risultato finale... unico problema: il sito dedicato al progetto dovrebbe vedere la luce il primo di aprile, e la data mi rende sospettoso.
Detto questo, sia quel che sia, la locandina mi piace un sacco.

Ah, il topic su tutta la storia lo trovate QUI.

26.3.08

Lavoro d'Ufficio


In studio si lavora.
Da sinistra a destra:
Recchioni, Master Chief, Bartoli, Dell'Otto.
Gabriele sta facendo una illustrazione di Iron Man che è da lasciarci gli occhi sopra.
Quando è finita gli chiedo il permesso di postarla.


p.s.
ma quanto è bella la statuina di Master Chief?

Mela/C e Mela/V

Questa è la copertina di "The Club", un videogioco per 360 e PS3, uscito da un paio di mesetti.

Questa è la locandina del film "Street Kings" di David Ayer, con Keanu Reeves, in uscita l'11 aprile.

I due prodotti non sono collegati in nessuna maniera.
Io non ci credo che certa gente abbia una faccia da culo del genere...



p.s.
grazie a Lowfi per la segnalazione.

25.3.08

Occhi di Serpente...

Al povero Ray Park lo chiamano sempre a fare la parte del cattivo acrobatico che muore come un idiota (Star Wars, X-Men, Die Hard 4...) e mai a fare quella di un buono
Figuratevi come deve essere stato contento quando Stephen Sommers gli ha offerto il ruolo di Snake-Eyes, nell'imminente film sui G.I. Joe!
Non solo Snake-Eyes è buono ma è pure un personaggio centrale della saga dei veri eroi americani!
Peccato che il misterioso ninja non tolga mai la maschera a causa di una tremenda esplosione che lo ha orrendamente sfigurato (come al Dottor Destino).
Ah, per la cronaca, l'esplosione ha anche reso Snake-Eyes muto.

Ti è andata male pure questa volta, Ray.

p.s.
Ovviamente, io il film dei "G.I. Joe" non vedo l'ora di vederlo.
Potenza del marketing sposato alla nostalgia canaglia!!!

Game Pro 11


In edicola.
Aldilà della rivista e del mio pezzo in esso contenuta... non sentite anche voi l'ansia che sale in attesa di Indy 4?
Quando cazzo arriva il 22 maggio?

p.s.
ma perché usare un font pseudo "Star Wars" per annunciare un gioco su Indy?

Vendicatori... UNITI!


Ho uno studio.
Cioè, ho una scrivania in uno studio.
Compagni di lavoro: Lorenzo Bartoli e Gabriele Dell'Otto.
Con Lorenzo non è la prima volta che condivido uno studio, Gabriele invece è una novità.
Vederlo al lavoro è davvero interessante (hey, non è lento come dicono!!!).
Ora devo comprarmi una pianta da mettere sulla scrivania (come si chiamava quella del protagonista di "Hott Fuzz"?) e portare qualche cazzata da mettere in giro a prendere polvere e poi sono a posto!

20.3.08

On Tour!


"Rockband" è una figatae non vedo l'ora che venga distribuito anche in Italia... però, ammettiamolo: se non hai tre amici con cui giocare regolarmente e abbastanza spazio in salone per ospitare una piccola sala prove, non è esattamente il massimo.

La serie di Guitar Heroes, invece, rimane divretente anche se te la giochi solo soletto.
E adesso te la puoi anche giocare dove vuoi!


Mio al dayone!

A quando Skynet?


Mi fa paura ma non riesco a non guardarlo con un senso di meraviglia.
Adesso ne voglio uno grande come un palazzo.
Grazie a Rae per la segnalazione.

19.3.08

Grazie lo stesso.


Lorenzo dice che sono un tifoso della domenica, il che è in parte vero perché quando il calcio lo seguivo sul serio, le partite si giocavano solo di domenica e non c'erano anticipi, posticipi e cazzate varie.
Lorenzo però sbaglia perché io tifoso lo sono stato e lo sono ancora, il problema è che la squadra che tifavo non esiste più.

Mi spiego.
La mia A.S. Roma era una squadra da mezza classfica che doveva far passare ogni pallone per i piedi di capitan Giannini, era la Roma che aveva mandato via Cerezo perché era bollito per poi vedergli vincere un campionato con la Sampdoria, era la Roma che ogni punizione la doveva tirare Tommasino Hassler, era la Roma di RizziRizziGol e di Vujiadin Boskov, era la Roma di Ciarrapico che prima stava male, poi veniva allo stadio e alla fine lo arrestavano, era la Roma di Mazzone (che era convinto di allenare una provinciale e aveva convinto pure noi), era la Roma di Lanna e Muzzi, era la Roma spregiudicata di Zeman (quella che, per capirsi, perdeva quattro derby in un solo campionato), era la Roma che quando ti faceva sognare ti portava in europa. In Inter-Rail.
Tifare la mia Roma era una questione di fede e di fratellanza: fede nel fatto che il sole ogni tanto batte anche sul culo di un cane e fratellanza con gli altri poveri disgraziati che, proprio come me, ogni due settimane si ostinavano ad andare a vedere quella Rometta all'Olimpico.

Poi le cose sono cambiate.
Sensi (ma ci pensate? Sensi!) e Capello hanno compiuto il miracolo, facendoci prima belli, poi spietati e infine vincenti.
A quel punto io la mia squadra non l'ho riconosciuta più, e per quanto sia stato felice dello scudetto, da quel momento in poi ho cominciato ad allontanarmi da quella Roma con la erre maiuscola, a prendere le distanze da quella squadra grande, a non sentirmi partecipe.
Ho iniziato a seguire i risultati con l'occhio distratto del tifoso blando, quello che quando sfotte i laziali non ci mette l'astio, quello che le partite le vede ogni tanto ma su Skype e solo a casa degli amici.

Nonostante tutto questo, i derby cerco di vederli sempre.
Perché poco importa quanto siamo belli, poco importa quanto siamo forti, poco importa quanti ottimi risultati abbiamo alle spalle... quando c'è il derby la Roma ritorna a essere una squadra che ti fa patire e dannare.
E io in quella sofferenza mi sento tornare ragazzino.
E ' per questo che vi dico, con il cuore sereno e colmo di pace, che questa sera la Roma è stata meglio di una madeleine di Proust.


Potessero morì ammazzati tutti quanti.

18.3.08

Letture interessanti.


Gran bell'aggiornamento per De:Code.
Lo trovate QUI.
Non perdetevi la bella intervista a quel figo di David Lapham (e se potete, non perdetevi nemmeno i suoi nuovi fumetti).

Non ci si ferma mai!

Doppio aggiornamento per "MA-1", il blog dedicato alla lavorazione di "David Murphy: 911", la nuova serie per la Panini realizzata da me e da Matteo Cremona (e con le copertine di Gabriele Dell'Otto).
Lo trovate QUI.
L'immagine qui sopra serviva solo per attirare la vostra attenzione.
Ha funzionato?

16.3.08

[RECE] Oudeis


"Oudeis"
Vol. 1 & 2
Di Carmine Di Giandomenico
Edizioni Salda Press

E' davvero difficile parlare di "Oudeis", fumetto di Carmine Di Giandomenico edito in due volumi dalla Saldapress.
Difficile perché è una storia ambiziosa nelle intenzioni, complessa nella narrazione e esplosiva nel disegno.
Partiamo allora dalle cose facili:
l'edizione realizzata dalla Saldapress è magnifica.
I due volumi sono una gioia tanto visiva quanto tattile. Tutto è curato al meglio, dalla carta degli interni alla verniciatura delle copertine, dal lettering alla resa dei colori. I due volumi di "Oudeis" non costano poco, sia chiaro, ma valgono quello che costano e non fanno rimpiangere i soldi spesi.
Molti appunti si possono fare alle scelte editoriali della Saldapress (e molti ne ho fatti nel corso degli anni), ma sull'attenzione e sulla qualità di quello che mandano in stampa non si può discutere: è sempre eccellente.
Alcuni (tra cui anche il sottoscritto, lo ammetto) pensano che una veste editoriale ricca e curata non sia strettamente necessaria per godere di un buon fumetto, che un buon fumetto resti tale anche se stampato su carta da cesso e che un fumetto cattivo non migliori se stampato in una edizione ultralusso.
Eppure, i due volumi di "Oudeis" (o quelli di Ausonia se è per questo) mi raccontano una storia diversa in cui il rapporto che intercorre tra l'oggetto "libro" e la storia in esso contenuta è più simbiotico e profondo di quanto si possa pensare.
Il punto è che l'esperienza tattile e visiva restituita dai due volumi di "Oudeis" è strettamente legata alla fruizione dell'opera stessa.
Per farvi un esempio, potrei dirvi che leggere "Oudeis" in una forma diversa da quella pensata da Saldapress è come guardare "Guerre Stellari" in una versione scaricata da internet, su un monitor '17 pollici e con l'audio in mono, invece che in una sala con megaschermo e audio in THX.
Il film resta lo stesso, ma l'esperienza complessiva è del tutto diversa.

Chiuso il discorso sulla "confezione", passiamo al fumetto vero e proprio.
"Oudeis" è un'opera meravigliosamente sbagliata.
Carmine disegna come mai prima d'ora, creando tavole dal fortissimo impatto grafico in cui lo spazio della pagina è usato non come mero schermo su cui proiettare le immagini ma come reale spazio creativo in cui far perdere l'occhio del lettore.
Sotto questo punto di vista "Oudeis" non solo è un piccolo capolavoro (nemmeno troppo piccolo a dire il vero) ma una vera e propria lezione su quello che dovrebbero essere il fumetto.
La pagina è squassata, scomposta, violata e superata dai disegni di Di Giandomenico.
Carmine non ha remore nell'usare tutti gli strumenti che il fumetto mette a disposizione e non si limita a scimmiottare gli schemi narrativi di cinema e televisione.
Le vignette, in "Oudeis", non sono inadeguati quadretti in cui riprodurre una inquadratura. Le vignette sono tessere di un mosaico che Carmine si diverte a scombinare e ricomporre, creando forme nuove e dando vita a una narrazione fluida e mai banale.
Ora chiariamoci: non stiamo parlando di uno sterile gioco virtuosistico.
Carmine non "rompe" la tavola solo per togliersi il gusto di romperla e la sua narrazione molto raramente viene sacrificata in nome della ricerca stilistica.
Carmine, semplicemente e in una maniera che appare quasi istintiva e naturale, si "limita" a usare tutti gli strumenti e le potenzialità che gli vengono messe a disposizione dal media fumetto, operazione sempre più rara nel nostro settore dove tanti onesti mestieranti si limitano a mettere "le figure nei quadratini".
Fosse anche solo per questo, "Oudeis" sarebbe un'opera meritevole di trovare un posto di riguardo nella vostra libreria.

Dove "Oudeis" fallisce è sul piano narrativo.
Una storia c'è ma è raccontata in maniera involuta, inutilmente ermetica e complessa, a tratti pretenziosa e ridondante.
Nella sua rilettura del mito di Odisseo, Carmine si perde in un affascinante universo di suggestioni personali ma si scorda di fornire le chiavi di decodifica al lettore, lasciandolo in balia dei capricci di una narrazione sin troppo frammentata e caotica.
Per molti versi, l'"Oudeis" di Carmine Di Giandomenico sembra un figlio non riconosciuto della migliore (e peggiore, sotto il punto di vista narrativo) generazione di autori di "Metal Hurlant", o il cugino ellenico di "Ghost in The Shell" se volete.
Carmine, come un novello Icaro fumettista, rischia e punta a un bersaglio altissimo e di questo non posso che rendergli merito. Purtroppo le sue ali di cera finiscono sciolte dal calore del sole.

La lettura dei due volumi di "Oudeis" si rivela quindi un'esperienza bizzarra: da una parte gli splendidi disegni di Carmine e la sua fluida narrazione per immagini, dall'altra parte una storia interessante ma mal servita sotto il profilo della sceneggiatura e dei dialoghi. Un'opera fortemente evocativa ma poco coinvolgente sotto il punto di vista delle emozioni.
Pur con questi difetti però, "Oudeis" è un'opera interessante che merita di essere letta e studiata con attenzione e fa ben sperare per il futuro di autore completo di Carmine Di Giandomenico.

15.3.08

Lo voglio ORA!

Forse l'avete già visto.
Chissene. Guardatelo di nuovo.
Il nuovo video di "Wall-E" è straordinario.
L'impressione è che la Pixar stia per fare il colpo della vita.
Se volete farvi un favore, guardatelo in Hi-Res da QUI

p.s.
grazie a Eugenio per avermi ricordato del nuovo trailer.

14.3.08

Donne e Skype.



L'avverso destino ha diviso me e la mia dolce controparte.
Visto che non è ben chiaro quando lei tornerà da Milano, le ho detto:

"Amore, installa Skype, così possiamo vederci oltre che parlare... magari facciamo anche le cose zozze!"
"Ma non ho la webcam!"
"Il tuo stupido PC portatile non ha la webcam?!
"No".
"...sul serio?"
"Forse ce l'ha quello della mamma..."
"Il portatile della mamma ha la webcam e il tuo no?"
"GNA!"

E così la mia fidanzata si fa dare dalla mamma la sua webcam esterna e mi chiama.
Rispondo.
Schermo nero, niente audio.
La chiamo al telefono.

"Amore... hai attaccato la webcam?"
"Sì?"
"Sei sicura? Perché io non ti vedo..."
"Aspetta".
Aspetto.

Sento sacramentare e sferragliare.
Arriva l'immagine.
Ora io la vedo e lei vede me... ma nessuno riesce a sentire l'altro, se non al telefono (ah, le buone vecchie e care tecnologie di una volta!).

"Tesoro... ma sei sicura che il tuo computer abbia un microfono integrato?"
"Eh?"
"Dico... non è che forse che non ti sento perché, in sostanza, non stai parlando da nessuna parte?"
La mia ragazza scompare dal video e riappare dopo pochi secondi con in testa un headset con cuffie e microfono.
Rosa.

"Sempre della mamma?"
"Sì".
"Comunque non ti sento lo stesso..."
"Nemmeno io"
"L'hai attaccato il microfono?"
"Ah..."

"Adesso mi senti?"
"Sì... e tu?"
"No".
"Hai attaccato le cuffie?"
"..."
"Ora mi senti, vero?"
"Err... sì..."
"Ti amo".

Inseparabili.

L'amore è la sospensione d'incredulità della vita.

13.3.08

[RECE] Mac Book Air -parte terza-


E passiamo all'ultimo aspetto più cruciale del MacBook Air: la sua usabilità.
Esamineremo l'Air sia nella sua versione "Nuda e Cruda", ovvero come mamma Apple ce lo vende, oppure in una versione "Full Monty", con tutta una serie di piccoli accessori da comprare a parte.

NUDA E CRUDA
Facciamola rapida: l'Air, per come viene venduto, non può essere l'unico computer di cui si dispone. In compenso è un buon tender da affiancare a un computer da scrivania.

Il primo limite dell'Air come computer unico deriva dall'unica porta USB messa a disposizione. Soluzione che costringe l'utente a fare un balletto di cavi a cavetti.
Vuoi spostare dei file da una penna USB al tuo hard disk esterno? Attacchi la penna, sposti il file sulla scrivania, stacchi la penna, attacchi l'HD esterno, sposti il file. Vuoi spostare i tuoi file dall'hd esterno al tuo Ipod senza farli passare per nulla dall'hd del computer? Non puoi.
Insomma c'è poco da dire: una sola presa USB non basta.
Sia chiaro, questo è un limite che si avverte principalmente nell'uso domestico e che si presenta raramente quando si è in giro ma resta il fatto che è una cosa oscenamente scomoda.

Il secondo limite deriva dalla mancanza di una presa ethernet.
Forse in america e nelle altre nazioni il wi-fi è diffuso in ogni angolo di strada ma in Italia non è così. Io, da quando ho comprato l'Air, ho avuto culo e ho trovato una connessione wi-fi (libera da chiavi di protezione) in molti dei posti in cui sono stato, ma ci sono state volte che non l'ho trovata e l'assenza di una presa ethernet mi ha tagliato fuori dal mondo (in senso virtuale, ovviamente). Poi sia chiaro: in genere qualcosa ci si riesce a inventare (come trasformare l'Ibook di un amico, collegato via ethernet, in un ripetitore wireless e sfruttarlo per la connessione) ma non è esattamente il massimo.
Questo è un difetto che si avverte tanto nell'uso domestico (nel caso non abbiate una rete wi-fi casalinga) quanto nell'uso fuori casa.

Il terzo limite deriva dalla mancanza di una unità ottica perché è verissimo che molti ultraportatili Toshiba e Vaio hanno la stessa limitazione ma questo non significa che sia una cosa buona e giusta.
Anche qui, il discorso è semplice: in assenza di una rete wi-fi capillare sul territorio, la mancanza di una unità ottica si sente perché può capitare di starsene in giro e avere voglia di vedersi un film o magari di ascoltare un disco e di non poterli scaricare (lagalmente o meno) da internet. Oltretutto, l'assenza di una unità ottica rende anche rognosette le procedure di istallazione di software comprato su supporto tradizionale o la reinstallazione del sistema operativo della macchina. Certo: si può usare l'opzione remote disk messa appunto da Apple, ma oltre a essere piuttosto lenta se usata via wi-fi è anche (relativamente) macchinosa rispetto agli standard a cui la Apple ci ha sempre abituati.
In poche parole, nella versione "nuda e cruda" l'Air sembra una macchina pensata per un mondo del futuro dove il digital delivery e le reti wi-fi saranno la normalità. Peccato che quel futuro non sia ancora arrivato (nemmeno in America) e che certe volte, nell'aria, non ci sia nulla.

Così com'è, l'Air è un oggettino figoso da portarsi in giro di giorno, sul posto di lavoro, in università... per poi tornare a casa alla sera, spostare i file sul computer da scrivania e mettersi a fare sul serio.


FULL MONTY
Cosa serve per rendere l'Air un computer completo da usare sempre, in viaggio quanto a casa?

- 1 HUB usb.
Lo collegate e invece di una porta USB ve ne trovate 4.
E' piccolissimo, non pesa una mazza ed è indispensabile se pensate di usare l'Air tanto come computer da viaggio quanto come da computer casalingo (in questa maniere, per fare un esempio, potrete collegare senza problemi l'hd esterno, l'unità ottica, il vostro Ipod e una tavoletta grafica).
Gli HUB li fanno in tanti e di media costano un 29 euro.

- 1 adattatore ethernet.
Si collega alla porta USB e vi permette di usare il collegamento ethernet tradizionale.
Anche questo è poco più ingombrante di una penna USB, non pesa una mazza e, anche se vi capiterà raramente di usarlo, sarete felici di esservelo portato dietro nell'occasione in cui vi servirà.
Lo produce esclusivamente la Apple e costa 29 euro.

- Il Superdrive.
L'unità ottica esterna costruita appositamente per l'Air (e funzionante solo con essa).
Leggerissima, poco più spessa della custodia di un cd e grande uguale.
Inutile dire a cosa serva.
Costa 89 euro.

La spesa complessiva per trasformare il vostro Air in una macchina davvero completa (e davvero buona) è di 147 euro.
Se state pensando che, a questo punto, tanto vale comprarsi direttamente un MacBook piuttosto che portarsi dietro tutta questa roba, cambiate strada: se la trasportabilità è quello che cercate, la vostra borsa con dentro l'Air, il superdrive e i due cavi, peserà comunque molto, molto meno che una borsa con dentro un MacBook e basta.

In conclusione, messo in condizione di esprimersi al meglio, l'Air è una macchina suadente nelle linee, solida nei dettagli costruttivi, performante nelle prestazioni, contenuta nei prezzi (gli ultraportatili Vaio e Toshiba costano parecchio di più) e insuperabile nella portabilità: una macchina perfetta per il segmento di professionisti che vuole raggiungere (scrittori, manager, studenti universitari, schiene di vetro, blogger ricchi e famosi, fumettari applemaniaci...).
Di contro, nella sua versione "nuda e cruda", l'Air è solo un giocattolino da far vedere agli amici del bar... ma a quel punto è meglio una moto, no?

Ranocchi alla Riscossa!!!


Il prode Bapho (link al suo blog nella colonnina a fianco) mi tiene aggiornato sullo stato dei lavori di Lost Boys 2.
A quanto pare... I FRATELLI RANOCCHI sono tornati sul serio! In realtà non è esattamente così visto che ce n'è solamente uno ma non è una cosa grave visto che è quello giusto, ovvero Corey Feldman (sembra anche in gran forma).

News


Le mie permanenze a Milano sono sempre convulse, anche quando vorrei prendermela con calma.
C'è sempre troppa gente che vorrei vedere, troppe cose da fare, troppi impicci da seguire e poco tempo per fare tutto.
Comunque sia, le cose procedono e in una manciata di giorni sono perlomeno riuscito a aggiornarmi con Bonelli, BD, Panini e Astorina.
Le novità rivelabili sono le seguenti:

- Massimo Carnevale sembra aver finalmente ingranato con Dylan e ora sta producendo tavole con regolarità. Ho in mano la prima manciata di pagine e posso dirvi sin da ora che sta facendo un lavoro straordinario e che il suo Dylan lascerà il segno.
Nel frattempo, Bruno Brindidi non lo ferma nessuno e sta macinando velocemente la mia sceneggiatura. Inutile dire che il risultato è il solito spettacolo.
Per quello che riguarda me, sto cominciando a preparare la terza storia per la serie regolare e, magari, una seconda storia per un futuro "color fest".

- Gabriele Dell'Otto è al lavoro sulle copertine del numero 1 e del numero 0 di "David Murphy: 911" mentre Matteo Cremona va avanti tranquillo con la realizzazione del secondo numero. Insomma, il lavoro procede e procede bene. Con la Panini stiamo lavorando sulla grafica dell'albo e il logo e, ovviamente, ci accapigliamo.

- Forse, e dico forse, appena liberato da alcuni impegni pressanti, tornerò a cimentarmi con il Re del Terrore. Il personaggio mi piace tanto e, nonostante scriverlo sia davvero impegnativo, non vorrei abbandonarlo.

- Il romanzo per BD ha ripreso la sua strada e ormai non dovrebbe fermarsi più, nel frattempo il racconto sugli insetti (di cui ho postato qui alcuni estratti) è in fase di revisione e lo troverete presto in una antologia a dir poco disgustosa. C'è anche un altro lavoro in ballo con BD che potrebbe darmi qualche bella soddisfazione ma ve ne parlerò tra qualche tempo.

Più o meno queste sono tutte le novità che posso rivelarvi sul mio futuro lavorativo.
Nei prossimi giorni, magari, posterò anche qualche immagine riguardo a questi vari lavori.

Per il resto... il resto è un casino ma vabbè, sono fiducioso che le cose si rimetteranno a posto.

12.3.08

Going Home


Sono in giro fuori di casa da quel della fiera di Mantova, passando per Modena e Milano.
Oggi me ne torno a casa.
Ovviamente oggi a Milano è una bella giornata di sole dopo una settimana e passa di gelo e pioggia.
Da questa notte si ripiglia con una frequenza di post più alti.
Ho un sacco di cose da raccontarvi.

9.3.08

[RECE] Mac Book Air -parte seconda-


E passiamo alle prestazioni.
Sia chiaro che sto parlando del modello dotato di hard disk tradizionale da 80 giga e processore da 1.6 Ghz.

POTENZA BRUTA
Premessa: quando ho ordinato l'Air avevo messo in conto che mi sarei trovato davanti a una macchina meno performante del mio MacBook. Il mio ragionamento si basava sul fatto che il mio "vecchio" MacBook (un anno e mezzo di vita) fosse dotato di un processore a 2.0 Ghz mentre l'Air aveva a disposizione solo un processore da 1.6 Ghz.
Inutile dire che sono rimasto di stucco quando l'Air si è dimostrato più scattante e rapido sotto ogni punto di vista rispetto al mio MacBook.
All'inizio ho pensato che fosse tutto merito del tanto celebrato processore messo a punto da Intel espressamente per l'Air, poi ho fatto la scoperta dell'acqua calda e mi sono ricordato che l'Air viene venduto -di serie- con due giga di ram mentre il mio MacBook disponeva di un solo giga di memoria ram (e solamente perché l'ho espansa, visto che all'epoca dell'acquisto la Apple lo vendeva solamente con mezzo giga di serie). La differenza, con Leopard e con tutte le applicazioni succhia ram come Amule o Photoshop, si sente eccome.
Il punto quindi è che, in virtù dei due giga di ram che vengono dati in dotazione (e probabilmente anche del processore che gli è stato cucito addosso), l'Air gira meglio di un MacBook dotato di un processore più potente ma dotato di un solo giga di ram.
Ne consegue che, in termini di prestazioni, l'Air non costringe a scendere a nessuno di quei compromessi a cui di solito si deve sottostare se si vuole una macchina ultraportatile.
L'Air è un computer a tutti gli effetti. Altro che grosso Ipod.

HARD DISK
L'hard disk del modello base è da 80 giga, cifra piuttosto rispettabile solamente un anno fa, apparentemente risicata oggi.
A essere sincero, io a un portatile non chiedo mai un hard disk enorme, anche perché a casa dispongo di un bell'HD esterno da mezzo tera su cui metto i miei backup, la mia musica, le immagini e i film e non sento davvero la necessità di avere dietro 80 giga di roba. Detto questo, a mio avviso l'HD dell'Air permette di portarsi in giro il proprio lavoro (a meno che non si abbiano necessità straordinarie), un mucchio di musica e di film.
L'hd non è esattamente un fulmine ma nemmeno una carretta come alcuni dicono. A occhio, e senza stare a fare benchmark da maniaco, mi sembra un pelo più lento di quello del mio vecchio MacBook. Nulla che ti faccia diventare vecchio mentre aspetti di copiare un file, comunque.
Se volete di più e di meglio, vi servirà un HD esterno di quelli trasportabili.

SCHERMO
Lo schermo, come detto in precedenza, è molto buono. luminoso e con un angolo di visione piuttosto ampio. I riflessi danno molta meno noia che sul MacBook ma la massima risoluzione permessa dal monitor dell'Air è di soli 1280X800, inferiore quindi a quella del portatile entry level di casa Apple..
L'Air, a differenza degli ultraportatili della concorrenza, non sacrifica nulla in termini di grandezza dello schermo, visto che il monitor è un '13 (ovvero delle stesse dimensioni di un MacBook). Per farci lavori di grafica non è comunque il massimo della vita ma è pur sempre molto, molto meglio dei monitor da sette o dieci pollici che ci vengono proposti da Sony, Toshiba e Asus.
In poche parole, l'idea di aumentare la trasportabilità andando a incidere sul peso e sullo spessore piuttosto che sulla grandezza complessiva del computer (e quindi su quella dello schermo) sembra una sorta di uovo di Colombo informatico, tanto ovvio quanto geniale.


TRACKPAD
Sovradimensionato e innovativo, elimina la necessità del tasto (comunque presente anche se più piccolo del solito).
Con un dito potrete muovere il puntatore e cliccare (e fin qui, tutto nella norma), scorrendo il trackpad con due dita, scorrerete le pagine o i documenti (come con il MacBook), con il battito di due dita attiverete il tasto secondario (e questa è una cosa utile e nuova), allargando due dita potrete zoomare sulle immagini o sulle pagine web (come sull'Ipod Touch), ruotando due dita, ruoterete le immagini (!!!), con tre dita scorrerete le pagine web o le pagine di coverflow.
Un paio di giorni a prenderci confidenza e poi non vorrete mai più tornare indietro.

TASTIERA
Il suo grosso pregio è che è completa e non "mini" come quelle che si usano di solito sui sub-notebook.
Per il resto ha lo schema delle ultime tastiere Apple, quindi con i tasti separati.
Se le avete provate vi sarete già fatti un'idea precisa. Personalmente è una soluzione che mi piace molto ma alcune persone ci si trovano male.
La tastiera è collegata ad un sensore e, in condizioni di scarsa luce, si accende (mentra la luminosità del monitor cala automaticamente). Ovviamente potete accenderla (all'intensità che preferite) anche agendo con i comandi manuali.
Veramente d'effetto oltre che discretamente utile.

LETTORE CD-MASTERIZZATORE
Non c'è.
Scelta radicale della Apple di cui discuteremo nella terza parte (quella dedicata all'usabilità dell'Air). Per ora mi limito ad elencare le soluzioni alternative proposte:

- La funzione "Remote Disc" che permette di collegarsi ad un altro computer e sfruttare la sua unità ottica.
- Un superdrive esterno realizzato appositamente per il MacBook Air.

Entrambe le soluzione hanno i loro pro e i loro contro, ne parleremo poi.

PORTE
Una porta USB, una porta per collegare il monitor, il jack per le cuffie.
Niente altro a parte la scheda Wireless (che sembra funzionare piuttosto bene, nonostante l'alluminio della scocca dell'Air).
Da segnalare l'assenza di una presa Ethernet. Nel caso se ne senta la necessità c'è un piccolo adattatore USB venduto separatamente. Anche qui, ne parliamo poi.

In conclusione, l'Air è una macchina veloce e reattiva, con uno schermo ampio e molto luminoso, dotata di un hard disk di proporzioni più che decenti e con cui si può lavorare a livelli mediamente buoni anche per fare musica e grafica (senza eccessive pretese, sia chiaro).
Il problema però è che il valore dell'Air non si decide solo e esclusivamente in base al suo mero profilo hardware ma alla sua usabilità e di questo ne parliamo nella terza parte.

[RECE] Mac Book Air -parte prima-


Le recensioni scritte a caldo sono poco affidabili.
Lo dico perché ne ho scritte pure io e non di rado mi è capitato di cambiare idea rispetto alla mia opinione iniziale.
Forte di questa convinzione, ho deciso di aspettare qualche settimana prima di parlare del MacBook Air e di farlo solo dopo una prova approfondita e dopo aver usato l'Air in ogni condizione possibile.
Su questo portatile della Apple si è detto tutto e il contrario di tutto, quindi, prima di cominciare, sfatiamo le cazzate:

- non è vero che la batteria non è sostituibile.
Basta un cacciavite e tre minuti di tempo per farlo. Detto questo... io non ho mai dovuto cambiare una batteria a un portatile (tranne nel caso fosse difettosa) perché, di solito, cambio il portatile prima che la batteria abbia finito il suo ciclo vitale.

- non è vero che la batteria dura due ore.
Dura due ore e mezzo se avete più di una applicazione pesante aperta e magari state guardando un film. Un uso normale (navigazione sulla rete, ascolto di qualche canzone, un qualche applicativo tipo Word aperto), vi garantisce una autonomia di almeno 3 ore, 3 ore e mezzo. Se usate solo Word si sfiorano le 4 ore e mezza.

- non è vero che per caricare la batteria ci vogliono 8 ore. E' vero che l'alimentatore in dotazione è più piccolo (e quindi più lento) di quello del MacBook (45 watt contro 60) ma i tempi di ricarica non sono così catastrofici, specie se non si arriva a esaurire la batteria per intero: il fatto è che, a batteria del tutto esaurita, la batteria si ricarica molto velocemente fino all'80% (all'incirca) e ci mette quasi lo stesso tempo per caricare l'ultimo 20%.

Detto questo, passiamo a esaminare i vari aspetti della macchina e partiamo da quello più palese:

FORMA, MATERIALI E DETTAGLI COSTRUTTIVI
Lo spessore del MacBook Air fa impressione e punto.
Non s'è mai visto un portatile così fino e fino a quando non lo vedrete con i vostri occhi, non potrete capire con esattezza quello che intendo.
Anche il peso è una roba che lascia di stucco: il MacBook Air pesa meno di un libro di medie dimensioni e portarselo dietro per tutta una giornata non costa alcuna fatica. Anzi, ci si scorda proprio di averlo nella borsa.
Tutta la macchina comunica un'impressione di incredibile solidità: i giapponesi hanno criticato l'Air dicendo che la Apple ha scelto soluzioni costruttive troppo costose e che ci ha messo troppe viti. Sarà, ma maneggiare il giocattolino made in Cupertino restituisce la sensazione esatta di avere in mano uno di quei sassi solidi, lisci e levigati, che sai che faranno almeno dieci rimbalzi sull'acqua dopo che li avrai scagliati. Una storia ben diversa rispetto a certi Sony Vaio, tanto belli a vedersi quanto ballerini e scricchiolanti quando li si prende tra le mani.
L'impressione di solidità dell'Air è talmente alta che, una volta chiuso, si diventa fin troppo "sciolti" nel trattarlo:
mi è già capitato un paio di volte di "lanciarlo" sul divano, dimenticandomi che, alla fine fine, si tratta sempre di un computer pieno di parti mobili e non di un vassoio in alluminio.
Se proprio vogliamo andare a trovare un qualche difetto sotto il punto di vista costruttivo dell'Air, si può dire che rispetto al resto della macchina il piccolo sportello laterale dietro cui si nascondono le porte di connessione non restituisce la stessa impressione di fortissima solidità costruttiva.

Passando alla tastiera possiamo dire che è in linea con i buoni standard a cui la Apple ci ha abituato recentemente e in più si illumina al buio (grazie a un sensore). Poco da dire: fa una certa scena,

Il monitor è davvero buono e luminoso. Oltretutto, nonostante lo schermo sia disponibile solo nella versione lucida, l'effetto "riflesso" che affligge i MacBook qui è del tutto assente. Il merito è probabilmente della nuova tecnologia a led impegata che va a sostituire quella tradizionale dei cristalli liquidi (e che, a quanto dicono, riduce anche i consumi elettrici).

Il trackpad sovradimensionato è una cosa a cui, invece, bisogna abituarsi, specie a causa delle ridotte dimensioni del singolo tasto.
In realtà, una volta presa confidenza con la sua peculiare interfaccia multitouch (ne parleremo poi) si fa poi fatica a tornare a usare i trackpad convenzionali.

In poche parole, come oggetto in quanto tale, il MacBook Air è, a mio avviso, lo stato dell'arte nel campo dei portatili.

Nelle prossime puntate parliamo di prestazioni e usabililità.

7.3.08

I dolori del giovane Werther.


Anche il buon Werther Dell'Edera si è aperto un blog.
Lo trovate QUI.
Per ora c'è poco ma sono sicuro che si arricchirà in fretta.

5.3.08

Fallito il tiro salvezza.


E' morto Gary Gygax, ideatore di Dungeons & Dragons e creatore del concetto stesso di gioco di ruolo (insieme a Dave Arneson).
Ciao Gary, non ho mai sopportato il tuo sistema di regole.

[Anatomie Comparate] Posso invitarvi a cena? Ho già prenotato al Dorsia...

Ogni volta che si rivendicano i diritti culturali di un media, il primo che viene immediatamente sbandierato e posto come sacro è quello della libertà d’espressione. A meno che voi non siate un tiranno della Latveria o un senatore del Texas, immagino che concorderete con me che questa è una cosa buona e giusta.
Io non ho dubbi sul fatto che ognuno debba avere pieno diritto ad avere idee proprie e piena possibilità di esprimere queste idee liberamente, se lo ritiene utile, necessario o semplicemente divertente. Io non ho dubbi sul fatto che un film, un romanzo, un fumetto o un’opera d’arte in genere possano trattare di qualsiasi argomento, raccontare qualsiasi storia, dipingere qualsiasi immagine. Anzi, sono uno di quelli che sostiene fermamente che più l’arte è provocazione culturale, più è interessante e valida... ma allora perché ho tante remore ad allargare lo stesso discorso anche ai videogiochi? Vi faccio un rapido esempio per farvi capire dove nascono i miei dubbi: “American Psycho” di Bret Easton Ellis è uno dei migliori libri degli ultimi trent’anni. Il libro racconta le vicende di Patrick Bateman, un rampante yuppie degli anni ’80 che per ammazzare il tempo ammazza la gente, e lo fa con metodi che potremmo definire creativi. Per farvi capire, una delle scene clou del romanzo vede la partecipazione di una ragazza, un tubo di plastica, dell’acido, un trapano Black & Decker e un topo di fogna.
Un topo di fogna affamato.
All’epoca della sua pubblicazione il romanzo fece scalpore per l’approccio asettico, quasi chirurgico, con cui Easton Ellis aveva trattato tutta la vicenda, non consegnando al lettore nessuna facile bussola etica o morale con cui orizzontarsi nel desolato panorama psicologico rappresentato dalla mente del suo protagonista, quel Patrick Bateman che con il tempo è diventato una delle icone più rappresentative e feroci degli anni ’80 (e che nella trasposizione cinematografica ha poi avuto il volto di Christian Bale). Quando lessi “American Psycho” lo trovai un libro geniale, feroce, corrosivo e scritto meravigliosamente. Non mi posi alcun dubbio se, dato l’argomento, fosse stato o meno il caso di pubblicarlo. Del resto non mi ero mai posto il dubbio neanche davanti a opere che avevo apprezzato di meno ma trovato ugualmente disturbanti. Qualcuno le aveva scritte, qualcuno le aveva volute pubblicare, io potevo scegliere se avevo voglia di leggerle o meno. Che problema ci sarebbe dovuto essere?
Qualche mese fa mi sono imbattuto in un sottogenere di un sottogenere videoludico, i rape game: i giochi di stupro. Sostanzialmente i rape game sono una deriva dei giochi hentai, i videogiochi erotici giapponesi. Lo schema ludico di un hentai game è piuttosto classico e si basa su alcuni meccanismi consolidati: si incontra una bella ragazza dagli occhi grandi e dai capelli di colori improbabili, si stabilisce un contatto e, di appuntamento in appuntamento, si cerca di azzeccare tutte le mosse giuste per portarsela a letto e farle fare quanti più numeri da circo possibili. I rape game funzionano alla stessa maniera, solo che la ragazza va pedinata di nascosto per imparare le sue abitudini, rapirla in tutta sicurezza (un consiglio: la metro a tarda ora è il luogo ideale) e portarsela nel proprio covo. A quel punto il gioco vi permetterà di violentarla nelle maniere più creative possibili, mettendo in scena tanto i classici del repertorio bdsm occidentale, quanto le derivazioni più estreme di quello orientale. Più si diventa bravi, più si ottengono strumenti di tortura e azioni possibili e alla fine del gioco si guadagna una modalità free che permette di sbizzarrirsi in angherie e umiliazioni senza alcuna limitazione di tempo, con tutti gli strumenti messi a disposizione dal gioco e con qualsiasi ragazza incontrata nel corso della storia.
Il fatto che giochi del genere vengano prodotti e venduti si avvicina al vostro limite di cose che si possono fare e cose che non si dovrebbero poter fare? Al mio ancora no.
L’unica cosa dei rape game che davvero mi ha disturbato è stata la generale pochezza del prodotto in quanto tale e la bruttezza dell’interfaccia di gioco (la grafica in 3D dei modelli femminili, invece, non era male). In linea di massima però, l’esistenza dei rape game non mi ha fatto rimettere in discussione la mia idea sulla libertà d’espressione. Poi mi sono chiesto: ma lo avranno fatto anche con delle bambine/ragazzine come protagoniste? Grazie a Google la risposta è arrivata in fretta e -trattandosi del Giappone- è stata ovviamente positiva.
Ecco, a quel punto ho dovuto capitolare, arrendermi al vecchio reazionario che ogni tanto mi rugge dentro e accettare il fatto che per me quello era troppo... e che pur non essendoci coerenza nel fatto che sarei stato pronto a vedere un film o leggere un libro con protagonista un pedofilo senza pregiudizio alcuno, la semplice idea di giocare un gioco che mi avrebbe permesso di interpretarne uno mi dava sui nervi. Poi ci ho riflettuto e mi sono ricordato che a me -pur essendo un fiero carnivoro- ha sempre dato sui nervi anche la serie di “Deer Hunter”, il simulatore di caccia ai cervi che tanto successo ha avuto in America. E mi sono ricordato pure che non sono riuscito a giocare nessun FPS bellico ambientato nella guerra del Vietnam o in quella in Iraq perchè non riuscivo a sparare ai presunti cattivi del gioco, io che, sotto sotto, sono un americanofilo del cazzo.
Chi produce videogiochi tende a difenderne la libertà espressiva dicendo che essendo un media alla pari del cinema, della musica, della letteratura, della televisione e dei fumetti, debba avere i loro stessi diritti. Io mi sono convinto che le cose non stanno così. Il media videogioco non è alla pari di tutti gli altri media: è superiore a tutti gli altri. E credo pure che questa superiorità derivi, in gran parte, dalla sua capacità -ancora tutta da esplorare- di trascinare chi gioca in un’esperienza diretta e non più simulata-raccontata-evocata. Però credo pure che questo enorme potere, del tutto nuovo nella scena dei media tradizionali, porti con sé tutta una serie di nuovi dilemmi morali, etici e artistici che devono essere affrontati e affrontati in fretta, prima che le leggi del mercato riducano il tutto a una semplice legge della domanda e dell’offerta.

3.3.08

Don Zauker contro i Parrucconi!!!



Don Zauker è apparso un paio di volte sulle pagine di John Doe come ospite d'onore non accreditato.
Ovviamente gli abbiamo fatto fare una figura di merda :asd:

Quegli infami di Caluri e Pagani m'hanno reso il favore.
Poco da dire... mi sono ribaltato dalle risate e pure emozionato.
Grazie.
Anche se quell'uso improprio di una torcia elettrica verrà vendicata, sappiatelo :asd:
Cliccate sulle immagini se volete vederle più in grande.

Mantova '08


Pensieri sfusi post Mantova.
La fiera è stata buona e amichevole nei confronti degli ospiti quanto dei visitatori, esattamente come l'anno scorso e sono più che convinto che quelli che ci hanno partecipato si sono divertiti, in special modo per il gran numero di autori presenti e per la loro disponibilità. C'è da dire che forse la lista degli ospiti di quest'anno è stato un pelo meno forte di quella dell'edizione precedente (ma non si può portare un Bendis ogni volta).
Nonostante l'evidente buona volontà però, la manifestazione di Mantova sembra aver fatto un passo indietro sotto il profilo della visibilità e della rilevanza. Forse il problema è una forma di vaga pigrizia mentale, una deriva indolente che ha colpito quelli dell'organizzazione e se da una parte rimane evidente la voglia di fare di Mantova una "fiera per gli artisti" di contro, la manifestazione offre spunti meno appariscenti per l'interesse e intrattenimento del il pubblico rispetto all'edizione precedente.

Fortuna che c'è Ligabue che è capace di trasformare la conferenza legata a un fumetto in una adunata degna di un concerto.
E a proposito di nomi noti e fumetto, l'arrivo sulla scena di "Cornelio "(edizioni Star), sancisce definitivamente l'esistenza di un tendenza: se prima il "46" di Valentino Rossi e Manara poteva sembrare una operazione estemporanea, i fumetti legati a Vasco Rossi, quelli del Liga, l'operazione di Topolino con Totti, il romanzo grafico dei Carofiglio Bros, il futuro fumetto di Melissa P. e quello della Cutolo, il futuro "Cornelio" di Lucarelli, ci raccontano una storia vecchia da una parte e nuova dall'altra, perché se è vero che storicamente il fumetto è sempre stato interessato a legarsi a qualche nome noto extrafumettistico nel tentativo di agganciare nuovi lettori, è invece una novità il fatto che questi nomi extrafumettistici si dimostrino realmente interessati e disponibili nei confronti del nostro media. Segno che forse qualcosa sta cambiando, forse non tanto nelle vendite, quanto perlomeno nella percezione del nostro media.
Buono.

Interessante ma forse in segno meno positivo è quello che il rubicondo C.B. Cebulsky ci fa sapere a proposito del "Chester Quest" (l'operazione della Marvel americana volta a trovare nuovi disegnatori in giro per il mondo): l'Italia è in cima alla lista nella classifica di disegnatori che si sono proposti (oltre 600), e le semifinali del concorso saranno monopolizzate da nomi italiani.
A quanto pare, l'italia si conferma come paese di santi, santi, navigatori... e emigranti.
Resta da capire se un tale numero di proposte sia il segno di una scena particolarmente vivace o di un malessere del nostro mercato, incapace di offrire prospettive stimolanti ai nostri autori.
Vedremo.

Passiamo alle conferenza a cui ho partecipato:
- spinose e vivaci quelle sui videogichi, anche se non certo premiate da una grande affluenza di pubblico.
- ricca di oratori e di pubblico quella sul tema "Fumetti vs. Graphic Novel"... si sono dette cose interessanti e qualche stronzata, il tutto era un pelo soporifero però.

Per il resto che altro aggiungere?
Un saluto ai soliti noti che fa sempre piacere incontrare alle fiere e che farebbe piacere incontrare anche fuori (ciao Daniele, ciao Emiliano, ciao Francesco, ciao Alice, ciao a tutti quelli che saluto e di cui -puntualmente- mi sfugge il nome perché sono una testa di cazzo) e il consueto ringraziamento a Francesco, Sara e a tutti quelli di Mantova per la loro straordinaria ospitalità.