30.5.08

[RECE] Luigi Tenco -una voce fuori campo-


Collezione Biografie
17x20, 144 pagine
brossura, b/n
Euro 15.00
ISBN 978-88-85832-41-1
di Luca Vanzella e Luca Genovese

"Ho paura che questo tipo di lavoro che hai fatto con i toni di grigio, in stampa venga impastato..."
Questo lo dissi parecchio tempo fa a Luca, guardando con ammirazione le tavole originali di questo volume... e, purtroppo, così è stato.
Fortuna che è praticamente l'unico difetto concreto di un bel libro che racconta (e investiga) sulla vita (e la morte) di Luigi Tenco.
Per essere piaciuto a me, che di Tenco me ne frega meno di zero, vuol dire che Luca Vanzella lo ha scritto proprio bene.
I disegni sono di quel geniaccio di Luca Genovese (che finalmente ha unito il talento a una attenzione coerente e continuativa) e, nonostante una resa grafica non perfetta a causa della stampa, sono davvero efficaci nel raccontare e suggestivi nell'evocare.
Altro bel volume per i tipi della Becco Giallo.

27.5.08

BUGS


Bugs
di AAVV 15 x 21, 272 pagine, 16.00 €
Sono disgustosi, fastidiosi e indispensabili. Volano, strisciano, zampettano. Sono gli insetti, e tutte quelle altre cose schifose (ragni, scorpioni) per cui non si fanno distinzioni troppo sottili.
Dieci autori ce li raccontano in un’antologia che mescola horror, umorismo e l’irresistibile voglia di comprare un insetticida. O adottare una formica.
Tito Faraci dirige un’arrembante squadra di narratori entomologi, tra i quali Alan D. Atieri, Sandrone Dazieri, Gianluca Morozzi, Roberto Recchioni, Diego Cajelli, Matteo B. Bianchi, Enrico Remmert, e altri ancora.


Antologia a tema insettofilo in cui trovate un paio di fumettari (Diego Cajelli e il sottoscritto) che si cimentano con l'arte del racconto e Tito Faraci che si traveste da curatore.
Ormai lo trovate in tutte le librerie di varia.
QUI c'è l'incipit del racconto di Diego Cajelli.
QUI, invece, l'incipit del mio.
Se volete ordinarlo online, lo potete fare da QUI.
E sul forum di Comicus c'è un topic dove, se volete, possiamo parlarne (QUI).

23.5.08

Pausa


Per motivi strettamente personali, ho deciso di mettere il blog in pausa.
Diciamo che in questo periodo non sono dell'umore adatto.

Quindi, nel prossimo futuro, aggiornerò solo per segnalazioni varie sullo stato dei lavori o per l'uscita di qualche mio prodotto.
Rimane ovviamente aperto e attivo il blog dedicato alla lavorazione di "911" e, a breve, dovrebbe partire un blog di nerderie varie di cui sarò uno dei redattori (e che ospiterà i miei pezzi su cinema, videogiochi e cazzate varie).
Ovviamente il tutto verrà segnalato anche qui sopra.

Ci si vede in giro per la rete.

[RECE] Sukiyaki Western Django


Ok, visto.
Che dire?
Che è un film da 3X.
Nel senso che solo a velocità triplicata può essere tollerabile.
Brutto, mal diretto, scritto con il culo, fighetto, lentissimo, pretenzioso, intellettualmente disonesto.
Una porcata totale che, in più, ha pure il difetto di essere mortalmente noiosa.
E come ciliegina sulla torta... c'è pure un molestissimo Tarantino attore che fa venire voglia di smettere la visione ogni volta che appare sullo schermo.

Al conteggio finale, si salvano solo un paio di brevi sequenze, qualche trovata, i costumi e la fotografia.
Se potete, statene lontani come la peste.

mmm...


Mattinata uggiosa.
A mezza via tra paradiso e inferno (come canterebbe Zakk Wylde).

22.5.08

Aggiornamento 911


Lo trovate QUI

Assolutamente da vedere!


Sukiyaki Western Django

Long Live...


Apperò...

Titola "La Repubblica" questa mattina:
       CLANDESTINI e RIFIUTI, PUGNO DI FERRO
E subito sotto:
esercito davanti alle discariche, limiti ai matrimoni misti, mendicare sarà reato

Uno si sveglia la mattina e scopre di vivere in uno stato fascista.

p.s.
Intanto la Franzoni si è beccata 16 anni.
Peccato... a forza di conciarsi per andare in TV era diventata quasi chionzabile. Ora lo farà lo stesso il calendario?

21.5.08

Amaro Vero.

Ma quanta cazzo di verità c'è in questo pezzo?

Uwe il magnifico!


Uwe Boll è da molti considerato l'erede spirituale di Ed Wood. Ovverosia, il peggior regista del mondo.
La filmografia di Boll annovera titoli come "House of Dead", "Alone in The Dark", "BloodRayne", "Postal" e il futuro "Far Cry".

Boll è un personaggio a dir poco pittoresco che, all'origine della sua carriera, ha avuto una buona intuizione:
ha comprato un gran numero di licenze derivate da videogiochi di secondo piano per il pubblico mainstream (ma piuttosto popolari tra i giocatori hardcore) e ne ha tratto dei film a bassissimo budget. La combinazione è stata vincente perché a fronte di un costo di produzione ridicolo e di una qualità artistica risibile, i film hanno comunque attirato gli appassionati di quei videogiochi, guadagnando discretamente.
Spendendo 100, Boll è riuscito a incassare 1000 e a Hollywood questa cosa è piaciuta un sacco, tanto è vero che per qualche tempo Boll ha dilagato ovunque, cavalcando il buon margine di profitto delle sue pellicole e la fama di "Worst Director of All Time" che ha spinto un sacco di gente a guardarsi i suoi film e a sganasciarsi dalle risate.

Come succede sempre con i freak però, alla lunga la gente si stufa e la popolarità di Boll è andata via via scemando. E pure gli incassi dei suoi film sono andati sempre peggio.

Cosa si è inventato quindi Boll?
Prima di tutto si è scelto alcuni "nemici", tra critici e registi (tutta gente di un livello professionale immensamente più alto del suo che non lo ha mai cagato di pezzo) e ha iniziato a sfidarli.
Sfidarli sul piano artistico o commerciale?
No.
Ad incontri di pugilato.

Ha anche promosso una una petizione contro sé stesso. Se la petizione dovesse arrivare a un milione di firme, Boll ha promesso di ritirarsi dalle scene.

Ultimamente ha pure rimandato al mittente le critiche alla povertà dei suoi film, scaricando tutte le responsabilità sui videogiochi da cui sono tratti. A suo modo di vedere... non è colpa sua se i videogame hanno trame idiote e di conseguenza anche i suoi film.

L'ultima sparata è contro un presunto complotto ai suoi danni che avrebbe danneggiato la sua ultima pellicola ("Postal"). Stando alle parole di Boll, il "cartello" di suoi detrattori ha fatto pressioni sugli esercenti delle sale cinematografiche americane, spingendoli a non programmare il suo film per dare spazio a pellicole di secondo piano come... il quarto Indiana Jones.

In poche parole, Boll è un simpatico deficiente che sta cercando di usare le polemiche e internet per tenersi a galla in qualche maniera.
E non gli riesce neanche bene.
C'è però da dire che, almeno, lui qualche film (per quanto orrendo) lo ha effettivamente diretto.
E "Postal" io voglio comunque vederlo.

20.5.08

Il bacio



Come è stato il concerto dei Kiss?
Bello.
E finalmente m'hanno mandato le foto per dimostrarvelo.
L'organizzazione dei posti non era il massimo e il pubblico un poco smorto... ma lo Starchild è sempre un gran figo (anche quando perde la voce da metà del concerto in poi), il Demon è volato e sparso sangue, il palco s'è infiammato più volte, la batteria è decollata, e la chitarra ha sparato i razzi e su Verona sono esplosi un mucchio di fuochi d'artificio.
Maurizio s'è presentato al concerto accompagnato da quattro donne: meglio di lui solo Gene Simmons.

E a proposito di metterci la faccia...
Vi ricordate quando non c'era internet e i fumettari erano chiusi nella loro irraggiungibile torre d'avorio come creature a mezza via tra la leggenda e il mito?
Ecco, quei tempi non esistono più e adesso potete vedere come un rispettabile scrittore e disegnatore diventi un completo deficiente quando gli si presenta l'occasione adatta:
BU!
(altro che Charles Manson, tzè!)

Un saluto a Vanessa la shampista, alla Contessa Costanza, a Elena (l'origine del male), a Federico la montagna che cammina, a Maurizio, a Erica la latrice di morte, a Davide appena tornato dagli USA e a Laura e -naturalmente- a Micol la dorata.

19.5.08

Chiari di luna per Billy the Kid


"Ucciderò ANCORA Billy the Kid" verrà edito nella terra dei mangiarane (la Francia, per i politicamente corretti) questo inverno per l'editore "Clair de Lune".
Questo è l'ultimo tassello del progetto "Garrett" ed è inutile nascondere che siamo tutti soddisfatti che le cose siano andate come avevamo programmato.

L'aspetto che più mi premeva di tutto l'operazione di "Garrett" era il suo modello produttivo, basato su una forma editoriale modulare:
- la miniserie, venduta in albi e pensata in primo luogo per le librerie fumettistiche.
- la raccolta in un volume indirizzato in primo luogo alle librerie di varia.
- la vendita all'estero del volume.

Ovviamente, tutto è stato scritto e disegnato con la volontà di proporre un prodotto adatto in ognuno di questi tre segmenti.

Pur utilizzando nomi professionistici di primo piano (e quindi risultando costosa in termini produttivi) e senza andare nel mercato grosso delle edicole, "Garrett" segna un bel "+" alla voce guadagni e lo può fare in virtù di come è stata concepita e di come è stata venduta.

Ho sempre trovato assurdo che l'Italia realizzi ottimi fumetti che però vivono una vita brevissima e molto circoscritta.
Per quanto stimi profondamente la Bonelli (e parecchi topic di questo blog lo dimostrano) continuo a pensare che produrre così tante pagine al mese per poi venderle così poche volte e in così pochi mercati, sia uno spreco di risorse, di energie e di talento.Il problema è la forma che diamo al grosso del nostro prodotto interno, il problema è linguaggio che utilizziamo per la maggior parte dei nostri fumetti, il problema è come poi li vendiamo sul mercato.

Del resto, ho anche sempre trovato assurdo che i nostri talenti andassero a fare fumetti all'estero e che poi gli editori italiani li comprassero da fuori per venderli in edizione per il mercato interno e che non fossimo noi in prima persona a produrre quelle pagine per poi venderle agli editori stranieri.

Ecco, con "Garrett" io e quelli della BD ci siamo messi in testa di provare a vedere se una strada produttivamente diversa fosse possibile. E quanto pare, nel nostro piccolo, abbiamo scoperto che lo è.

Buono a sapersi.
Visto mai che arrivi anche altra roba pensata in questa maniera?

p.s.
ci sono novità anche per "Battaglia" ma ne parlo a contratto firmato.

Le voglio.

Modello "Mach 5."

Modello "Racer X"

Le Mach 5 saranno mie.

17.5.08

Re David

Oggi si torna a Roma.
Nel frattempo che aspettate qualche aggiornamento più corposo di questo blog, godetevi la musichina:
I Whitesnake sono tornati con un nuovo album in studio e... sorpresa, sorpresa... è un disco eccezionale!
Dovete sentirlo.

14.5.08

WDR

La WDR è terminata.
Vince Lorenzo Bartoli che è stato in testa sin dall'inizio.
Dietro di lui, un pugno di novelli scrittori e qualche professionista.
Complimenti a tutti quelli che hanno partecipato.

Non sarà sfuggito a nessuno che qualcuno si è divertito a sabotare in qualche maniera il sistema di votazione, inondando di voti la classifica, spargendoli un poco ovunque, forse per mascherare la sua identità.
Poco importa: quello della gara era sostanzialmente un grosso pretesto e, comunque, non abbiamo mai detto che correre "sporco" fosse vietato dal regolamento.

Restano da capire due cose:
La prima è il come.
Con Paolo abbiamo trovato almeno tre sistemi per votare:
- usare degli account diversi. Il che richiedeva un certo tempo.
- usare browser diversi (ma non ci sono 100 browser diversi da usare).
- pulire i coockie del computer dopo ogni votazione, ripetendo la cosa almeno un centinaio di volte.

La seconda cosa da capire è il perché.
Tenendo conto che ognuno di questi sistemi richiede un certo sbattimento e parecchio tempo da perdere, io mi chiedo che cosa possa aver spinto qualcuno a farlo. Specie tenendo contro che non c'era nessun premio in ballo.
Bho, la gente è strana.

Detto questo.
Si stanno muovendo un paio di cose intorno alla WDR.
Se si svilupperanno, i diretti interessati saranno presto avvertiti.

Nel frattempo, io e Paolo abbiamo deciso di aggiungere un ulteriore tassello.
Per il momento, vi mostro solo questo:

Fucking Pierrot


Tornato.
Sono sbattuto come un ovetto.
Qui sopra un paio di microfoto scattate dopo il concerto, con il trucco sfatto e l'anima in tumulto.
Appena mi ripiglio vi dico come è stato è posto qualche foto con il trucco a posto.

p.s.
s'è pure chiusa la WDR e ci sono un sacco di cose da dire.

13.5.08

Parole, parole, parole...


Chiacchiere.
Il mondo va avanti a chiacchiere e internet è la sua grancassa.
Io non sono quello che sono. Io sono quello che dico di essere. O quello che gli altri dicono che io sia.
I fatti -le prove concrete e tangibili- non contano. Basta ripetere una cosa un numero sufficiente di volte, e quella cosa diventerà vera.
E si badi, questo vale tanto in positivo quanto in negativo.
Se ripeterò di essere una "rockstar del fumetto", a lungo andare mi definiranno così anche "La Repubblica" o "XL". Poco importa se non avrò mai distrutto una suite dell'Hyatt hotel o sodomizzato una groupie con un telefono cordless.
Di contro, se l'immagine che venderò di me sarà quella del cazzone panato che spaccio su questo blog... io diventerò agli occhi di tutti, anche delle persone che mi conoscono meglio, la "attention whore" che mi piace far credere di essere.
Ancora peggio... a lungo andare anche io comincerò a credere alla "verità delle parole", trasfmordala in un fatto reale.

Pinco ha detto questo, Pallo invece il contrario. Tizio è d'accordo con Pinco ma sostiene anche il punto di vista di Sempronio. Caio non si è ancora espresso ma lo farà presto sul suo blog.
Chiacchiere su chiacchiere, su chiacchiere.
I fatti perdono d'importanza, le parole sono tutto.

parole, parole, parole...
La persona che mi conosce meglio al mondo ce l'ha con me perché un giorno ho detto che mi sarebbe piaciuto fare del male fisico ad alcuni individui.
Si badi, l'ho solo detto, non ho fatto un cazzo. Ma nella sua mente è come se quelle parole fossero diventate realtà concrete.
I fatti non contano. Bastano le chiacchiere...
parole, parole, parole...
Una delle persone che mi stanno più a cuore in assoluto mi rinfaccia che in nome di una buona storia, io sarei pronto a vendere non solo la mia vita ma anche quella degli altri. Lo crede perché è così che gli ho detto io.
A conti fatti però, io i cazzi degli altri finisce che li uso piuttosto raramente in quello che scrivo (a meno che non siano loro ad autorizzarmi a farlo) e l'unica volta che mi sono preso il gusto maligno di metterli in piazza è stata un'occasione a dir poco particolare. Eppure è bastata quell'eccezione (che ancora oggi mi viene rinfacciata) e il fatto di aver detto di essere pronto a tutto pur di scrivere un buon racconto per far diventare questa cosa una realtà...
parole, parole, parole...
Io non sono fedele. Non lo sono perché quando mi capita di incontrare una persona che mi interessa, lo dico. Questo non significa che poi io ci combini necessariamente qualcosa, sia chiaro. Di fatto, ho tradito poco e ne ho sempre pagato il prezzo... ma cosa importa? Sono le chiacchiere quelle che contano e non il fatto concreto. Conosco persone che hanno messo ceste di corna ai loro partner, ma che sono stati abbastanza furbi da tenere la bocca chiusa anche con i loro migliori amici. Loro sì che sono persone rispettabili e fedeli...
parole, parole, parole...
Ci sono almeno un paio di editori che mi hanno dato lavoro senza neanche leggere una pagina di quello che avevo scritto fino a quel momento. Si sono solamente basati su quello che in giro si diceva di me...
parole, parole, parole...
Cè un tipo che parcheggia lontano da casa sua solo perché un giorno gli ho detto che se avessi visto la sua macchina troppo vicino alla mia zona, l'avrei bruciata. Si badi... questo tipo era uno che mi conosceva bene e che non mi aveva mai visto bruciare una macchina in vita mia, o lanciare sassi da un cavalcavia o violentare le vecchiette o fare un qualsivoglia atto vandalico. Eppure sono bastate le chiacchiere a cancellare anni e anni di esperienza diretta...
parole, parole, parole...
I miei amici per sapere come me la sto passando, leggono il mio blog...
parole, soltanto parole, soltanto parole, parole tra noi...

Sto meditando di chiudere questa roba e passare a qualcosa di meno personale.

12.5.08

Ecco spiegata la ragione per cui mi sono tagliato il pizzetto...


...altrimenti, come avrei fatto a mascherarmi da Paul Stanley?
Domani mi aspetta il concerto dei Kiss a Verona.
Se riesco a trovare la faccia da culo necessaria, poi vi posto le foto.

p.s.
Maurizio si maschera da Gene Simmons.

11.5.08

-1...

...a una giornata dal termine.
Il Catania e il Parma che si giocano la salvezza e che scenderanno in campo con il coltello tra i denti.
Non è un campionato, è la nuova stagione di "24", porca troia.

Covoni

10.5.08

l'adorabile Sasha


Oltre a dichiarare che vuole apparire presto in un videogioco della serie GTA (ma quanto mi piace 'sta donna?), mi dicono che si sia recentemente rifatta il naso. Purtroppo non trovo foto o video.
Mi fate sapere?

John Doe 63

Ma quanto era buffo...

...il primo costume di Wolvie?
Disegno in fase avanzata di lavorazione, mancano ancora le ombre, qualche punto di luce e da pulire un paio di porcate.
A che serve? Niente. Sto solo cercando di riprendere la mano con il colore.

[RECE] Speed Racer


Benvenuti nel mondo dell'Ultracinema.
Se non pensate di essere pronti ad affrontarlo, sentitevi pure liberi di tornare a vedere le cazzate amorfe e derivative con cui amate riempire le vostre grigie serate. "Speed Racer" è un fottuto capolavoro, un film del futuro piombato nel nostro presente per fare la storia del cinema.

Questo film non somiglia a nulla che possiate mai aver visto prima ma, probabilmente, molti film gli somiglieranno in futuro.

Sostengo da anni che un media si esprime in maniera matura e artistica solo quando quello che produce non è ripetibile in altri contesti. Detesto i videogiochi, i fumetti o i romanzi "che sembrano film", o i film che sembrano romanzi o fumetti, o fumetti che sembrano libri... e via dicendo.
Invece adoro tutti quei prodotti che sfruttano a fondo le specifiche peculiarità del linguaggio in cui sono stati concepiti.
Parlando di film, i miei registi preferiti sono quelli che mettono "la macchina cinema" davanti a tutto e che fanno della narrazione per immagini in movimento il punto centrale di tutta la loro opera, prima ancora della materia narrata.
Adoro Michael Mann, Kubrick, i fratelli Scott, De Palma, Friedkin, Peckimpah, Spielberg e tutti quelli che non hanno mai sacrificato le qualità uniche del linguaggio cinematografico in favore della narrazione o di qualche altra cazzata.
Se tutto quello che vi interessa è una buona storia, leggetevi un romanzo. Il cinema è altro.
Questo non significa che non apprezzi un film con una buona storia, ma se devo scegliere tra un film con una regia spettacolare e una storia minimale (tipo "Miami Vice) o un film con una buona storia ma una regia sciatta (tipo "I Soliti Sospetti"), scelgo sicuramente il primo dei due mali.

Ecco, "Speed Racer" è una pellicola che non può essere emulata da nessun altro media e che può essere solo quello che è: un film.

I videogiochi si sono tremendamente avvicinati all'impatto visivo del cinema, riuscendo spesso a essere addirittura più potenti e coinvolgenti?
I Wachowski gli ridono in faccia, schiacciano il piede sul pedale del gas e schizzano via a una velocità visiva che nessun videogioco potrà mai raggiungere (pena, l'ingiocabilità).

I fumetti e i cartoni animati offrono invenzioni visive che il cinema, anche quello più spericolato, per il momento si può solo sognare?
I Wacho bros inventano da capo la tecnica cinematografica, sovvertendola e piegandola ai loro bisogni.
Tutto è a fuoco su "Speed Racer", proprio come nei fumetti. Le linee cinetiche irrompono nell'universo iperreale della pellicola, cortocicuitando definitivamente il rapporto tra pellicola, pagina stampata e animazione.
I colori (saturi e al neon, nessuna sfumatura è concessa) esplodono, si frammentano e si ricompongono in forme nuove o squisitamente vintage.
E, nonostante tutto, in mezzo a tutto questo delirio visivo e emozionale, la narrazione non perde mai un colpo, l'occhio e il cervello non si smarriscono e tutto rimane limpido, luminoso e perfettamente delineato.

Il film potrebbe anche esaurirsi al suo pure impatto visivo, e invece va oltre.
Perché se è vero che la storia è banalotta, è pure vero che è raccontata benissimo, con uno script complesso, barocco e osmotico alla cifra visiva di tutto il film. I personaggi hanno tutti un loro spazio, un loro passato, un loro percorso e una precisa valenza, e nonostante il bombardamento ottico e acustico, è sul piano del coinvolgimento empatico che "Speed Rcaer" vince la sua scommessa.
Se non rimarrete colpiti dalla sequenza in cui il protagonista corre contro il fantasma di suo fratello (nella parte iniziale del film), o nel flashback in cui un giovane Speed Racer vede per la prima volta l'amore della sua vita, allora dovete avere davvero il cuore di pietra.

Come ciliegina della torta, le interpretazioni sono ottime (compresa la scimmia), la colonna sonora è strepitosa e Cristina Ricci è da sbavo.

Come hanno già detto in molti, "Speed Racer" è uno di quei film che o lo si ama alla follia o lo si odia. Se appartenete alla seconda categoria, mettetevi il cuore in pace perché NCCUCDC e non c'è nulla che si possa fare per risolvere questo vostro problema.

"Speed Racer" è un film che diventerà la pietra angolare su cui costruire il cinema del futuro e questo è quanto.

8.5.08

Imbarazzo Empatico


Vi capita mai di imbarazzarvi per empatia?
Parlo di quando sii guarda qualcuno mentre si copre di ridicolo e provare imbarazzo al posto suo.
Ecco, ultimamente, quando guardo Frank Miller, io mi imbarazzo per lui.

Tralasciando come se ne va in giro vestito (di questo, sono l'ultimo che può parlare), lo avete visto il trailer di "Spirit"?

Aldilà che è proprio brutto a livello registico... ma a chi cazzo la vuoi dare a bere, Frank?
Guarda che Spirit non è un personaggio tuo, è di Will Eisner.
E' inutile che cerchi di immischiarcela con lo stesso logo di "Sin City", i colori desaturati e tutto il resto.
Spirit è questo:

Non questo:

E, tantomeno, questo:
(notare l'uso "casuale" della parola "City" e la mancanza di qualsiasi accenno a Will Eisener in questa locandina).

Tristezza, infinita.
E badate che Miller rimane uno dei miei autori di fumetto preferiti.

p.s.
per la cronaca: Spirit non indossa le Converse All Star. Quello è Dwight.

Giornata noiosa...

Leggere soggetti, revisionare roba, sistemare cose, fare ricerche.
Inganno il tempo disegnando Wolverutto.
Che due palle.

Dio ha dato all'uomo il pollice opponibile...

...perché lui potesse costruire questo.

Sul serio... non desidero altro nella vita.
Datemi questo proiettore e sarò per sempre pacificato.
Uhm... su Play.Com lo vendono a solo 2.000 sterline.

Ringrazio il Bapho per la segnalazione.

p.s.
per chiunque di voi che mi dia troppo credito e pensi che io sto scherzando... no, non sto scherzando per nulla. Lo voglio disperatamente.

7.5.08

Sbarbato.

Fino a qualche tempo fa, quando mi tagliavo baffi e pizzo, sotto poi trovavo la faccia di un bimbo.
Adesso trovo la faccia di Bill Nighy su "Still Crazy".
Passa il tempo quando ci si diverte...

Una robina discreta...

...da portarsi dietro tutta la vita.

Ringrazio Thomas Magnum per la segnalazione.

6.5.08

Da domani, a Torino, dal vivo...


Lo vedete questo braccino?
E' l'arto che ha disegnato "John Doe" n.60, in edicola in questi giorni.

p.s.
Anche se non siete lettori di JD, buttateci un occhio. Maurizio, insieme a Bacilieri, Gipi e ad Accardi, è uno dei talenti più puri dell'italico fumetto.

WDR


Tra sette giorni la gara si chiude.
Se non sapete di cosa si tratta, cliccate QUI.
Una volta questa fase, si parte con la seconda (io e Paolo abbiamo cominciato a ragionarla).

5.5.08

Largo ai giovani...


Una dele accuse più classiche che sento fare alla Bonelli è la sua immobilità e la sua scarsa propensione al dare spazio ai nuovi autori, in special modo agli sceneggiatori.
Il primo punto, a mio avviso, non è nemmeno da prendere in considerazione: negli ultimi anni la Sergio Bonelli Editore ha attuato una totale rivoluzione produttiva (ne parlavo parecchio tempo fa QUI, e la penso ancora alla stessa maniera) ed esempi come quelli de "Gli occhi e il Buio" o di "Volto Nascosto" ci raccontano anche di un rinnovamento sotto il profilo contenutistico.

Il secondo punto, invece, merita un minimo di approfondimento.
Una decade fa (anno più, anno meno), una nuova generazione di sceneggiatori del tutto indipendenti (ovvero non cresciuti in seno alla Bonelli stessa o ad altre realtà editoriali di peso) si affacciava con forza sul mercato e cominciava a farsi notare. Sto parlando di Cajelli, Casali, Gualdoni, Bilotta e il sottoscritto.
Come sceneggiatori, eravamo la generazione successiva a quella di Bartoli, Faraci, Artibani, La Neve, Brolli, Manfredi, Capone, Boselli e via dicendo. Ovviamente, eravamo tutti giovani, pieni di iniziativa, incazzati e pronti a spaccare il mondo.
E, ovviamente (e giustamente, data l'età) eravamo tutti inesperti, intransigenti e convinti di avere in tasca la soluzione a tutti i mali del fumetto.
Oggi, dieci anni dopo, quattro di quei cinque sceneggiatori sono in forze alla Bonelli e non solo lavorano con continuità, ma hanno modo di integrare il loro background culturale, artistico e produttivo con quello della casa editrice di via Buonarroti, portando un certo grado di innovazione e, al contempo, acquistando un certo grado di "metodo".
Oltre a questo, la Bonelli ha anche pescato giovani (e bravi) sceneggiatori da altri settori del fumetto (Giovanni Di Gregorio e Bruno Enna, giusto per fare un paio di esempi) e si è "cresciuta" internamente ottimi autori come Paola Barbato o Pasquale Ruju.
Alla faccia della casa editrice con "scarsa propensione nel dare spazio a giovani sceneggiatori".

Poi, è ovvio... se siete tra quelli che credono che una casa editrice possa affidare una testata da 250.000 copie di venduto al mese al primo pincopallo che passi per strada e si autoproclami sceneggiatore, allora è ovvio che per voi la Bonelli non sia altro che un elefante artritico, cieco, muto e sordo. Fortunatamente, la realtà dei fatti è ben altra e sono sicuro che quei sceneggiatori che oggi si stanno affacciando nel nostro settore e che stanno facendo bene (un paio di nomi? Marco Rizzo e Susanna Raule), domani saranno in forze su Dylan Dog, Tex o qualche nuova miniserie o serie regolare.
Chi sa fare, fa. Chi non sa fare, critica. Chi non sa neanche criticare... si apre blog deliranti.

Paura, eh?


Il primo numero di Cornelio ancora non l'ho comprato (lo faccio oggi) ma Davide Costa mi segnala che ci faccio una comparsata.
L'albo è opera di Lucarelli, Di Bernardo, Smocovich (testi) e Marco Fara e Daniele Statella (disegni).
Tra Don Zaucker e Cornelio, sembra che stia diventando una moda quella di farmi fare una brutta fine nei fumetti.

4.5.08

Turistas

Ultimamente, tra GTA IV, fiere, casa, amore, lavoro arretrato e primavera, sto aggiornando poco il blog.
Vabbè, da domani ci si rimette a registro e tornerò a sparare minchiate in maniera più puntuale.
Nel frattempo, beccatevi la foto del Recchioni e di Cassaday che fanno i turisti al Colosseo.
Cassaday, oltre a essere un disegnatore che a me piace un sacco, è davvero un tipo simpatico... e somiglia pure a Brendan Fraser.
Qui sotto invece, vediamo Micol che mi osserva perplessa. Chissà perchè... sono un tipo così raccomandabile.
p.s.
Minchia, al Colosseo non ci entravo da anni, ma non sono troppi 11 euro per farsi una passeggiata in una vecchia e spoglia bacinella?

3.5.08

Bugs

Dalla presentazione di "Bugs".
Risotto alle blatte
Ingredienti
350 grammi di riso
Una noce di burro
Una testa d'aglio
Una cipolla
Un etto di blatte del tipo rosso
Mezzo bicchiere di latte di cocco


In una pentola antiaderente, fate rosolare nel burro l’aglio e la cipolla, badando a non farle bruciare. Aggiungete il riso e il vino bianco, lasciando consumare per qualche minuto, finché l’alcol non sarà evaporato. A questo punto unite al riso il latte di cocco e le blatte, mescolando con un cucchiaio di legno. Abbassate la fiamma e continuate la cottura per venti minuti circa. Prima di portare in tavola, aggiungete formaggio o altro burro a piacere.

Siete disgustati, vero? In effetti, anche a me il latte di cocco fa schifo.
Seriamente. Ho modificato una ricetta che ho trovato in rete, scegliendola fra molte altre dello stesso genere. C’era perfino la pubblicità di un libro di cucina a base di insetti. In copertina un tizio sorridente e soddisfatto, con in testa un cappellone da cuoco, mostrava al lettore una padella su cui camminava un grosso ragno. Sì, sì, lo so: i ragni sono aracnidi, non insetti. Ma ci siamo capiti, non siate pedanti.

Il punto è che, a quanto pare, nel mondo c’è una allegra comunità di persone che si scambia ricette a base di piccole creature con sei e più zampette. E poi non venitemi a dire che internet non è uno strumento del demonio...
Ai suddetti buongustai un libro come Bugs non provocherebbe particolari emozioni. A parte un certo appetito, probabilmente. Ma questo non è un libro per loro.
Questo è un libro per chi degli insetti ha orrore, paura, disgusto. Cioè, la maggior parte di noi. E per chi prova un’irrefrenabile curiosità, se non proprio un’attrazione, per ciò che è orribile, pauroso, e disgustoso. Cioè, la maggior parte di noi.

Ognuno ha le sue storie di insetti. Storie di vita vissuta. Io ne ho una che è all’origine di Bugs.

L’ambientazione è una piccola casa sulla riva di un lago, in una notte di estate. Premetto che il posto è meraviglioso. Ci trascorro i mesi migliori dell’anno, usando come studio un tavolo di plastica sotto una magnolia. Dio benedica chi ha inventato i computer portatili.

Il rovescio della medaglia è la presenza di innumerevoli piccoli ospiti, annidati sotto in sassi (e finché stanno lì, nulla da ridire), agli angoli dei muri, dietro le tende del bagno e, nel caso in esame, sul soffitto della camera da letto.

Si fanno delle gran belle dormite, in quella casa, nel silenzio totale. E così stava andando anche quella notte. Finché non ho sentito un tonfo sul cuscino, che mi ha fatto sbarrare gli occhi. State cominciando a temere il peggio, immagino. E avete ragione.

A pochi centimetri dal mio naso, c’è un ragno. Già grosso di suo, visto da quella distanza appariva addirittura gigantesco. Doveva essere precipitato dal soffitto. Un’altezza notevole per lui, ma sembrava in ottima forma. E infatti, con gli occhi sempre sbarrati, l’ho visto zampettare via, sparendo sotto le coperte. È stato più o meno a questo punto che ho urlato, tirandomi su di scatto e svegliando anche mia moglie. Il ragno intanto era svanito. E non c’è stato verso di trovarlo, dopo avere acceso la luce ed esaminato ogni millimetro quadrato del letto. Per quella notte, addio sonno.

Il giorno seguente, ero al telefono con l’amico e collega Roberto Recchioni, uno degli autori presenti in questa antologia, e gli stavo raccontando di quell’orribile nottata. “Altro che zombi, serial killer e roba del genere...” ho esclamato a un certo punto, “sono gli insetti che fanno paura!” Chiusa la telefonata, avevo un’idea. Questo libro è nato così.

Se non che, in corso d’opera, alla paura si sono unite anche altre emozioni. Troverete storie horror, perfino splatter... ma anche racconti gialli, fantascientifici, umoristici e autobiografici. Un unico tema, declinato in tanti modi diversi. Questi insetti sono strisciati in tutti i territori della narrativa.

Ma c’è un’altra cosa che accomuna questi racconti. Gli scrittori sono tutti miei amici. Lo ammetto senza pudore. E perché no, del resto? Ho la fortuna – suppongo di poterla definire così - di avere tanti amici che scrivono. Amici che stimo: altrimenti non sarebbero miei amici. Anzi, è sempre venuta prima la stima e poi l’amicizia. Sono come uno di quei professori che vanno a simpatie. Solo che mi stanno simpatici quelli bravi.

C’è anche da dire che all’inizio pensavo che soltanto un amico avrebbe accettato di scrivere un racconto su un argomento tanto repellente. Ma, a giudicare dall’entusiasmo e dalla rapidità con cui tutti hanno accettato, probabilmente mi sbagliavo. Non sarà che, sotto sotto, gli insetti piacciono a tutti? Nel dubbio, però, preferisco risparmiarvi la ricetta delle locuste glassate.

Tito Faraci



Il libro lo dovreste trovare in libreria da metà maggio o poco prima.
In anteprima alla fiera del libro di Torino.