31.8.08

911


Come promesso, ecco un paio di aggiornamenti su "David Murphy: 911".
Li trovate QUI.

30.8.08

Finito!


Ho finito l'ultimo numero di "David Murphy -911-".
In totale, ho scritto 376 per la nuova serie Panini.
Oggi mi gratto la pancia.
Domani scrivo qualche riflessione sull'esperienza.

29.8.08

[RECE] DENTI

Ignorato dal pubblico italiano, a me questo film di Mitchell Lichtenstein è piaciuto un sacco e una sporta.
A mezza via tra l'horror, il film da Sundance (dove infatti è stato apprezzato), la denuncia sociale, la commedia e il dramma, questo film è intelligente, sgradevole, ben scritto e devvero ben recitato.
E' pure schifosamente femminista ma pazienza, non si può avere tutto dalla vita.
Fate ancora in tempo a recuperarlo al cinema.
Passere Dentate alla riscossa.

28.8.08

Vergogna.

HAHAHAHHAHAHHAHAHAHHAH!
HAHAHAHAHAHAHAH!
HAHAHHAHAHAHHAHAH!
HAHAHHAHAHAH!
HAHAHHAHAHHAHAHAHAHHAHA!

No. Sul serio.
Non so se ridere o piangere.
Fermate quell'uomo.

Una faccia, una razza.

Premessa fondamentale:
a me, il lavoro di Ausonia (al secolo, Francesco Ciampi) piace.
Dico di più... quello stronzetto snob, nonostante si diverta a dirmene di cotte e di crude su internet, mi sta pure simpatico.
Ma questo ci capa poco con la ragione per cui sto postando questa roba.
Sul suo blog (lo trovate QUI) Ausonia ha postato una lunga anteprima del suo nuovo lavoro, "Interni".
La storia vedrà la luce a Lucca e sarà prodotta in maniera del tutto indipendente.
Le tavole sono molto belle ma, quello che mi fa davvero sorridere, è che per impostazione, gabbia, equilibrio del bianco e del nero e disegno vero e proprio, sono tavole che potrebbero tranquillamente uscire dalla pagine di un (bel) numero di "Dylan Dog", "Dampyr", "Dix" o "Napoleone" (pace all'anima sua).
Sì... Ausonia, uno dei massimi esponenti dell'anti-bonellismo (spesso per partito preso), mi ha sfornato tavole tradizionalmente italiane. E sono pure molto belle.
Mi chiedo se sia una svista clamorosa o il segno di una nuova apertura mentale :asd:

27.8.08

Certe volte dovrei starmene zitto...


Zarafa.
”Terra arsa”, nel dialetto locale.
Una decina di case costruite ai margini di una strada sterrata, all’ombra del Pollino.
Qui la conformazione del terreno è troppo ripida per permettere la coltivazione e gli aridi pascoli sono talmente stretti nella morsa delle montagne che anche l’allevamento è fuori discussione. Alcuni filari di ulivi e qualche gregge di pecore sono le uniche concessioni che una montagna aspra e severa ha fatto all’uomo. Il turismo è scarso, anche a causa della poca inclinazione che sembrano avere gli abitanti per questo genere di attività. Nonostante il parco nazionale del Pollino sia uno dei più belli e selvaggi d’Italia, gli agriturismi sono pochi, mal organizzati e cari, le strutture alberghiere praticamente inesistenti e la viabilità è fatta di tortuose e letali stradine.
Persino i prodotti alimentari locali sembrano nascondersi agli occhi di quelli che vengono da fuori.
Qui l’unico culto è quello dei motori.
Qualsiasi macchina munita di un motore a scoppio è rispettata... dalla Fiat Mirafiori alla Lamborghini Diablo, passando dall’Ape Piaggio fino ai camion con rimorchio della Volvo.
Guidare qui, è una faccenda seria.
Si sale in macchina a meno di dieci anni e non si scende fino a quando non si è morti o impossibilitati a premere a fondo sul gas.
Del resto, il rumore di un motore è l’unica cosa che possa coprire il silenzio assordante che scende giù dai monti e che, dopo qualche tempo, finisce per riempirti la testa e il cuore.
La mia famiglia da parte di madre viene tutta da qui e, nel mio patrimonio genetico, scorre il sangue di camionisti e briganti ma, in questa occasione, la cosa non mi è stata di alcun aiuto.

Appena arrivato alle pendici del Pollino, ho capito di aver fatto una cazzata.
Qui, in una terra a stento raggiunta da internet, con due sole edicole (entrambe mal fornite) e una libreria/cartoleria che ha come articoli più venduti i pastelli della Giotto, l’ultimo libro di Max Pezzali e gli zainetti di Dragon Ball, uno come me è utile quanto una terza palla.
L’ultima volta che ero sceso da queste parti ero in compagnia della mia donna e in moto: quando l’effetto straniante del monte Pollino diventava eccessivo e cominciavo a sentirmi trasparente, potevo sempre specchiarmi nella persona che avevo accanto per ricordarmi di esistere davvero... oppure lanciarmi in mezzo ai tornanti a tutta velocità nel tentativo di mettere a tacere il silenzio.
Questa volta, invece, ci sono venuto da solo e a piedi: praticamente ero disarmato.
Nonostante le scampagnate al mare e i miei biechi tentativi di rimorchio con la diffidente fauna locale, in meno di quattro giorni mi sono ridotto a mettere a palla il volume del mio Ipod per cercare di far tacere quel cuore rivelatore che si ostinava a battere dall’alto delle montagne.
Lasciatemelo dire... non c’è niente di meglio che la natura indifferente per far venire a galla tutte le proprie inquietudini e inadeguatezze. Io, in un lasso di tempo brevissimo, mi sono ridotto alla stregua di un personaggio di Poe o Lovecraft.

Fortuna che sono malato.
La mattina del 15 agosto mi sono svegliato in preda a una crisi febbrile devastante. Tremavo così tanto da non riuscire a tenere il cellulare in mano. Mio cugino mi ha caricato sul sedile posteriore della sua 159 e siamo partiti sgommando alla volta di Roma.
Sembrava la scena iniziale delle Iene.
Tre ore dopo, in barba a ogni limite stradale, mi hanno scaricato al pronto soccorso del Gemelli e sono ritornato a un routine straordinaria che ormai ho imparato a controllare.
Come dire... ”Sono a casa, Wendy!”
Per farla breve, le protesi biliari si sono bloccate di nuovo (dopo neanche venti giorni dall’ultimo intervento, yuppie!!!) e questa volta ci sono voluti due interventi endoscopici in anestesia completa e undici giorni di terapia antibiotica (causa infezione) per rimettermi in sesto.
Dall’ospedale sono uscito oggi.
Mai più vacanze.
Giuro.


p.s.
comunque, ben tornati nella mia vita.

11.8.08

Prima di partire...

...ho deciso di organizzare una cena con gli amici.
Ora il dubbio è cosa preparare.
La mia famosa pasta con gamberoni e olive nere che ho smesso di cucinare quando ho scoperto che mi veniva a costare più di 12 euro a piatto? Farfalle con fagiolini freschi, patate e gamberetti? Un risotto?
E i vini? Cazzo, da quando non tocco più alcol, per eliminare la tentazione ho buttato via tutto quello che poteva anche solo somigliargli (per sicurezza ho fiondato anche il crodino che non me l'ha mai raccontata giusta).
Devo sgomberare il tavolo della camera da pranzo che è pieno di libri e fumetti.
E spazzolare il divano che se ti ci siedi diventi del colore del mio cane. O dei miei gatti. O mio.
Manette, catene e frustini sono già in valigia e non in giro per casa a fare imbarazzo.
La musica è a posto... ne ho di tutti i generi: hard & heavy.
I teloni di plastica e la sparachiodi dove li avrò messi?
Piatti di carta o il servizio buono (che poi non lavo e resta una settimana a fare la muffa)?
Invito qualche donnina di facili costumi, così... giusto come elemente d'arredo?
Il gelato. Non devo scordarmi il gelato.
E una black panther? Una black panther in salotto fa sempre discutere e movimenta le serate, come Tom Wolf insegna. Ci sono ancora le black panther in giro?

Mi sto rendendo conto che ho perso l'abitudine ad avere gente a cena.
Una volta, casa mia era un porto di mare mentre adesso è un posto dove si entra uno alla volta. Come alle Termopili.
Le cose sono due: o sto diventando un cazzo di monaco buddista sulla via del nirvana o negli ultimi tempi sono diventato più orco di quanto credessi.

Vado a fare la spesa.

Sì, viaggiareeee...


Per questioni di lavoro sono finito per due giorni in una località da vacanza vera.
Vita tranquilla, sole, freschetto serale e un mucchio di gente rilassata.
M'è presa malissimo e ho capito di aver finito la birra.
Oggi mando una trentina di pagine in giro per l'Italia a disegnatori che le aspettano da troppo tempo e vado in vacanza.
Una vacanza vera, questa volta... non le mie solite pause ospedaliere.
La meta non l'ho ancora decisa ma parto.
O cazzo, se parto.

E il computer dietro non me lo porto.
Vabbè... magari me lo porto e non lo accendo.
E se lo accendo, è solo per finire il romanzo o conntrolare le mail.
Ecco, sì.
Farò così.

8.8.08

E' di nuovo Color Fest

Lo trovate in edicola.
Tutte belle storie ma colgo di nuovo l'occasione per fare i complimenti, in special modo, a Alessandro Bilotta e Carmine Di Giandomenico per l'ottima prova che hanno dato.
Davvero una bella storia.
E' un peccato che un universo così affascinante si concluda in 32 pagine.

Notarella sulla copertina:
è bella e non ci piove... però mi piacerebbe davvero tanto vedere Liberatore di nuovo con matite e colori in mano e non più sopra una tavoletta grafica.

X-Wing vs. Tie Fighter


L'X-Wing è un gran bel caccia da combattimento.
Certo, non ha le capacità di carico di un Y-Wing e nemmeno la sua versatilità o la sua autonomia.
Se è per questo, nonostante sia dotato di iperguida e di un abitacolo abbastanza spazioso, non può certo competere con la comodità di una nave corelliana quando si parla di viaggiare sul serio.
E' veloce, questo sì... ma non abbastanza veloce da fare la rotta di Kessel in 12 parsec.
In poche parole, l'X-Wing è in grado di fare un mucchio di cose abbastanza bene... ma la sua specialità sono le schermaglie tra caccia da combattimento.
In battaglia l'X-Wing è favoloso: una scheggia impazzita, dotata di quattro cannoni a raggi, scudi deflettori e di un astrodroide che si occupa della navigazione e delle riparazioni in volo.
Tutto questo però si paga, e anche caro.

Un caccia da combattimento Tie, invece, costa pochissimo.
Certo, offre pochi confort: non ha l'iperguida, non ha gli scudi deflettori e nemmeno l'assistente astrodroide, il suo abitacolo è piccolo e scomodo, non permette lunghi viaggi e ha una visuale limitata... ma a quel prezzo, cosa pretendete?
Il Tie fa bene una cosa sola... la stessa cosa in cui eccelle l'X-Wing.
Solo che costa sette volte di meno.

Ecco... adesso sostituite "X-Wing" con "MacBook Air" e "Tie Fighters" con "Asus EEE 701" e avrete la mia impressione dopo aver testato a fondo entrambe le macchine.

Non si è mai troppo vecchi per certe stronzate...

Richard Donner, Mel Gibson e Danny Glover stanno pensando di tornare insieme per un nuovo "Arma Letale".
La cosa più interessante è che alla sceneggiatura dovrebbe tornare Shane Black, il creatore della serie.
Black, dal secondo capitolo di "Arma Letale" in poi, si era occupato solo di scrivere i dialoghi dei personaggi e non le storie vere e proprie. Leggenda narra che era stato allontanato da questo aspetto perché lui voleva ammazzare Martin Riggs alla fine del secondo capitolo.
Per la cronaca, Black è pure lo sceneggiatore di "Monster Squad", "The Last Boy Scout", "The Long Kiss Goodnight", il co-sceneggiatore di "Last Action Hero" e lo scrittore e il regista di "Kiss Kiss Bang Bang".
E' pure il mio idolo da quando avevo 14 anni.

Inutile dire che io adorerei rivedere Murtaugh e Riggs di nuovo in pista.

7.8.08

[TRAILER] Death Race


Welcome to the Jungle, Jason Statham, Ian McShane, Joan Allen, Natalie Martinez, una Mustang Fastback modificata con tanto di mitragliatrici, donne cazzute dietro al volante, tamarragine a ettolitri... ma che cazzo è? Il paradiso?!

Cazzo... la regia è di Paul W. Anderson.
:|
Mi pareva tutto troppo bello.

Gira nel mio cerchio...

Questo è uno di quei topic che, a chi viene qui in cerca di discussioni sui videogiochi, i fumetti o i pornazzi, interesserà meno di zero.
E' uno dei tanto famigerati pezzi personali che mi ero ripromesso di non affidare mai più a un blog pubblico come questo.
La coerenza non è mai stata il mio forte, e quindi...

Qualche giorno fa sono tornato al parco della Caffarella.
Il luogo in questione è un posto così assurdo che meriterebbe un pezzo a parte e non è detto che, prima o poi, non lo scriva. Se non ci siete mai stati, vi basti sapere che lo chiamano "parco" ma che in realtà è un pezzo di campagna (piuttosto selvaggia) che si annida nel cuore di Roma.
La Caffarella è enorme e, a differenza delle altre grandi ville romane, è un posto relativamente poco conosciuto.
In genere la gente frequenta solo una porzione della Caffarella e non ha un'idea precisa della sua estensione complessiva.
Ve la faccio breve... guardate la foto qui sotto:Vedete quella parte giallina e verde che si allarga sotto l'agglomerato urbano? Quella piena di resti archeologici risalenti all'epoca romana? Quella che, partendo dal cuore di Roma, arriva fino a Marino e Ciampino?
Ecco: quella è la Caffarella.
2500 ettari di natura quasi incontaminata e popolata da strane creature.
Praticamente la Terra di Mezzo.
La prima volta che sono andato alla Caffarella è stato, all'incirca, otto anni fa e l'ho frequentata con assiduità per un anno e mezzo, integrandomi con la fauna locale di possessori di cani, maniaci del fitness, archeologi della domenica, famigliole in cerca di svago, coppiette in cerca di luoghi appartati (ma anche no) e ragazzini cagacazzo.
Come tutti i parchi, anche la Caffarella ha una sua "organizzazione sociale" interna. I possessori di cani, per esempio, si dividono in varie tribù che presidiano delle zone di loro esclusivo dominio. Sono un circolo chiuso di gente che si conosce da anni e per entrare a far parte della loro "cumpa" ci sono solo due possibilità: una frequentazione costante o venire introdotto da qualcuno che già fa parte di quel circolo.
Adesso... sui gruppi di "canari" e sulle regole non scritte che li governano si potrebbe parlare per ore ma, per amore di brevità, vi basti sapere che il "portare a spasso il cane" è solo la parte più superficiale della faccenda e che gran parte della questione ruota intorno al concetto del "chi scopa con chi e chi vorrebbe scopare con cosa".
Credo che sia inutile dire che, in un anno e mezzo di frequenza assidua, ho avuto anche io la mia libra di carne (anche qualcosina di più, a dire il vero) e ho fatto abbastanza casini da decidere che frequentare la Caffarella in maniera costante non era più una buona idea, dopo che mi ero messo in maniera "seria" con Rosy (che poi è la tipa che... vabbè, questa è un'altra storia).
E così, per sei anni e rotti, le mie visite al parco sono state sporadiche e sempre sul chi vive.
Il che mi è dispiaciuto parecchio perché (vicende in stile "Beverly Hills 90210" a parte), il parco della Caffarella è un posto che mi piace tanto e che piace tanto al mio cane.
Come dicevo (e finalmente affrontiamo il succo del discorso), pochi giorni fa ci sono tornato e ho deciso di rimettermi a frequentarla con regolarità.
E allora m'è venuto in mente che otto anni fa ero single, avevo un cane, vivevo con mia madre, avevo una salute provvisoria, la mia carriera faticava a decollare e passavo le mie giornate dividendomi tra il tavolo da disegno, il word processor e le mie cazzate.
Oggi, dopo qualche rocambolesca avventura sentimentale e sanitaria, sono ancora single, ho un cane (lo stesso), non vivo più con mia madre (che è andata a vivere al portone accanto), ho una salute ancora più provvisoria, la mia carriera è ben avviata e passo le mie giornate dividendomi tra il word processor, il tavolo da disegno e le mie cazzate.
Se non fosse per gli occhi a canna di fucile che mi sono venuti e per un mucchio di pagine pubblicate, avrei quasi l'impressione di aver girato inutilmente in tondo per un sacco di tempo.
In teoria queste son cose che dovrebbero dar da pensare... ma anche no.

6.8.08

Non aprite quel manga...

"MPD -Psycho-"


"Il Nostro Gioco"


Provo sempre una sincera stima per quelli che, con un prodotto di finzione, riescono a turbarmi.
Sia chiaro, non sono un mostro privo di empatia che può guardare una VERA (fuori da ogni gioco erotico) tortura su un vero essere umano e rimanere impassibile: provo ribrezzo, esattamente come tutti voi (o almeno spero) all'idea.
Ma nell'ambito della finzione narrativa invece, è molto difficile che qualcosa arrivi anche solo a farmi sollevare un sopracciglio.
I "Mondo Movies" sono una roba divertente, "Hostel" è un prodotto per educande, "Psychopatia Sexualis" un frigido gioco intellettuale, "Texas Chainsaw Massacre" e i vari "Saw" sono corrispettivo di Wile E. Coyote con attori in carne ed ossa, "American Psycho" è la mia bibbia su come ci si comporta in società.
Eppure... i giapponesi ogni tanto mi fregano.
Se leggete "John Doe" o seguite questo blog, dovreste sapere che Go Nagai è uno dei miei autori preferiti in senso assoluto e lo è anche per il fatto che, in almeno un paio di occasioni, mi ha preso in contropiede e fatto rimanere di merda (negli ultimi capitoli di "Devilman" per esempio, o nei primi di "Violence Jack").
Ma non è il solo.
I primi capitoli di "MPD -Psycho" o anche certi lavori di quel pazzo di Hiromoto (un vero prodotto derivativo di Nagai), per esempio, hanno sortito lo stesso effetto e lo stesso vale per "Il Nostro Gioco" di Mohiro Kito (uno dei manga più psicologicamente crudeli che mi sia mai capitato di leggere).

Nei commenti del topic precedente Uriele mi ha segnalato un manga dal titolo "Mai-Chan's Daily Life" e, incuriosito, me lo sono andato a cercare con Google e m'è pure piaciuto un sacco.
La categoria a cui appartiene questo manga viene definita "Guro" che, stando a Wikipedia, è un genere che fa del pornografico, mischiato al gore e al non-sense, i suoi elementi cardine.
Dopo aver letto "Mai-Chan's Daily Life" non ho dubbi che la definizione di Wiki sia decisamente corretta.
Raramente ho letto un fumetto così squisitamente violento e disgustoso. Una roba che farebbe nascondere in un angolo Eli Roth a urlare perché qualcuno venga a ucciderlo in fretta.

La storia di "Mai-Chans Daily Life" è piuttosto semplice:
cosa fareste con una ragazza che non può morire e si rigenera meglio di Wolverine?
Inutile dire che la risposta è: la costringeremo a infilare un braccio nel tritacarne e poi a cucinarlo per servirlo alla "ragazza cane" che divide la stanza con lei... la useremo come banco di prova per la nostra nuova linea di coltelli (del resto, gli armaioli giapponesi usavano i condannati a morte per testare il filo delle loro katana)... la costringeremo a farsi trattare come una bistecca alla tartara dal fratello... gli frulleremo (!) il figlio appena nato davanti gli occhi... e altre amenità del genere.
Il tutto servito con un tratto fortemente nagaiano, pulito e semplice nelle scene di calma e assolutamente violento, istintivo e grondante china in quelle di violenza.
Un vero prodotto horror... o almeno, quello che davvero dovrebbero essere gli horror.
Se avete lo stomaco forte e vi piace venire turbati, tutte queste prelibatezze sono solo a un tiro di Google.
Altrimenti lasciate perdere e dedicatevi a letture meno disturbanti.

Io vado a farmi una cultura in fatto di manga guro... se non torno, chiamate l'esercito.


Qui sopra potete vedere un dettaglio di una illustrazione di "Mai-Chan's Daily Life"

I AM COUPABLE!


Ultimamente, quando i telegiornali o i quotidiani parlano di un qualche arresto e perquisizione casalinga, sembra che trovare materiale pedo-pornografico nei computer degli indagati sia la regola.
E a me questa cosa mi lascia qualche dubbio.
Per carità, sono certo che ci siano un sacco di pedofili in giro per il mondo (e sono pure ragionevolmente sicuro che non tutti appartengano alla classe ecclesiastica), però mi fa strano pensare che appena un carabiniere o un poliziotto si metta a sbirciare nell'hard disk di qualche sospettato e... TAK... ecco spuntare il famigerato materiale "pedo-pornografico".
Il mio dubbio nasce, principalmente, dai parametri con cui questo materiale viene giudicato.
Voglio dire... le foto scaricate da un sito come JAILBAIT non sono pedo-pornografia... eppure, sono sicuro che qualche zelante ufficiale di polizia potrebbe scambiarle per tali.
Ancora peggio per il materiale hentai (per quelli che fino a ieri sono stati su Marte, i fumetti pornografici giapponesi).
Le tematiche degli hentai sono tra le più bizzarre... si va dalla classica liceale giapponese che fa sesso con il suo compagno di banco, fino a donne incinte, dotate di falli di trenta centimetri, che ci provano un gran gusto a espletare i loro bisogni fisiologici l'una nelle bocca delle altre, il tutto mentre tentacoli provenienti da qualche dimensione oscura sbucano dai margini della pagina.
Ovviamente, in questo scenario variegato, c'è un mucchio di roba che viene definita "lolicon" e che ha come protagonista delle ragazzine. In certi casi proprio delle bimbe.
Adesso, sono il primo a dire che una parte di questo materiale sia, semplicemente, disturbante... ma di fatto rimangono opera di finzione, ergo, se un caramba dovesse ritenere materiale pedo-pornografico un fumetto giappo con protagonista una tredicenne, alla stessa maniera dovrebbe ritenere pedo-pornografia la copia di "Lolita" di Nabokov che ho nella mia libreria.

E a pensarci bene, "Lolita" è un libro "proibito" in parecchi stati americani.

Ma perché tutto questo discorso?
Ieri, facendo il mio usale giro tra siti e blog che ospitano hentai scansionati, mi sono imbattuto in un fumetto che mi ha lasciato perplesso.
Il titolo è "Canon Sensei Tobashisugi" e l'autore è tale Georgeus Takarada.
Il manga in questione è rintracciabile facilmente in una versione tradotta in inglese e la cosa mi ha permesso, per una volta, di leggere anche la storia oltre che guardare i disegni.
La vicenda è presto detta:
un mangaka di trent'anni diventa l'assistente di un noto e misterioso autore di hentai e scopre che in realtà si tratta di una ragazzina che ancora non va al liceo. Da questo momento in poi, inizia un delirio di sesso e comicità che, tra le altre cose, racconta anche un interessante squarcio sulla scena fumettistica giapponese e su come si fanno i fumetti nel paese del sol levante.
I disegni sono buoni e migliorano tavola dopo tavola e il tasso pornografico è piuttosto estremo, il tutto però è smorzato dal tocco comico dell'autore e dalla sua notevole abilità nell'andare a tratteggiare una situazione che, in altre mani, sarebbe stata davvero greve.
Il fatto però è che la protagonista ha dodici anni e questa cosa non è per nulla un elemento di contorno che può essere ignorato (in fondo, negli hentai quasi tutte le donne sembrano ragazzine) ma è un elemento cardine su cui si basa lo sviluppo della vicenda, le situazioni erotiche e le parti comiche.
Ora... come bisogna valutare quest'opera? Come un fumetto pornografico di insolitamente alta qualità o come materiale pedo-pornografico da bandire dal mondo?
E soprattutto... lo cancello dall'HD, nel timore che il primo poliziotto che mi verrà a arrestare per qualche omicidio mi scambi pure per un pedofilo, o me ne frego, sfidando il comune senso del pudore?

p.s.
se vi interessa, il manga in questione lo trovate QUI.

5.8.08

Gli animali sono buoni.


Nella discussione qui sotto, gli animi si stanno scaldando a proposito di esperimenti sugli animali, vegetarianesimo e via dicendo.
Esprimo qua sopra il mio punto di vista sulla questione e invito tutti quanti a proseguire qui il discorso (quello precedente era un topic dedicato a Dylan Dog, dopo tutto).

Non toccate il coniglio bianco...


Premessa importante:
l'albo in questione mi è piaciuto.
E' una storia divertente, scritta con un bel ritmo, con un ottimo Groucho e splendidi disegni.
Stabilito che non ho nulla da ridire sul "come"... resto un attimo perplesso sul "cosa".

Mi spiego meglio (non andate avanti se non avete letto l'albo e avete intenzione di farlo):
la storia racconta di come un nutrito gruppo di conigli zombie si vendichi degli impiegati di un laboratorio di vivisezione.
Gli impiegati in questione sono stati costretti (a causa di alcuni tagli di bilancio) a operare in maniera sbrigativa lo smaltimento delle carcasse di questi conigli (sottoposti a vari esperimenti scientifici) e i conigli non l'hanno presa per niente bene.
Adesso, queste pallette di pelo e carne putrescente sono ritornate dal regno dei morti e cercano vendetta.
E fino a qui non ho nulla da ridire.
Lo spunto è folle ma pure divertente (anche se non mi è chiaro perché i conigli si vendichino degli impiegati, piuttosto che dei proprietari del laboratorio di vivisezione).
Il problema (per me) sorge quando uno di questi impiegati, chiuso in una casa messa sotto assedio dai conigli, spinto dal senso di colpa decide di spararsi un colpo in testa, ponendo fine alla sua vita e alla sete di vendetta dei roditori non-morti.

Il senso di colpa.
Per aver ammazzato dei conigli.
Minchia... e i macellai che dovrebbero fare, allora?

Ora, per carità... io lo so che Dylan è animalista e vegetariano (io no, e infatti mi terrò ben lontano da queste tematiche) e so pure che non è la prima volta che si schiera apertamente contro la vivisezione... ma sul serio la giusta pena per aver ammazzato qualche migliaio di conigli è la morte?
Non è uno zinzinino eccessivo, specie in una serie che ha fatto del perdono e della comprensione del "mostro" il suo cavallo di battaglia?

Che poi, sulla vivisezione in genere, se ne potrebbe discutere e a lungo...
Io capisco che per necessità di sintesi narrativa, nelle storie di Dylan la questione si riduca a termini manicheisti... ma siamo sicuri che gli esperimenti sugli animali siano sempre un male, anche quando portano un reale beneficio per gli esseri umani?
E' ovvio che la vivisezione insensata sia da condannare (non si gioca con il cibo)... ma quando porta a risultati concreti nella ricerca (qualsiasi tipo di ricerca, anche quella per lo shampoo che non vi fa bruciare gli occhi) è davvero così deprecabile?

[Anatomie Comparate] The Real McCoy


Fate finta di aver appena scaricato legalmente un disco musicale da internet. Ovviamente lo avete pagato. Adesso, immaginate che, al momento di spostare il disco che avete appena scaricato sul vostro lettore portatile, vi appaia una bella finestra che vi informi che quel lettore non è predisposto per riprodurre quello specifico disco e che se volete ascoltarlo vi dovrete comprare un lettore diverso. Scommetto che vi sembrerebbe una cosa assurda.
Ancora più assurdo sarebbe se vi dicessero che quello specifico disco che volete sentire, esiste anche in una versione per il vostro lettore portatile... solo che suona diversamente. Non di tanto, sia chiaro, ma abbastanza per avvertire la differenza. Oppure, nel caso abbiate un lettore troppo vecchio, il disco suonerà lo stesso, ma senza i bassi. Infine, per completare il quadro delle stranezze, vi dicono pure che proprio quel disco che tanto vi preme di poter ascoltare, non è ancora finito perché il produttore non è riuscito a rispettare le scadenze e quindi non ha potuto sistemare tutto al meglio. Per il momento vi toccherà tenervelo così ma non preoccupatevi... tra meno di una settimana potrete scaricarlo di nuovo nella sua versione definitiva. Ah, un’ultima cosa: potrebbe pure capitare che escano delle canzoni nuove sempre appartenenti a questo benedetto disco che ormai vi sta passando la voglia di sentire. Questi nuovi brani saranno presto disponibili per il download ma non è che ve li regaleranno, eh? Per averli basterà una microtransazione, che è un modo carino per dire che dovrete sganciare qualche altro euro.
Ammettiamolo, in ambito musicale una cosa del genere sarebbe assurda. E lo sarebbe anche in campo cinematografico, televisivo o fumettistico.
Eppure, nei videogiochi, questa è la normalità.
E qui arriviamo a una delle ragioni più vere e profonde che impediscono al media videogioco di ottenere il rispetto che, in teoria, dovrebbe meritarsi. Non esiste l’unicità dell’opera, ci sono solo dei prodotti che vengono declinati a seconda delle necessità commerciali. Un film è un film, un disco è un disco, un romanzo è un romanzo e un fumetto è un fumetto. Certo, capita che alla volte escano delle nuove edizioni, ma è l’eccezione, non la regola.
Nei videogiochi, invece, la forma dell’opera è scalabile a seconda delle esigenze.
Se il Wii è la piattaforma su cui si stanno facendo i soldi, poco importa se la visione dei programmatori di un qualsiasi videogioco magari mal si dovesse sposare con le limitate capacità di calcolo di questa console: il gioco uscirà anche in una versione per Wii, avrà un raffazzonato sistema di controllo dedicato e sarà quasi del tutto diverso da quello delle altre piattaforme. Se non ci credete, andate a dare uno sguardo ai filmati di “Star Wars: the Force Unleashed” per Wii e poi confrontateli con quelli per 360 o PS3. Vi sembrano lo stesso gioco?
Del resto, se si può vendere un generico (per quanto gradevole) gioco di guerra per il Nintendo DS e chiamarlo “Call of Duty 3”, o mettere il titolo di “Assassin’s Creed” a un banalissimo platform a scorrimento laterale per DS, allora vale tutto.
Poco importa se qualche giocatore casuale (quelli che oggi vanno tanto di moda) si farà un’idea tutta sbagliata sulle reali peculiarità di questi titolo nella loro forma originaria. L'importante è vendere il marchio.
E badate che il problema non riguarda solo i titoli multipiattaforma per console, eh? Avete letto le recensioni di “Crysis”? Che idea ve ne siete fatti? Io ho capito che il gioco, dal punto di vista grafico e fisico è un vero gioiello. Purtroppo, sul mio computer non lo è per niente, anzi, sembra una vera porcata. E’ ovvio, il problema è del mio computer... ma se io fossi un giocatore inesperto che non segue nessun tipo di rivista o sito specializzato in videogiochi, cosa dovrei pensare guardando la versione ridotta ai minimi termini (per venire incontro alle limitate capacità hardware del mio computer) di questo gioco?
Che in casa Crytek c’è gente che non sa fare il suo mestiere, ecco cosa.
Negli altri media questo non capita: se scendo in strada e vado al cinema, il film che vedrò è lo stesso che potrei vedere a New York o a Dublino. Certo, forse qualche cinema ha un audio migliore di qualche altro, ma permettetemi di dire che questo è un dettaglio ben meno rilevante rispetto alle variazioni grafiche e ludiche a cui capita di assistere provando lo stesso videogioco su piattaforme diverse. Per assurdo, in questo momento un media d’intrattenimento moderno come il videogioco sembra avere un mucchio di punti di contatto con quello che è forse il più vecchio media d’intrattenimento della storia, il teatro. Andando a teatro, può capitare di capitare di vedere una brutta messa in scena, anche se il testo su cui si basa è un capolavoro riconosciuto. E’ per questo che gli amanti del teatro sono abituati a mettere in conto un certo grado di imprevedibilità sulla qualità finale di quello che andranno a vedere.
Personalmente, non sono un grande fan del teatro. Sono nato in un contesto culturale in cui la perfetta e perpetua riproducibilità dell’opera è data come assodata. Sono cresciuto con le serigrafie di Warhol, gli impianti audio in alta definizione, il cinema e la televisione. Personalmente, adoro il fatto che la mia esperienza personale sia anche comune e che di questa esperienza io possa rendere partecipi gli altri senza paura di essere frainteso e senza la necessità di fare distinguo.
E’ per questo che amo tanto i giochi in esclusiva, perché non lasciano spazio a discussioni su quale versione sia quella migliore. Certo, sarebbe ancora meglio se invece di avere quasi una decina di piattaforme diverse su cui giocare a una manciata di killer application, avessi invece solo due macchine da gioco (una casalinga e una portatile) su cui far girare un mucchio di giochi eccellenti... ma chi glielo va a spigare a Nintendo, Sony e Microsoft?


"Star Wars: the force unleashed" nel trailer per PS3 e 360.


Lo "stesso gioco"... sul Wii.

4.8.08

スモーク・オン・ザ・ウォータ

[RECE] Tutti i racconti Western

Prezzo fuori dalla grazia di dio a parte, questo libro è assolutamente da avere.
Leonard, in Italia, è pubblicato da quasi vent'anni, ma solo recentemente (da quando l'Einaudi ha preso i diritti della sua roba), ha raggiunto, anche nel nostro paese, la giusta visibilità.
I suoi romanzi si segnalano sempre per la forza dei personaggi, i dialoghi straordinari, la scrittura asciutta e essenziale e gli intrecci narrativi che, pur rispettando tutte le convenzioni del genere, sono in grado di sovvertirle e, in certi casi, negarle.
Se non avete mai letto nulla di suo, è probabile che comunque abbiate visto qualche film tratto da un suo libro ("Get Shorty", "Jackie Brown", "Out of Sigth"... tanto per citarne qualcuno ben riuscito).
Famoso per la sua produzione crime, Leonard ha anche scritto un mucchio di materiale legato al mondo della frontiera americana. Questo libro è la raccolta di tutti i racconti western scritti dagli anni '50 a oggi da questa istituzione della letteratura americana. Restano fuori solo i suoi romanzi ambientati nel west (che spero vengano pubblicati presto).
Il prezzo è semplicemente uno scandalo (20 euro per una edizione economica sono un furto bello e buono)... ma l'antologia è imperdibile.

3.8.08

Tutti gli uomini sulla torre di guardia.

"Ci deve essere un modo per uscire di qui!"
Disse il buffone al ladro.

"C'è troppa confusione, non riesco a trovare sollievo! Uomini d'affari bevono il mio vino e contadini scavano la mia terra ma nessuno di loro, tutto intorno, conosce il suo valore!"

"Non c'è ragione d'agitarsi..."
Disse il ladro con naturalezza.

"Ci sono molti qui tra noi che pensano che la vita è come un gioco, ma tu e io lo abbiamo già sperimentato e sappiamo che questo non è il nostro destino. Così adesso cerchiamo di non essere menzogneri, si sta facendo tardi".

Tutto attorno alla torre di guardia i regnanti controllano tutto, mentre le donne vanno e vengono, insieme alla servitù, scalza.

Fuori, in lontananza, urla un gatto selvatico.

Due cavalieri si stanno avvicinando.

Il vento comincia a soffiare.

Tornato.
Una vacanza davvero divertente con un doppio finale degno di nota.
Mi rilasso in campagna con gli amici per riprendermi da tanta baldoria.
Per il resto, scrivo.

p.s.
La nuova grafica del blog è stata gentilmente realizzata dal prode Paolo OTTOKIN Campana.