30.9.08

Acqua dal sole.

Un paio di Wayfarer, un vecchio cappotto... e sono subito gli anni '80.
Se fossi gay, drogato e losangelino, questa mattina potrei essere un personaggio di Ellis (Bret, non Warren).
Sorridete. A Wallstreet stanno suonando l'arpa della fine del mondo e, nel mio studiolo, l'edonismo impazza.
E' un mondo magnifico.

Godetevi la bella Rebecca De Mornay, già che ci siete... e entrate nel mood.

27.9.08

Fumetti in Tv... ma perché in TV? Che c'entra la TV? Come? Treviso! Ma dai...


Nonostante il manifesto non sottolinei esattamente la nostra presenza (:asd:), oggi io Leo siamo qui!
(e vuoi che la trovi una connessione per fare un aggiornamentino, Robertuccio della mamma?)

26.9.08

IO!IO!IO!!

Andrea Voglino ha scritto una recensione su JD 64 che mi è piaciuta un sacco (facile: è più che positiva) e ha scritto anche delle cose interessanti in genere sul personaggio che mi diverto a spacciare (me stesso, non John Doe).
Trovate tutto quanto sul suo BLOG, che è pure una interessante lettura in generale.
Se ci fate un salto, leggetevi pure il pezzo su Facebook che merita.

[Anatomie Comparate] Giocarsi la Pelle

Luigino esce di gran fretta dalla scuola.
Oggi è il giorno in cui verrà messa in onda la prima puntata di “24”, la serie fantapolitica con Kiefer Sutherland. E’ la quindicesima stagione di questo telefilm e Jack Bauer continua a spaccare culi esattamente come nella prima.
Luigino entra in casa, saluta la mamma, accende la XBox 1440 posta sotto la televisione a cristalli liquidi da 52 pollici in alta definizione e comincia a navigare nei menù del negozio online. Un attimo dopo, la premier di “24” è stata scaricata nell’hard disk della console, Luigino schiaccia play e comincia a godersela.
La storia si apre in Russia. Jack è in un night club, ha la barba lunga e sembra nervoso. Un uomo corpulento entra nel locale e inizia a sparare contro di lui. Jack rovescia un tavolino e ci si nasconde dietro.
A Luigino questa scena piace un sacco, allora piglia il joypad e spinge il tasto per entrare nella narrazione. Il passaggio dagli attori in carne e ossa a quelli digitali è talmente naturale che solo un occhio esperto potrebbe coglierlo. La visuale passa alle spalle dell’ex-agente del CTU, mostrandocelo spostato un poco a sinistra rispetto al centro dell’inquadratura.
Jack è nascosto dietro un tavolino rovesciato e ha appena estratto la sua pistola. Luigino preme il tasto per fargli abbandonare la copertura e poi si appende al grilletto del joypad per aprire il fuoco. Il tipo corpulento viene colpito da una serie di proiettili 9mm e poi crolla al suolo. In quel momento, irrompono nel locale altri tipacci.
“Luigino la pasta è in tavola!”
“Ma mamma... c’è 24!”
“Lo puoi guardare mentre mangi!”
“Ma io volevo giocarlo!”
“ Vorrà dire che adesso te lo guardi e dopo lo giochi, che problema c’è?”
“Ma così mi rovino tutti i colpi di scena...”
“Zitto e mangia”.
Luigino affida di nuovo la narrazione alle mani del regista dell’episodio e si siede a tavola.
Per pranzo ci sono i cannelloni.

L’hyper-media.
Un linguaggio in grado di unire le peculiarità del media televisivo, di internet, del cinema e dei videogiochi in un solo prodotto: il santo Graal dell’intrattenimento commerciale.
Vi sembra impossibile o altamente improbabile? Eppure “Metal Gear Solid 4” e, anche se in misura minore, “Grand Theft Auto 4” ci dicono il contrario.
Immaginatevi future istallazioni di questi giochi realizzate con una grafica fotorealistica e una fisica perfetta (ed è solo questione di tempo per trasformare questi due aspetti in fatti concreti), con una storia sviluppata secondo i dettami delle moderne serie televisive (quindi piuttosto lunga e articolata), che però vi permettano di immettervi nel corso della narrazione in qualsiasi momento e prendere il controllo dell’azione quando una scena vi piace particolarmente, o di lasciare che la vicenda vada avanti da sola quando vi bloccate o avete solo voglia di godervi lo spettacolo.
Oppure, immaginatevi di stare guardano la nuova versione HM (Hyper-Media) di “Die Hard”:
John McLane se la sta vedendo brutta contro Hans e soci e voi siete spaparanzati sul divano. Il film lo avete visto almeno dieci volte (come minimo) e adesso arriva quella scena che vi piace tanto, quella dove Bruce Willis finisce sotto il fuoco di quei fessacchiotti dell’FBI e si lancia giù dal tetto per salvarsi dall’esplosione del loro elicottero. Pigliate il joypad e con la sola pressione di un tasto passate dalla versione in carne e ossa a quella digitalmente ricostruita (e del tutto identica) del film. Adesso Bruce Willis siete voi. E invece di lanciarvi dal tetto usando la manichetta dei pompieri, provate a usare le scale. La vampa di fuoco dell’esplosione vi insegue e voi pigiate come dei matti sul tasto dello sprint per arrivare al piano inferiore dove c’è la serra. Il vostro alter ego digitale è più lento di quanto vorreste, a causa del fatto che cammina a piedi scalzi sui vetri rotti ma alla fine ce la fate lo stesso, un balzo e siete nella serra e vi gettate nella fontana. Adesso non dovete far altro che andare a salvare Bonnie e, rispetto alla versione cinematografica, avete anche qualche munizione in più (non avendo dovuto sfondare la vetrata del palazzo a colpi di arma da fuoco).
Non sarebbe magnifico?
Forse, dal mio punto di vista, non tanto. Per uno sceneggiatore il controllo sul flusso narrativo è una cosa fondamentale ma bisogna rendersi conto che c’è una rivoluzione in atto e che non si può infilare la testa sotto terra come fanno gli struzzi*.
Internet ci permette determinare autonomamente i nostri palinsesti televisivi e radiofonici, di vedere un qualsiasi film o telefilm quando e dove vogliamo, di dare vita alle nostre compilation e di creare noi stessi i contenuti da dividere poi con tutti gli altri. Il concetto di prodotto, visto come un qualcosa fatto piovere dall’alto da una casta di mitologici “creatori”, è vecchio e ogni giorno sta venendo messo sempre più in discussione e sostituito da opere fatte su misura dagli stessi fruitori. Bisogna prepararsi al futuro o essere pronti a venire infilati nella teca di un museo. Accanto ai dinosauri.

*per la cronaca: in uno studio effettuato su circa duecentomila struzzi e durato più di ottant’anni, non si è mai visto uno struzzo mettere la testa sotto la sabbia.

Game Pro 15

In edicola.

Chiacchiere tra ragazze.


Sul blog di Tito trovate due chiacchiere due con il sottoscritto.
Lo trovate QUI

25.9.08

Prepare to drop


L'attesa è finita.
Dopo "Halo Wars", è stato svelato anche il secondo dei tre nuovi progetti collegati ad "Halo", in lavorazione presso gli studi della Bungie.
Si tratta di una espansione per "Halo 3", una nuova campagna di gioco ambientata durante gli avvenimenti dell'ultimo capitolo della saga che dovrebbe avere per protagonisti gli Helljumpers.
Questo il filmato di presentazione.


Come sapete, sono frocio per Master Chief... ergo, ho già una scimmia formato gigante sulla schiena.

Ingranaggi

Che, certe volte, le vignette che sembrano facili, non lo sono per niente...

3\4
Spostiamoci nel lussuoso studio casalingo del professore.
L'ambiente è arredato pesanti mobili in legno scuro. Vediamo una imponente libreria piena di voluminosi tomi di medicina, una grande scrivania con sopra un computer e un gran numero di attestati e diplomi appesi alla parete. Dal soffitto vediamo penzolare il corpo senza vita del professore: si è impiccato.

Massimo Carnevale

3\4\5\6

Allarghiamo di molto e alziamoci. Ci troviamo in una grande sala bianca e asettica dalle pareti arrotondate e illuminata da una spietata luce al neon. Nella sala c’è un letto da terapia intensiva (te lo allego), nel letto c’è Friedman, collegato ad alcuni macchinari che lo tengono in vita (vicini al letto stesso): sono macchinari da film di fantascienza quindi scatenati pure.

IMPORTANTE: alcune parti dei macchinari (i tubi, per esempio) sono incrostati di ghiaccio e tutto l’ambiente sembra molto, molto, freddo... quasi ci si trovasse all’aperto e al polo nord.

Friedman sta osservando Murphy, davanti a lui. David è in piedi e indossa una di quelle tute che usano le persone che operano in ambienti biologicamente pericolosi. Praticamente una specie di incrocio tra una tuta da astronauta e quella di un pompiere. Accanto a David vediamo i due soliti scagnozzi (hanno le mascherine alzate sul volto, adesso) che gli puntano contro le armi. Nella stanza c’è anche una grossa finestra (tipo quelle delle salette d’incisione) e, dietro lo spesso vetro, vediamo Miss Robinson, in piedi, ferma vicino a una console con un microfono e un computer.

L’ambiente in cui si trova la Robinson è scuro e illuminato solamente dalla luce del monitor.

Da qualche parte, nella stanza dove si trovano Friedman e David, ci deve essere una porta piuttosto massiccia e del tutto simile a quelle che si vedono nei sottomarini.
Matteo Cremona

Signori si nasce e io, modestamente...


Oggi sono passato in libreria e mi sono soffermato davanti all'ultimo libro di Nick Hornby, "Tutto per una Ragazza", il settimo (escluse le antologie a cui ha partecipato o ha curato).
Il libro aveva una fascetta: "Dall'autore che ha venduto 3 milioni di copie in Italia".
E io ho sorriso amaramente.
Perché vedete, il fatto che Horby abbia venduto  così tanti libri io non lo metto in dubbio...però quella fascetta  non dice che quei tre milioni di copie sono da distribuire su sei libri, tutti usciti anche in versione economica.
3.000.000 di copie, distribuite in 12 edizioni, fanno la media di 250.000 copie a edizione. 
Che è tantissimo, per carità... ma che è un dato ben diverso dal tre milioni sbattuti in copertina.
Quella riportata sulla copertina è una informazione capziosa, fatta per attirare il pubblico distratto e aumentare la credibilità della propria offerta.
Ma chi ha scritto quella fascetta non ha torto.
Nel campo dell'editoria libraria, le mezze verità sulle fascette (e non solo) sono una cosa all'ordine del giorno e anche il lettore (smaliziato) ne è consapevole.
In fondo, che c'è di male a cercare di dare una spintarella in più alle vendite di un libro con la forza dei numeri?
Lo ha fatto anche Elvis (e poi pure Bon Jovi!)  con una antologia intitolata  "Cinquanta milionii di fans di Elvis non possono avere torto".
E se lo hanno fatto il Re e Bon Jovi, per me è una cosa giusta.
E' vero, forse hanno mancato di classe e di signorilità... ma avevano i numeri dalla loro e non si vergognavano (giustamente) a esibirli.


Ecco... adesso chiedetevi perché sulla copertina di Tex non campeggi la scritta:
"Oltre un miliardo di copie vendute".
Oppure su Dylan Dog la scritta:
"Quasi 300 milioni di copie vendute"
Persino John Doe potrebbe fregiarsi di un:
"Il nuovo fumetto italiano che ha venduto un milione di copie!"

Sono affermazioni vere, tanto quanto quelle esibite sul libro di Hornby o sulla compilation di Elvis e di Bon Jovi... e forse, metterle in evidenza,  aiuterebbe a far capire alla gente e ai grandi gruppi finanziari che il fumetto non è esattamente l'ultima ruota del carro mediatico.
Che il settore dei fumetti incassa più denaro di quello librario e discografico (ma con quello discografico è facile, il mio pizzicarolo sotto casa guadagna di più).
Che, magari, sarebbe il caso di prendere questo media sul serio perché saranno pure giornaletti, ma muovono un sacco di soldi.

Ma non succederà.
Sapete perché?
Perché siamo troppo signori.
E io che vorrei tanto essere un cafone.


p.s.
qualcuno ha mica letto l'ultimo libro di Hornby? Che con quello che costa non vorrei buttare via i soldi come con gli ultimi due...

24.9.08

Fumetti in TV -Treviso -27 e 28 settembre


Pesco dal SITO della manifestazione:
Fumetti in TV, la fiera del fumetto trevigiana. Il 27 e 28 settembre 2008 a Treviso la mostra mercato in Camera di Commercio, accompagnata da mostre di tavole originali, cosplay, conferenze, serate ed eventi con grandi ospiti nazionali e internazionali. Fumetti in TV è organizzata in collaborazione con la Circoscrizione A Centro Storico, gode del sostegno e del patrocinio del Comune e della Provincia di Treviso e della Camera di Commercio.

Queste le mostre:

I MAESTRI VENEZIANI
La storia del fumetto veneziano non appartiene solo all'Italia. Gli autori della laguna più famosa in assoluto hanno pubblicato in tutto il mondo, influenzando anche radicalmente il percorso creativo della nona arte. Hugo Pratt, Dino Battaglia e numerosi altri autori, con la rivista "L'asso di Picche" hanno praticamente fatto scoprire un "certo" tipo di fumetto in Argentina dove la stessa, nell'immediato dopoguerra, era migrata dalla natia Venezia. Sono poi diventare nomi di prestigio per il fumetto d'autore internazionale, pubblicando su tutte le maggiori riviste del mondo. Una storia inarrestabile quella del fumetto veneziano che Fumetti in TV vuole proporre al grande pubblico.

GONDOLA
Erotismo, fantascienza e avventura allo Spazio Paraggi. Leone Frollo è conosciuto in tutto il mondo come un maestro dell'erotismo a fumetti, ma ha anche disegnato serie fantascientifiche per ragazzi come "Fan" e il teutonico "Perry Rhodan": in Germania è più letto e conosciuto di Superman. Lele Vianello, stretto collaboratore di Hugo Pratt, si è fatto conoscere soprattutto dai lettori francesi ed italiani del fumetto d'autore, pubblicando in assolo sulle prestigiosissime "Il Mago", "Corto Maltese", "Il Grifo", "A Suivre". Ivo Pavone è tra i membri del gruppo di L’Asso di Picche. Collabora con grandissimi del fumetto come Pratt e Oesterheld, disegna episodi di Pecos Bill, Canada Jean, Dick Demon e collabora con Lanciostory. Stelio Fenzo, prattiano per affinità elettive, ha realizzato tantissimi fumetti, sia per ragazzi che per adulti, ed è considerato un vero maestro del fumetto veneziano. Pubblica, da molti anni e stabilmente, popolarissimi fumetti su "Il Giornalino". Paolo Ongaro, allievo diretto di Missaglia, come Marco Poco ha portato i suoi fumetti in tutto il mondo, arrivando fino in Cina. Il suo "Immortale", pubblicato in quasi tutta Europa, ha influenzato un'intera generazione di autori di fumetti. Oggi è una delle colonne portanti della casa editrice Bonelli. Danilo Grossi, allievo di Paolo Ongaro, da "Lanciostory" a "Scorpio", passando dalla Francia, fino all'internazionale "1984", ha lasciato un segno nell'avanguardia fumettistica degli anni ’80.

VAPORETTO
Una sezione speciale viene dedicata a Vladimirio Missaglia, scomparso di recente, che con la rivista "Kriss" (diventata "Kalì" in Francia), autoeditata con l'etichetta Buccintoro, ha dato il via a quella pacifica invasione di autori italiani, non solo veneti, in terra d'oltralpe. Invasione che continua tutt'ora. Giorgio Cavazzano, allievo prediletto di Romano Scarpa, è oggi il più famoso ed importante autore Disney del mondo, ed ha anche realizzato molti altri fumetti d'autore. Luciano Gatto, oltre ad aver collaborato con vari editori italiani ed esteri, è una firma storica dell’universo Disney. Alberto Lavoradori, allievo di Paolo Ongaro, è passato con disinvoltura dal disegno realistico d'avventura a quello disneyano, realizzando, tra gli altri, il primo storico numero di PK. Federico Antinori, iniziata la sua attività con “Il Giornalino” e l”Intrepido”, ha trovato la fama grazie a Nick Raider e alla criminologa Julia. Spazio poi ai giovani maestri veneziani: Maurizio Erkole, passato dall’underground di “Mondo Mongo” all’avanguardia di “Frigidaire” sino all’impegno politico in “Resistenze”. Federico Nardo, cresciuto nel fumetto indipendente con Scienza da Marcapiede e approdato a serie come Monster’s Allergy o Lys e in procinto di tornare alla graphic novel con Nico e Armando. Emanuele Tenderini, uno dei più famosi coloristi europei, nonché autore autori in Francia e Inghilterra, che collabora con "Soleil", "Humanoides", "Nicola Pesce Editore", "Bonelli". Nora Moretti infine ha vinto il Project Contest di Lucca e ha da poco pubblicato “Mondombra”, mentre sono tutti da scoprire Alberto Dabrilli e Lucio Schiavon.

La Grande Guerra a Fumetti
Nel 90° anniversario dalla fine della Prima Guerra Mondiale, Fumetti in TV propone una collettiva di fumetti a tema “Grande Guerra” realizzati da autori contemporanei, quasi tutti giovani di talento. L’affermato friulano Paolo Cossi propone “1918, destini d'ottobre” (De Bastiani) ambientato a Borgo Malanotte, Maurizio Mantero ci presenta una storia aerea dal volume “Mondi Infiniti” (Renoir), Samuela Cerquetella disegna su testi di Fabrizio Capigatti il “Folle Volo” (Ed. Del Vento) di D’Annunzio. Spazio anche al fantastico, con la storia di vampiri ambientata a Caporetto:
“Battaglia” (Edizioni BD) di Roberto Recchioni, sceneggiatore di Dylan Dog e creatore di John Doe, magistralmente disegnato dal Leomacs.

L’arte di Davide Pascutti
Come ogni anno, Fumetti in TV propone una personale di un giovane autore italiano alla ribalta. Visto il tema di quest’anno, la scelta non poteva che cadere su Davide Pascutti. Nato a Udine nel 1973, da metà anni ‘90 collabora con la Twilight Comics, dove disegna i lavori Addio mia amata (1999), Memorie (2000) e illustra un capitolo del volume Fratelli in armi (2005). Vince i concorsi Chinatown e «S. Nicolò a fumetti» e nel 2004 partecipa al festival des très Courts di Parigi con il minimetraggio animato BuzZz. Per Arti Grafiche Friulane ha illustrato Rigore è quando arbitro fischia (2004). Nel 2006 il grande salto nel panorama delle graphic novel da libreria grazie a BeccoGiallo. Inizia nel 2006 col romanzo grafico Marcinelle, mentre è del 2008 il capolavoro La Grande Guerra su testi di Alessandro Di Virgilio. È appena uscito per Tunuè invece Il Maestro, ambientato questa volta nel secondo conflitto mondiale.

OSPITI D'ONORE
Silvina Pratt
Paolo Cossi
Roberto Recchioni
Leomacs

Lele Vianello
Luciano Gatto

OSPITI BLACK VELVET
Alberto Corradi

OSPITI BECCOGIALLO
Francesco Ripoli
Alessandro di Virgilio
Claudio Calia

OSPITI TUNUE
Gud
Mauro Cao

OSPITI RENOIR
Giorgio Cavazzano
Maurizio Mantero
Nora Moretti
Lorenzo Bolzoni
Paola Cannatella

OSPITI NICOLA PESCE
Paolo Ongaro
Liri Trevisanello
Andrea Longhi
Massimo Perissinotto
Andrea Mozzato
Paolo Di Orazio
Valentino Sergi
Cristina Spanò

OSPITI EDIZIONI DEL VENTO
Fabrizio Capigatti
Samuela Cerquetella
Eugenia Monti
Salvatore Cacace
Angelo Mennillo

OSPITI CENTRO FUMETTO ANDREA PAZIENZA
Manuel De Carli
OSPITI ALBATROS EDIZIONI
Enzo Troiano
Luca Presicce
Marco Cito

OSPITI MADADH
Tommaso De Stefanis
Alberto Massaggia
Andrea Gadaldi
Alessandro Micelli
Matteo Scalera

OSPITI AREA INDIPENDENTI
Luca Genovese
Sara Pavan
Fabrizio La Scimmia

OSPITI LAVIERI
Gianluca Maconi



Dai, veniteci a trovare!

Brava.



Me l'ha segnalata Leomacs.
Marina Bolmini: ARTE VARIA, ILLUSTRAZIONI, BLOG

22.9.08

DOH! m'ero scordato di segnalarlo!

Un amico mi aveva chiesto di segnalare la cosa... sono arrivato quasi fuori tempo massimo ma posso ancora recuperare!

Mostra dedicata a Vittorio Giardino a Città di Castello.
Questo il programma:
Giovedì 25 settembre, ore 17
CITTA’ DI CASTELLO, Sala Monte dei Paschi di Siena, Piazza Garibaldi 1
INCONTRO CON L’AUTORE 

Venerdì 26 settembre ore 19
BORGO SANSEPOLCRO, Palazzo Pichi Sforza, via XX Settembre 134
ANTEPRIMA 

Sabato 27 settembre ore 17
CITTA’ DI CASTELLO, Sala del  Consiglio Comunale – Piazza Gabriotti 1
PRESENTAZIONE DELLA MOSTRA

Sabato 27 settembre ore 18
CITTA’ DI CASTELLO, Palazzo Vitelli a S. Egidio – Piazza Garibaldi 2
INAUGURAZIONE DELLA 
MOSTRA

Detto questo, a me Giardino non piace.
In compenso, la persona che mi ha chiesto di segnalare questa mostra, è un grande.
Ciao Batiza!

John Ford ha sempre ragione.


Come avrete notato, mi sono lasciato trascinare da Facebook (trovate profilo e link nella colonna qui a destra).
Se il web ci vende di Myspace come il posto dove i giovani musicisti fanno contratti con le major e i nerd rimorchiano le gothic lolita, alla stessa maniera, Facebook è il posto per ritrovare le vecchie amicizie del liceo.
Io ho sempre pensato che fossero cazzate e invece no.
Tra i primi contatti che ho avuto con Facebook, si segnalano proprio due persone che conoscevo ai tempi del liceo.
La prima è una ragazza di cui ero cotto disperatamente e, la seconda, era uno dei miei migliori amici dell'epoca, con cui ruppi l'amicizia per una storia di donne e una pistola (non scherzo, dopo il liceo era diventato poliziotto) puntata genericamente nella mia direzione.
Devo ammettere che ritrovare queste persone mi ha fatto molto piacere però, a camminare sul sentiero dei ricordi, capita pure di schiacciare qualche merda di cane.

"Minchia, Alessia! Quanto tempo è passato?! Ti ricordi che studiavamo insieme per la maturità?"
"Sì, sì...e ti ricordi che una volta schicciasti mia sorella, sdraiandoti sul divano?"
"Errr, no... tu, invece, ti ricordi che ti mandai una lettera da adolescente in cui ti dichiaravo tutto il mio disperato amore?"
"No..."
"Ma dai... che poi ti sei messa a uscire con quell'attrezzo di Torpignattara..."
"Di Torpignattara dici? No, non me lo ricordo... era un bel manzo?"
"Senti, parlando d'altro... ma quella tua compagna di classe, quella bionda, con le tettone e quel bellismo sedere... quella che girava sempre mezza nuda e si faceva smanacciare da tutti... Paola!"
"La Bozzonini."
"Ecco lei... ma la senti ancora?"
"No."
"..."
"E' morta."
"Scherzi?"
"E' stata una cosa terribile."
"Ah... ecco perché non la trovavo su Facebook."
"Echecazzoperò... pure tu! Di tutti quelli del liceo, proprio la Bozzonini ti dovevi andare a capare?"

Mi sono sentito come il personaggio di un film di Verdone (manco di Kasdan, giusto per farvi capire quanto mi sono sentito di merda).

Cazzo, una tipa piena di vita, il sogno erotico del liceo, il primo sedere che ho mai toccato in maniera consapevole, la ragazza con il più alto numero di seghe a lei dedicate... non ci posso credere che sia morta.
Nel corso degli anni, quando m'è capitato di ripesare a lei, me la sono sempre immaginata a passeggio per Rodeo Drive con un cagnetta in braccio e un nome d'arte tipo Vanessa Vega...
e invece.
Mi dispiace davvero tanto.

E sapete che c'è? Che ho deciso di fregarmene della verità. 
Per me la Bozzanini è davvero andata Los Angeles a fare la divetta del porno e adesso vive felice e impasticcata.
Ford diceva che tra la verità e il mito, è il secondo che deve vincere.
E chi cazzo sono io per andare a dire a Ford che aveva torto?



p.s.
Un medium?

Certi giorni ti svegli storto e poi passa.

Alle lettere per John Doe e ai commenti sui forum e i siti, mi ci sono abituato.
Ma, una cosa del genere, non può che colpirmi.

L'ha fatta Hellpesman, un lettore appassionato.
Che dire? Grazie.
Davvero.

p.s.
colonna sonora meravigliosa... ma sapevi di stare sfondando una porta aperta.

Certe volte sono davvero un nerd...

Per ragioni troppo lunghe e pietose da stare a spiegare, mi sono ritrovato sprovvisto di un computer desktop.
IO! PROPRIO IO!!
Quello che, in un certo momento della sua vita, aveva tre desktop (un MacMini, un Imac e un PC Ninja per i giochi) e un portatile... e non gli sembrava una cosa strana!
Ebbene sì.
Fai il generoso una volta, fai lo splendido un'altra volta... e ti ritrovi con a casa due portatili (il MacMabbok Air e l'Asus EEE 701), qualche console, e  nessun computer da scrivania.
La vita è una puttana, sappiatelo...

Comunque sia, negli ultimi tempi sono andato avanti collegando l'Air al Cinema Display della Apple che avevo preso per il Mini e utilizzando l'EEE come computer da asporto, ma sapevo che non poteva essere una soluzione definitiva.
E infatti, ieri non ce l'ho fatta più e ho deciso che così non si poteva andare avanti.
Che va bene che in Africa ci sono i bambini che hanno ancora lo ZX Spectrum ma... che cazzo! E' forse colpa mia se sono nato nel 20% del mondo che l'ha messa in culo a tutti gli altri?
Sedata la mia coscienza e visto che sono un Apple Zombie, non ci ho pensato sopra un attimo e ho aperto lo Store della mela con l'idea era di comprarmi un nuovo Mac Mini. La mia idea era quella di non spendere troppo e mettermi in condizione di sfruttare il bel monitor che mi avanzava per casa.
Nella mia memoria, il Mac Mini era una macchina solida, infaticabile, piccola, silenziosa e sicuramente adeguata alle mie esigenze visto che, fino a poco tempo fa, usavo con soddisfazione la sua prima incarnazione(un G4) e  ora doveva per forza essere stata potenziata.

E invece... sorpresa!
In primo luogo il potenziamento non è stato poi così evidente (processore core 2 duo, un hard disk più grande... ma la stessa scheda grafica integrata di merda e la stessa memoria ram), in secondo luogo, il prezzo non è più economico manco per il cazzo: 499 euro nella versione da 1,83 GHZ, con 80 giga di HD, 1 giga di ram e SENZA IL MASTERIZZATORE DVD E SENZA MOUSE E TASTIERA!!!
No, non ci siamo proprio.
Scartata l'idea del Mac Mini,  inizio a entrare nell'ottica  di prendermi un Imac.
Il modello base però, costa 999 euronzoli e io non voglio minimamente spendere una cifra simile (non ci crederete ma sto risparmiando)... e poi, mi avanzerebbe un monitor (che, per la cronaca, è meglio di quello proposto dalla soluzione all in one della Apple).

Mumblemuble... cogito.
E mentre cogito mi casca l'occhio sull'Asus EEE buttato sul letto di camera mia.
Ma non dovevano fare una versione dekstop dello stesso giocattolo?
Essì che la dovevano fare... e infatti l'hanno pure fatta e si chiama EEE Box.

Leggiamo le specifiche:
Sistema Operativo: Microsoft Windows XP Home
Cominciamo malissimo...

Processore: Intel Atom 1,6 gh, overclockabile a 1,75.
Mica malvagio... 

Scheda grafica Intel GMA950
La stessa merda del MacMini (e del Mac Book e dell'Air, se è per questo...)

Memoria: 1GB
Disco: HHD 80GB
Connettività: WiFi 802.11b/g/n

Come il Mini...

Card reader: Lettore integrato 5 in 1
Il Mini questo non ce l'ha.

Porte: 4 USB 2.0, uscita DVI-I
Il Mini ne ha solo due (però ha il firewire e il bluetooth).

Dimensioni: 223x178x16 mm (senza supporto)
Poco più largo del Mini, stessa profondità, molto più fino.

Nessun lettore ottico
Vabbè... con l'Air ormai mi ci sono abituato.

Tastiera, mouse, supporto, staffa per appenderlo dietro al monitor, antenna per aumentare la ricezione Wi-Fi, commutatore DVI-VGA, compresi nella confezione
In pratica, l'unica cosa venduta a parte è l'EEE "Stick", una specie di motion controller molto simile al sistema utilizzato dal Wii.

In più, qesto scatolotto non sarà di sicuro una scheggia nel multutasking come il Mac Mini (dotato di core 2 duo), ma in compenso ha una stronzatina utilissima che permette di avviare solo alcune parti del sistema operativo (il browser internet e mail, un visualizzatore di foto, Skype e qualche altra cazzatiola) in meno di sette secondi dalla pressione del tasto di avvio. Mica male, no?

Ah... e quanto costa questo cosino?
249 euro... contro i 499 voluti dal Mac Mini.
Apperò!

Certo, il nuovo prodotto della famiglia EEE non ha Mac OsX (ma sono sicuro che qualcuno troverà il modo di istallarcelo a brevissimo) ma, siamo sinceri... per quanto buono, un sistema operativo non può fare una differenza di 250 euro!
L'impressione è che qualcuno, in quel di Cupertino, stia davvero tirando troppo la corda e che se continuà così, l'Asus farà di nuovo il colpaccio (dopo la bastonata dell'EEE 701 ai danni dell'Air).

Morale della favola, è da ieri che ho di nuovo un sistema Windows in casa.
Storco il naso ma, in fondo in fondo, mi ci sto divertendo a sistemarlo per bene.
E finalmente ho potuto provare Chrome (miglior browser di sempre, per me).
Ah, per la cronaca, WoW non ci gira malaccio (l'ho messo giusto per provare, sia chiaro... non ci ricasco... no, no... non ci ricasco!).
In sostanza, il nuovo giocattolo è una figata e m'ha dato pure qualche spunto di riflessione sui fumetti e sul mercato (strano come io riconduca tutto ai mio cortiletto, eh?).
Appena ho tempo, posto la recensione e le profonde elucubrazioni.

20.9.08

autodafè 2

Che poi uno si chiede perché si viene lasciati uno.

Ho capito bene? Recchioni?!


"Roberto Recchioni"
"Come il cantante?"
"No, come il fumettista."
"Chi?"
"REcchioni... non VEcchioni.
"AH... allora Roberto Recchione, giusto?"


Questa me la dedica Raul Cestaro.
E io me ne bullo una cifra.

17.9.08

Per tutti quelli che mi chiedono chi sia la nuova "attention whore" nella colonna a destra...

Alaska.
655.435 abitanti.
Il 48% di questi, ha votato Sarah Palin come suo governatore, facendola eleggere.
Il che significa che questa donna è arrivata a essere il possibile vice-presidente degli Stati Uniti e influenzare il destino del mondo, con un sostegno popolare inferiore agli abitanti di Bologna.
Antiabortista, a favore della pena di morte, cacciatrice, orgoglioso membro della National Rifle Association, sostenitrice di tutto quello di cui potrebbero essere sostenitori i cattivacci di un buon film d'azione, la Palim non ascolta Bob Dylan, odia Bruce Springsteen, svede Stevie Wonder gli fa lo sgambetto (a quel cieco del cazzo), dorme con una foto di Ronnie Reagan sul letto, ritiene Bush (senior) un mollaccione e usa un pc con sopra Windows Vista.
E' sposata con un indiano (pardon, nativo americano), ha cinque figli: uno fa il soldato, una è incinta ma non sposata, una -pare- che sia una tossicodipendente, una sembra una persona tranquilla e l'ultimo è nato affetto dalla sindrome di down. Da segnalare il fatto che la Palin lo ha messo alla luce consapevole della cosa (almeno è coerente).
La Palin è un maverick della politica americana, arrivata dal nulla, apparentemente grazie al solo sostegno popolare e alla sua forza come personaggio mediatico. Nemmeno i repubblicani si capacitano della scelta di McCain.
Incidentalmente, è pure un bel pezzo di signora e in gioventù ha vinto il concorso di Miss Alaska.
La adoro.

Parlando d'altro, Tsunami m'ha regalato questa maglietta:
Non è favolosa?

Adesso però... voglio pure questa:

101

E' uscito il libro di Micol.
In linea teorica, è una guida di Milano.
In pratica, Micol ha barato e ha scritto una serie di deliziose pillole di narrativa che giocano a far finta di essere altro.
Sono di parte per un mucchio di ragioni ma una cosa posso dirla con l'animo sereno di chi non ha nulla da nascondere: lo stile di scrittura di Micol è davvero, davvero buono. Al limite dell'irritante.
E spesso ha pure da dire cose per nulla banali.
Poi, sì... certe volte è una romantica, saputella, rompicoglioni, ma va bene anche così.
Il libro è perfetto per quelli che conoscono poco Milano e, soprattutto, per quelli che pensano di conoscerla e la odiano.
E per quelli che vogliono leggere della buona roba.

16.9.08

Da Wojtyla a Ratzinger... ovvero il perché, se fossi americano, forse voterei McCain.

Faccio una gran fatica a spiegare ai miei amici perché Ratzinger mi sta simpatico.
E non è che non ne capisca la ragione, sia chiaro.
Il fatto che è che io ho sempre pensato che Wojtyla vendesse un fraintendimento: il fraintendimento di una Chiesa Cristiana rinnovata, moderna e aperta.
Tutte cazzate.
La chiesa di Wojtyla non era diversa da quella di Ratzinger nelle azioni e nei contenuti, lo era solo nelle parole e nella immagine pubblica.
Wojtyla era un signor comunicatore.
Praticamente, il Bono Vox della Chiesa Cristiana.
Ma a guardare i fatti, quello che poi la chiesa di Wojtyla metteva in pratica (di nascosto) non era diverso da quanto sta facendo il tedesco (apertamente).
Anzi, a dirla tutta, la chiesa di Wojtyla era persino più compromessa (Marcinkus e il banco ambrosiano, tanto per fare un esempio banale) di quella di Ratzinger (che un lavoro di pulizia interna lo ha fatto, basti vedere che fine ha fatto Maciel e il ridimensionamento di organizzazioni come i Legionari di Cristo).
Quindi, visto che la sostanza è la stessa, preferisco chi mi dice le cose in faccia rispetto a quello che cerca di indorarmi la pillola e poi mi sodomizza con il cilicio.
La chiesa è l'espressione di un potere politico e sociale basato su idee dogmatiche... è inutile minimizzare quando si è fondamentalmente convinti che quelli che contravvengono a queste idee, bruceranno all'inferno.
Siete gay? Cazzo, vi aspetta Satana e il suo forcone!
E mi sta bene che la Chiesa lo dica.
Perché la Chiesa CREDE in questo e io voglio sentirglielo dire.
Voglio che TUTTI glielo sentano dire.
Non mi interessa vedere il papa che scia, che fa il gggiovane, che mi parla di aperture... e poi non mi fa distribuire i preservativi in Africa.
Questa è ipocrisia e malizia.
Ratzinger, di questa ipocrisia e malizia è scevro.
Lui esprime i dogmi dell'istituzione che rappresenta.
Sono dogmi ridicoli? In larga parte, sì.
Ma non è questo il punto, no?

E arriviamo a McCain e Obama.
Io sono intimamente convinto che, chiunque verrà eletto in America, si troverà a dover fare le stesse scelte e arriverà alle stesse conclusioni. La politica, specie quella occidentale, è schiava dei meccanismi dell'economia e non ci sono repubblicani o democratici che tengano: il macrosistema impone la sua legge e si può solo nuotare o annegare.
E allora perché, se fossi americano, FORSE voterei per McCain, rispetto a Obama, se alla fine sono la stessa faccia di una moneta truccata?
Perché almeno non mi prende per il culo vendendosi meglio di quello che è.
E dello strumento in mano ai poteri economici che diventerà.

Dobbiamo morire tutti.
E ce lo meritiamo, anche.


Sarah, ho fiducia in te.
L'arpa è pronta.
Fammela suonare mentre il mondo brucia nel fallout nucleare.

15.9.08

Hobbit del cazzo.


Vicino casa mia c'è una enoteca.
No, non è corretto.
Vicino a casa mia ci sono un sacco di enoteche, ma ce n'è una in particolare che attira la mia attenzione da anni.
Il locale è piccolo, poco più di un corridoio, e in tutto può ospitare sei tavoli con tre/quattro persone per tavolo.
Ha aperto alcuni anni fa e, visti i prezzi e i posti a sedere, ero convinto che avrebbe chiuso entro poco tempo.
E' evidente che io di enoteche non ci capisco un cazzo perché il locale in questione non solo è ancora aperto ma, da quello che dicono in giro, è anche l'enoteca meglio avviata della zona, alla faccia di locali molto più grandi che gli fanno concorrenza.
Comunque sia, questa enoteca è gestita da un uomo e dalla sua compagna.
Lui sta quasi sempre sulla soglia della porta, è bassetto, ha barba e pizzetto ben curati, il capello ordinato, un poco di pancetta, un grembiule verde e fuma una pipa in radica.
Sembra un cazzo di fottuto hobbit fuori dalla sua caverna.
La sua compagna è una macchia sfocata sullo sfondo, sempre affaccendata a fare qualcosa per il locale.
L'uomo lo vedo tutte le volte che porto Zero (il mio cane), al parco e quando li riporto indietro.
Ogni giorno incrociamo gli sguardi e non ci salutiamo, non facciamo un gesto di riconoscimento o niente di simile.
Io gli passo davanti, guardandolo storto, lui mi segue con lo sguardo, piantandomi gli occhi nella schiena, e bon.
In tutti questi anni, quell'hobbit del cazzo mi ha visto passare in in ogni stato e condizione.
Felice, incazzato, solo, accompagnato, urlante, barbuto, biondo, rasato, capellone, sbarbato... mi ha visto passare correndo, saltellando, passeggiando, mi ha persino visto inseguire qualcuno o venire inseguito.
Io, a lui, l'ho visto sempre uguale:
imperturbabile, immobile, con quella pipetta del cazzo in bocca.
Un uomo che ha trovato il suo equilibrio e ha raggiunto gli obiettivi di una vita, aprendo una cazzo di microscopica enoteca.
In fondo, che cazzo c'è di meglio che passare il pomeriggio stando fermi sulla soglia del proprio locale/tana e guardare la vita che passa?

Questa sera a Roma viene giù il diluvio ma, pioggia o non pioggia, Zero deve uscire lo stesso.
Con l'occasione, posso inaugurare la stagione invernale e tirare fuori la mia adorata giacca militare da John Rambo.
Esco di casa sacramentando.
All'altezza di via Santa Maria Ausiliatrice, a forza di bestemmie, mi sono già guadagnato un paio di secoli aggiuntivi di inferno ma non importa: che gusto c'è a uscire sotto la pioggia se poi non ce la si può prendere con Dio e il governo?
Incasso il capo e avanzo ad ampie falcate.
Alzo lo sguardo e il maledetto hobbit è davanti a me.
Sulla soglia del suo locale.
Con il suo grembiule verde e quell'aria pacificata.
E la pipa.
La maledetta pipa.

Gli passo davanti guardandolo stortissimo.
Lui non mi bada.
Non c'è forse la luce calda del suo locale a illuminarlo, a riscaldargli l'anima e ad assicurarlo che il mondo continuerà a girare placidamente sotto i suoi piedi?
Zero tira e mi trascina via dai miei pensieri da Nazgul di borgata.

Hobbit.
Dio come li odio.

Tre vignette a caso.


Come dicevo, m'è ripresa la voglia di disegnare.
Ho iniziato una roba lunga, per nessuno in particolare (a parte me medesimo).
Accettate il fatto che, d'ora in poi, ogni tanto ne posterò qualche estratto.

p.s.
lo so: manca una "i" su quello "sbagliato".

13.9.08

Scheletri nell'Armadio

Il grosso della mia produzione come disegnatore è stampata tra le pagine di settimanali come Lanciostory e Skorpio, pubblicazioni che, a parte qualche collezionista duro e puro, di solito sono trattate come i vuoti a perdere. Il che significa che le quasi tre migliaia di pagine che ho disegnato sono di difficile reperibilità.
Il che, da una parte, è una cosa che mi consola (certe cose mi mettono davvero in imbarazzo), dall'altra mi rattrista (una piccola porzione della roba che ho mandato alle stampe mi piaceva).
Comunque sia, è sempre un piccolo trauma quando qualcuno riesuma della mia roba vecchia.
E' il caso, per esempio, della roba che mi ha mandato per posta questa mattina Sergio Algozzino, facendomi notare che "David Murphy: 911" non è la mia prima collaborazione con la Panini ma che, parecchi anni fa, avevo realizzato una storia per "Piccoli Brividi", pubblicata in Spagna.
Ricordavo vagamente di quella storia, non avendola mai vista stampata... ma l'impietoso Algozzino mi ha mandato anche delle scansioni.
Ora... chi sono io per non dividere l'umiliazione con voi?
:asd:

[RECE] Death Magnetic -Metallica-


"Dare al pubblico quello che si aspetta."
Questo è uno dei dogmi di quel simpaticone di Gene Simmons e il segreto del successo di band storiche e immortali come i Kiss, gli Aerosmith e, tutto sommato, anche dei Rolling Stones degli ultimi anni.
Se mi metto a ragionare con la testa dell'autore, è una filosofia che mi lascia perplesso perché nega ogni possibilità di evoluzione e ricerca.
Come semplice fruitore però, non posso ignorare il fatto che quando una qualsiasi della band che ho amato si è allontanata troppo dal solco originale, io ho storto il naso e parecchio. Per fare un esempio, la prima volta che ho sentito "Kid A" dei Radiohead, ho amaramente rimpianto i tempi di "The Bends", quando i Pearl Jam hanno deciso di prendere la strada di "Yeld" io sono tornato a sentirmi "Ten". E via dicendo.

E veniamo a questo "Death Magnetic".
Che è un disco fottutamente furbo, scritto, suonato e prodotto da professionisti con non poco pelo sullo stomaco.

Mettiamola così: siete dei fan duri e puri dei Metallica che ritengono che la produzione della band si fermi al "Black Album " (ovviamente escluso)?
Questo disco vi piacerà perché ha una manciata di tracce davvero toste che non avrebbero sfigurato (almeno, non troppo) all'interno di "Master of Puppets".
Siete dei morbidoni che al metal sparato a velocità disumana preferiscono del sano hard rock? Il vostro disco preferito dei 'tallica è il "Black Album" e, tutto sommato, pensate che "Load" non sia un disco così brutto come dicono ("Re-Load" sì, su questo non si discute)?
Perfetto, "Death Magnetic" ha qualcosa anche per voi.
L'unica cosa dell'esperienza dei Metallica che "Death Magnetic" rinnega con forza è "St. Anger".
Il che è un peccato perché è vero, forse "St. Anger" non era un disco riuscito (ok, non lo era per nulla) ma, almeno, era la sincera espressione di una band in crisi, persa e alla ricerca di se stessa. E ancora incazzata.
"Death Magnetic" è l'esatto contrario.
E' un disco consapevole, conscio di quello che piace ai fan della prima ora (quella base che non puoi scontentare per troppo tempo se non vuoi ritrovarti con dei concerti deserti) e consapevole che qualche concessione a un certo tipo di melodia da hard rock vecchia scuola ti permetterà di vendere anche a un pubblico massificato.
"Death Magnetic" è il frutto di una band pacificata e ritrovata, finalmente in armonia con la sua natura.

In conclusione, è un bel disco?
Eccome.
E' un disco della madonna che mi sta esaltando.
Rick Rubin ha fatto la sua magia e ha sfornato un disco più duro del "Black Album" ma più morbido di "Master of Puppets" (praticamente, ha rifatto "...and Justice for All" :asd:), in perfetto equilibrio tra essere e apparire.
In poche parole, sono due giorni che non faccio altro che sentirlo ed esaltarmi.
Ma non credete a quelli che vi diranno che i four horsemen sono tornati.
I Metallica di "Death Magnetic" non hanno nulla della spontaneità dei quattro ragazzini che diedero al mondo "Kill 'Em All".
Quei quattro ragazzini era incazzati ma pure ingenui.
Gli attuali quattro cavalieri dell'apocalisse sono spietati e smaliziati.
E c'è una bella differenza.


"Judas Kiss", forse il pezzo migliore dell'album (il peggiore è sicuramente "The Unforgiven III")

12.9.08

Qualcuno mi spieghi...


...perché con i blog non si rimedia figa ai limiti della legalità mentre con MySpace e Facebook, sì.
Dove sta il trucco?
Che qui è palese che sto sbagliando qualcosa...
Ma come farà Makkox?

"Credevo di far parte di un grande cambiamento ma, per il momento... faccio movimento per il movimento"