30.10.08

Lucca!


Da domani sono a Lucca.
Questi i posti e gli orari in cui potrete trovarmi "ufficialmente":

VENERDIì:
Stand Panini Comics
Firme e Disegni
14:00 - 16:00

SABATO:
Stand Panini Comics
Firme e Disegni
12:00 – 14:00

Sala Incontri Camera di Commercio
La Panini presenta "David Murphy: 911" + l'estrazione del vincitore della riffa
16:45 -17:00

DOMENICA:
Stand Panini Comics
Firme e Disegni
13:00 – 15:00

Il resto del tempo sono in giro a cazzarare o allo stand BD... a cazzarare.

29.10.08

La Carte è Morta. Viva la Carta.

Secondo alcuni, il mercato dei fumetti in Giappone è in forte crisi mentre, secondo altri, è tutto un allarmismo ingiustificato.
Se i dati che mi è capitato di leggere a proposito dei venduti di riviste di manga storiche sono veri, mi verrebbe da pensare che la ragione è dalla parte dei primi... ma il Giappone è una terra lontana, le informazioni che ci arrivano sono sempre di seconda o terza mano e non conosciamo a fondo la situazione di quel paese per interpretarne con chiarezza i suoi numeri.
L'unica cosa che sembra certa è che i manga stiano sfondando nel settore della telefonia mobile e che sempre più ragazzi li leggano sugli schermi dei loro smart phone, sottoscrivendo degli abbonamenti online con le case editrici.
A riprova di tutto questo, c'è il fatto che la Apple ha realizzato per il Giappone -e solo per il Giappone- uno spot per pubblicizzare il suo IPhone 3g in cui viene messo ben in evidenza come il sistema touch del cellulare di made in Cupertino sia perfetto per "sfogliare" i fumetti.
Intanto, sull'Apple Store è apparso il primo episiodio di Bone, scaricabile su Iphone o Ipod Touch al prezzo di 79 centesimi e molti altri fumetti sono in procinto di arrivare.
Pare anche che la Asus sia progettando un tablet pc (quindi un "tutto schermo" con funzionalità "touch") delle dimensioni dell'EEE (grande, più o meno, come un Oscar Mondadori) che potrebbe rivelarsi come l'hardware perfetto per gli ebook e gli ecomics. Per non parlare dell'offerta che sta facendo la Marvel per i fumetti via web.
Insomma, ci sono alcuni forti segnali che ci dicono che la carta potrebbe diventare un ricordo del passato. Voi cosa ne pensate?

La Riffa

A tutti coloro che acquisteranno "David Murphy: 911" allo stand Panini Comics, verrà dato un numero. Conservatelo, poiché sarà messo in palio la giacca MA-1 di David Murphy. Verde oliva con interni arancio, porta la marca Alpha, la stessa azienda che si occupa delle forniture per l'esercito americano... ma soprattutto sarà autografato e personalizzato da Matteo Cremona e dal sottoscritto. Alle 16:45 di sabato, durante la conferenza dedicata alla serie 911 ( SEDE CAMERA DI COMMERCIO – SALA GRANDE, PIAZZA NAPOLEONE), estrarremo il vincitore. Non mancate!

Mauri e il RRobe barano con il destino.

Io e Maurizio abbiamo una sinistra tradizione: quando io scrivo qualcosa che ci vede protagonisti e lui la disegna, di solito quella cosa si avvera. Se avete presente JD 21, capirete a cosa mi riferisco.
Maurizio dice che è una cosa legata alla cabala e io quasi ci credo.
Comunque sia, in 'sti giorni ho bisogno di fortuna e quindi abbiamo deciso di provare a servirci una mano truccata.
Vediamo se funziona.

28.10.08

E visto che ci siamo...

...QUI trovate anche uno speciale dedicato a "DM: 911" da parte di quelli di CUS.

Copertina numero 2 di David Murphy: 911


Sul BLOG ufficiale della Panini trovate tutta la lavorazione.

Ci avete fatto caso che...

...sui blog dei fumettisti, si parla pochissimo di fumetti letti?
Il rapporto sembra inversamente proporzionale alla fama del fumettista in questione: più è affermato, meno spesso parla di fumetti che non ha scritto o disegnato lui.
Strano, no? Verrebbe quasi da pensare che non ne leggano... ma non può essere, giusto? Se li fai, ti dovrebbe piacere anche leggerli, esatto?

27.10.08

The Deal


Vincenzo mi segnala questo bel corto.
Io lo segnalo a voi.
Bella regia, storia carina e ben raccontata.
E poi, per quella Mustang, io ammazzerei qualcuno.

Ah, che ridere.

Dopo alcuni mesi di nulla in ambito videoludico, questa settimana sono usciti "Fable II", "Far Cry 2" e "Dead Space". Il primo era in esclusiva per 360, gli altri due li ho comunque presi per la console made in Redmond per alcuni dettagli superiori alle versioni per PS3. Oggi, ovviamente, la mia 360, perfettamente funzionante sin dal day one del rilascio della macchina, ha deciso di farmi vedere il suo famigerato anello rosso della morte.
Il senso dell'umorismo di Dio riesce sempre a cogliermi di sorpresa.

25.10.08

Un paio di buone letture per il fine settimana.

Metauro
di Michele Petrucci
Edito da Tunué
La prova della maturità di un autore straordinario e sin troppo sottovalutato.
Di Michele voglio parlarne presto in maniera più approfondita.

Prince of Persia
di Jordan Mechner, A.B. Sina, LeUyen Pham e Alex Puvilland
Edito da Magic Press
Un piccolo, inaspettato, gioiello.

24.10.08

L'Ultima Lucca dell'Umanità.

Non sono una di quelle cassandre che da anni e anni e anni parlano della crisi del fumetto.
Anzi, in genere sono uno di quelli che dice che sì, è sicuramente in atto una mutazione lenta ma costante del mercato ma che, a mio avviso, di fumetti se ne vendono sempre tanti e che il settore è florido.
Però... qualche annetto d'esperienza sul groppone ormai ce l'ho pure io e quest'anno mi si stanno rizzando i peli sulla nuca.
Avete fatto caso a quante saranno le uscite che verranno presentate in quel di Lucca? Ho fatto una stima alla buona e, arrotondando per difetto, me ne risultano oltre centocinquanta. Perlopiù si tratta di volumi dal prezzo medio/alto (dai 7 euro in sù) con qualche picco in negativo (oltre i 15 euro) e pochissime eccezioni in positivo (con un costo inferiore ai 5 euro).
La ragione di una tale ricchezza di proposte è presto detta: nelle ultime due edizioni di Lucca si è venduto tanto e si è venduto tutti, a qualsiasi livello e con qualsiasi range di prezzo. Una pacchia, insomma.
Però, dicevo, qualche annetto ormai ce l'ho pure io e mi ricordo bene cosa succede in Italia quando spira il vento della crisi e della recessione: la prima cosa che viene tagliata sono le spese superflue e "spicciole". Ovvero l'intrattenimento.
Il fatto è che, per colpa di Sant'Agostino e delle sue confessioni (che fanno praticamente parte del patrimonio genetico della nostra cultura) il nostro bel paese ha una visione molto diversa dello "svago" rispetto al resto del mondo occidentale. Per noi, l'intrattenimento è una roba negativa, uno strumento del maligno che ruba l'attenzione e disperdere le energie rispetto alle cose davvero importanti (Dio o i Soldi, insomma). Nella migliore delle concezioni sant'agostiniane, lo svago è una roba da abbandonare con l'entrata nell'età matura, come un balocco che non ci serve più. Ergo, quando si entra in una fase di austerity economica e morale come quella che ci aspetta nei prossimi anni, tutti i media espressamente votati a quello che viene percepito dalla gente come un intrattenimento frivolo, vengono abbandonati. Specie se costano caro.
In poche parole, l'Italia non è l'America, dove il fumetto è sempre in controtendenza rispetto alle crisi economiche.
In America meno soldi girano, più fumetti si vendono. Durante la grande depressione economica del 1929, mentre la borsa di Wall Street andava a picco, il fumetto made in USA passava una delle sue stagioni d’oro, esplodendo dalle pagine dei quotidiani per poi approdare alla sua forma definitiva, quella del comic book. Durante la crisi energetica dei primi anni ’80, mentre Reagan chiedeva agli americani di non accendere più di un elettrodomestico alla volta e di usare l’automobile solo se strettamente necessario, la Marvel vendeva tonnellate di copie delle Guerre Segrete. Negli anni ’90, mentre la austerity clintoniana soffiava il suo vento freddo su tutto il mondo occidentale, il fumetto a stelle e strisce toccava l’apice con i sette milioni di copie vendute in un solo colpo dagli X-Men di Jim Lee.
Il fatto è che, nei paesi culturalmente non marchiati a fuoco dalle riflessioni sant’agostiniane, l’intrattenimento è visto come una cosa seria, uno strumento di arricchimento culturale, un diritto inalienabile dell’uomo. In questi paesi, se di soldi ne girano pochi o si profila una forte recessione economica, la gente non smette di intrattenersi... decide, semplicemente, di rivolgersi a forme di svago più economiche. Come i fumetti, appunto.
In Italia invece e cose vanno diversamente.
L'ultima grande crisi fumettistica che io ricordi (una crisi vera) è quella dei primi anni '90, quando gli italiani andarono in paranoia per la prima guerra del Golfo e si misero in fila per comprare il sale e la pasta e la recessione spazzò via dalle edicole tutte le riviste a fumetti di costo medio alto (per l'epoca) e gran parte dei prodotti più di nicchia (tra cui fumetti adorabili come Arthur King). Restarono in piedi la Bonelli (forte della sua solidità economica, dei suoi personaggi storici e dei suoi prodotti a costo contenuto) e una manciata di albi di supereroi... e ci vollero anni prima che il mercato si riprendesse e riacquistasse fiducia.
Ora, forse sarò scemo io, ma per me si corre il rischio che questa Lucca sarà l'ultima grande orgia prima della crisi.
E questa potrebbe essere solo una delle ipotesi più ottimistiche, perché potrebbe esserci pure il caso che la crisi ci sia già piombata addosso e che solo a Lucca ce ne renderemo conto.
Perché se io, homo consumens per eccellenza, comincio a interrogarmi su cosa comprare e (ogni tanto) finisco per lasciare sul bancone libri, dischi, film, videogiochi e fumetti che costano troppo per quello che mi offrono... allora cosa farà un consumatore meno dissennato del sottoscritto? Quanta parte della straordinaria offerta lucchense riuscirà ad assorbire (specie tenendo conto che i primi 12 euro li avrà spesi solo per accedere alla fiera)? Quanti fumetti deciderà che valgono i suoi soldi?
Sul serio c'è tutto questo mercato per volumi da 10-15 euro? Sul serio torneremo di nuovo tutti con il sorriso sul volto e il portafogli gonfio?
Sarà, ma io sono scettico.
E se non avessi in uscita un prodotto che costa solo 2 euro e 90 centesimi, sarei pure preoccupato.

23.10.08

Ci siamo spostati.


QUESTO è il nuovo blog, ufficiale, che la Panini ha dedicato a "David Murphy: 911".
Il vecchio blog (QUESTO) è chiuso, ma tutta la roba che c'era rimarrà comunque a disposizione.
Quindi, per news, approfondimenti e per tutto quello che riguarderà "David Murphy: 911", fate pure riferimento al nuovo indirizzo.

22.10.08

[RECE] AC/DC: "Black Ice"

Tutto comincia con il treno del rock 'n' roll.
La macchina a vapore sferraglia, sbuffa e fischia mentre macina chilometri di rotaie e ci introduce al nuovo album, il quindicesimo in studio e il nono dell'era Brian Johnson, degli AC/DC.
Dopo otto anni di attesa per qualcosa di nuovo dalla band australiana, il giudizio non può che essere lievemente viziato:
da una parte c'è la voglia di farselo piacere per forza, dall'altra la delusione perché l'album, meglio dirlo subito, non è una nuova pietra miliare dell'hard rock. Ma si badi, questo non significa che non è un buon disco, anzi.
Gli AC/DC ci sono e ci sono al 100% (il che, forse, è anche il limite più grosso dell'intero lavoro) e alcuni pezzi sono davvero una bomba, a cominciare dal brano che fa da opener e singolo del disco, "Rock N Roll Train, per proseguire con "Wheels", "Stormy May Day" (forse il mio pezzo preferito dell'album), "She Likes Rock 'N Roll" e "War Machine". Il resto del disco si muove nella (stra)ordinaria amministrazione a cui Angus e soci ci hanno abituati, con qualche lieve concessione alla melodia e a un pizzico di modernità.
Le cose più notevoli dell'album sono la ritrovata forma di Brian Johnson (che ha smesso di fare il verso a sé stesso e ha ritrovato un tono più caldo, in alcuni casi anche basso e corposo) e l'ottima produzione di Brendan O'Brien che ha rinnovato, senza snaturare, il tipico suono degli AC/DC (valorizzando il basso di Williams, mettendo un pizzico di attitudine garage nelle chitarre degli Young e sottolineando con forza l'energica precisione di Rudd).
"Black Ice" è un disco solido, abbastanza ispirato, ben prodotto e suonato con la consueta energia che da sempre ha contraddistinto gli AC/DC. Ha il solo difetto di suonare sin troppo "AC/DC" ma, se mi sono fatto piacere gli Airbourne, non vedo perché dovrei incolpare Angus e compagnia di essere eccessivamente loro stessi.
Insomma, tutto sommato c'è da stare allegri.

21.10.08

Come la Apple sta cominciando a perdere il treno...

EEE Top.
Nuovo "all-in-one" della Asus che si pone come concorrente diretto dell'Imac. Solo che ha lo schermo tutto in touch screen (anche se single touch) che l'IMac non ha... e costa la metà.

Queste le specifiche:
Eee Top ET1603
LCD: 15.6” 16:9 wide panel 15.6” 16:9 wide panel
Touchscreen: Single touch; accetta dita o penna
Sistema Operativo: Genuine Windows XP Home con Express Gate
Processore: Intel Atom N270
Chipset: 945GSE + ICH7
Memoria: DDRII 1 GB
Hard disk: 160 GB SATAII 5,400 rpm
Grafica: ATI Mobility Radeon HD3450
LAN: 10/100/1000 Mbps
Wireless: Wi-Fi 802.11n
Speakers: 4 W Hi-Fi speaker x 2 + SRS Premium Sound System
Audio chip: High definition audio chip
Porte I/O laterali: USB 2.0 x 2, card reader
Altre prote: 3 audio ports for 5.1 channels:
* Porta microfono in ß> Center/Bass
* Line in ß> Sur R/L
* Line out ß> Front
Gigabit LAN x 1
USB 2.0 x 4
Alimentazione: 19 V DC, 4.74 A, 65 W
Batteria: Integrata
Peso: 4.4 kg

Dovrebbe costare intorno ai 600 euro.
E intanto, a Cupertino, sfornano una nuova gamma di MacBook con un prezzo entry level di 1200 euro (per prestazioni non così strabilianti), mentre la linea IMac rimane al palo, priva di innovazioni sostanziali e con prezzi sempre troppo alti.
Però la Apple ha Mac Os X.
Io continuo a ripetermelo... ma diventa sempre più difficile accettare che questo basti a fare la differenza.

Poi sia chiaro: è ovvio che sotto il profilo prettamente prestazionale un IMac si mangi a colazione questo PC low cost della Asus... ma, a meno che non facciate grafica (3D in particolare) o video making, le differenze non le avvertirete poi molto. E lo schermo touch, su un computer così economico, è davvero la marcia in più.

20.10.08

La Nera

Tanti anni fa, quando ero un adolescente, andavo in bicicletta. Ci andavo ovunque e per tutta la città. Che se abitate in posti come Bologna, Firenze o anche Milano, è normale... ma che a Roma, con la sua estensione, i suoi colli, le sue tangenziali, le sue sopraelevate e il suo GRA, non è così consueto.
Come per gran parte delle cose che ho fatto e che faccio, l'idea di andare in bicicletta m'era venuta per puro stimolo emulativo: ero stato in ospedale per un periodo lunghissimo e durante quella degenza avevo trovato il tempo per leggermi "It" due volte di fila. Una volta uscito ero talmente carico di energie, talmente bisognoso di sentirmi la vita addosso e talmente saturo di tutta la poesia che King aveva profuso intorno a Silver, la mastodontica Schwimm che Bill Denbrough cavalca nel romanzo, che comprarmi una bici da corsa mi parve il minimo che potessi fare. Mancava poco che mettessi delle carte da gioco tra i raggi e me ne andassi in giro con una fionda da caricare con cuscinetti a sfera in argento infilata nella tasca posteriore dei jeans!
Comunque sia, dopo qualche anno mi stufai di farmi la salita del Quadraro a forza di gambe e decisi che le due ruote andavano bene solo se sospinte da un motore a scoppio. Magari da un centinaio di  cavalli.
E per parecchio tempo sono andato avanti così.
Oggi però, passando davanti a un negozio di biciclette, l'ho vista: avete presente quando Arnie Cunningham posa gli occhi su quella vecchia Plymouth Fury rosso ciliegia del 1958, anche conosciuta come Christine? Ecco, la stessa cosa. Solo che il colpo di fumine m'è venuto per una Bianchi SR Spillo Cross: una city bike con velleità da sterrato.
Sono entrato nel negozio e, dopo un esborso che non potevo assolutamente permettermi, stavo già pedalando come un matto giù per via Tuscolana, su per via Santa Maria Ausiliatrice, dritto per largo dei Colli Albani, perpendicolarmente lungo via Mario Menghini e a testa bassa verso la Caffarella.
A quel punto, muscoli e polmoni hanno cominciato a implorare di ricevere una morte rapida e allora ho invertito la rotta, trafficato come un matto per far entrare la mia nuova migliore amica nell'ascensore e sono rientrato a casa. Sul volto un sorriso da deficiente, esaltato ed ebete.
'Affanculo la moto, che negli ultimi tempi non la uso mai e che sono mesi che prende la polvere in garage. 'Affanculo la macchina, che tanto sotto casa mia non si trova mai parcheggio e che, comunque, è un salasso folle per uno che la userebbe poco come il sottoscritto. 'Affanculo ai mezzi pubblici, che non passano mai. E 'affanculo pure ai centri commerciali sul raccordo e agli amici che sono andati a vivere fuori città perché è tutta un'altra vita, signora mia.
La bicicletta è un mezzo perfetto per uno che ha deciso di ridurre il suo universo a un quadrilatero di quartieri adiacenti (forniti di tutto quello che gli serve) e che ha bisogno di pedalare via dal diavolo che si sente alle calcagna.
Qualcuno mi ha insegnato due o tre cose sul viaggiare leggero e voglio provare a metterle in pratica.
E per quello che riguarda il destino beffardo: che ci provi a prendermi quello stronzo... d'ora in poi filerò come il vento.
p.s.
se per caso doveste avere l'impressione che ho un disperato bisogno di ricoprire di un manto narrativo anche gli aspetti più banali della mia vita, avete perfettamente ragione.
Ma questo non ha nulla a che fare con le mie sfighe o le mie insicurezze: è solo che la vita è meglio quando ce la raccontiamo un pochettino.

[RECE] Wall E

Il messaggio più profondo, controverso e feroce di "Wall E", l'ultima fatica Pixar, è nel logo che appare alla fine del film, dopo i titoli di coda, dopo il logo di chiusura della Disney e della Pixar: il logo della "BnL".
Lasseter e soci sono dei geni. Geni consapevoli. E che non hanno paura di continuare a dire la verità, anche se il loro capo fa Jobs di cognome.
"Wall E" è un capolavoro della cinematografia di fantascienza e fa quello che la fantascienza deve fare: metterci in guardia sul presente.

18.10.08

Parafrasando: fuori dal nero, dentro il blu.

Uscito ieri dall'ospedale.
A conti fatti, è andata praticamente liscia. dentro fuori in tre giorni e mezzo con rimozione di una delle tre protesi che si era intasata. il colore non butta malissimo e, come sempre quando le cose vanno lisce e l'anestesia è preceduta da un divertente cocktail a base di oppiacei (potrei diventarci dipendente da quella roba), sono carico come una mina. Nel viaggio di ritorno costringo Werther a cantare a squarciagola con me qualche pezzo da stadio dei Bon Jovi.visto che sono carico, piglio il coraggio a due mani e vado a tagliarmi i capelli. dopo sei anni.
il parrucchiere ascolta attentamente quello che voglio e sembra capirlo ma io non mi fido. che cazzo ne dovrebbe sapere un ragazzino come quello degli anni '80? è per quello che mi sono portato dietro una foto e gliela mostro. a quel punto mi sento sicuro. grosso sbaglio: il ragazzino sarà pure giovane ma conosce già il rinomato trucco del "taglio di capelli che sembra una cosa nel salone di acconciature e diventa tutt'altro appena rientrati a casa". mi guardo nello specchio e mi sembro una versione scema, smunta e tossica di Hugh Grant. ho il morale sotto le scarpe, m'è sceso un down clamoroso e non ho voglia di fare niente. declino l'invito a una festa a cui invece sarei voluto andare, mi preparo una cena, gioco a Halo 3 e aspetto che la mia amica sovietica mi venga a trovare. viene. passiamo la notte insieme e sono sereno. non apro nemmeno il computer che lo so che c'è gente che mi cerca e aspetta roba da me e che ha pure ragione a essere incazzata. mi riprometto di mettermi al lavoro il giorno dopo.
mi sveglio bene, e mi godo la compagnia della compagna. ancora non tocco il computer ma lo guardo: sembra pesare mezza tonnellata tanto è carico di mail inevase e domande a cui dare rapida risposta. i capelli mi sembrano ancora una roba che esacerba la tragedia genetica che ho avuto in dote e valuto l'idea di uscire di casa, andare da un altro parrucchiere e farmi fare un taglio alla Kiefer su Lost Boys. con tanto di ossigenatura. a mezza strada mi guardo in una vetrina, mi piaccio e ci ripenso. porto Zero al parco, mi faccio fare qualche foto da un amico e ne scatto qualcuna da solo per sedare il mio narcisimo. torno a casa, posto tutte le foto su Facebook, ne scelgo un paio per il blog e scrivo questa roba, giusto per andare fino in fondo e restare fedele a quello che sono. questa sera esco, mi svago, non penso a un cazzo. e domani si torna a lavorare sul serio.
Giuro.

13.10.08

Tecnocasa vs. la Minaccia Gialla

Non ci posso fare un cazzo, nonostante io mi ritenga una persona largamente tollerante e di ampie vedute, ci sono due cose che mi mettono addosso un terrore atavico: quelli di Tecnocasa e i cinesi.

Vi è mai capitato di passare davanti a una delle agenzie Tecnocasa? Sono sicuro di sì perché sono ovunque. Ecco, la prossima volta che vi succede, buttate uno sguardo all'interno e osservate quelli che ci lavorano: uomini o donne, giovani o vecchi, alti, bassi, grassi, magri... hanno tutti lo stesso stile nel vestire, lo stesso atteggiamento nel muoversi, lo stesso sguardo da Concorde in fase di decollo.
Sembrano gli Ultracorpi di Finney e mi mettono la cacarella addosso al solo vederli.
Quando mi citofonano o mi telefonano a casa poi, mi viene proprio il panico.
E' come se stessi ricevendo una visita del KGB o della Gestapo.

DRIIIIIIIINNNNN
"Salve, sono Rossella della Tecnocasa... abbiamo saputo che lei è interessato a vendere il suo immobile!"
Saputo da chi? Chi è stato il delatore che ha fatto il mio nome? Uno dei miei amici? Mia madre?! La mia donna?!"
"No, guardi... si devono essere sbagliati. Io sono in affitto."
"Ah, capisco... e non conosce nessuno nel suo stabile che potrebbe essere interessato?"
Con il cazzo che ti dico niente, serva del potere! Piuttosto la tortura!!
"No. Mi dispiace. Non ne so nulla. Mi faccio gli affari miei e lavoro onestamente."
"Allora grazie lo stesso!"

A quel punto attacco il telefono, barrico la porta e mi abbandono a terribili fantasie in cui due agenti dalla Polizia Segreta Immobiliare (tutti con un completo grigio, orologio d'oro e cellulare Blackberry) mi strappano da casa sotto lo sguardo di mia moglie e dei miei due figli, e mi portato in un lager (ampiamente terrazzato) al Laurentino 38.
Ecco.
Questa, più o meno, è la ragione per cui ho paura di quelli della Tecnocasa.

I cinesi, invece, quello è un discorso a parte.
Io sono assolutamente certo che una mattina mi sveglierò solamente per scoprire che tutti i cinesi residenti in Italia saranno usciti dai loro negozi, dai loro ristoranti, dai loro bar, dalle loro lavanderie (in realtà, tutte fabbriche di armi sotto copertura) e staranno camminando per le strade, armati di AK-47, alla conquista della nostra splendida e libera nazione.
A quel punto non mi resterà che contattare i miei vecchi compagni del liceo (ritrovati grazie a Facebook) e andarmi a nascondere a Genzano, sui colli romani. Da quel luogo, io e mio fratello minore, guideremo la resistenza contro gli invasori comunisti fino a quando l'aquila della democrazia non avrà ritrovato tutte le sue piume. O moriremo eroicamente nel tentativo.

Questa storia dei cinesi ce l'ho in testa così tanto che sono anni che cerco un editore abbastanza reazionario da farmela pubblicare. Per ora non l'ho ancora trovato ma non demordo perché, citando le immortali parole di Johnny: "Nessuno mette Baby nell'angolo!"

Ma sto divagando...
Vi stavo parlando dei miei terrori atavici nei confronti di questi nemici del mondo libero.
Ecco, oggi, passeggiando per il mio quartiere, ho intravisto un raggio di speranza per tutti noi.
Il fatto è che il mio quartiere, una volta era un posto piuttosto vario, con molti negozi diversi: mercerie, negozi di lana, alimentari, rivendite di computer, un vecchio sarto, un paio di negozi di dischi e dvd, librerie, profumerie, tabaccherie, negozi di giocattoli, e via discorrendo.
Adesso ci sono quasi solo agenzie Tecnocasa e attività gestite da cinesi (la maggior parte delle quali, dedite alla vendita di cianfrusaglie inutili). Resistono sole poche isole libere che, è inevitabile, presto o tardi capitoleranno.
Esercizio commerciale dopo esercizio commerciale, negozio dopo negozio, strada dopo strada, i Tecnomutanti e la Minaccia Gialla stanno lottando per il dominio completo del territorio e, adesso che tutto è stato conquistato da una fazione o dall'altra, si guardano in cagnesco dalle opposte sponde del marciapiedi.
A dividere le due fazioni ci sono io, il mio tabaccaio di fiducia e quella cazzo di enoteca di cui vi ho già parlato.
Quello che succederà per me è ovvio: una guerra segreta di cui noi saremo inconsapevoli testimoni.
Se avremo fortuna, i nostri nemici si ammazzeranno a vicenda a colpi di valutazioni perimetrali e involtini primavera, esplodendo in un fallout immobiliare devastante ma, grazie a dio, del tutto innocuo per noi.
Com'è che si dice? Il nemico del mio nemico è mio amico.
Se poi i nemici si ammazzano tra loro, è ancora meglio.

Adesso però non tranquillizzatevi troppo: nonostante le cose si stiano mettendo per il meglio, non abbassate la guardia perché il tempo della liberazione non è giunto e l'invasore, qualunque esso sia, si aggira ancora tra di noi, misura le nostre case, ci confeziona deliziosi ravioli al vapore, cerca di farci abbandonare la città per andare a vivere in periferia in quello splendido complesso, vicinissimo al nuovo centro commerciale più grande d'Europa e al Grande Raccordo Anulare, ci vende mille cose a mille lire...

Siate pronti a combattere.
Io sarò sempre al vostro fianco.

NEVER FORGET...
...NEVER SURRENDER!


p.s.
se ve lo state chiedendo (io me lo chiederei) la copertina del gioco messa all'inizio di questo pezzo, è vera. E io ci ho pure giocato!

Dinosauri

Divertente racconto di Michele Medda sul suo sito.
Lo trovate QUI.
Sulle cose che Michele dice dal suo obsoleto (un sito web nell'epoca del social network? Tzè!) spazio virtuale ci sarebbe molto da commentare (e mi sono ripromesso di farlo in maniera seria, presto o tardi) ma non è questo il caso: il racconto è divertente e, anche se non ne condivido il "cosa", il "come" mi ha fatto sogghignare un paio di volte.
Ora non resta che aspettare che Michele si apra il blog.

12.10.08

Aggiornamenti vari

'Sta cosa di essere un malato professionista e autarchico ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.
Mi spiego: è bello riuscire a capire cosa sta succedendo e avere voce in capitolo nella gestione di sé stessi ma, di contro, se pigli una decisione del cazzo, non te la puoi prendere con nessuno.
Per farvi capire: all'inizio di questa settimana ho deciso (di comune accordo con il dottorame vario) di restare a casa e bombarmi di antibiotici, nella speranza che l'intoppo passasse da solo, senza la necessità di una nuova operazione endoscopica e relativa anestesia totale. Non è stata una grande idea visto che è servita solo a rimandare l'inevitabile e che, in più, in questa settimana mi sono ridotto a uno straccio. E allora s'è deciso di tornare al vecchio metodo e, appena c'è la disponibilità della sala e di Riccardo (il mio omino dei sogni di fiducia), vado e faccio quello che c'è da fare. A fine mese c'è Lucca e ci devo arrivare in condizioni decenti, ecchecazzo.

Detto questo, brevi aggiornamenti e cazzate di varia natura:

- ho iniziato a leggere l'ultimo libro di Chuck Palahniuk, "Gang Bang". Dopo 150 pagine l'ho scagliato attraverso il salone e fuori dalla finestra.
Un romanzo orrendo, scritto in maniera pietosa e pieno di cazzate inclassificabili.
A cominciare dalla trama (una scopiazzatura mal riuscita de "La Lunga Marcia" e di "Non si uccidono così anche i cavalli?") per passare attraverso il linguaggio (che, in teoria, dovrebbe variare a seconda del punto di vista soggettivo dei tre protagonisti del romanzo e che, invece, è di un piattume e di una sciatteria deprimenti), per finire con il "lavoro di ricerca sul campo" che, evidentemente, deve essere prossimo a zero visto le cazzate che Palahniuck riesce a dire sul mondo della pornografia e su come siano allestititi i set di un film porno.
Sul serio, piuttosto che sprecare del tempo a leggere questo libro, andate alla posta e mettetevi ad ascoltare le lamentele dei vecchietti. Sarà comunque un'esperienza più appassionante.

- di tutto altro genere è l'esperienza che mi stanno regalando gli scritti di Lester Bangs, presentati (in una bella edizione e finalmente tradotti in maniera degna) dalla Minimum Fax. E' molto raro che dopo i vent'anni ci si esalti in maniera assoluta per uno scrittore ma Lester, con me, c'è riuscito. Appena ho tempo ve ne parlo in maniera più approfondita.

- Ho comprato il disco de "Il Genio". Paraculi, ironici, divertenti e lei mi attizza pure.

Questo è il singolo "famoso", il resto dell'album è grosso modo sulla stessa linea, con qualche punta notevole nel pezzo "Non è Possibile" e nella cover di "Una Giapponese a Roma".

- L'Iphone è un giocattolo carino. Ha i suoi difetti (che in molti hanno fatto notare a gran voce) ma ha pure dei punti di forza straordinari. Detto questo, se mi spiegate il sistema per allegare i file alle mail mi salvereste la vita.

- Se siete Claudio Stassi, Luca Genovese o Luca Maresca e state leggendo queste parole chiedendovi quando mi deciderò a mandarvi le pagine promesse, la risposta è: prima di martedì notte. Giuro.

- Ho rivisto "Speed Racer" (nella gloria di un Full HD combinato con il Blue Ray). Confermo ogni parola detta dopo averlo visto (per due volte) al cinema: merita di stare accanto a "Quarto Potere".

- Tra "Fifa 09" e "Pes 09", quest'anno preferisco il primo. Pioveranno rane.

- M'è capitato tra le mani il volume, edito dalla D/Books "Il Cammello che Ride" di Katsuya Tarada, di cui conoscevo solo il lavoro come illustratore. Questo autore è in grado di coniugare Moebius, Munoz, Liberatore e Miller, sfornando tavole di straordinaria bellezza. Se vi piace il Fumetto con la "F" maiuscola, dovete assolutamente procurarvene una copia.
- Ho deciso che i Troggs sono uno dei più grandi gruppi proto-punk della storia.
Vabbè, per il resto, dovrei essere in giro fino a martedì sera. Poi fermata ai box e ritorno in pista in 3/4 giorni.
Nonostante tutto, continuo a essere di buon umore. Mi dispiace soltanto non potervi dire il perché.

Like a hamster in a wheel

10.10.08

Annary

La prima volta che mi è capitato di vedere Annary è stato quest'estate, a un concerto degli Eurosmith (una tribute band romana degli Aerosmith).
Indossava un completo rosa e aveva un cappello da cowboy in testa e, nonostante fosse in mezzo a una folla di persone parecchio sopra le righe che facevano di tutto per sembrare uscite dagli anni '80, lei era l'unica che ci riusciva davvero.
Appena sono tornato a casa dal concerto mi sono messo a rimbalzare da una pagina MySpace all'altra per sapere chi era quella ragazza, e dopo aver spulciato gran parte degli amici degli Eurosmith e averli incrociati l'uno con l'altro, sono riuscito a trovare parecchio materiale su Annary.
Fino a oggi mi sono tenuto questi link solamente per me, come fossero un tesoro prezioso da tenere gelosamente vicino al cuore, ma adesso ho capito che è una cosa troppo egoistica da fare e che Annary è un dono che va condiviso.

QUESTA è la sua pagina MySpace. Tenete d'occhio le slide, specie quelle con i fotomontaggi, che sono magnifiche.

QUESTA credo che sia la sua vecchia pagina MySpace. E' un vero mattone da aprire ma ne vale la pena.

QUESTO invece è il suo canale su YouTube con tutti i suoi video e le sue interpretazioni canore. E' questo il vero tesoro che dovete vedere ASSOLUTAMENTE. Purtroppo non posso integrare i suoi video su questa pagina perché Annary ha bloccato questa opzione (come fa la Universal con i video dei suoi artisti più importanti).

Annary mi ricorda tantissimo una mia compagna delle medie che mi pare si chiamasse Silvia.
Silvia aveva i capelli tenuti alti dalla lacca e raccolti con un mollettone sopra la testa, aveva sopracciglia folte come la Madonna dei primi tempi, orecchini a cerchio giganteschi, un milione di bracialetti di gomma al polso, fuseau attillati e odorava sempre di un misto di deodorante, sudore e ormoni. La adoravo.
E, pur non conoscendola affatto di persona, adoro Annary.
Cantante, scrittrice, ballerina, modella e pittrice, Annary è un genio versatile, una stella fortunata, rinchiusa nel salone dei nonni, che non aspetta altro che esplodere nel firmamento della rete.
Vi prego, vi prego, vi prego... dategli una possibilità!

9.10.08

Didattico a chi?


In questi ultimi giorni mi è capitato di imbattermi in un paio di articoli di giornale e in un servizio televisivo che parlavano dell'influenza positiva dei videogiochi sui meccanismi di apprendimento dei ragazzini.
Ovviamente, molti siti e forum di videogiochi hanno dato risalto alla cosa, dicendosi soddisfatti del fatto che, finalmente, gli altri media la stiano smettendo di dire che i videogame sono diseducativi e che influenzino in maniera negativa i ragazzini.

Il che mi ha ricordato l'unico momento in cui mi sono scaldato davvero durante la conferenza sui fumetti legati alla prima guerra mondiale, in quel di Treviso.

La conferenza era moderata da uno storico, esperto del primo conflitto mondiale e sceneggiatore di un fumetto su di esso, che sembrava molto convinto del fatto che fare fumetti storici fosse una splendida cosa perché, in questa maniera, il fumetto assumeva un valore didattico e poteva insegnare qualcosa ai suoi lettori.
E io sono scattato come una molla.
Il fatto è che, se il fumetto ha un valore didattico e ha il potere di insegnare qualcosa, se i videogiochi hanno la capacità di influenzare in senso positivo quelli che li giocano... allora è vera anche l'altra faccia della medaglia, quella che ci dice che fumetti e videogiochi possono essere davvero un fattore scatenante di cose come la strage di Columbine o gli omicidi di Erba (ricordate? Uno degli assassini leggeva Diabolik).
Se diamo dell'intelligente all'esperto dell'infanzia che ci dice che giocare a un videogame aiuta ad apprendere, allora non possiamo dare del cretino a quell'altro esperto che dice che giocare a Doom può spingere qualcuno a imbracciare un fucile e far saltare la testa di qualche suo compagno di scuola.
Pensarla diversamente sarebbe pure ipocrisia.

Se ci pigliamo gli onori, ci pigliamo pure le responsabilità e io di responsabilità non ne voglio alcuna: le storie vengono meglio quando non sono appesantite da fardelli come la morale, il buongusto o i valori educativi... quindi, faccio pure volentieri a meno della pacche sulle spalle dagli esperti e dai mass media pur di non dovermi portare dietro certi pesi.

E poi, diciamocela tutta, se qualcuno mi venisse a dire che la mia roba è didattica... io gli spaccherei la faccia.
Ma sarebbe tutta colpa di quei maledetti videogiochi violenti che mi ostino a giocare.

7.10.08

Cazzo, sono entrato nella fase "Timothy Dalton" della mia vita!


Riccardo Maviglia è un amico che ho conosciuto quattro anni in un a situazione non esattamente felicissima (lui era il medico rianimatore e io quello che, mentre veniva rianimato, chiedeva l'ultima sigaretta come nei film). Riccardo è anche il mio "anestesista" personale e, ogni volta che finisco di corsa al Gemelli per qualche rogna di una certa gravità, è quello che viene buttato giù dal letto per mandarmi nel mondo dei sogni.
Questa mattina ci siamo sentiti e il dialogo è stato il seguente:
"Certo che una volta le cose erano più semplici, eh? Tu arrivavi in condizioni pietose con sintomi inequivocabili, noi facevamo la nostra magia e tu te ne andavi sulle tue gambe..."
"Già... e certe volte passavano anche cinque mesi prima che mi facessi rivedere. Cinque mesi, ma ci pensi? Una vita, praticamente!"
"Adesso invece... sei qui quasi ogni mese e mai una volta che sia una cosa chiara! Un giorno stai ridotto da buttare, il giorno dopo è tutto passato, poi mi diventi giallo come un Simpson, poi ti schiarisci, poi ti viene la febbre a 40, poi ti passa ma hai i dolori, le analisi sono sempre un casino che non vale quasi la pena di farle..."
"Sono i mali della serialità. Finiscono le idee, i luoghi narrativi si sclerotizzano, le trame si complicano ma non si arricchiscono... Per James Bond è andata alla stessa maniera, fino a quando hanno toccato il fondo con Timothy Dalton!"
"Poi però, loro si sono ripresi...Daniel Craig è un figo e anche Pierce Brosnan ha fatto un paio di buoni episodi."
"Già..."
"Vediamo che succede domani... magari stai male di nuovo come ai bei vecchi tempi!"
"Chi può dirlo?"


E' strano come ci si affezioni alle cose più assurde, non trovate?


p.s.
ma che pistoletta da gay gli hanno dato a Dalton per quella foto?

[Top Five] Come hai detto che si chiama? Facce da genere.

Visto che il nodo è sciolto e che si è deciso che domani vado (vedere topic precedente per i miserandi ragguagli), visto che sono abbastanza sereno ma che non riesco a dormire e ho deciso di passare la notte a vedere vecchi film... ecco la mia top five di quelle facce da cinema che si vedono in mille pellicole e di cui non si ricorda mai il nome (una volta venivano definiti caratteristi ma non si usa più). Ho ristretto la cerchia a gente relativamente recente (quindi non c'è posto per Ward Bond), non troppo famosa (e allora niente Joe Pesci o Steve Bushemi che, a conti fatti, sono caratteristi pure loro) e legata in qualche maniera al "genere".

Everett McGill
"La Casa Nera", "Unico Indizio la Luna Piena" ma, soprattutto, l'Ed Hurley di "Twin Peaks". E' stato anche un magifico stronzo su "Gunny".

Geoffrey Lewis
Volto molto amato da Clint Eastwood che lo ha voluto in parecchi dei suoi film, il buon Geoffrey è anche un frequentatore abituale dei serial televisivi e dei film horror, anche di serie zeta.
Se lo volete vedere in splendida forma, io vi consiglio "Bronco Billy" e "Devil's Reject".
Tra le altre cose, è il padre di quella sciroccata di Juliette. Detto tra noi, io preferisco lui.

Michael Berryman
Per "Le Colline Hanno gli Occhi" (l'originale), e "Devil's Reject", ovviamente... ma pure per "La Donna Esplosiva", per "The Barbarians" (:asd:), per "Qualcuno volò sul nido del cuculo". E poi per i video dei Motley Crue!

Bill Paxton
Lui è qualcosa di più di un caratterista ma non è neanche una star nota ai più.
Le prime apparizioni che io riesca a ricordare sono quella del barista su "Streets of Fire", del punk spogliato dei vestiti nel primo Terminator e del fratello coglione in "La Donna Esplosiva". Poi interpreta il mio marines preferito su "Aliens" e il mio genere di vampiro su "Il Buio si Avvicina". E' anche presente in ogni film di Cameron. Le uniche apparizioni come protagonista mi pare che siano nel mediocre "Twister" e nell'ottimo "Soldi Sporchi". Ha anche diretto un film più che discreto come "Frailty".

Herry Dean Stanton
Basterebbero "Alien", "1997 Fuga da New York" e "Christine" per meritargli la presenza, se poi teniamo conto che la sua fimografia comprende anche film come "Cuore Selvaggio", "Twin Peaks: Fuoco Cammina con Me", "Alba Rossa", "Il Vento e il Leone" e "Inland Empire", capirete perché lo adoro. Oltretutto, somiglia Alice Cooper.

Bon, su queste note cazzaronesche vado a vedermi "Ammazzavampiri" e mi accomiato per qualche giorno.
Quando torno vi parlo di uno scrittore che m'ha sconvolto la classifica dei più grandi imbrattacarte americani di ogni tempo.
Nel frattempo, non fate nulla che io farei.

p.s.
non c'entra una cippa con il topic ma poi me lo scordo:
Qui trovate una nuova intervista (da parte di quelli di Ayaaaak) al sottoscritto.

NEWS DELL'ULTIMA ORA:
tutto rimandato. Rimango a casa in attesa che la fila si sfoltisca e, in caso, nuovi sviluppi sanitari. Ah, la mia vita... ogni giorno una rutilante novità.
Tanto vale che il pezzo sullo scrittore lo scriva oggi.

6.10.08

LMS


Si va a corrente alternata.
Febbre e dolori vanno e vengono e si sta cercando di capire che fare del mio emaciato corpicino, anche se è probabile che mi tocchi ritornare nella mia residenza estiva, in quel del Gemelli.
Nel frattempo mi abbandono a paranoie solitarie e a deliri di varia natura.
In poche parole, non sono una persona divertente da frequentare in questi giorni ma vabbè, mi rimetterò in piedi come al solito. Giuro.
Torno a postare appena ho cose non deprimenti da dire.

5.10.08

Zakk!

Se avessi avuto bisogno di una ragione in più per comprare il prossimo "Guitar Heroes: World Tour", questo spot me l'avrebbe data:

4.10.08

Manco.

Manco dalla fiera dove viene presentata la mia nuova serie. Manco dal blog. Manco da Facebook e da Myspace. Manco pure dalla mia vita normale.
Le cose sono due: ho di meglio da fare o sto nuovamente male.
Stranamente, per una volta sono vere entrambe le ipotesi.
Sono di nuovo febbricitante e in attesa di capire se si tratta ancora di un falso allarme o se è il caso di fare un ennesimo giro di giostra. Nel contempo, sto passando una fase personale molto felice.
Questo significa che sto male, sono incazzato e sono stufo come al solito ma, e questa è una novità, non sono depresso e non mi sto baloccando in fantasie mortuarie.
Certo, mi dispiace di non aver potuto assistere al primo lancio pubblico di "David Murphy: 911", mi dispiace per quelli che sono venuti in fiera e che non mi hanno trovato (e non mi troveranno neanche domani), mi dispiace per gli amici che non ho visto e mi dispiace per Marco e Matteo, mollati all'ultimo momento a sbrigarsela da soli ma, accettato il fatto che niente è mai regalato nel mio universo, le cose non vanno poi così male.
Non chiedetevi il perché della foto.
Non ve la spiegherò.

Ci rivediamo appena ho voglia e spirito.

2.10.08

Nel frattempo...

Da venerdì dovrei essere a Romics per promuovere "David Murphy: 911" con la Panini.
Se ci fate un salto, passate a trovarmi.
Se non ce lo fate, almeno sentite della buona musica.


The Count Five (grazie Lester, sono magnifici!)


The Yardbirds


MC 5

The Ramones

The Stooges

In 'sti giorni mi sento allegro, incazzato e stupido. Pigliatemi così

E perché non Elvis, allora?

Jeff Buckley ha il suo MySpace.
Ci si è iscritto nel 24/09/2004
Potenza del social network.

Lo trovate QUI.
E' il suo MySpace UFFICIALE.
Fa pensare il fatto che l'informazione che Buckley sia defunto nel '97, è scritta piccola, piccola.
Si cerca di vendere i morti da giovani ai giovani smorti.

1.10.08

Di Fumetti in TV, dei piedi di Chiara e di altro.

E parliamo di "Fumetti in TV", fiera fumettistica tenutasi in quel di Treviso nei giorni scorsi.
La faccio rapida e semplice.
E' una fiera piccola ma onesta, sostenuta da appassionati veri e da un certa cultura fumettistica.
Certo, ci sono cose da sistemare:

- il luogo dove si trova la manifestazione vera e propria, per esempio, è adatto a quelle vecchie fiere antiquarie di una volta.
- bisognerebbe guardare a Mantova e capire come si valorizzano e capitalizzano gli ospiti presenti
- le candidature per i premi, almeno nell'edizione di quest'anno, sembravano un pelino autoreferenziali rispetto al mercato
- le mostre, belle, ricche e fatte di oirginali, andrebbero forse concetrate e non disperse

Però, nonostante questi aspetti da rivedere, la mostra è stata animata da uno spirito positivo, tanta buona volontà, molti ospiti di rilievo (tra cui Cavazzano).
Insomma, sono contento di esserci andato.
E sono pure contento di aver potuto finalmente parlare di persona (e a lungo) con Massimo Perissinotto, autore con cui più volte mi sono scontrato per i toni che tende a usare sul suo blog (o che io tendo a usare sul mio).
C'è poco da fare... internet è bello e quello che vi pare, ma è pure un traduttore manicheistico che esalta e i contrasti e appiattisce il linguaggio. Una chiacchierata e scopri di avere più cose in comune che differenze.
In poche parole, bella esperienza.
E Treviso è una bella cittadina.
E Liri, Massimo, Andrea, Alpo e tutti gli altri, ci hanno trattato benissimo.

E ora passiamo ai piedi di Chiara che vedete fotografati qui sopra.
Chiara è una delle volontarie del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Michele Ginevra ed è, decisamente, una ragazza stramba.
Adorabile nel suo essere stramba, ma stramba.
A parte che se ne andava in giro per la fiera in ciavatte e piedi nudi, questa è stata la sua esternazione migliore della fiera:

- Tu quanti anni hai?
- 34. Me ne davi di più?
- No, te ne davo 34.
- E a Leomacs quanti nei dai?
- Di meno. 30... 28 forse.
- Ne ha due più di me... Sul serio ti sembro più vecchio di lui?
- E' che lui è più basso

L'Ovo de Colombo se lo semo magnati...


C'ho avuto un'epifania e devo ringraziare Ausonia.
Vi spiego: sto seguendo con vivo interesse lo sviluppo di "Interni", il nuovo progetto che Ausonia porterà in quel di Lucca. Lo sto seguendo perché mi sembra bello da vedere e interessante per la storia... e sì, lo sto seguendo anche perché mi diverto a leggere certe affermazioni trancianti (a volte intelligenti, a volte superficiali) che Ausonia sparge sul suo blog e su quello degli altri.
Ma il punto non è questo.

Il punto è che Ausonia questo "Interni", a differenza dei suoi volumi precedenti, se lo sta autoproducendo (cioè, ci mette soldi di suo) e lo venderà (al prezzo di 6 euro) a Lucca Comics nella Self Area, zona a "accesso facilitato" dedicata dal'organizzazione lucchense al fumetto "altro".

A occhio mi viene da pensare che, per non perderci soldi, Aus dovrà riuscire a vendere almeno un mezzo migliaio di copie.
Che è un obiettivo non impossibile alla fiera di Lucca... anche se c'è da dire che la Self Area non è lo spazio per gli editori e ha un diverso volume di affari.
Ma diciamo che Francesco ce la faccia e che un 500 tra lettori e addetti ai lavori, alla fine della fiera si porteranno a casa il suo ultimo lavoro e potranno leggerlo.
Figo! Ma a me sorge un dubbio.
Perché farlo?
Voglio dire... la sussistenza di Ausonia già non è strettamente dipendente da quello che produce per qualche editore, figurarsi se possa essere legata in qualche maniera ad un volume del tutto autoprodotto.
Ne consegue che, se non lo sta facendo per il pane sulla tavola, ha altri motivi.
Ipotizzo che abbia voglia di realizzare questa storia.
Cosa nobile.
Ma se fosse solo questo, una volta finita poi la chiuderebbe in un cassetto e bon.
Quindi mi tocca pensare che non ha solo voglia di realizzare quella storia ma pure di condividerla.
Che è una motivazione che capisco al 100%.
Ma allora, se i soldi non fanno parte dell'equazione, se lo scopo è comunicare, perché accontentarsi di quei 500 lettori quando se ne possono avere tre volte tanti, in un giorno solo, facendola pubblicare sul mio blog?
Dico "il mio" blog e non di quello di Ausonia perché mi sono preso la briga di controllare qualche classifica e pare che "Pronto alla Resa" sia intorno alla cinquecentesima posizione dei blog più letti d'Italia e abbia una media di 1500 contatti giornalieri (unici), ma se "Interni" lo "pubblicassero" un blog come quello di Eriadan o Canemucca, il pubblico raggiunto sarebbe cinque volte (e oltre) superiore a quello che potrei raggiungere io.

E veniamo al punto.
Che non ha nulla a che fare con Ausonia e il suo "Interni" (che, in realtà, mi sembra nascere per un lungo discorso che Ausonia sta facendo intorno all' "oggetto d'arte serializzato" e non per la semplice necessità di scrivere una storia e condividerla) ma che invece ha un sacco a che vedere con le possibilità che abbiamo e che stiamo ignorando.
Torniamo ai numeri di questo blog, per esempio.
Se domani pubblico il fumetto di un autore esordiente che mi piace, questo fumetto lo vedranno 1500 persone. Di cui molte, addette ai lavori.
Significa che questo blog arriva a più persone di quanto potranno mai fare i fumetti autoprodotti di qualche valido esordiente e anche quelli stampati delle case editrici di medio livello.
E pubblicarle su questo blog non mi costa un cazzo.
Certo, non mi fa guadagnare neanche un cazzo... ma che mi frega? Io mica devo mangiarci con questo spazio.
Immaginatevi che domani un Canemucca o un Eriadan decidano di iniziare a "pubblicare" fumetti e vignette di altri e li propongano al loro vastissimo pubblico. A loro cosa costerebbe? Lo sbattito di selzionare il materiale e basta.
E quanto aiuterebbe invece questi giovani autori a farsi notare? Un mucchio.

Per culo o per merito, certi blog legati ai fumetti sono diventati popolari e raggiungono più persone di quanto riescano a fare i "fumetti veri"... non sarebbe bello se gli autori di questi blog facessero qualcosa per "il movimento" oltre che per la (sacrosanta) affermazione di loro stessi?
Io dico che sarebbe bello.
E visto che l'idea m'è venuta, nei prossimi giorni cercherò di trasformarla in qualcosa di pratico.