28.12.08

CLASSIFICHE!!!

Ma come si fa a resistere alla tentazione di fare le classifiche a fine anno?

Miglior Film visto dal sottoscritto nel 2008
Speed Racer dei fratelli Wachowski.

Miglior serie televisiva seguita dal sottoscritto nel 2008
"24" Giorno sei di autori vari.


Miglior Album ascoltato dal sottoscritto nel 2008
Ex Aequo
Good to be Bad dei Whitesnake.

Chinese Democracy dei Guns 'n' Roses.


Miglior Videogioco giocato dal sottoscritto nel 2008
Metal Gear Solid 4 di Hideo Kojima.


Miglior Libro letto dal sottoscritto nel 2008
Tutti i Racconti Western di Elmore Leonard.


Miglior Film Porno scaricato dal sottoscritto nel 2008
Alexis Texas is Buttwoman di Sam No.


Miglior Fumetto letto dal sottoscritto nel 2008
Ex Aequo
All Star Batman and Robin, the boy Wonder di Frank Miller e Jim Lee.

La mia vita disegnata male di Gipi.


Miglior fumetto web letto dal sottoscritto nel 2008
Divisione Imperfetta di Makkox.


Miglior Blog seguito nel 2008 dal sottoscritto
Evil Monkey Says

HMK


Walter Venturi canta da anni con un gruppo di amici chiamato Down Kids.
Questo è un loro vecchio pezzo.
Inutile dire che il testo, per me, è uno spasso e che mi ci ritrovo alla grandissima.

27.12.08

23.12.08

Dylan Dog n. 268: contenuti speciali


Rubo una rubrica di John Doe per raccontarvi qualche curiosità sull'albo di Dylan Dog, in edicola da oggi.

- Il palazzo a "uovo" che appare nella prima tavola, e che poi avrà un ruolo rilevante nella storia, è lo Swiss Re. Non è inventato e non è "una citazione di quello spagnolo", come ha detto qualcuno su di un forum. Esiste davvero a Londra e, vi assicuro, è davvero strano da vedere.

- Il personaggio di Summer (l'arciere) è ripreso esteticamente da quello interpretato da Nicholas Cage nel film Weather Man.

- L'ospedale in cui viene ricoverato Dylan è il Royal Free Hospital. E' lo stesso dove era dicoverato Axel Neil nella mia prima storia per il Color Fest. Per la cronaca, ci sono stato ricoverato pure io, da ragazzino, e per un mucchio di tempo. Ve lo anticipo subito: riapparirà anche in Mater Morbi, il Dylan che ho scritto per Massimo Carnevale.

- Il personaggio di Molly Bueller è una doppia citazione al cinema di John Hughes. Molly come Molly Ringwald (l'attrice di Breakfast Club, Pretty in Pink e molti altri) e Bueller come Ferris Bueller, il nome del personaggio interpretato da Matthew Broderick in Ferris Bueller's Day Off (Una pazza giornata di vacanza in l'Italia).

- La scena con Dylan in Vespa alle spalle di Molly, con la ragazza che guida come una pazza per la città, è un omaggio abbastanza esplicito a una scena analoga che appare nel secondo numero di Dylan Dog (Jack lo Squartatore).

- La Hyperuranium appare anche nella mia prima storia di Dylan Dog. Il supermercato in cui Axel Neil fa il suo massacro, infatti, è un supermercato Hyperuranium.

- La Hyperuranium è in qualche modo imparentata con la Trapassati Inc. Tutte e due le compagnie lavorano nel campo dell'entropia e, per molti versi, si somigliano parecchio.

- La maschera del cinema è John Cleese e la scena riprende una gag del film Sperduti a Manhattan con Steve Martin in cui Cleese fa il portiere.

- I "nani in fiamme" sono una citazione al vecchio nome di questo blog.

- La scena nel teatro e i dialoghi di Groucho in quella sequenza sono un omaggio a Muholland Drive.

- Il penultimo dialogo di Groucho, prima di morire nelle braccia di Dylan, è di Mercuzio, in "Giuletta e Romeo".

- La mano trasparente è un rimando a Ritorno al Futuro.

- Noah Wrigth è Steve Jobs e tutta la filosofia della Hyperuranium è molto Apple.

- "Il disordine trova sempre una strada perché le componenti fondamentali dell'universo sono l'idrogeno e l'idiozia" è una frase di Harlan Hellison.

- Tutta la storia del modulo A38 è un rimando a una (la migliore) delle dodici fatiche di Asterix.

- Nel dialogo con Bob c'è una citazione a una celebre frase di Philp K. Dick (quella sulla paranoia).

- Anche il dottor Falken è una doppia citazione. Il nome deriva dal dottor Stephen Falken, il programmatore del computer di War Games (altro film anni '80, sempre con Matthew Broderick) mentre l'aspetto è quello di Harry Dean Stanton, caratterista monumentale che ha lavorato in film come Alien, Christine, Cuore Selvaggio e molti altri.

- Il dottor Falken mette in atto un Comma 22 (dallo splendido romanzo omonimo).

- La stanza in cui il Dottor Falken lavora NON è una citazione al secondo capitolo di Matrix.

- "L'autostrada per le stelle" è la Highway Star dei Deep Purple.

- Tutta la storia è nata dalle mie beghe con una compagnia telefonica.

22.12.08

Wannabegirl.


Un giorno di questi dovrei sprecarmi a fare scansioni decenti...

I maledetti del Rock Italiano

In mostra i ‘maledetti del rock italiano’
Un progetto espositivo dal soggetto insolito, specchio delle reciproche contaminazioni che musica e fumetto hanno spesso intessuto. La mostra di tavole originali e memorabilia I MALEDETTI DEL ROCK ITALIANO, Segni & Suoni di strada da Clem Sacco ai 99 Posse avrà luogo a Città di Castello presso il Palazzo del Podestà da domenica 28 dicembre a domenica 18 gennaio 2009.
Giorgio Gaber, Rino Gaetano, Demetrio Stratos, Giovanni Lindo Ferretti, Federico Fiumani saranno solo alcuni dei protagonisti dei ritratti che alcuni maestri del fumetto italiano e giovani talenti del disegno hanno compiuto per l’occasione.
Fernando Fusco, Tanino Liberatore, Corrado Roi, Massimo Giacon, Marina Comandini Pazienza, Massimo Cavezzali, Corrado Mastantuono, Bruno Brindisi, Otto Gabos e tanti altri autori hanno colto con calore il senso di un’iniziativa che vuole pagare tributo e dare nuova luce ai tanti musicisti che non hanno accettato imperanti logiche di mercato, la censura di testi e costume, e soprattutto la sottile e implacabile opera di appiattimento culturale dei programmi tv e patinati concorsi canori.
E’ il concetto di ‘rottura’ ad associare ‘i maledetti’ in mostra; dai primi urlatori degli anni ’50 ai cantautori come Piero Ciampi e De Andrè, dal ‘progressive’ di Area e Biglietto per l’Inferno alla ‘musica ribelle’ di Eugenio Finardi; dall’autogestione di punk e hardcore alle ‘posse’ degli anni ’90 e il nuovo rock che oggi abbatte le frontiere sul web.
Il catalogo della mostra è curato da ‘Del Grifo’ e conterrà tutte le opere esposte e contributi critici di Vincenzo Sparagna, storico agitatore culturale e autore e fondatore di riviste chiave della cosiddetta ‘controcultura’ italiana, come ‘Cannibale’, ‘Il Male’ e ‘Frigidaire’, Roberto ‘Freak’ Antoni, leader di Skiantos e inventore del cosiddetto ‘rock demenziale’ e Luca Frazzi, critico musicale di ‘Rockerilla’ e ‘Rumore’.
I tre autori saranno presenti all’inaugurazione della mostra che si terrà alle ore 16 del 28 dicembre, presso la tipografia museo Grifani Donati di Città di Castello, a pochi passi dal luogo della mostra.


I MALEDETTI DEL ROCK ITALIANO
Segni & suoni di strada da Clem Sacco ai 99 Posse
è un’iniziativa inserita nel cartellone della stagione 2008/2009 del festival di musica e arti “Alive”
28 dicembre 2008 / 18 gennaio 2009
Palazzo del Podestà (C.so Cavour)
Città di Castello
Orario di apertura: 17:00 / 20:00
Ingresso gratuito
Informazioni www.alivemusicfestival.it mob. 339.630.40.87

Tra i tanti altri, ci sono pure io con un omaggio ai Gaznevada.
La mostra sembra interessante e, se posso, ci farò un salto.

21.12.08

Io lo avevo detto. Io lo avevo detto. Io lo avevo detto.

In tempi non sospetti, io lo avevo detto QUI.
Poi lo avevo ripetuto QUI e QUI.
Lo ammetto, avrei preferito essere smentito. Ma la puzza di cagata si sentiva da troppo, troppo lontano.
Frank, sai che sono il tuo fan numero uno. Ho persino trovato una chiave di lettura per il "DK2" che mi ha permesso di inquadrarlo come un capolavoro non capito e me la sto spassando a leggere il tuo folle "All Star Batman e Robin" (ma solo in volume che ad albi non ha senso), ma stai lontano dal cinema. Ho capito che ci sono le fighe, ma tanto non te la danno.

Ci sono ancora!

Ci sono.
Sono vivo, sto bene e non m'è successo niente.
E' solo che tra i regali di natale, le pagine di sceneggiatura arretrate e Marxia non ho avuto il tempo di aggiornare.
Domani torno in pieno servizio!

17.12.08

Ah, ma allora è proprio vero!

Lo ammetto. Ero in apprensione.

Ma adesso è arrivato!
L'albo sarà in edicola il 23 dicembre e me ne è arrivata qualche copia in anteprima.
Poco da dire, mi sono emozionato.
E poi il lavoro fatto da Bruno (Brindisi) è davvero eccellente.

16.12.08

Che certe volte uno ci mette le migliori intenzioni del mondo...

La settimana scorsa ero a Milano e, approfittando dell'occasione, ho deciso di fare un salto all'unico punto vendita italiano di Agent Provocateur, (una linea di lingerie ispirata agli anni '50, creata da Vivienne Westwood) per fare un regalo a Marxia, la mia donna.
Il punto vendita è ospitato all'interno della Rinascente davanti al Duomo ed è gestito da un paio di commesse in puro stile Bettie Page (pace all'anima sua), con vita stretta, culo rotondo, calze con la riga, e camice da lavoro rosa con ricami neri. Sotto il camice, nulla di più che la lingerie in vendita al negozio stesso.
Insomma, fare spese in quel posto è una bella esperienza.
Dopo una mezz'ora di valutazioni, misurazioni prese a occhio, chiacchiere con le commesse e elucubrazioni di varia natura, mi decido e faccio i miei raffinatissimi acquisti, che vengono riposti in una lussuosa scatola rosa, chiusa da un nastro di raso nero e messa all'interno di una busta di cartone laccata (sempre rosa e nera).
Il giorno dopo torno a Roma, portandomi in valigia il dono e già pregustando l'effetto che farà sulla mia adorabile ragazza.
Arrivato alla stazione le cose già prendono una piega diversa da quella che mi ero prefigurato:
Marxia è incazzata nera perché Roma è un delirio, e m'è dovuta venire a prendere in macchina, e piove, e c'era la metro che ci mettevo due minuti, e che cazzo guarda questo come guida...
Non mi lascio abbattere. Ho un regalo fighissimo nella borsa che farà cambiare umore alla mia donna, indipendentemente da quanto possa avere le, metaforiche, palle girate.
E così, tra uno smoccolamente e l'altro, arriviamo a casa.
Decido di giocarmi la carta "regalo" subito, in maniera da invertire la tendenza della serata.
"T'ho fatto un regalo!"
E tiro fuori la busta.
Marxia sembra molto contenta.
Estraggo la scatola rosa con il nastro di raso nero.
Marxia sembra entusiasta. A meno che non abbia drammaticamente sbagliato le misure del completino intimo che le ho comprato, questa sera si fa il circo!
Marxia apre la scatola e tira fuori gli slip in seta nera, appartenenti alla collezioni "corsari" di quest'anno.
Gli piacciono e sono della misura giusta.
Io già mi vedo i domatori di leoni che fanno la loro entrata sulla pista centrale.
Tira fuori il reggiseno coordinato. Gli piace e pure questo è giusto nella taglia!
Gli acrobati volteggiano...
A quel punto tira fuori la giarrettiera, in seta nera.
Marxia si volta verso di me: la faccia a punto interrogativo.
"E questo va messo in testa?"
...ed ecco che arrivano i clown!

Chiarito il fraintendimento, il resto della serata è comunque molto piacevole.

Il giorno dopo, racconto la scena a Betta (Tsunami) che si schiera ovviamente dalla parte di Marxia, dicendo che lei avrebbe avuto lo stesso dubbio (del resto, lei e Marxia sono due metalmeccaniche in corpo di donna). Comunque sia, mi regala un'illustrazione a tema.

15.12.08

Oltre il danno, la beffa.


Nel 1986, dopo il successo di quella che all'epoca era solamente una lunga miniserie, Alan Moore e la DC iniziarono a litigare brutalmente sullo sfruttamento del prodotto.
La DC voleva fare pupazzetti, orologi, magliette e, magari, dare il via a delle serie a fumetti collegate, Moore non voleva che si facesse nulla di nulla e per anni si oppose con tutte le sue forze a qualsiasi mossa della casa di editrice di Batman e soci.
Adesso arriva il film e, se siete stati attenti alle dichiarazioni del barbuto, sapete già cosa ne pensa a proposito del regista (lo ha definito un incapace nazista) e arriva pure il videogioco... che non solo sembra del tutto incongruo con l'atmosfera dell'opera originale (fare di "Watchmen" un gioco di combattimenti a scorrimento è davvero, davvero, una cattiva idea), ma è pure brutto.
Immagino come sia di buon umore il povero Alan, in questo periodo.

[Anatomie Comparate] Inquisizione Spagnola


Nessuno si aspetta l'inquisizione spagnola.
In giro c'è aria di crisi.
E non parlo solo deprecabile condizione del nostro bel paese ma, più in generale, di tutti i vecchi sistemi politici, sociali ed economici, occidentali (oppure, legati a doppio filo con l'occidente, come il Giappone). I sistemi bancari vacillano, le borse crollano e lo spettro della recessione si aggira per le strade in sella ad un cavallo bianco... e la Sony vende la sua console a 400 euro.
Una console che, per essere goduta al meglio, ha bisogno di un televisore Full HD (facciamo finta che vi costi solo 600 euro), di un sistema audio home theatre (facciamo finta che ne troviate uno decente da 100 euro), qualche cavo di collegamento per l'alta definizione e un joypad aggiuntivo (non ditemi che non avete neanche un amico).
Con una cifra intorno ai 1200 euro potrete godervi appieno l'esperienza PS3. Anzi, no... perché dovrete ancora comprare qualche gioco e magari anche qualche bel film in Blue Ray.
Ecco, parliamo pure dei Blue Ray già che ci siamo.
La grande linea di difesa della Sony a proposito del prezzo della sua console è che ha un lettore Blue Ray e quindi il prezzo non è troppo esagerato. In fondo, hanno ragione a sottolineare la cosa perché il Blue Ray è il primo formato proprietario della Sony che è riuscito a imporsi su formati concorrenti (dopo i fallimenti del Betamax, dei MiniDisc e degli UMD). Peccato che la Sony abbia vinto l'unica battaglia di cui nessuno sentiva il bisogno. Il mercato di massa, quello fatto dalla gente normale e non dagli appassionati, per il momento ha semplicemente ignorato l'esistenza dei Blue Ray visto che i DVD vanno benissimo per le loro esigenze, per i loro lettori e per i loro televisori.
Il mercato DVD non ha ancora mollato mezzo metro di terreno, tanto è vero che i cataloghi delle uscite sono sempre affollati e aggiornatissimi (a differenza di quelli del Blue Ray) e, in più, i prezzi sono ormai bassissimi.
Ma il Blue Ray è il futuro, se ti compri oggi una PS3 ti porti avanti con il lavoro! Così, almeno, dice la Sony.
Ma ne siamo sicuri?
Non è che, quando questo futuro sarà arrivato, le specifiche tecniche della PS3 saranno ormai obsolete? E siamo anche sicuri che sia questo “il futuro” e che invece nei prossimi anni non vedremo un affermazione della distribuzione digitale come predetto da Microsoft e Apple (e Valve, aggiungerei)?
Io ho l'impressione che qualcuno si sia fatto male i suoi conti... e non parlo solo della Sony.
Anche la Microsoft, a forza di tagliare il prezzo per stare dietro al Wii, dubito che abbia poi questo margine di guadagno su una macchina produttivamente costosa.
Ecco, parliamo della Wii, una macchina che io (giocatore esigente e con qualche euro da spendere) oggi, dopo un primo iniziale periodo di entusiasmo, trovo quasi offensiva per la povertà dell'hardware e la modestia della sua tanto declamata innovazione.
Ieri camminavo per strada e m'è capitato di buttare lo sguardo nella finestra di un appartamento al mezzanino. Dietro la finestra ho visto una signora sulla sessantina, in piedi davanti al televisore.
Giocava a Wii Sport.
Da sola.
Son cose che danno da pensare, esattamente come mi ha dato da pensare mia madre, a cui ho dovuto comprare un DS perché altrimenti stava sempre attaccata al mio.
Invece di andare dietro a sempre più esose richieste hardware, la Nintendo ha prodotto una macchina tecnicamente obsoleta che costa poco da produrre, che funziona perfettamente con i vecchi televisori che si trovano nelle maggior parte delle case, e che ha generato soldi sin dal primo pezzo venduto, sfondando sul mass market. L'unico errore della Nintendo è quello di non aver prodotto abbastanza pezzi per soddisfare la richiesta.
Molti dicono che le ragioni di questo straordinario successo sono dipese dalle idee innovative che la Nintendo ha apportato. Io, da ex-possessore che si è reso rapidamente conto dei limiti di queste idee, sono convinto che una componente importante della vittoria della Nintendo sulle sue concorrenti, sia dipesa dal prezzo contenuto (almeno fino a quando la Microsoft non ha decurtato il prezzo della 360).
Ricordate il discorso iniziale della crisi, vero? La gente potrà anche avere meno soldi da spendere, ma ha comunque voglia di svagarsi: se aziende come Sony e Microsoft non riescono a far passare il messaggio che la loro macchina costa di più perché ha più da offrire (e a dimostrarlo con i fatti, capito Sony?), il grande pubblico sceglierà sempre il prodotto che costa meno.
Altro esempio a sostegno di questa tesi: confrontiamo i risultati del MacBook Air e dell'Asus EEE. Il primo è un pezzo di design, sostenuto da sofisticate soluzioni tecniche, da un meraviglioso sistema operativo e da una componentistica di prim'ordine.
Il secondo è uno scatolotto in plastica con uno schermo minuscolo, un sistema operativo open source e una componentistica hardware obsoleta.
Il primo è un superportatile che permette di fare benissimo tanto le cose comuni (quelle che interessano alla grande utenza) e discretamente le cose meno comuni (quelle che interessano a un settore di pubblico molto specifico e limitato).
Il secondo è un superportatile che permette di fare benissimo solo le cose più comuni.
Il primo costa 1700 euro.
Il secondo ne costa 200.
Il primo voleva essere un oggetto di rottura con il passato e innovazione e invece, probabilmente, diventerà solo una curiosa nota a margine della lunga storia della Apple.
Il secondo ha creato, da solo, un nuovo segmento di mercato e ha venduto milioni e milioni di unità in tutto il mondo, diventando un piccolo fenomeno sociale.
Anche qui, ci sarebbe una lezione da apprendere ma l'arroganza di aziende come Sony, Microsoft (e anche Apple) gli impedisce di farlo.
Il futuro prossimo è un viaggio low cost.
Cominciate a prenotare il biglietto.

p.s.
Giusto per la cronaca... a casa ho un PS3, una 360, un Mac Book Air e un EEE. Non venite a tacciare questo figlio del consumismo dalle mani bucate di essere di parte. Se c'è da buttare soldi, son sempre in prima fila.



E se invece fosse proprio l’inquisizione spagnola?
Il mercato dei fumetti, almeno in America, è in controtendenza rispetto all’economia: meno soldi girano, più fumetti si vendono. Non ci credete? Allora sentite qua:
durante la grande depressione economica del 1929, mentre la borsa di Wall Street andava a picco, il fumetto made in USA passava una delle sue stagioni d’oro, esplodendo dalle pagine dei quotidiani per poi approdare alla sua forma definitiva, quella del comic book. Durante la crisi energetica dei primi anni ’80, mentre Reagan chiedeva agli americani di non accendere più di un elettrodomestico alla volta e di usare l’automobile solo se strettamente necessario, la Marvel vendeva tonnellate di copie di albi dell’Uomo Ragno, degli X-Men, dei Vendicatori e delle loro Guerre Segrete. Negli anni ’90, mentre la austerity clintoniana soffiava il suo vento freddo su tutto il mondo occidentale, il fumetto a stelle e strisce toccava l’apice con i sette milioni di copie vendute in un solo colpo dagli X-Men di Jim Lee.
Il fatto è che, nei paesi culturalmente non marchiati a fuoco dalle riflessioni sant’agostiniane, l’intrattenimento non è visto come un qualcosa da demonizzare o al, massimo, da relegare alla sola sfera infantile, ma come una cosa seria, uno strumento di arricchimento culturale, un diritto inalienabile dell’uomo. In questi paesi, se di soldi ne girano pochi o si profila una forte recessione economica, la gente non reagisce come capita in Italia (crollo verticale dei consumi in qualsiasi settore che non sia legato alla più basilare sopravvivenza) ma decide, semplicemente, di rivolgersi a forme di svago più economiche. Come i fumetti, appunto.
I videogiochi, invece, le crisi economiche le soffrono duramente e ne vengono investiti in pieno. Le console costano caro e hanno bisogno di giochi. I giochi hanno un prezzo esorbitante e c’è bisogno di un ricambio costante. E poi ci sono i consumi energetici derivati dall’utilizzo delle varie 360, Playstation 3, Wii (e del televisore e del sistema audio a cui sono collegate), i costi degli accessori e delle varie periferiche aggiuntive, e poi il prezzo dell’abbonamento per il gioco on-line, che va ad aggiungersi a quello che già si sostiene per internet, naturalmente.
Per una famiglia media, comprare una console non significa solamente comprare una macchina da intrattenimento: significa muovere il primo passo su una strada piastrellata di ulteriori, e potenzialmente infinite, spese aggiuntive
E allora non è inconcepibile pensare che il signore e la signora Smith, decidano che i loro figli possono crescere sani e forti, anche senza videogame. E poi, se l’attività videoludica dovesse divenire una condizione sine qua non per il corretto sviluppo sociale dei loro pargoli o per il bene psicofisico della famiglia tutta, si potrà sempre tornare a giocare sul computer casalingo, proprio come si faceva fino a pochi anni fa, no?
Ma siamo positivi: proviamo a immaginare che la nostra famiglia Smith non faccia prendere dall’isteria di massa e che decida che può permettersi il lusso di avere una console in casa... secondo voi quali saranno i parametri con cui sceglieranno la macchina su cui investire i loro soldi? Per me punteranno su quella che costerà di meno, che consumerà meno energia, che offrirà il più vasto parco di giochi usati o a prezzo scontato, che richiederà il minor numero di spese aggiuntive e che magari, potrà far girare anche giochi scaricati illegalmente da internet (che è una cosa brutta, ricordiamolo).
Ecco in una situazione come questa, in cui tutti gli analisti del mondo si aspettano che la gente sarà più restia a spendere i suoi soldi, la Sony ha deciso di non tagliare i prezzi della sua Playstation 3, lasciando il suo monolite nero a quota quattrocento (dollari), mentre le sue rivali sono tutte scese a duecento. Poco da dire: una strategia sensata... se quello che si sta cercando è un onorevole seppuku. Pura follia se si spera ancora di poter vincere la battaglia della next generation o, perlomeno, di non fare la fine del Sega Dreamcast.
Certe volte ho come l’impressione che quelli di SCEI vivano in una torre di vetro, posta su di una altissima montagna, in un continente aldilà delle nebbie, su di un altro pianeta, di una diversa dimensione, posta in una grotta. Una grotta buia.
C’è però da dire che la Sony è solo l’ultima esponente di una lunga tradizione di case produttrici di hardware e software del tutte sorde agli allarmi lanciati dal mondo esterno: l’Atari non seppe vedere in tempo la crisi che colpì il settore console a metà degli anni ‘80 e che rischiò di far fare al videogioco la stessa fine dell’hula-hoop. La Sinclair prima e la Commodore subito dopo, non seppero anticipare la fine dell’era degli home-computer e si trascinarono dietro molte software house europee dell’epoca. Persino il trionfale periodo della prima Playstation lasciò qualche cadavere sul campo, tutti vittima di una preoccupante miopia. Questa volta è il turno Nintendo, Microsoft e Sony. La grande N sembra essersi sapientemente tirata fuori dalla lotta, ritagliandosi uno spazio suo e non rischiando nulla in termini economico-produttivi (da vecchia volpe quale è). La Microsoft sembra aver intuito che sta arrivando una tempesta e, in qualche maniera, ha tirato fuori l’ombrello mentre la Sony... la Sony sembra la storiellina dell’uomo che ha imboccato l’autostrada in contromano:
Un automobilista accende la radio, in auto.
“ATTENZIONE, ATTENZIONE... UN PAZZO STA GUIDANDO CONTROMANO SULL’AUTOSTRADA”
Gracchia la radio.
“Uno?! A me sembrano mille!”
Dice l’uomo.

14.12.08

E' che c'hai la faccia troppo simpatica!


Ultimamente sembra che a Roma ci sia una festa di fumettisti ogni settimana.
Colpa di Facebook, che ha stretto i contatti e creato una specie di comunità in cui tutti si parlano, tutti si fanno i fatti degli altri, tutti si invitano reciprocamente a inaugurazioni, presentazioni, feste delle medie e quanto altro. Una specie di movida fumettara che, messa così, sembra una cosa detestabile ma che sta permettendo a un sacco di realtà diverse di incontrarsi e confrontarsi. Visto mai che ne esca qualcosa di buono?
Comunque sia, un paio di sere fa sono stato alla festa di fine anno organizzata dalla Scuola Romana dei Fumetti, a San Lorenzo.
C'era un sacco di gente, tra cui molte facce amiche e c'erano pure un sacco di persone che non avevo mai visto prima.
Tra queste, una signora ben tenuta sulla quarantina e quella che presumo fosse la sua bella figlia-nipote.

Io me ne sto fuori dal locale a fumarmi una sigaretta con Marxia, Werther e qualche altro e, dietro di noi a parlottare e a indicarmi, la signora e la ragazza.
A un certo punto la signora mi si rivolge:
"Tu. Vieni qui un attimo!
Mi guardo intorno, cercando di capire se ce l'ha proprio con me.
"Io?"
"Sì, sì... vieni qua!
Mi avvicino perplesso mentre la signora indica la ragazzetta che sembra imbarazzata ma sorridente.
"Senti... il suo coinquilino gli ha detto che sei un mito!"
"Eh?!"
"Lei pensa che tu abbia una faccia troppo simpatica e vorrebbe invitarti a pranzo. Ci vai a pranzo con lei a casa sua?

Sono perplesso e smarrito e cerco di capire.
A quel punto, sbucando da non so dove, arriva un tizio che non ho mai visto prima che mi molla una paccona amichevole sulla spalla e, rivolgendosi alla mamma/zia e alla ragazza esclama:
"Eccolo, lo avete trovato... lui è ALBERTO!
"Sarebbe Roberto..."
"E' lo stesso!"
"Veramente no."
"Che vi avevo detto? E' un grande!"

Siamo oltre il limite del surreale. La mamma/zia incalza.
"Allora, ci vai a pranzo da lei? Eddai...vacci! Eccheticosta!"
Guardo la ragazzina che è tutta un sorriso e pure caruccia. Nella mia mente balena la testa di presentarmi per pranzo a casa di questa emerita sconosciuta, con una bottiglia di vino sotto il braccio. Ciao, sono Alberto. Ti ricordi di me?
Intanto, alle mie spalle, sento gli occhi di Marxia che mi trapassano da parte a parte. La risposta sbagliata e l'ultima cosa che sentirò sarà il suono sordo di una pistola calibro '22 silenziata che la mia donna porta nella borsetta per casi come questi. Devo trovare una via d'uscita.
"G-grazie per l'invito... se volete tengo una lezione venerdì prossimo alla scuola..."
La signora è sempre sorridente ma si vede che non è proprio soddisfatta e continua a indicare la ragazzetta.
"E ci può venire anche lei? Perché HAI LA FACCIA TROPPO SIMPATICA e lei voleva proprio invitarti a pranzo, Roberto."
E finalmente interviene la ragazzina.
"Ha detto che non si chiama Roberto!"
E' troppo. Farfuglio qualcosa, sorrido imbarazzato, fingo che qualcuno mi abbia chiamato da dentro il locale e mi defilo.

Adesso... rimorchiare sulla base di quello che faccio e di quel minimo di fama da stronzo che mi sono guadagnato è una cosa che mi è capitata. Che una mamma/zia cerchi di farmi imboccare a casa di sua figlia/nipote, senza avere la più pallida idea di chi io sia, solo sulla base del fatto che ho "la faccia troppo simpatica", invece, non mi era mai successo prima.
Che poi, pure Ted Bundy aveva una faccia simpatica, eh?

Inutile dire che Werther, Leo e gli altri si sono ammazzati dalle risate.
Marxia di meno.

E allora ammazzami l'ego...

Che, praticamente, è il seguito di questa: QUI.

12.12.08

Co' 'sta pioggia e co 'sto vento...

Tornato a Roma dopo una lunga trasferta tra Bergamo e Milano.
Ho beccato vento, freddo, pioggia e neve.
Adesso mi toccano gli allagamenti.
Il tempo è sempre un meraviglioso argomento di discussione.

Detto questo... oggi pomeriggio ho il secondo incontro per il seminario che sto tenendo alla Scuola Romana dei Fumetti, da domani mi chiudo davanti al word processor che ho le scadenze sul collo.
Il viaggio è stato divertente, interessante e me ne torno a casa carico di nuove prospettive (come spesso mi capita quando torno da Milano). La mia vita professionale cambierà parecchio nel prossimo futuro e lo farà in meglio, quindi mi sento abbastanza sereno.

9.12.08

I mangiarane mi hanno avuto!


E' uscita l'edizione francese di "Ucciderò ANCORA Billy the Kid". Che per i francesi si intitola "Je Tuerai ENCORE Billy the Kid".
E' edito dalla Clair de Lune, la carta è peggiore di quella della edizione BD e un formato più piccolo che però, bisogna dirlo, gli dona. La traduzione mi sembra buona anche se mi fa strano vedere le mie parole in francese.

Alcune considerazioni tra il serio e il faceto:

- qualche anno fa polemizzavo con quelli che sviluppavano le loro produzioni direttamente per il mercato francese, per poi rivenderle a quello italiano in seconda battuta. A mio modo di vedere si doveva fare l'inverso perché, altrimenti, si impoveriva il fumetto nostrano e si arricchiva quello straniero.
Oggi, qualcosa comincia a muoversi in questo senso e sono i francesi a venire a comprare da noi i vari Gipi, i Caluri, i Pagani, i Leomacs, i Corona, gli Igort... e pure i Recchioni.

- il volume di "Ucciderò Ancora Billy The Kid" è uscito nella stessa collana che ospita anche le edizioni francofone di "Tex". Fa ridere che, nella terra delle baguette, Garrett e Aquila della Notte se la battono sullo stesso piano.

- con questa uscita, tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati per "Garrett" sono stati realizzati. Siamo fighi? Abbastanza.

- quando dovemmo decidere il formato in cui realizzare Garrett, optammo per una diagonale della tavola diversa da quella bonelliana per non precludere la possibilità che il fumetto fosse pubblicato all'estero (dove il formato "quaderno" non è molto amato). La "Clair de Lune", nel pubblicare il fumetto in Francia, ha deciso di cambiargli il formato... dandogli proporzioni molto simili a quelle del classico Bonelli! Non se ne azzecca mai una...

- I nomi in copertina sono tutti giusti, ma il nome di Werther DELL'EDERA, è stato sempre storpiato nei credits delle singole storie in Werther DELL'EREDA.
Goethe è sereno ma scommetto che il nostro orsacchiottone preferito non l'ha presa tanto bene.

I samurai m'hanno rotto i coglioni.


Il libro dei cinque anelli dice che un samurai non si fa prendere dallo sconforto davanti agli imprevisti e alle difficoltà che gli si parano davanti ma che, anzi, le affronta con gioia perché sono un'occasione per cimentarsi con i suoi limiti.
Del resto, lo stesso libro ci dice pure che la via del samurai è la morte.
Non parliamo poi di quello che dice Marco Aurelio nei suoi "pensieri a se stesso"... non a caso era un fervido sostenitore dello stoicismo.
Io di queste cagate mi sono nutrito negli ultimi quattro anni, cercando di trovare se non un senso alla mia vita, almeno una via per affrontare quello che mi capita ogni giorno.

E adesso mi sono rotto le palle e invece ho voglia di lamentarmi.
Perché non c'è nessuna sfida nel confrontarsi contro un avversario che non puoi vincere. C'è solo fastidio, depressione, stizza, odio, recriminazione e noia.
Sembrerà strano ma è la noia il problema principale.
Perché all'idea della fine posso pure abituarmi... allo stillicidio invece no.
Perché mi sono rotto il cazzo di essere sbattuto a terra ogni volta che mi rimetto in piedi.
Perché ne ho le palle piene di dover essere sempre impegnato a rincorrere il tempo perso sul lavoro, con gli amici e con le persone a cui voglio bene o che amo.
Perché, per dirla con le parole di De Andr), vivere la vita a piccoli sorsi è solamente una merda e non c'è niente di tragicamente romantico.

Sono malato da trentaquattro anni e per trenta ho fatto finta di non esserlo... poi ho dovuto cominciare a fare i conti con me stesso e negli ultimi quattro anni ho accettato un sacco di roba che credevo fosse inaccettabile, ho ridotto le mie pretese nei confronti di quello che potevo e non potevo fare, ho mollato un sacco di cose che non mi potevo più permettere e, nonostante tutto questo... non gli basta mai.
C'è sempre un altro pezzettino di vita da strappare, un'altra cosetta da rubarmi, un limite da spostare poco più avanti, un ulteriore oltraggio da perpetrare.
E sono logoro.
E stufo.
E incazzato pure, perché quello che non è malattia, vale ancora la pena di essere vissuto e solo quando le cose non staranno più in questa maniera verrà il momento in cui valutare come uscire di scena in maniera dignitosa e consapevole.

E' ora di fare delle scelte.
Se davvero la mia vita comincia a battere il tempo sul ritmo di "ogni venti giorni una crisi", devo valutare con cura come impiegare il "tempo buono" che ho a disposizione e dedicarmi solo a quello che, per me, conta davvero.
Questo significa che dovrò rivedere la mia filosofia sul lavoro, perché non posso più permettermi di perdere giornate a fare un lavoro dove mi pagano due lire quando potrei impiegarne la metà del tempo a farne un altro e guadagnare di più, ottenendo anche maggiore soddisfazione personale, oltretutto.

Da oggi in poi ho deciso che tutto quello che non mi gratifica o non mi aiuta a vivere meglio o che mi ruba tempo in maniera ingiustificata, dovrà essere abbandonato in favore di cose che amo fare o che mi permettono di vivere meglio.
Qui bisogna cominciare a fare economia di vita, porca puttana.

8.12.08

Slave to the grind

Un paio di giorni fa stavo leggendo un articolo che esaminava la nuova tendenza delle aziende nei confronti del consumatore.
Sostanzialmente, l'articolo puntava il dito contro il fatto che le aziende hanno cambiato del tutto atteggiamento nei confronti del cliente: il cliente non ha più sempre ragione ed è meglio un cliente nuovo che uno affezionato.
In parole poverissime, tutto si basa sul fatto che "il cliente affezionato" è un rompicoglioni perché crede che il fatto di essere, appunto, affezionato, gli dia il diritto di pretendere di più, di avere un trattamento di favore.
In più, il cliente affezionato è anche un cliente esperto che sa come usare gli strumenti a sua disposizione per inoltrare le sue lamentele, sa come aggirare le "barriere architettoniche" che le aziende costruiscono per non farsi rompere le palle e cerca di far valere i suoi diritti. E allora è meglio perdere un vecchio cliente e farsene due di nuovi.
Devo ammettere che la lettura dell'articolo mi ha piuttosto indignato, specie perché in questo periodo ho avuto parecchi problemi con i vari call center della Apple, di Fastweb e di Infostrada.
Però, poi ci ho ragionato provando a mettermi in una prospettiva diversa... e lo sapete una cosa? Le aziende non hanno mica tutti i torti.
Perché è vero che il cliente affezionato è quello che ti rompe le palle di più.

Basti vedere il caso di "Dylan Dog".
Un pubblico di persone che seguono il personaggio da dieci, venti anni, e che sono convinte di "sapere chi è Dylan Dog".
E se il tuo Dylan Dog non è "il loro", allora sei tu che hai sbagliato perché hai tradito le loro aspettative.
E poco importa se la storia sia buona o meno... il tradimento (nei confronti del lettore, non del personaggio) è un crimine inammissibile.

Nel suo piccolo, lo stesso vale per "John Doe".
JD è una testata che, pur non vantando un pubblico vastissimo, ha lettori fortemente appassionati e fidelizzati.
Questo significa che se scriviamo una storia che, ai loro occhi, tradisce quello che JD dovrebbe essere si lamentano.
Perché non è così che si fa... loro sono il pubblico fedele che ci ha dato tutto e noi dobbiamo rispettarlo perché, dal loro punto di vista, siamo in debito. E allora non ti rimane che schierarti dalla parte dei Kiss e dare al tuo pubblico sempre e solo quello che vuole... oppure fregartene, andare per la tua strada e prenderti i tuoi rischi.

E allora, vi assicuro, che tra parlare con un lettore "casuale", che giudica un numero di JD (o di Dylan, di Tex, di Dampyr, di Diabolik, di Topolino o di qualsiasi altra testata con un seguito costante) sulla base di quello che è e non di quello che, nella sua idea, dovrebbe essere... è una boccata di aria fresca.
Per carità, è vero che tutti noi dobbiamo tutto a quei lettori che ci hanno seguito e che ci seguono con passione... ma il fatto che, a un certo punto, una parte di questi lettori pensino di avere il diritto di dirci cosa dovremmo fare e come dovremmo farla, è a dir poco frustrante.

E' per quello che in questo periodo mi sta piacendo tanto leggere le critiche su "David Muprhy: 911" (sia quelle positive che quelle negative) mentre sto diventando leggermente insofferente a un certo tipo di commenti che mi arrivano su JD o di critiche che leggo su altre testate (magari neanche scritte da me).

7.12.08

Grandi attori non utilizzati a dovere.


Regia di Mauro Uzzeo.
Va' che bell'attorino sottosfruttato che c'è in questo bootrailer!
Ah, sì... ci sono pure Bartoli, Bevilacqua e qualche altro.

5.12.08

Qui galleggiano tutti.

Nuova intervista al sottoscritto su MENTELOCALE.
Rileggendola, ho notato che in un paio di punti il grassetto delle domande è sballato (nel senso che, in taluni passaggi, quella che è ancora una domanda di Francesco Cascione , sembra già essere la mia risposta). Confido nel vostro intuito.

4.12.08

JD 69 Cover

Un letto di chiodi
Abbiamo cambiato titolo rispetto a quello di lavorazione ("Solo le donne sanguinano"), ma siamo sempre in ambito Alice Cooper.

Doomsday [RECE]


Me l'ero perso al cinema e m'era dispiaciuto perché Neil Marshall è un regista che ha tutta la mia simpatia.
Quando ho visto il suo primo film, "Dog Soldier", ho pensato che fosse un totale incapace. Poi ho visto "Descent", e non solo ho cambiato totalmente parere, ma sono diventato un suo fan.
Questo "Doomsday" è il suo primo lavoro con un budget decente e il suo biglietto da visita per entrare nel giro che conta di Hollywood.
Il film è una specie di gigantesco omaggio a tutte le pellicole amate dal regista. Un patchwork citazionista e post moderno che parte con suggestioni romeriane, prosegue citando "Ghost in the Shell", sprofonda in "Escape From New York", limona pesantemente con "Aliens", ruba a mani basse dalla serie dei "Mad Max", omaggia "L'Armata delle Tenebre", strizza l'occhio a "Il Gladiatore", evoca "Excalibur", si traveste da "Il Signore Degli Anelli" e, per finire, innaffia il tutto con una solida spruzzata di "James Bond".
Se il film ha un difetto, è proprio quello di non avere una identità propria, ma il virtuosismo mostrato da Marshall nel saper gestire stili e registri completamente diversi, e nel riuscire ad amalgamare il tutto in un'opera coerente, redimono ampiamente la pellicola. "Doomsday" è una specie di portfolio in cui il regista ci mostra come sarebbe capace di girare ogni genere di film e di farlo al meglio. Forse la trama non è eccezionale e certi effetti visivi lasciano un poco a desiderare (ma il film ha un budget di soli 30 milioni di dollari e, vi assicuro, che Marshall li ha spremuti fino all'ultimo centesimo), ma lo spasso è tale che poco importa: "Doomsday" è il "Kill Bill" dei blockbuster pseudo fatascientifici e fracassoni e merita davvero di essere visto.
Se avete il gusto per certe robe e se le operazioni post moderne non vi fanno venire le bolle, ovviamente.

Effimera


Non ho idea di chi siano.
Non credo di averli mai neanche incrociati per sbaglio.
Ma gli autori dietro il lavoro di "Effimera" sono davvero bravi.
Mi stupisce che non pubblichino professionalmente da nessuna parte (almeno credo, se così non fosse, ditemi dove).
Il loro blog (che è tanto bello nella grafica quanto scomodo da sfogliare) lo trovate QUI.

3.12.08

Massì dai... diamoci al meretricio!


Questo sabato, 6 dicembre, Matteo Cremona e il sottoscritto (con la partecipazione straordinaria di Maurizio Rosenzweig) si paleseranno alla libreria Arcadia Oltre Le Nuvole di Bergamo (via Don Luigi Palazzolo, 32) per dediche, disegni e cotillon sul numero 2 (SHOCK ECONOMY) della nuova miniserie Panini. Appuntamento alle 16,00. Vi aspettiamo numerosi!

2.12.08

Non parlarmi, non ti sento.

Maestra, il cane mi si è mangiato la mail!
Quella della mail non arrivata o non funzionante è una scusa vecchia quanto internet... però questa volta è vero.
Ho le mail di Fastweb fuori uso (non chiedetemi perché, domani cerco di scoprirlo). Quindi, se mi avete mandato dichiarazioni d'amore o richieste di varia natura, non è che sono stronzo... è che non le ho lette.

Ma come faranno...


...i miei colleghi ad essere distaccati dal loro lavoro.
Io, se scopro che la fumetteria dietro casa ha ricevuto un mio albo con un paio di giorni di anticipo, piglio la bicicletta, sfido la tempesta, mi scapicollo a comprarla e poi mi getto nella lettura.
E mi lamento perché poco importa quanto tu possa aver letto e riletto l'albo prima di mandarlo alle stampe, una volta che diventa un fumetto vero e proprio c'è sempre qualcosa che vorresti aver fatto in maniera diversa.
Comunque sia... "David Murphy: 911" vol. 2 è praticamente uscito.

24: Redemption [RECE]


La critica americana non ha amato molto la sesta stagione di "24", e pare che anche i fans più accaniti l'abbiano messa in croce su internet.
Io sono un sempliciotto e l'ho apprezzata: in fondo c'era Jack Bauer che faceva un sacco di cose, struggendosi tra tremendi dubbi morali per poi risolverli torturando tutti quanti, ammazzandoli o facendoli ammazzare. Tanto mi basta per essere felice.
Detto questo, a causa del lungo sciopero degli sceneggiatori americani (oltre ad alcuni successivi problemi con la produzione), la settima stagione di quello che posso definire tranquillamente come il mio serial preferito di ogni tempo (seguito da vicino dai "Soprano" e "Buffy") è stata rimandata per oltre un anno.
Ora, per riallacciare il rapporto con gli spettatori e per ricordare al mondo che Jack Bauer è ancora vivo e pronto a torturare i vostri parenti, ecco arrivare uno "speciale event", un film per la televisione intitolato "Redemption", dalla durata di due ore (o poco meno).
Ovviamente, tutti gli avvenimenti sono in tempo reale, come tradizione della serie.

Queste sono le novità:
un nuovo continente (siamo in Africa), un nuovo presidente (una donna), una nuova emergenza (bambini da salvare da un signore della guerra) e un nuovo complotto politico (di cui ci vengono accennati solo i contorni, visto che sarà la trave portante del plot della settima stagione).
Non c'è praticamente nessuno dei vecchi comprimari (tranne il granitico Powers Boothe, il viscido Bob Gunton e il sempre adorabile Peter MacNicol), in compenso ci sono un sacco di facce nuove tra cui il bravo Robert Carlyle, un tremendamente grasso Gill Belows (che gli appassionati di "Ally McBeal" dovrebbero ricordarsi bene) e un favolosamente malvagio John Voigth (che sarà, molto probabilmente, il cattivaccio assoluto della settima stagione).

Per il resto, non c'è molto da dire: Jack continua a passare delle giornate di merda (anche se questa volta gli va di lusso e il tormento dura solo due ore), Jack continua a dire "Dammit" e "There's no time!", Jack continua a perdere amici con la stessa frequenza con cui Sasha perde gli slip, Jack è sempre la più efficiente arma di distruzione di massa mai creata, Jack (e anche tutti gli altri) continuano a usare cellulari, computer, automobili e sistemi informatici con il logo della casa produttrice bene in vista.

Il film è carino e il cambio di ambientazione fa bene alla serie (anche se lo sappiamo che nella settima stagione si tornerà negli USA) e le premesse per il futuro fanno ben sperare.
Detto questo, non aspettatevi di strapparvi le vesti: questo non è il film di "24" e neanche vuole esserlo. E' solo un antipasto, piuttosto gustoso, della stagione che verrà.
Che, ve lo ricordo, prenderà il via a gennaio.
Ibernatemi fino ad allora.

1.12.08

si rockeggia e si rolleggia... ancora e ancora!

Scusate l'assenza. Ma ho preso "Guitar Heroes World Tour"... e quando non sto lavorando, sono in "saletta".
Questo gioco è una figata assoluta.