28.1.09

Ancora sulla critica.

Che ne dite di QUESTO pezzo sul "come scrivere recensioni"? Lo chiedo anche ai vari critici e teorici del fumetto che ogni tanto bazzicano su queste pagine.
Io condivido gran parte del discorso.

37 commenti:

MarcoS. ha detto...

più che condividere direi che non c'è un altro modo di fare il critico. In teoria io sarei laureato proprio in critica cinematografica e televisiva...dico in teoria dato il modo pessimo con cui credo sia stato gestito questo discorso presso il Dams...comunque fatto sta che di recensioni di film ne scrivo...e io concetti di: oggettività, conoscenza del media,semplicità e chiarezza sono quelli che in ambito cinematografico mi sento ripetere spesso...quindi credo ci sia poco da dire su quanto scritto nell'altro blog. Credo che tra tutti i punti sia proprio l'oggettività il punto debole delle recenzioni fumettistiche.

Lowfi ha detto...

un pezzo di pregio quello che hai linkato. In sti giorni mi sono infilato in un interminabile dibattito sulla critica videoludica e credo che i punti salienti dell'articolo possano tranquillamente applicarsi anche a questo settore, magari con qualche piccolo distinguo.

Mattia ha detto...

comunque, dopo che ha stressato abbondantemente la mia vita e per giunta senza averlo letto, ho trovato incredibilmente fantastica sta recensione...

http://fantasy.gamberi.org/2007/12/08/recensioni-romanzo-twilight/

18 anni ma bella acida la ragazza!

valentino ha detto...

L'articolo è interessante. Se se lo studiassero alcuni recensori cinematografici forse non leggeremmo più deliri allucinanti sui "cinecomics". Il problema, a mio avviso, si pone nel distinguere la recensione dalla Critica. La vera critica è analisi e non la si ingabbia in 500 parole. Bisogna avere in mano gli strumenti accademici appropriati e un patrimonio enciclopedico molto vasto (mai abbastanza) e non solo specifico sull'argomento affrontato. Ci vuole tempo e passione. Sono d'accordo con te Roberto, che ci vorrebbero recensori più competenti e attenti, ma mi rendo anche conto che la buona recensione non viene pagata e chi la scrive in molti casi è un appassionato senza strumenti di analisi. Chi fa Critica perde anche un anno sull'oggetto del proprio interesse, perché dovrebbe perdere tempo su qualcosa che non gli piace o, peggio, che non conosce? Io ho sempre evitato di recensire, preferendo saggi critici e interviste. Di recente però ho dovuto affrontare The Spirit di Miller, la mia prima "recensione" negativa (a breve su Fumetti di Carta). Non potevo esimermi dopo aver scritto un libro sull'autore, ma allo stesso tempo ho cercato di adottare tutti gli strumenti maturati in anni di studi e nel periodo che ho realizzato il testo (nato come Tesi di Laurea).

Quello che manca davvero alla critica di fumetto in Italia è una manualistica di alto livello; credo sia un grave segno di arretratezza culturale il non aver ancora tradotto le opere di autori come Groensteen.

Greg ha detto...

Belli i disegni di DeviantArt, belli...

Apprezzo l'impegno enorme che ci stanno mettendo per dare un contributo alla critica letteraria fatta in casa ma, quando non dicono cose già sentite (e risentite), si tuffano nel patetico. In più ignorano il fattore numero uno della scrittura e quindi anche della critica, cioè la capacità di comunicare; abilità riconoscibile ma difficile da descrivere oggettivamente, loro la evitano anzi la nascondono e piuttosto preferiscono dirti che parole e che espressioni non usare, contare le parole... mah...

Ripeto, apprezzo l'impegno e riconosco che non c'è nulla di sbagliato nell'intenzione o nel contenuto, ma, oltre a non gradire il tono da professori, mi disturba un difesa dei concetti di oggettività, obbiettività etc così scontata e saccente.
Il manuale di istruzioni sta bene per il moulinex o per il lettore dvd, non per la critica, non quando è così scolastico, formale e poco profondo.

Rrobe il mio pollice è verso il basso ma sono convinto che qualche anno di esperienza in più potrebbe trasformare i due molluschi in coralli preziosi.

Greg ha detto...

http://nocturnal-devil.deviantart.com/art/2009-108753528

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!

Fabrizio ha detto...

Esclusi gli orrori di ortografia, intendi?
Perché non sarebbe male se un recensore sapesse scrivere in italiano corretto...

Fab

Davide Mana ha detto...

Quoto Greg sulla capacità comunicativa e sull'importanza dei manualetti.

Il testo citato è bello, troppo lungo, con delle ingenuità evidenti, e dà l'impressione che la recensione sia una scienza esatta - che valutare un testo o un film o un fumetto sia come pesare un quarto di bue.
Puoi scartare di un mezzo chilo, ma il peso è quello.
Oggettività pura.
Questa, mi dispiace, è proprio solo una balla.

Purtroppo non è così perché in una recensione entrano sempre criteri personali.
Perché il recensore è una persona, non un questionario con caselline da barrare.
L'importante non è che il recensore esprima una sua opinione soggettiva, ma che lo faccia onestamente - non perché pagato, o perché vuole spingere l'opera di un amico o per protagonismo...

Cosa c'è di male in una onesta opinione soggettiva circostanziata?

Posso dire che un libro è oggettivamente ben scritto ma costruito su una trama che per me è banale.
O che un fumetto ha una sceneggiatura solidissima ma non mi soddisfa dal punto di vista grafico.
Poiché non sono (ancora) Dio, esprimo una opinione, e se possibile la circostanzio.

[in fondo le risposte a questo post sono un esempio di recensioni all'opera - stili diversi, gusti diversi. Qualcuno se la sente di mettere in dubbio l'onestà di chi non la pensa come lui? Non credo.]

Di fatto, il lettore alla lunga trova un recensore i gusti del quale coincidono coi suoi e comincia a seguirlo, sapendo di potersi fidare.

Tutto il resto, come diceva quel tale, è game over.

Bapho aka Davide Costa ha detto...

Ma le recensioni, soprattutto di fumetti, spostano davvero così tanti lettori?

Lowfi ha detto...

Non so se spostano tanti lettori nel settore dei fumetti, di sicuro non lo fanno in quello dei vg.

Adriano Barone ha detto...

Le recensioni (su quotidiani nazionali) spostano lettori sui libri, Davide.

Che è il motivo per cui molta gente fa a gara a leccare i culi dei critici, e anche il motivo per cui molte recensioni sono marchette pure, scritte da recensori...uhm..."in buoni rapporti" con le case editrici.

Ed è anche il motivo per cui non mi fido più della critica su carta stampata.

Bapho aka Davide Costa ha detto...

Che le recensioni sulla carta stampata spostino lettori lo posso credere, sia per la credibilità che la stampa ha agli occhi del pubblico, sia per la maggior diffusione di cui gode ancora.

Ma le recensioni in rete su un sito specializzato che ha poche visite rispetto al numero di lettori, quanto potranno contare nei confronti di grandi case editrici?

Che si tratti di Mondadori per i romanzi, o di Bonelli per i fumetti, dico.

Gli appassionati che usano internet per le proprie scelte riguardanti le letture sono un numero ridicolo per i colossi editoriali.

Probabilmente sono vitali per le produzioni molto piccole, quelle che vendono regolarmente mamme e sorelle per piazzare 100 copie in più, ma il grande pubblico (quello che le recensioni probabilmente non le legge a prescindere) credo che le rece in rete non contino davvero un ciufolo.

Bapho aka Davide Costa ha detto...

Sia maledetto blogger che non fa editare i commenti :\

Vabè, spero che nonostante un paio di refusi il commento precedente sia abbastanza chiaro :look:

Sergio Algozzino ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Sergio Algozzino ha detto...

quoto davide sulla questione "quanto influiscono sul serio le recensioni"

MarcoS. ha detto...

Quello che dici tu bapho è giusto, ma c'è sempre un aspetto da valutare...la quasi totale assenza di una parte dedicata alla critica del fumetto...i pochi casi in cui questa si presenta mette in mostra evidenti casi di "ignoranza" ricordo ancora un articolo su panorama in cui era vistosamente sbagliato il nome di Carnevale oltre ovviamente ad alcuni aspetti discutibili dell'articolo...quindi si potrebbe pensare di rivolgersi ad una rivista specializzata, ma pensando a quelle che esistono in Italia e ipotizzando sul loro venduto quanto è la differenza di fruitori rispetto che so a comicus? in questa luce la critica su internet su prodotti di 2000 copie secondo me comincia ad avere un peso.

Planetary ha detto...

Non credo che le recensioni/critica debbano (o vogliano) spostare lettori.
Non sono degli spot o delle marchette (non dovrebbero, almeno).
Quindi sostanzialmente, chi se ne frega.
Sull'articolo in sè, alcuni punti li trovo abbastanza fumosi e/o contraddittori (vedi il discorso oggettivo/soggettivo, che è un terreno paludoso).
Altri assolutamente fuori bersaglio, come la critica su internet, dove si fa un bel fagotto della "forma" e lo si mette da parte (forma esaltata in alcuni passi precedenti). Manco pè gnente, il medium è questo e ci devi fare i conti ed ha le sue regole, se le scavalchi bellamente in funzione di una sostanza che funziona ovunque fai lo stesso errore di chi scrive i libri o i fumetti come fossero film.

Adriano Barone ha detto...

Davide: "recensioni in rete su siti specializzati"?
Concordo, non spostano un cazzo.
Servono a far litigare tra loro i fan hardcore di una qualsiasi cosa, che come tutti, devono occupare il tempo in qualche modo.

Andrea V. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Marco Rizzo ha detto...

non è così adriano, dipende dalle tirature... stai tranquillo che per un editore che con 400 copie parla di successi avere una recensione negativa su un sito che ha un certo numero di visite non fa piacere. Poi magari sono scrupoli degli editori particolarmente suscettibili, ma se sui (sparo) 4000 visitatori giornalieri anche un 10% decide di comprare (o no) quel fumetto l'ago della bilancia può spostarsi. Stesso motivo per cui ai grossi editori frega molto poco della visibilità su internet (che sia Rizzoli Lizard o Panini o Planeta) anche se in genere, con ad esempio operazioni mirate sul target dei duri e puri, alla fine l'attenzione arriva ugualmente. Magari solo per scrupoli dei nerd che stanno dietro le scrivanie delle case editrici.

Andrea V. ha detto...

Tutto sacrosanto, Rrobe.E per certi versi, piuttosto banale: bello scrivere, cultura specifica e idee chiare, per tutti i recensori e/o aspiranti tali, dovrebbero essere requisiti minimi di sistema.

Dopodiché, a fare la differenza sono i gusti o gli interessi personali. E in questo senso, credo proprio che il discorso sull'oggettività della critica mostri la corda.

Non mi risultano canoni estetici universali in base ai quali giudicare un'opera. Finché si parla di tecnica, bene o male, ci siamo: per capire se un dialogo è scritto bene o male, se una sceneggiatura presenta buchi o incongruenze o una soluzione di montaggio è più o meno ardita basta un minimo di esperienza.

Appiccicare un valore a un prodotto culturale sulla base di un giudizio estetico è ben più complicato.

Parto da un esempio concreto: David Murphy. Prima di esprimere un parere compiuto, ovviamente, aspetto la fine della miniserie. Ma se dovessi recensire quello che ho visto finora sulla base di una presunta "obiettività", non credo che ne sarei capace.

Si, ho capito che la serie gioca tutta sul fatto di essere pappa e ciccia col lettore. Sì, si vede che ti sei divertito a frullarci dentro quintali di riferimenti "alti" e "bassi". E sì, la trovata di Friedman è un colpo da maestro, e Matteo Cremona è bravissimo. Ciò detto, alcune citazioni suonano davvero incongrue, il montaggio non lineare del secondo numero è faticosetto, e il terzo capitolo è piuttosto esile.

Fossi un recensore, ahem, obiettivo, dovrei tener conto di tutto questo. Ma a questo punto entrano in gioco altri fattori. Per esempio: per me, DM è un personaggio magari perfettibile, ma facile da capire e da amare. Un eroe schematico, onesto, incorruttibile quanto i classici eroi Bonelliani. Uno che potrebbe piacere a un pubblico più ampio dei soliti quattro segaioli de club che frequentiamo.
E questo è un valore aggiunto che trovo incommensurabile, e che mi spinge a promuovere la serie.

Secondo me, l'unica obiettività concessa a un recensore sta proprio in questo - nel riuscire a filtrare la propria opinione personale attraverso l'ottica del pubblico cui è diretta l'opera - in questo caso, quello popolare. E qui, spesso, casca l'asino, perché non sempre se ne ha la capacità, la volontà o l'onestà intellettuale. E qui mi fermo.

Adriano Barone ha detto...

Marco: giusta precisazoine.
Nella mia testa pensavo a quante copie potesse avere "spostato", chessò, la recensione di Gamberetta su "Twilight" apparsa su Gamberi Fantasy.

Prof. Dott. Guido Tersilli aka Capitan Picnic ha detto...

(x Andrea V.) Scusa Andrea, ma perchè se in qualcosa si è in quattro si deve per forza anche essere segaioli? Non capisco.

- Cap. P.

Marco Rizzo ha detto...

ah certo,quello credo sia quasi per diletto ;D
(come è stato per me quando, ad es., ho recensito Ken Parker).

Cmq condivido l'analisi di Andrea Voglino, ma devo ancora leggere la papella linkata da Rrobe. In linea di massima, però, non vorrei che si pensi che la critica si debba limitare a un "calcolo" schematico basato su dogmi e "aritmetiche" del settore. Va bene, anzi benissimo, l'avere basi tecniche e storiche di quello di cui si sta parlando, ma poi è lo stomaco a orientare il gusto del critico, come anche del lettore (che è un critico che non scrive la sua pomposa opinione).

Marco Rizzo ha detto...

il mio ultimo messaggio quota barone...

Bapho aka Davide Costa ha detto...

@Planetary

"Non credo che le recensioni/critica debbano (o vogliano) spostare lettori."

Gamberetta dice esplicitamente di fare quello che fa per distogliere un acquirente dall'acquistare un libro che lei ritiene brutto.

Ora, spesso chi legge una recensione prima di aver letto un libro/fumetto o visto un film, lo fa per decidere se scucire i soldi, quindi, marchettari esclusi, le rece hanno anche lo scopo di convincere o meno i lettori all'acquisto.

Se si rivolgono a chi ha già fruito dell'opera, più che di recensione si tratta di approfondimento o studio. imho eh.

Planetary ha detto...

Sì, il passaggio finale della catena è "compro/non compro il libro".
Ma il critico non scrive con l'intenzione di far comprare o meno l'opera. Non è compito suo. E' uno che studia e analizza per il semplice gusto di farlo.
La scelta del lettore è incidentale.

Davide ha detto...

a proposito...

http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/11832/il-meglio-e-il-peggio-dei-fumetti-di-fantascienza/

io, di roberto, ho sempre preferito "samarcanda"

Andrea V. ha detto...

@ Cap. Picnic:
Così "de panza" mi verrebbe da dirti che per me l'autoreferenzialità è uno dei peggiori vizi del mondo del fumetto Made in Italy.

Un microcosmo chiuso, spesso privo della minima ironia, in cui gli editori tendono a proporsi come partiti esclusivi e i lettori a dividersi in fazioni di nerd ipercritici sempre pronti a sparare addosso agli addetti ai lavori.

Non è un bello scenario.

Un po' di leggerezza e "positive thinking" in più, a parer mio, non guasterebbero. E potrebbero dare un bel segnale di vitalità all'ambiente, e chissà: forse, una scossetta al mercato.

RRobe ha detto...

Concordo con Andrea.

Prof. Dott. Guido Tersilli aka Capitan Picnic ha detto...

Sì, OK tutto, ma perché segaioli?

Alla fine anche chi legge fantascienza in Italia sono pochi (rispetto al numero totale di lettori) ma di solito non gli viene dato dei segaioli. O almeno non perché sono in pochi.

Quello che volevo dire che non automaticamente se si è in pochi in qualcosa si è segaioli.

- Cap. P.

Fabrizio ha detto...

@ Cap. P:

Ma non è perchè son pochi.
E' perchè li conosce! :asd:

Fab

MA! ha detto...

Una recensione perfetta non giudica, ma decodifica e contestualizza. Per il resto quoto il grande Greg.

Guglielmo Nigro ha detto...

l'articolo è a tratti ingenuo per motivi già evidenziati.
ma offre spunti di riflessione.

una considerazione: non è vero che editori come lizard rizzoli non siano interessati alla critica online.

dipende da chi lavora in quell' "impresa". se chi ci lavora conosce il lavoro della critica specializzata, sa anche che ha senso che sia informata rispetto alle pubblicazioni.

quanto sposta? ecco questo è un punto che il critico non dovrebbe chiedersi.

mentre credo ci sia un equivoco rispetto all'obbiettività.
da quel che capisco nell'articolo, il termine è errato. più che altro si intende chiarezza di intenti, e coerenza rispetto a quegli stessi intenti.
ma gli intenti sono in primis scelte soggettive.

io reputo che la critica debba essere "soggettiva": esprimere chiaramente il punto di vista del critico. ma ben circostanziato, motivato, comprensibile, condificato, ecc. ecc.

assolutamente da rivedere e approfondire il rapporto tra forma/lunghezza/internet...
la question è aperta. e non vedo facili risposte.

Andrea V. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Greg ha detto...

siccome non mi piace fare debiti, restituisco la leccata a MA:

se volete sapere come si scrive una recensione andate all'indirizzo
http://emonkeysays.blogspot.com/ e pendete diligenti appunti!

Andrea V. ha detto...

@ Cap: ovviamente trattasi di masturbazione mentale.
Che come è noto, se praticata in eccesso annebbia la vista.