29.1.09

...e tornandoci ancora.

Allora, torniamo sul discorso della copertina del volume dellla Becco Giallo, "Il Massacro del Circeo" e facciamolo con un minimo di criterio.
La Lipperini prima, e Wu Ming 1 poi, hanno criticato fortemente l'immagine e il suo significato. La prima ha detto che l'immagine le ripugnava (opinione, per me, lecita) e che "apparteneva a un'intera cultura che allo stupro occhieggia".
Il secondo si è spinto più avanti, definendo l'immagine come "apologetica dello stupro".

Partiamo da un presupposto: si sta parlando della copertina e solo di quella. La Lipperini e nessun altro è ancora entrato nel merito del fumetto stesso (e pure questo dovrebbe dare da pensare ma vabbè...)

Ora, chiariamo un punto: a me la copertina di Ambu non fa per nulla impazzire. La trovo debole e facile.
Ma non la trovo e non la troverò mai "apologetica dello stupro". E non lo dico per una semplice soggettività personale ma per una banalissima analisi iconografica.

Proviamo a confrontare la copertina di Ambu con una delle molte copertine della serie di riviste "Men's Adventure", pulp magazine in voga negli anni '30, '40 e '50.


l'inquadratura:
le vittime sono rivolte verso di noi, a mostrarcele. Siamo messi nella posizione di uno spettatore, se non quelle di un possibile carnefice.

Il soggetto:
due donne voluttuose, praticamente delle pin-up, con le vesti lacere o ammiccanti, ben offerte ai nostri sguardi. Due nazisti, di cui uno a petto nudo. Una belva disumana.

lo stile:
Lo stile dell'illustrazione è realistico e i colori forti, caldi e contrastanti, a suggerire la violenza e il sesso.

Questa è, palesemente, una copertina "appartenente alla cultura dello stupro", ammiccante, rivolta a un pubblico che ci gode nel vedere le donne umiliate, squalificate e sottomesse (a margine, è pure una bella copertina, come la maggior parte di quelle di Men's Magazine, non a caso la Tashen gli ha dedicato ben 5 volumi di raccolte).

Passiamo alla copertina di Ambu:


l'inquadratura:
le vittime sono di spalle e guardano verso i carnefici che incombono su di loro. Chi guarda questa copertina è messo, esattamente, nella stessa condizione (e punto di vista) delle vittime.

il soggetto:
la figura di due donnine, bianche, neutre e stilizzate. Davanti a loro giganteggiano tre uomini demoniaci, rappresentati in nero e rosso e con delle maschere in mano. Gli uomini si fondono in un'unica tenebra. Lo stile del disegno è prettamente di sintesi. Non c'è concessione alla carne. In una simbologia fin troppo elementare, le due donne simboleggiano l'innocenza delle vittime e sono rappresentate in bianco, attraverso a un'anatomia quasi efebica e con un tratto minimale. I loro volti non sono rappresentati, perché potrebbero essere chiunque di noi. I tre uomini, invece, sono dei mostri demoniaci ma il loro volto è ben riconoscibile. Sono partoriti dal male ma sono persone reali, in carne e ossa, con un nome, un cognome e una faccia.

lo stile:
segno di pura sintesi con scelta cromatica inappuntabile: Il freddo e acidissimo colore dello sfondo smorza i toni e l'accostamento violento del nero e del rosso sulle figure di Izzo e compagni, come a sottolineare la volontà di fare informazione, stando però lontani dalla facile spettacolarizzazione.

In poche parole, questa copertina di ammiccante alla cultura dello stupro non ha nulla e tantomeno è una apologia allo stupro o agli stupratori. Solo tempi votati a un sempre più bigotta e imperante mentalità del politicamente corretto possono vederci "il peccato", in una immagine come questa. Quindi, non ritenendo la Lipperini una sciocca (e tantomeno Wu Ming 1) le possibilità sono due: o si sta facendo una polemica strumentale per sostenere il proprio punto di vista e portare avanti la propria causa, oppure si è parlato con superficialità e non si vuole ammettere di aver preso una cantonata.
Non sono sicuro di quale delle due ipotesi preferire.