25.1.09

Sono diventato una mammola.

Ieri sera, con ampio ritardo, mi sono visto "The Millionaire".
E mi sono commosso.
Non per la storia d'amore, ovviamente. Ne so abbastanza dei canoni narrativi bollywoodiani melò a cui Boyle si è ispirato, per rimanere sostanzialmente indifferente alle vicissitudini sentimentali dei protagonisti della pellicola.
E non mi sono commosso nemmeno per la realtà indiana che Boyle ha deciso di mostrarci. In fondo, il film potrebbe anche essere ambientato nei quartieri spagnoli di Napoli e avere come protagonista una zingaro, e funzionare lo stesso.
No, quello che mi ha commosso è la padronanza con cui Boyle usa lo strumento cinema e manipola la materia narrativa.
Non ci posso fare un cazzo, ultimamente, quando mi capita di vedere qualcuno che fa straordinariamente bene il suo mestiere e lo fa con una completa consapevolezza, a me si apre il cuore.
E badate, non sto parlando per iperboli, eh? Mi vengono proprio gli occhi lucidi, mi scorrono i brividi lungo la spina dorsale e mi viene da piangere per l'ammirazione e la meraviglia.
Le cose sono due: o sono diventato una mammola sentimentale, o in giro c'è talmente tanta gente incapace che, quando mi capita di vedere qualcuno che sa cosa sta facendo, non posso fare a meno di emozionarmi.

Ah, per la cronaca: a conti fatti, per me Boyle non ha ancora sbagliato un film.
Sì, mi è piaciuto pure "A Life Less Ordinary".