13.2.09

EVERSIONE! EVERSIONE!

I sistemi si cambiano da dentro perché le rivoluzioni portano sempre a una restaurazione.
Invece, se il sistema me lo smonti dall'interno, se me lo rendi fragile, se lo privi della sua legittimità e se sei tanto bravo da non farti scoprire e, anzi, mi manipoli l'informazione per farmi credere di stare facendo l'esatto contrario... allora, poi, puoi farlo cadere quel sistema e ricostruirlo come meglio credi.
L'eversivo che arriva a un risultato non è quello per strada con un mattone in mano... ma è quello che si infiltra negli organi di potere e li sovverte.
"Forza Italia", in questo senso, è la più efficace forza eversiva che l'Italia abbia mai visto.
Nulla si sta salvando dal loro operato: la costituzione, le alte figure dello stato, la legge, la magistratura, lo stesso sistema politico... persino il dissenso è strumentalizzato e utilizzato per un obiettivo finale che non è altro che un colpo di stato, silenzioso e invisibile.
E in fondo, tutto torna, no?
Dalla corrente più edonista e creativa del '77, passando per il programma della P2, fino alla Publitalia di Dell'Utri, sembra emergere un piano preordinato e perfettamente applicato che ci ha portato all'oggi e all'adesso. Tutto era stato previsto, tutto era stato controllato.
A parte internet.
Perché internet non lo si poteva prevedere.
E allora bisogna correre ai ripari, anche a brutto muso.

«Art. 50-bis.
(Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet)

1. Quando si procede per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, e sussistono concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attività di apologia o di istigazione in via telematica sulla rete internet, il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività indicata, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.

2. Il Ministro dell'interno si avvale, per gli accertamenti finalizzati all'adozione del decreto di cui al comma 1, della polizia postale e delle comunicazioni. Avverso il provvedimento di interruzione è ammesso ricorso all'autorità giudiziaria. Il provvedimento di cui al comma 1 è revocato in ogni momento quando vengano meno i presupposti indicati nel medesimo comma.

3. I fornitori dei servizi di connettività alla rete internet, per l'effetto del decreto di cui al comma 1, devono provvedere ad eseguire l'attività di filtraggio imposta entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000, alla cui irrogazione provvede il Ministro dell'interno con proprio provvedimento.

4. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente legge il Ministro dell'interno, con proprio decreto, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e con quello della pubblica amministrazione e innovazione, individua e definisce i requisiti tecnici degli strumenti di filtraggio di cui al comma 1, con le relative soluzioni tecnologiche.

5. Al quarto comma dell'articolo 266 del codice penale, il numero 1) è così sostituito: "col mezzo della stampa, in via telematica sulla rete internet, o con altro mezzo di propaganda".»


Sorvoliamo sul fatto che un decreto del genere viene applicato solo in Birmania e in Cina.
Evitiamo pure i soliti cori anti-berlusconiani.
Esaminiamo solamente, per un attimo questo decreto e riflettiamo su alcuni dettagli.

Che senso ha fare un nuovo decreto e istituire un nuovo sistema di controllo quando l'Italia ha già un sistema di controllo e un organo per farlo rispettare?
Oggi, se un blog, un forum o un servizio come YouTube e Facebook ospitano dei contenuti ILLEGALI, basta segnalare la cosa alla Polizia Postale. A quel punto la Polizia Postale si prenderà carico di entrare in contatto con chi ospita questi contenuti e chiederà di rimuovere quei contenuti mentre provvederà agli accertamenti del caso.
Fila no?
Cosa cambia con questo decreto?
Che non tocca i fornitori di servizi ma i fornitori di connettività internet, che diventano responsabili di come internet viene usato.
In sostanza, prima, se un sito, un blog o un qualche servizio come YouTube e Facebook ospitavano contenuti illegali, venivano raggiunti dalla richiesta di eliminare quei contenuti. Adesso, con questo decreto, a ricevere quella richiesta, sarà il provider internet che fornisce la connetività e lo spazio a quei servizi.
In sostanza, è come dire che lo stato fa chiudere la "Beretta Italia" ogni volta che una pistola prodotta dall'azienda di Brescia viene usata per un crimine. O sospende l'erogazione del gas a tutt'Italia a causa di un suicidio.

Adesso però, siamo realistici: questo decreto non potrà mai essere applicato in senso assoluto.
Internet è, semplicemente, troppo vasta. Basti pensare a Google. Google: ospita nella sua cache la copia di tutti i siti raggiungibili da esso. Ergo, al pari di Facebook, è colpevole di ospitare anche l'inifinito numero di siti illegali che sulla rete trovano posto. Nemmeno la piattaforma su cui questo blog è ospitato potrebbe sopravvivere per più di cinque minuti se questo decreto fosse applicato realmente e in maniera concreta. Applicare in maniera capillare questo decreto significherebbe chiudere l'italia fuori da internet fino ad ulteriori accertamenti. Una semplice assurdità.

Ma allora a cosa serve questo decreto? Ad avere uno strumento molto potente con cui mettere a tacere, in caso di bisogno, le voci scomode. Ma non solo... serve anche a castrare lo crescita che internet sta avendo in Italia e che sta andando a discapito di mezzi di comunicazione tradizionali (e controllati) come la televisione. Ricordate la causa che Mediaset sta montando contro YouTube? Ecco, questo è lo strumento che gli permetterà di vincere.
Tutto qua.
In fondo non è poi così grave, no?


Questa è l'intervista di Alessandro Gilioli al sen. D'Alia (l'esecutore materiale che sta promuovendo questo decreto) e pubblicata su "L'Espresso"

A. Gilioli: Io volevo parlare di questo emendamento: innanzitutto, spieghi lo scopo e l'utilità.

D'Alia: L'emendamento introduce l'articolo 50 bis al pacchetto sicurezza, che consente al ministro dell'interno, su comunicazione dell'autorità giudiziaria che procede per delitti di istigazione a delinquere o apologia di reato, attribuisce al ministero dell'interno il potere di disporre che i fornitori di connettività alla rete internet utilizzino gli strumenti di filtraggio nei confronti di quei siti o social network che contenessero, diciamo, dichiarazioni e quant'altro connesse a queste ipotesi di reato.
Cioè, è una norma che serve a cominciare a intervenire nella regolamentazione di internet e questo nasce sostanzialmente dalle vicende che hanno riguardato Facebook, della comparsa su quel social network di gruppi inneggianti a Riina, Provenzano, alle Brigate Rosse eccetera.
E poiché non vi è alcuno strumento, nell'ordinamento, che consenta un intervento immediato qualora ovviamente si ravvisi un'ipotesi di reato, cioè qualora la magistratura stia indagando, il ministro dell'interno interviene con uno strumento di natura squisitamente cautelare che serve ad evitare che vi sia una moltiplicazione di questi siti o di queste manifestazioni illecite sulla rete.
Ovviamente, tutto questo avviene con la possibilità del ricorso all'autorità giudiziaria da parte degli interessati, e comunque attraverso una procedura di natura contraddittoria anche con i gestori dei siti a cui viene notificata una diffida ad oscurare o cancellare quelle parti che sono in contrasto con le posizioni citate.

A. Gilioli: Però, senatore, mi permetta di interromperla. La contestazione che viene fatta è proprio questa: io ho letto bene il suo emendamento, non si parla di cancellare le parti ma di oscurare il sito. Allora si dice: se c'è un gruppo su facebook che incita a Provenzano piuttosto che altre cose, gli effetti del suo emendamento non sarebbero cancellare quella pagina ma oscurare l'intero sito.

D'Alia: Ma mi scusi: se il gestore del sito non si fa carico di cancellare questi soggetti dal sito, è giusto che il sito venga oscurato. Il ministero diffida il gestore, il gestore poi ha due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare dal sito i gruppi oppure non ottemperare. Se non ottempera si rende complice di chi inneggia a Provenzano e Riina quindi è giusto che venga oscurato.

A. Gilioli: All'interno di YouTube, per esempio, ci sono diversi video che potrebbero ricadere, forse, all'interno della tipologia da lei enunciata. Se YouTube non cancella quei video viene oscurato l'intero YouTube?

D'Alia: Secondo me si, certo.

A. Gilioli: Ancora un altro caso...

D'Alia: Le faccio un esempio: se su YouTube esce un video, come è successo e peraltro ci sono state diverse polemiche, in cui quattro ragazzi picchiano un loro coetaneo disabile - peraltro, in questo caso siamo in presenza della rappresentazione di un reato non è che siamo in presenza di una apologia: c'è la diretta o la riproduzione di un film in cui viene commesso un illecito penale - è giusto che un sito lo mantenga? Io credo di no.

A. Gilioli: Un altro caso: c'è una discussione online, nei siti, nei forum. Fra utenti del forum può capitare che ci si insulti o anche che ci si minacci. Lei questo lo ritiene una tipologia...

D'Alia: Se io minaccio qualcuno, lo minaccio nella realtà o su internet sempre un reato è.

A. Gilioli: Le faccio un'altra tipologia: io sono ipoteticamente autore di un blog. All'interno del mio blog qualcuno, tra i commentatori del mio blog, mi insulta, minaccia. Io che sono il blog master e quindi ritengo che sia giusto lasciare aperto il mio blog a ogni voce, comprese quelle che mi minacciano e mi insultano, non tolgo queste voci.
Anche in questo caso si rientra nella tipologia?

D'Alia: Guardi, rientrano tutte quelle ipotesi che sono previste dal codice penale nell'ambito dei delitti di istigazione a delinquere o disobbedire alle leggi. I delitti di apologia di reato, che sono previste dal codice penale o da altre disposizioni. Sono tutte ipotesi che sono ricondotte a fattispecie illecite, che sono già sanzionate nel codice penale e che quindi hanno la necessità di essere sanzionate in tutte le loro manifestazioni. Non è che cambia se io faccio un ciclostile con cui dico che Riina...

A. Gilioli: Scusi senatore, stiamo parlando dei commenti a un blog...

D'Alia: Guardi, i commenti a un blog non è che sono diversi: se in un commento a un blog io dico che le Brigate Rosse hanno fatto bene ad uccidere Moro, questa si chiama apologia di reato. Che io lo faccia sul blog, con un telegramma, su un bigliettino, con un comunicato stampa non cambia: sempre di reato si tratta e va perseguito, e va perseguito colui il quale se ne fa complice pubblicando queste porcherie, ivi compreso se è un gestore di internet tanto per essere chiari.
Io la penso in questo modo.

A. Gilioli: Senta senatore: lei è un frequentatore della rete?

D'Alia: Certo

A. Gilioli: Su facebook ci va?

D'Alia: No, su facebook vado poco perché mi indigna vedere su quel sito che si censurino le mamme che allattano i figli perché si ritiene esteticamente un fatto offensivo, antiestetico e poi si consenta a vari gruppi, ad esempio "Omaggio a Cutolo, chi è parente di pentiti infami e confidenti è pregato di non iscriversi a questo sito dedicato a Cutolo".
Io non ci vado perché questo sito che censura le mamme, come dichiara peraltro correttamente Articolo 21, e consente queste porcherie è un sito indegno, dal mio punto di vista.
Con tutto il rispetto per chi vi accede.

A. Gilioli: Lei è conscio del fatto che se in Italia si chiude YouTube e Facebook siamo peggio della Birmania?

D'Alia: Guardi, io non sono per chiudere né Facebook né YouTube: io sono perché Facebook e YouTube rispettino le vittime di mafia, del terrorismo e degli stupri.

A. Gilioli: E se non le rispettano?

D'Alia: Se non le rispettano non possono avere il rispetto dello Stato.

A. Gilioli: Quindi vanno chiusi.

D'Alia: E' evidente.





p.s.
una notarella:
non illudetevi che parlare di questa roba serva a qualcosa. Pezzi come questo, dato il contesto, non servono a una benemerita mazza perché parlano a gente che, grossomodo, già la pensa alla stessa maniera di chi lo ha scritto.