11.2.09

[RECE] Gran Torino



In mano ad altri, lo script di "Gran Torino" si sarebbe trasformato in un filmetto da due soldi.
Ma, fortunatamente, è finito nelle grinfie di Clint Eastwood che ne ha fatto un ennesimo tassello della sua poetica.
I temi sono sempre gli stessi che accompagnano l'Eastwood autore sin da tempi di "Gunny":
la vecchiaia, il difficile connubio tra onore, integrità morale e una visione aperta del mondo, il rifiuto della violenza come mezzo risolutrice e poi l'America, in tutte le sue sfaccettature.
La regia di "Gran Torino" è quella solita di Eastwood: semplice ma non facile. Che poi è come dire, perfetta.
Eastwood è pienamente padrone del linguaggio, non si concede mai alcun vezzo e, nonostante questo, non è mai piatto o trascurato. Nel suo cinema c'è tutto quello che ci deve essere: non una virgola in più, non una in meno.
Ottima la prova dell'Eastwood attore che, grazie al personaggio che si è cucito addosso, ha l'opportunità di coniugare insieme molti tratti salienti di altri caratteri da lui interpretati sino a questo momento. In Walt Kowalsky c'è la durezza smargiassa di Callahan, l'umorismo di Josey Wales, la durezza e il disagio per la vecchiaia di Gunny Highway e l'amaro rimpianto di William Munny.
Discreto il cast di contorno (ma, a essere sinceri, si poteva fare di meglio), splendida la colonna sonora (come quasi sempre nei film dello straniero senza nome).
Un film umanissimo, toccante, divertente, duro, amaro ma pure pieno di speranza... l'ennesimo classico istantaneo di uno degli ultimi grandi del cinema, rimasti in circolazione.
Imperdibile.

p.s.
per quelli nati sotto un cielo di piombo, non fatevi ingannare troppo dal trailer: questo film non è quello che sembra e se penserete di andare a vedere "il Ritorno del Callahan Oscuro", rimarrete delusi.