3.5.09

Videogiochi, mon amour.

Deve essere destino che le riviste di videogiochi che mi piacciono, non incontrino mai il successo delle edicole.
La prima a farmi soffrire è stata Videogiochi della Jackson, uscita dal 1983 al 1987, per un totale di 45 numeri.
Da ragazzino impazzivo per trovarla in edicola e stressavo ogni edicolante che mi capitava sotto mano.
Se vi interessa, a questo link trovate tutte le scansioni dei numeri originali.


Poi venne la volta di ZZap! meravigliosa rivista dedicata ai videogiochi 8Bit, soppiantata dall'orrida The Games Machine, rivista che purtroppo codificò (in termini a dir poco discutibili) la maniera di fare giornalismo videoludico in Italia.

Fortunatamente, accanto a TGM in edicola trovavano posto anche riviste come KZeta, PC Zeta (su cui pubblicai il mio primo articolo come redattore di una rivista di videogiochi)  e Game Power
Sfortunatamente, tutte queste ottime riviste chiusero presto per lasciare spazio a riviste dal taglio adolescenziale come PSM o monumenti al pressapochismo come Giochi per il mio Computer.

Poi venne di nuovo Videogiochi. Ereditando il nome della prima rivista di vidogiochi edita in Italia, la nuova Videogiochi era una rivista coraggiosa, priva di compromessi, profonda, articolata, spocchiosa, snob, assurdamente elitaristica, scritta con un linguaggio ambizioso e volutamente difficile. ... in poche parole, l'adoravo. Videogiochi era una luce di speranza nelle tenebre della critica videoludica in Italia. E infatti venne chiusa dopo venticinque numeri.
Al suo posto la Sprea mandò in edicola Game Pro, edizione italica di Edge
La pubblicazione era diretta da Marco Accordi Rickards, a cui spettava il difficile compito di proporre una rivista multiformato, priva di gioco allegato e dal prezzo elevato, che sapesse garantire la profondità  di Videogiochi e di Edge, senza alienarsi il vasto pubblico.
Marco mi chiamò come columnist esterno e su GP ebbi modo di scrivere una serie di pezzi sul rapporto tra i videogiochi e gli altri media (le mie Anatomie Comparate).
Il risultato del lavoro di Marco è stata una rivista che, per 22 numeri, ha proposto un ibrido (certe volte riuscito, certe volte meno), tra la visione di una rivista amichevole come quella voluta da Rickards e le spigolosità di un magazine volutamente snob come Edge.
Oggi anche questo è finito.
Sprea ha deciso che il prestigio garantito dall'essere l'editore della versione italica di Edge non bastava a far quadrare i conti, e quindi ha deciso di imporre una cura populista a Game Pro, mettendo alla guida della rivista Stefano Silvestri, colonna portante di TGM e coordinatore editoriale del gruppo editoriale stesso. Il compito di Silvestri è chiaro: rilanciare Game Pro o seppellirla in maniera definitiva. Sul forum della Sprea, Silvestri ha fatto già sapere che la parola chiave della sua direzione sarà "semplificare", con tutto quello che ne consegue.

E io sono rimasto, di nuovo, senza una buona rivista di videogiochi (cartacea) da leggere.
Sigh.