18.5.09

[Fiera del Libro di Torino] Tra gli Amici e i Bevilacqua.


Le cose hanno preso una piega strana già dall'imbarco.
Io e Giacomo Bevilacqua siamo in fila per il check-in e commentiamo una ragazzetta che sta davanti a noi: è alta due mele e un cazzo, è accompagnata da un entourage di improbabili amici ed è vestita che ti verrebbe voglia di pestarla con il crick.

- 'Mazza quella nana deforme come se la tira...
- Ma dai che ha un suo perché...
- Non me la scoperebbi manco con il cazzo di un altro! Ma poi, guarda che gente si tira dietro... ma che è? Il circo Togni?!
A quel punto un gruppetto di ragazzine isteriche si proiettano verso la nana deforme e gli chiedono l'autografo e di farsi la foto con loro.
Giacomo chiede lumi sul quell'esemplare di femmina palolitica a una ragazza che, tutta eccitata, gli risponde.
- E' Alessandra Amoroso, quella che ha vinto AMICI!!
'Sti cazzi, penso io.
Giacomo cerca di fare il simpatico con la ragazza e gli dice che invece a lui deve essere andata male perché ha vinto un solo amico in quel viaggio: io.
La ragazza non ride. Gli standard della comicità del popolo italiano sono diventati altissimi da quando c'è Silvio a capo del governo.

Saliamo in aereo. La tribù degli Amici si impegna a fondo per recitare appieno la parte dello stereotipo: starnazzano, usano il cellulare, non rimangono nei loro posti, cagano il cazzo a tutti gli altri passeggeri e sono assolutamente odiosi come uno si aspetterebbe che dei sottoprodotti televisivi dovrebbero essere.
Io sto seduto in mezzo a Giacomo e a un vecchio dall'aria scorbutica che sfoga tutta la sua irritazione per la situazione con una hostess, rea di avergli spostato la giacca per far spazio alla valigia di uno dei coglioni telecatodici.
- Le femmine quando nascono sbagliate... nascono sbagliate!
Dice il vecchio alla hostess.
La hostess borbotta qualcosa che non capisco ma che potrebbe suonare come "ti sputerò nel caffè, vecchio di merda".
Inarco le sopracciglia e cerco di sprofondare in un articolo di Vanity Fair la cui lettura, mi assicura la rivista, non dovrebbe rubarmi più di sette minuti della mia vita.
Uno dal fondo dell'aereo invita qualcun altro a bere la sua acqua.
Giacomo e il vecchio alzano di scatto la testa.
- Hanno detto Bevilacqua?
Chiede Giacomo.
- Mi pare.
Dice il vecchio.
- No perché io mi chiamo così.
- Anch'io.
- Giacomo.
- Alberto.
Io penso alla copia de La Califfa nella libreria di mia madre e a I Tre Volti del Terrore di Bava e poi realizzo che sono a bordo di un aereo con uno scrittore scorbutico e famoso, una starlette e il suo entourage e un fumettaro/comico/intrattenitore. Non sarà l'Oceanic 815 ma le possibilità di schiantarci su un'isola misteriosa sono piuttosto alte.
Decolliamo.
Il giovane Bevilacqua di lamenta che la sua aranciata è salata, quello vecchio che il suo caffè ha un sapore strano.
Gli Amici non sono per nulla amichevoli e il volo è una merda tra turbolenze, vuoti d'aria e quanto altro.
Ma a Torino ci arriviamo lo stesso.
Sono quasi deluso... mi ero già visto con in mano un fucile d'assalto a gridare alla folla di sopravissuti che da quel momento in poi c'era un nuovo sceriffo in città e a dare a tutti dei buffi soprannomi.

(continua)