17.7.09

Che certe volte uno si pente di aver scagliato quella prima pietra...


Prima di cominciare, chiariamo un punto: c'è differenza enorme tra copiare e plagiare/ricalcare.
Tutti i disegnatori hanno copiato o copiano. Tutti, praticamente senza eccezioni.
E' una parte normale del processo di apprendimento e crescita di qualsiasi artista e non c'è nulla di male in questo.
Discorso molto diverso è il plagio/ricalco, che con l'apprendimento ha davvero poco a che fare e che, di fatto, è solo un espediente per andare più in fretta o per nascondere i limiti delle proprie capacità.

Parecchi anni fa un disegnatore italiano alle prime armi venne beccato ad aver largamente plagiato il lavoro di Claudio Villa, per realizzare un albo. All'epoca, dopo che il plagio era stato segnalato da vari lettori, il supervisore, lo sceneggiatore e la casa editrice di questo disegnatore alle prime armi presero nettamente le distanze da lui, stigmatizzando le sue colpe pubblicamente e scusandosi con i lettori, con Villa e con la Sergio Bonelli. Ovviamente, rimarcarono la loro assoluta buona fede e scaricarono ogni responsabilità sul disegnatore esordiente in questione.

Un caso abbastanza analogo accadde pochi anni dopo ma con altri nomi coinvolti. Anche questa volta c'era di mezzo un giovane esordiente ma la vittima del lavoro di ricalco era Eduardo Risso. Anche in questo caso, quando l'abuso di copia/incolla divenne pubblico, i curatori e la casa editrice che avevano dato lavoro e pubblicato l'esordiente, si affrettarono a mettersi dalla parte dei frodati e presero immediatamente le distanze dal disegnatore.

In entrambe le occasioni, io restai perplesso.
Perché aldilà delle colpe evidenti dei plagiatori, non potevo fare a meno di pensare che una buona dose di responsabilità ce l'avessero pure quelli che quelle tavole le avevano viste, approvate e pubblicate. Se sei un supervisore e non noti un plagio evidente, vuol dire che stai facendo male il tuo lavoro e hai una parte di responsabilità.
Inoltre, è molto probabile che il disegnatore colpevole di ricalco sia arrivato a quella "soluzione" a causa di qualche pressione esterna: una richiesta esplicita di ispirarsi a qualche modello di riferimento, tempistiche produttive troppo strette, compensi non adeguati, e altre cose di questo tipo.

E adesso veniamo a noi.
Sulla rete sta rimbalzando una polemica piuttosto accesa riguardante il lavoro di un disegnatore accusato di plagio/ricalco nel realizzare delle tavole sceneggiate dal sottoscritto.
Adesso, se fossi furbo mi terrei lontano dal discorso. In fondo, sono solo lo sceneggiatore. Potrei lavarmene le mani, scaricare la questione sul disegnatore o sul curatore di questo progetto e guardare sereno verso il domani.
Ma non posso.

In primo luogo perché io quelle tavole le ho viste e approvate, ritenendo che fossero influenzate da una serie di altri artisti ma nel limite del lecito. Quindi, la responsabilità del plagio, se di plagio si tratta, è anche mia.

In secondo luogo perché su questo blog non mi sono mai tirato indietro a farmi due sane ghignate nei confronti di quelli pescati con le mani nel barattolo della marmellata (vedi il caso Carofiglio, per esempio) e sarebbe davvero ipocrita far finta di nulla in un caso che mi tocca da vicino.

Come noterete non sto facendo nomi.
La ragione è presto detta: per quanto ritenga che siano stati fatti degli errori sul piano della deontologia professionale, non voglio entrare nel merito delle responsabilità o meno del disegnatore, dell'editore e dei supervisori coinvolti in questa faccenda. Spetterà a loro, se lo riterranno opportuno, esprimersi.
Parlo solo del mio e mi prendo le mie responsabilità e le mie colpe: ho visto quelle tavole e le ho approvate, probabilmente con eccessiva leggerezza. Se avessi prestato maggiore attenzione è probabile che le cose sarebbero andate diversamente.

Stimo molto il disegnatore coinvolto e ritengo che quanto di suo ha messo in questo lavoro sia straordinario e denoti un gusto, una sensibilità e una intelligenza rari nel nostro settore e, per quanto oggi non possa fare a meno di condividere alcune delle perplessità che in tanti stanno esprimendo, ritengo che non sia giusto scaricare solo su di lui l'esclusiva responsabilità.
Dietro ogni lavoro ci sono tutta una serie di scelte che coinvolgono un mucchio di persone. Alcune di queste scelte, fatte da individui diversi, con diversi gradi di responsabilità, e in diversi momenti della produzione, hanno portato alla situazione attuale. Se un difetto esiste, allora la colpa di quel difetto è da spartirsi (a livelli diversi) tra tutti quelli che hanno fatto queste scelte e non sono da imputarsi a un solo individuo. Del resto, quel singolo individuo non può nemmeno nascondersi dietro un dito.

Detto questo, direi che non ho altro da aggiungere su questa storia.
Se siete tra quelli che non possono vivere senza nomi e cognomi, sono sicuro che troverete tutto su Google, o in uno dei blog che ho linkato (in tempi non sospetti) nella colonna qui di fianco.