26.10.09

[RECE] The Dome

Stephen King
Sperlin & Kupfer
23,90 euro.

Nella mia opinione, la produzione di Stephen King si divide in cinque fasi:
la prima, quella giovanile, in cui aveva un mucchio di idee, uno stile di scrittura non ancora saldissimo (per quanto molto efficace) e voleva conquistare il mondo (grossomodo questo periodo si dipana da Carrie a La Zona Morta), la seconda, quella della sbornia di celebrità, della droga e tutto il resto, in cui lo stile di scrittura si affina e la macchina della creatività è un motore oscuro, crudele, feroce e ispirato (diciamo da L'Incendiaria a Misery), la terza, quella del recupero della sobrietà e dell'imborghesimento (da Le Creature del Buio al Miglio Verde).
Poi ci sono gli anni subito successivi all'incidente, in cui King non fa altro che tirare fuori qualche "ghianda" dalla sua riserva, sistemarla un pochettino e darla alle stampe (chi ha letto Mucchio d'ossa capirà di cosa parlo), mentre si affanna a terminare il ciclo della Torre Nera.
E infine, c'è l'ultima fase, quella attuale, quella della ripresa, quella in cui lo scrittore del Maine sta faticosamente cercando di tornare a essere quello che era.
E se volete la mia opinione, ci sta riuscendo bene.
Perché a cominciare da Colorado Kid (una squisita crime novel di provincia), passando per il mezzo passo falso di The Cell, esplorando un territorio del tutto inedito con La Storia di Lisey, tornando ai suoi abituali scenari con Duma Key (che, finale a parte, è un gran bel romanzo) e confezionando una delle sue migliori antologie di racconti (Al Crepuscolo), King ha fatto un percorso di recupero prodigioso che lo ha portato a questo The Dome in una forma splendida.

Rispetto alle consuete tematiche di King, il romanzo non è nulla di nuovo:
un evento innaturale isola una piccola comunità di personaggi (meno piccola del solito, in questo caso) e li costringe confrontarsi con la loro natura. L'origine dell'evento innaturale non è importante ai fini della narrazione (anche se una spiegazione viene data), i suoi effetti sì.
Per tutto il romanzo (come in tanti altri romanzi precedenti dell'autore) King continua a dare addosso alle umane ipocrisie e debolezze, ai fanatici religiosi, ai politici, a un Dio menefreghista quando non crudele, alle piccole comunità, all'inefficienza del governo federale e, a conti fatti, alla società in generale. La visione del mondo di King continua a essere la più pessimista e nera possibile, illuminata solamente a sprazzi dalla buona volontà dei singoli individui. In poche parole, King sembra nutrire un completa sfiducia nei confronti dell'umanità ma ripone ancora qualche piccola speranza nell'uomo.
Ma se le tematiche sono sempre quelle (e, di conseguenza, anche la maggior parte delle figure archetipe che costituiscono il cast di personaggi risponde a modelli già noti), è sul piano dello stile che King vince la sua battaglia.
Una delle cose che è sempre stata sottolineata troppo poco è che King è uno scrittore che legge molto e che ruba il mestiere con gli occhi. Il suo debito nei confronti di Matheson è cosa arcinota, ma il Re non si è nutrito di sola letteratura horror e, soprattutto, è uno che continua a studiare. Tanto è vero che in questo The Dome riecheggiano con forza alcune soluzioni usate da Michel Faber nel magnifico Il Petalo Cremisi e il Bianco (che, per la cronaca, è uno dei migliori libri che mi sia capitato di leggere negli ultimi... vent'anni, forse?), un romanzo che sembra lontanissimo dallo stile di King ma che in The Dome viene omaggiato in più punti.
Lo stile narrativo che King utilizza in questo The Dome è, come di consueto, avvincente, solido e caratterizzato dalla sua tipica voce ma, rispetto al solito, è anche più ironico, sferzante e insolitamente evidente rispetto alla sua cifra consueta.
In poche parole, la cosa migliore dell'ultima fatica del buon vecchio zio Stephen King, è la sua qualità di scrittura. Prima ancora della storia (che è buona ma non certo nuova), dei personaggi (che sono belli ma forse privi di quella scintilla di vita in più che avevano, giusto per fare un esempio di un romanzo simile, i protagonisti de L'Ombra dello Scorpione) e del finale (che è migliore di tante altre opere di King ma non pienamente soddisfacente).
Per me è una lettura altamente consigliata: per cominciare a leggere King o per riappacificarsi con lui.