28.10.09

[RECE] Wolfmother: Cosmic Egg


Se seguite questo blog da qualche tempo, saprete che io ascolto ogni genere di musica: hard & heavy.
Detto questo, non sono uno di quegli inutili dinosauri che vanno lamentandosi che in giro non ci sono band nuove che vale la pena di ascoltare.
E' solo che ce ne sono poche.
E' per questo che sono sempre alla disperata ricerca di qualche band di semplice e onesto Hard Rock, composta da gente sotto i trent'anni e con le palle che gli fumano.
Il problema è che ho sfiga.
Qualche anno fa ero pronto a scommettere su quattro gruppi:
- Gli Hurricane Party (poi diventati Roadstar)

I primi si sono sciolti dopo due ottimi album e un EP. Il secondo album dei The Aswer è stata una cocente delusione e la stessa cosa è accaduta anche per il secondo disco dei Blackstone Cherry, anche se in tono minore. I Wolfmother, che erano quelli che del novero mi piacevano di più e che avevano anche avuto il maggior successo e risalto, hanno perso tutti i membri della band tranne uno, Andrew Stockdale, il cantante e leader del gruppo e adesso, con una nuova formazione, si sono presentati con il loro secondo disco. Devo ammettere che ero piuttosto scettico prima dell'ascolto.
E cazzo se mi sbagliavo.
Cosmic Egg è un signor disco, superiore sotto ogni punto di vista all'album d'esordio della band.
Le danze si aprono con un pezzo decisamente catchy come California Queen.
Giro di basso martellante e una chitarrina sleazy che quasi pensi di esserti confuso e aver fatto partire per sbaglio il secondo album dei Velvet Revolver quando ecco che il pezzo si apre in due ispirate sezioni squisitamente Black Sabbath.
Il brano è bello e dal vivo farà furore, però soffre esattamente degli stessi difetti del primo album dei Wolfmother: troppo derivativo e troppo facile.
Se il resto dell'album fosse tutto sullo stesso registro ci troveremo davanti a un secondo fenomeno Jet. E per quanto la faccia dai culo dei Jet mi diverta, di gruppetti del genere, che non sanno inventari un giro nemmeno ne andasse della loro stessa vita, ne ho le palle piene.
Fortunatamente il resto di Cosmic Egg si muove su un registro diverso.
Per carità, niente di innovativo o che esca dal solco di una tradizione ben consolidata (da altri), ma almeno c'è l'aspirazione a fare qualcosa di vero e di sentito.
Ok, i testi sono abbastanza ridicoli, ma Stockdale, che ha una voce in stile Plant ma canta come Ozzy, li nobilita alla grande, la sezione basso-batteria è aggressiva e potente mentre la chitarra alterna fasi da certosino virtuosismo in stile Deppe Purple, a schitarrate sguaiate e volgari da erezione immediata.
Per il resto, poco di nuovo sotto il sole: i rimandi al sacro trittico dell'hard rock (Sabbath, Zeppelin, Purple) ci sono tutti ma questa volta all'orecchio arrivano anche suggestioni dei migliori Beatles (che sono quelli di Sgt. Pepper e del White Album, per la cronaca).
L'album, nella sua interezza, appare più complesso e complicato del precedente ma non è un male perché quello che ha ceduto in immediatezza, lo ha acquistato in profondità. Forse non vi catturerà da subito ma lo ascolterete per più tempo.
Ultime due parole sulla produzione: pulita, presente ma non invasiva, migliore rispetto a quella del primo album.
Il disco è venduto in due versione: la regular (12 tracce) e la deluxe (per il mercato Giapponese e composta di 16 tracce).

In tempi di magra come questi (ma lo avete sentito quanto è inutile l'ultimo album dei Kiss?) un disco come questo è consigliatissimo.