3.11.09

Fumetti Digitali -terza parte-

Appurata quindi la necessità di un fumetto digitale, alla luce dell'offerta attualmente presente sul mercato, possiamo iniziare a fare qualche considerazione.
La prima cosa che appare evidente è che, per il momento, il passaggio dal formato "analogico" del fumetto a quello digitale è piuttosto invasivo e traumatico, molto più invasivo e traumatico di quanto è stato (e sarà), per altri media.
Fruire una canzone attraverso un file MP3, non altera in nessuna maniera la canzone in quanto tale, alla stessa maniera guardare un film scaricato in formato digitale non cambia il linguaggio del film. Nemmeno leggere un libro su uno schermo cambia lo stile di scrittura del testo.
Certo, un MP3 non ha la qualità musicale di un pezzo non compresso e di sicuro vedere un film sullo schermo di un computer o di qualche dispositivo portatile non rende al massimo l'esperienza... ma sono compromessi tutto sommato accettabili.
Un fumetto trasportato in formato digitale, invece, viene piegato alle necessità del dispositivo su cui è destinato a essere fruito e questa variazione ne altera (anche in maniera sostanziale) il linguaggio.
Certo, ci sono delle eccezioni: i file CBR non alterano in nessuna maniera la tavola a fumetti però, siamo sinceri, gli attuali dispositivi non premiano affatto questa soluzione. In primo luogo perché leggere sullo schermo di un computer è sempre piuttosto complicato (è stancante per gli occhi e scomodo) e poi gli schermi dei computer hanno uno sviluppo orizzontale mentre, la maggior parte dei fumetti, ha uno sviluppo verticale. E anche passando i file CBR su dispositivi come Iphone, Ipod Touch o tablet di vario tipo, le cose non migliorano di tanto perché ingrandire le vignette e navigare all'interno della tavola è una questione piuttosto macchinosa. Nemmeno i giapponesi, che della vendita di comics digitali sono i pionieri, sono riusciti a trovare una maniera comoda e appagante per mantenere inviolata la struttura della tavola e, allo stesso tempo, garantire la stessa comoda fruizione del fumetto tradizionale.

Le cose vanno molto meglio quando i fumetti sono espressamente concepiti per il digitale, tenendo conto delle proprietà delle piattaforme su cui andrà a girare e sviluppando un linguaggio coerente intorno a esse. Il problema però è che, in questo caso, si perde la possibilità di convertire i cataloghi fumettistici già esistenti (e di rivenderli).

Quindi, per il momento, le soluzioni sono tre:

- mantenere integra la forma e il linguaggio del fumetto, rendendo però scomoda la sua fruizione e quindi poco popolare il prodotto (la soluzione scelta dai file CBR e dalla maggioranza delle case editrici giapponesi).

- alterare il fumetto, aumentandone la fruibilità sulle nuove piattaforme ma stravolgendone il linguaggio (la forma scelta dalla Disney, da Comixology e dalla maggior parte dei grandi gruppi editoriali).

- sviluppare fumetti nuovi in base alle necessità delle nuove piattaforme (come fatto da Coreingrapho).

Tutto qui?
No.

Ne parliamo nella quarta parte.

15 commenti:

salvo75 ha detto...

be c'è un piccolo particolare la pirateria. Mi spiego rubare un fumetto in edicole è al quanto imbarazzante e farsi beccare ancor di+, rubare un fumetto digitale è meno imbarazzante, e anche senza volerlo rubare cosa mi vieta di comprare un dylan digitale e inviarlo a tutti i miei parenti? già il fumetto italiano è sempre in crisi se poi ci mettiamo che lo compra uno e lo gira a mezzo mondo è finita. Per gli altri media e diverso ( film, musica e altro)e non sto qui a elencarne le motivazioni, ma immagino che tu sappia meglio di me che le major per quanto possano perdere in pirateria saranno sempre in attivo. Per il fumetto sarebbe la sua tomba. E poi i adoro il profumo della carta stampata per me sarebbe come dire, guardare un'opera di michelangelo al computer, si perde la sua essenzialità, diventa freddo e distaccato, poi c'è il fattore collezzionismo, il numero esaurito che non lo trovi manco a vendere un rene, gli autografi del tuo autore preferito su quel numero, si snaturizza l'essenza stessa del fumetto, se ne uccide la tradizione e l'anima. Francamente la vedo come un suicidio, ma questo è sempre è solo il mio modestissimo parere.

RRobe ha detto...

Alla pirateria ci arrivo, dammi tempo.

flaviano ha detto...

il profumo della carta stampata? profumo? vabbè gusti.
per quanto riguarda la pirateria...bah, io per esempio ho letto a sgrascio in cbr il prossimo cross over marvel Dark Reign ed essendo abbastanza una cagata in cartaceo, quando uscirà in italiano, non lo comprerò, non tutto, solo spider man perchè i disegni di Bachalo sono pop art pura e vanno visti e conservati su carta.
se guardo la mia libreria, buona parte dei fumetti li getterei via perchè brutti. la "pirateria" mi permette di avere un filtro e contemporaneamente non perdere la continuty di una serie evitando di avere gli scaffali pieni di robaccia di Greg Land e soci. ho danneggiato il fumetto? mah ci spendo un sacco di soldi ogni mese.

Rosso di sera ha detto...

Ma secondo te Rrobe, ci sarà un periodo di convivenza tra carta e digitale (che propongono lo stesso prodotto), con la successiva scomparsa della prima, oppure le due soluzioni esisteranno parallelamente senza disturbarsi?
Secondo me alla fine, come succede per i quotidiani, sono due prodotti molto diversi.

RRobe ha detto...

Per me il supporto fisico sparirà Ma molto, molto lentamente. Come per tutto il resto, insomma.

Fabio... ha detto...

imposta il cbr su "doppia pagina" :D

Cirincione ha detto...

Ma i grandi editori di fumetti perché non investono delle risorse nello sviluppo di un device studiato appositamente per la fruizione dei fumetti, invece di alterarne il linguaggio per adattarli ai device già esistenti (o nati principalmente per altre forme di intrattenimento)?

RRobe ha detto...

Perché ci stiamo arrivando.

Planetary ha detto...

Boh, a me pare tutto una grossa bolla, come i caschi da realtà virtuale, l'ipertesto, la tv sul telefonino o il videotelefono, dovevano essere il futuro anni fa, li avete visti in giro?
I media che già sono stati colpiti dalla digitalizzazione non fanno testo: la musica è liquida, concretamente non nasce con nessun tipo di supporto, l'idea della musica consumata a livello personale è di poco più di un secolo, e ne ha cambiati un po' tranquillamente. Il cinema ha avuto la fortuna di adattarsi alla TV senza grosse perdite, quindi guardarlo su un monitor o su una tv come da 50 anni a questa parte poco cambia (tranne che quando si vuole guardare davvero un film lo si fa su un televisore. Quello che ha creato Youtube è tutt'altra cosa e molti stanno ancora sbattendo la capoccia per capire cosa sia (o potrebbe essere). I giornali sono lì lì per andarsene. Libri e fumetti però sono indissolubilmente legati al supporto, che è lo stesso da secoli. E funziona egregiamente.
E le cose che funzionano di solito non cambiano.
Noi costruiamo case con i mattoni, i quali formano pareti che delimitano stanze. Come millenni fa. Funziona egregiamente.

Simone ha detto...

Ciao, per il discorso pirateria io non credo influisca così tanto, specialmente valutando i costi inferiori di produzione. E poi, chi non presta fumetti agli amici? E quindi non sono mancate vendite pure quelle?
Io credo che il mercato si svilupperà molto di più col digitale. Come per la musica, adesso chi è che non ha un ipod o similare? Così si spera in una rinascita di fumetti e libri.
La cosa in cui confido sarà il fiorire di edizioni cartacee, che non scompariranno, ma saranno veramente belle, per collezionisti.

Paolo Interdonato ha detto...

C'è una cosa che non mi convince.
Dici
Fruire una canzone attraverso un file MP3, non altera in nessuna maniera la canzone in quanto tale, alla stessa maniera guardare un film scaricato in formato digitale non cambia il linguaggio del film. Nemmeno leggere un libro su uno schermo cambia lo stile di scrittura del testo.

Sembra quasi che tu intenda un prodotto culturale come un lavoro completamente in carico a chi lo produce e lo pubblica.
A me sembra che il modo in cui il fruitore gioca con quel prodotto sia centrale e modifichi, e tanto, il manufatto stesso.
Leggere Alice in wonderland in una delle innumerevoli versioni digitali mi consente di saltare da una parte all'altra. Perché ho i link e perché ho le funzionalità di ricerca, ma non solo.
I miei ascolti, le mie letture, le mie visioni, eccecc su piattaforme che abilitano la convergenza mi producono comportamenti diversi da quelli che opero quando mi muovo su supporti che, per quanto digitali, non sono connessi.
Quando ho un libro in mano oppure ho infilato un disco in una macchina che li legge e basta (ed è staccata dalla rete), mi alzo per cambiare libro o disco solo quando ho finito o sono stufo.
Se sto fruendo contenuti su una piattaforma (anche portatile) multifunzionale, convergente e connessa, mi fermo continuamente perché mi sposto altrove (interessi che posso soddisfare subito, link, ma anche distrazioni come mail, feed, skype, allarmi ...). E a volte mi dimentico anche di riprendere il sentiero principale perché, come dice il mio amico Sam, rompersi una gamba sul web è facilissimo tanto si salta da una parte all'altra.

sparidinchiostro

RRobe ha detto...

Sì, Paolo, concordo pure.
Ma il discorso che fai è una sorta di percorso alternativo che la piattaforma digitale ti permette.
E' fantastico che ci sia, ma non a discapito della fruizione originale.

SJ ha detto...

Ho come il sospetto che simili rivoluzioni interessino più ai produttore di device che ai fornitori di contenuti.
Non credo che le Major discografiche amino l'mp3, è il mercato che le ha costrette
Non credo che le Major cinematografiche amino il divx\mkv\streaming, è l'utenza che si muove verso quella direzione
Le grandi case produttrici di contenuti cercano di trarre profitto da qualcosa che è ampiamente oltre il loro controllo, da questo punto di vista la rivoluzione digitale è stata un gioco al massacro per alcuni settori, una manna per altri....

SJ ha detto...

Ho come il sospetto che simili rivoluzioni interessino più ai produttore di device che ai fornitori di contenuti.
Non credo che le Major discografiche amino l'mp3, è il mercato che le ha costrette
Non credo che le Major cinematografiche amino il divx\mkv\streaming, è l'utenza che si muove verso quella direzione
Le grandi case produttrici di contenuti cercano di trarre profitto da qualcosa che è ampiamente oltre il loro controllo, da questo punto di vista la rivoluzione digitale è stata un gioco al massacro per alcuni settori, una manna per altri....

Fabrizio ha detto...

"Somebody tell Scott McCloud"