13.12.09

La verità è che sto bene.

Nonostante tutto. Nonostante una salute che sta cedendo esattamente come avevano previsto.
Nonostante abbia di nuovo mandato a monte la mia vita sentimentale.
Nonostante sia sommerso di lavoro arretrato e non sia ben sicuro di come arriverò alla fine del mese prossimo.
La verità è che non sono incazzato, non sono depresso, non sono infelice.
Anzi.

Il segreto della mia serenità?
Sono un superficiale di merda.
E per quanto le cose possano mettersi male, io sono sempre in grado di fare spallucce e andare avanti.
Non è stoicismo. E’ che proprio non ci penso sopra troppo. Mi basta una giornata di sole e una prospettiva di felicità e sono a posto.

Un esempio:
ieri, parlando con degli amici, uno mi ha fatto notare che la mancanza di una figura paterna realmente presente nella mia vita, era una cosa che probabilmente mi doveva aver fatto soffrire. Di sicuro è stato così per lui.
Io ho scoperto che per me non era lo stesso.
Il fatto è che non ci ho mai nemmeno pensato a lungo sopra a questa cosa. Figurarsi trovare il tempo per soffrirne davvero.

E così è per tutto.
Non è che la mia salute non mi angosci o che non capisca le implicazioni a medio e a lungo termine di quello che mi sta succedendo. Quello che non capisco a cosa mi dovrebbe servire stare a rimuginarci sopra. Fino a che sarà una buona vita la vivrò con entusiasmo, quando non lo sarà più, farò in modo di uscirne con dignità. Dove sta il dramma che mi dovrebbe spingere ad avvelenare il presente con rimpianti su quello che è stato e paure su quello che sarà?
Il lavoro arretrato? Cazzo, è un problema. Ma si risolve sempre alla stessa maniera: scrivendo una tavola alla volta.
E per quello che riguarda la vita sentimentale: era bellissimo, tirava fuori la parte migliore di me e avrei voluto che durasse per sempre.
Ma non è andata così. E’ una cosa che mi fa soffrire? Da morire. Ho provato con tutte le mie forze a vedere se si poteva sistemare? Sì.
E allora andiamo avanti. Con tutto l’amore e l’affetto possibile, ma andiamo avanti. Perché la felicità è sempre dietro la prossima svolta e ogni attimo passato a stare fermi è un attimo che ti allontana da lei.
Perdonatemi. Perdonatemi tutti. So che il dramma e lo struggimento sarebbero molto più appropriati, molto più profondi, molto più di buon gusto, ma io sono davvero un superficiale e non perderò un minuto a essere infelice perché forse è vero che Dio ci odia tutti, ma chi se ne frega?

p.s.
sono ancora in ospedale. Come previsto, era una roba lunga. Ma ne dovrei uscire in tempo per l'inferno dei regali di Natale. Hyuppie.