30.1.09

[COVER] John Doe 71

Gli Imperdonabili
Di Recchioni e Stassi

ah, però!

Di solito non mi bullo di qualche recensione o citazione su quotidiani o magazine generalisti a tiratura nazionale, non più di quanto faccia normalmente con recensioni o citazioni di siti di fumetto, riviste specializzate, prozine o fanzine, perlomeno.
Nel caso specifico però, lo ammetto, mi ha fatto un certo piacere vedere una frase del mio primo Dylan Dog, citata dal filoso Giulio Giorello nel contesto di un discorso piuttosto interessante, sulle pagine del "Corriere della Sera Magazine".
Mi ha fatto piacere perché mi ha sorpreso che Giorello leggesse Dylan (e pure con serietà, a quanto pare) e perché di tutto l'albo, quella è la battuta che preferisco.

Perché me? -2-

Perché me? -1-

29.1.09

...e tornandoci ancora.

Allora, torniamo sul discorso della copertina del volume dellla Becco Giallo, "Il Massacro del Circeo" e facciamolo con un minimo di criterio.
La Lipperini prima, e Wu Ming 1 poi, hanno criticato fortemente l'immagine e il suo significato. La prima ha detto che l'immagine le ripugnava (opinione, per me, lecita) e che "apparteneva a un'intera cultura che allo stupro occhieggia".
Il secondo si è spinto più avanti, definendo l'immagine come "apologetica dello stupro".

Partiamo da un presupposto: si sta parlando della copertina e solo di quella. La Lipperini e nessun altro è ancora entrato nel merito del fumetto stesso (e pure questo dovrebbe dare da pensare ma vabbè...)

Ora, chiariamo un punto: a me la copertina di Ambu non fa per nulla impazzire. La trovo debole e facile.
Ma non la trovo e non la troverò mai "apologetica dello stupro". E non lo dico per una semplice soggettività personale ma per una banalissima analisi iconografica.

Proviamo a confrontare la copertina di Ambu con una delle molte copertine della serie di riviste "Men's Adventure", pulp magazine in voga negli anni '30, '40 e '50.


l'inquadratura:
le vittime sono rivolte verso di noi, a mostrarcele. Siamo messi nella posizione di uno spettatore, se non quelle di un possibile carnefice.

Il soggetto:
due donne voluttuose, praticamente delle pin-up, con le vesti lacere o ammiccanti, ben offerte ai nostri sguardi. Due nazisti, di cui uno a petto nudo. Una belva disumana.

lo stile:
Lo stile dell'illustrazione è realistico e i colori forti, caldi e contrastanti, a suggerire la violenza e il sesso.

Questa è, palesemente, una copertina "appartenente alla cultura dello stupro", ammiccante, rivolta a un pubblico che ci gode nel vedere le donne umiliate, squalificate e sottomesse (a margine, è pure una bella copertina, come la maggior parte di quelle di Men's Magazine, non a caso la Tashen gli ha dedicato ben 5 volumi di raccolte).

Passiamo alla copertina di Ambu:


l'inquadratura:
le vittime sono di spalle e guardano verso i carnefici che incombono su di loro. Chi guarda questa copertina è messo, esattamente, nella stessa condizione (e punto di vista) delle vittime.

il soggetto:
la figura di due donnine, bianche, neutre e stilizzate. Davanti a loro giganteggiano tre uomini demoniaci, rappresentati in nero e rosso e con delle maschere in mano. Gli uomini si fondono in un'unica tenebra. Lo stile del disegno è prettamente di sintesi. Non c'è concessione alla carne. In una simbologia fin troppo elementare, le due donne simboleggiano l'innocenza delle vittime e sono rappresentate in bianco, attraverso a un'anatomia quasi efebica e con un tratto minimale. I loro volti non sono rappresentati, perché potrebbero essere chiunque di noi. I tre uomini, invece, sono dei mostri demoniaci ma il loro volto è ben riconoscibile. Sono partoriti dal male ma sono persone reali, in carne e ossa, con un nome, un cognome e una faccia.

lo stile:
segno di pura sintesi con scelta cromatica inappuntabile: Il freddo e acidissimo colore dello sfondo smorza i toni e l'accostamento violento del nero e del rosso sulle figure di Izzo e compagni, come a sottolineare la volontà di fare informazione, stando però lontani dalla facile spettacolarizzazione.

In poche parole, questa copertina di ammiccante alla cultura dello stupro non ha nulla e tantomeno è una apologia allo stupro o agli stupratori. Solo tempi votati a un sempre più bigotta e imperante mentalità del politicamente corretto possono vederci "il peccato", in una immagine come questa. Quindi, non ritenendo la Lipperini una sciocca (e tantomeno Wu Ming 1) le possibilità sono due: o si sta facendo una polemica strumentale per sostenere il proprio punto di vista e portare avanti la propria causa, oppure si è parlato con superficialità e non si vuole ammettere di aver preso una cantonata.
Non sono sicuro di quale delle due ipotesi preferire.

Tornando sul luogo del delitto...

Loredana Lipperini torna sul discorso stupro e questa volta si spiega decisamente meglio.
Lo trovate QUI. Non concordo su tutto ma, adesso, il suo punto di vista è approfondito e ben esposto. Appena ho cinque minuti ci torno sopra pure io.

28.1.09

Ancora sulla critica.

Che ne dite di QUESTO pezzo sul "come scrivere recensioni"? Lo chiedo anche ai vari critici e teorici del fumetto che ogni tanto bazzicano su queste pagine.
Io condivido gran parte del discorso.

Mani Legate.

Ok, forse la serata "Pop Porn" è stata una vera delusione, ma un aspetto divertente ce lo ha avuto: fidanzate e fumettiste legate!

TSUNAMI

RRobe con Marxia e Tsunami al seguito
Marxia e Tsunami
Marxia
Sara Pichelli
Sandrella e Marxia

Il sottoscritto e MarxiaAltro che "cultura occhieggiante allo stupro", qui siamo alle sevizie e allo schiavismo!


p.s.
ah, per la cronaca: questo era lo spazio dedicato alla mostra a fumetti:

Cillit Gang Bang


Oddio, e adesso i ben pensanti che diranno?

27.1.09

Camminare all'ombra dei giganti.

Davide De Cubellis (QUI trovate il suo blog, pieno dei suoi splendidi lavori e da cui ho rubato l'illustrazione qua sopra), mi aveva chiesto di raccontargli la mia figura di merda con Alfredo Castelli, quindi, visto che lui sta ancora piangendo dalle risate per la mia straordinaria inadeguatezza, ho deciso di redervi partecipi, così vi divertite pure voi ai miei danni.

Qualche anno fa uscì una copertina di "John Doe" con John e Pestilenza vestiti da samurai. Nell'immagine Massimo aveva voluto inserire degli ideogrammi e avevamo avuto qualche casino nel tentativo di metterne di sensati. La copertina era questa qui:Qualche tempo dopo, incontrai Castelli in redazione e ci ritrovammo a guardare una copertina di "Martin Mistère" su cui Castelli stava lavorando.
Questa:Io guardai l'immagine e sorrisi di comprensione.

Io
- Anche tu sei impazzito con gli ideogrammi giapponesi, eh? Li ho messi pure io su una copertina di John Doe e è stato un casino!

Lui
- Un vero tormento. Perché io di kanji ormai non ne ricordo più tanti come una volta, e ho fatto un poco di fatica a comporre la scritta con il titolo della storia e i nomi degli autori...

Io
- ...

Lui
- Tu come hai risolto?

Io
- err... ho suggerito a Massimo di copiare una scritta a caso delle istruzioni del lettore dvd... credo che, grossomodo, ci sia scritto: per estrarre il disco, premere eject!

Ancora ricordo lo sguardo tra il divertimento e la pena di quel gigante di Castelli.

Io ho paura (di Loredana Lipperini e di gente come lei).

Non sono pochi i lettori di Dylan Dog che chiedono a gran voce il ritorno di tematiche più estreme e di scene più splatter nel loro fumetto preferito. Io sono uno di loro, lo ammetto.
Poi leggo cose come QUESTE e capisco che la Bonelli non ha tutti i torti ad andarci con i piedi di piombo.
Il mondo è pieno di idioti e bigotti che non vedono l'ora di giudicare i libri dalle copertine, e di bruciarli senza nemmeno averli aperti.
Figurarsi i fumetti.

Escono dalle fottute baracche!

Ieri è uscita la demo di Resident Evil 5, per 360 e PS3.
Grafica spettacolare, atmosfera da urlo, meccanica di gioco favolosa.
Unica perplessità... ma quanto cazzo è difficile?
E sì che tutti gli altri capitoli della serie, anche gli spin-off, li ho finiti senza problemi, eh?

26.1.09

Pop Porn alle Distillerie Clandestine

Sorvoliamo sull'ospitalità offerta agli ospiti: in fondo, quello che interessava agli organizzatori era sbattere qualche nome sul volantino e riempire di roba la manifestazione, mica badare che quelli che avevano dato la loro disponibilità (gratuita) stessero anche bene, mangiassero decentemente e avessero qualche consumazione da usare al bar per bere.

Sorvoliamo pure sul fatto che l'allestimento e l'organizzazione della mostra nel settore fumetto era ridicolo e squalificante per tutti quelli che ci hanno partecipato, con i lavori in mostra appiccati nudi e crudi alle pareti con il patafix (sì, senza nessuna cornice e protezione), come i disegni dei bambini all'asilo: la gente li toccava, ci si appoggiava sopra (quando andava bene) e, se avesse voluto, se li sarebbe anche potuti portare via in qualsiasi momento, visto che nessuno badava al loro destino (tranne i proprietari stessi, costretti a fare il palo davanti alla loro roba).

Sorvoliamo pure sulla selezione musicale orrenda, sul cibo immangiabile, sulla calca inumana e sul costo delle consumazioni (6 euro per un bicchiere di Pepsi annacquata sono da antologia dei locali di merda).

Ecco, sorvoliamo su tutto questo, parliamo semplicemente del senso e della "filosofia" sottesa da una manifestazione come "Pop Porn".
In poche parole il tutto si potrebbe definire così: trasgressione da villaggio vacanze.
Non c'è cultura dietro alla manifestazione voluta da Ilaria Aquili, non c'è consapevolezza, non c'è conoscenza. Il richiamo del "porno" è solo uno specchietto per le allodole e il "pop" è una parola oscura che va bene con tutto e che, nella mente degli organizzatori, non significa un cazzo di niente.
C'era più sincera trasgressione e allegria in una qualsiasi serata di "Mucca Assassina" di 10 anni fa che in questa roba. C'è più "porno" in una discoteca a caso della costa adriatica. C'è più "pop" nel salotto di casa mia.
"Pop Porn" è un evento pensato da menti mediocri per menti mediocri. Altro modo di definirlo sarebbe "la trasgressione secondo Vanzina". E la cosa triste è che ha fatto il pienone e che, nella mente della gente comune, diventerà presto il sinonimo di "serate alternative e artistiche" della movida romana. Amarezza.

A margine, alcune cose positive le ho trovate:
ho scoperto che un vecchissimo amico è diventato un maestro di bondage di livello europeo, ho conosciuto Francesco Malcom, ho conosciuto un bravo fotografo e ho visto Elisabetta Melaranci, Sara Pichelli, Sandrella (la ragazza di Mauro Uzzeo) e Marxia (la mia ragazza), legate come adorabili salamini (a presto qualche foto). Per tutto il resto: mai più nella vita.

25.1.09

E buon compleanno.

25 anni fa, Steve Jobs e Steve Wozniak rivoluzionavano il mondo.
Questo è lo spot, realizzato da Ridley Scott, per lanciare il Macintosh.
L'unica nota stonata di tutto questo è che, 25 anni dopo, non riesco a non avere la sensazione che la Apple si sia trasformata (almeno in parte) in quel moloch che tanto combatteva.

Sono diventato una mammola.

Ieri sera, con ampio ritardo, mi sono visto "The Millionaire".
E mi sono commosso.
Non per la storia d'amore, ovviamente. Ne so abbastanza dei canoni narrativi bollywoodiani melò a cui Boyle si è ispirato, per rimanere sostanzialmente indifferente alle vicissitudini sentimentali dei protagonisti della pellicola.
E non mi sono commosso nemmeno per la realtà indiana che Boyle ha deciso di mostrarci. In fondo, il film potrebbe anche essere ambientato nei quartieri spagnoli di Napoli e avere come protagonista una zingaro, e funzionare lo stesso.
No, quello che mi ha commosso è la padronanza con cui Boyle usa lo strumento cinema e manipola la materia narrativa.
Non ci posso fare un cazzo, ultimamente, quando mi capita di vedere qualcuno che fa straordinariamente bene il suo mestiere e lo fa con una completa consapevolezza, a me si apre il cuore.
E badate, non sto parlando per iperboli, eh? Mi vengono proprio gli occhi lucidi, mi scorrono i brividi lungo la spina dorsale e mi viene da piangere per l'ammirazione e la meraviglia.
Le cose sono due: o sono diventato una mammola sentimentale, o in giro c'è talmente tanta gente incapace che, quando mi capita di vedere qualcuno che sa cosa sta facendo, non posso fare a meno di emozionarmi.

Ah, per la cronaca: a conti fatti, per me Boyle non ha ancora sbagliato un film.
Sì, mi è piaciuto pure "A Life Less Ordinary".

23.1.09

Capolavoro.

A Leo bisognerebbe fargli un monumento: negli ultimi dieci anni ha consegnato al panorama fumettistico italiano alcune delle storie più belle di sempre che, incidentalmente, fanno pure ridere. Ormai accostarlo a gente come Bonvi, Pazienza, Magnus e compagnia non è più un iperbole ma un atto dovuto.
Questo mese manda in edicola (in edicola, cazzo!) uno dei fumetti più duri e incisivi che mi sia capitato di leggere da tanto tempo a questa parte. Leo bastona tutti, anche i suoi lettori, che prima si trovano a ridere delle sue battute e poi si sentono una merda per averlo fatto.
Non me ne frega un cazzo se siete lettori di Rat-Man o meno, questo dovete leggerlo.
BELLO, BELLO, BELLO, BELLO, BELLO.

21.1.09

[RECE] L'Ispettore Coliandro

Brutto.
La serie televisiva di "Romanzo Criminale" mi aveva illuso che anche in Italia si potessero fare produzioni di grande livello e forse, le mie aspettative sulla seconda stagione di "Coliandro" erano un pelo troppo alte... però, sinceramente, non mi aspettavo un prodotto di così bassa qualità.
I Manetti Bros continuano a essere degli incapaci volenterosi e di buon cuore (esattamente allo stesso livello di 11 anni fa, quando esordirono con "Torino Boys"). Scimmiottano (male) gli stilemi del cinema moderno americano e di quello (un pelo meno moderno) honkonghese, ma poi ti sbagliano i campi e controcampi, non hanno alcuna grammatica del racconto e non sanno comporre un'inquadratura decente neanche se ne andasse della loro stessa vita. Oltretutto, continuano a strizzare l'occhio al cinema di genere italiano, non riuscendo a capire che alla base di quel cinema c'era un mestiere che loro non hanno mai acquisito.
Però, in tutto questo squallore, qualcosa di buono c'è: il personaggio rimane favoloso e il suo interprete bravo, il che fa perdonare (almeno un poco) la brutta regia, il soggetto discutibile e lo script moscio.
Speriamo che i prossimi episodi siano migliori... oppure che Lucareli torni a scrivere un nuovo romanzo con Coliandro come protagonista.

20.1.09

Questa sera...

...inizia la nuova serie di "Coliandro".
La prima stagione era carina (più per la bontà del personaggio creato da Lucarelli e per l'interpreto scelto, che per la regia degli episodi), questa sera inizia la seconda.
Visto mai che, dopo quel capolavoro della serie di "Romanzo Criminale", l'Italia si stia svegliando in fatto di serial televisivi?

Io questa donna la adoro...


Dico Violetta.
...ma "Repo!" voglio vederlo lo stesso.

Oltrettutto, c'è pure Giles!

Nocturno 78

In edicola in questi giorni.
Oltre alla solita mole di roba interessante, c'è pure una bella intervista al sottoscritto.

19.1.09

Visual Intifada

Si chiama VISUAL INTIFADA è un'iniziativa voluta da Paolo "Ottokin" Campana. Il progetto è "nato sull'onda dell'emotività di quanto sta succedendo in Palestina" (citando le parole del promotore stesso) e ospita molti bei contributi. E pure qualche sonora vaccata.
Io sto riflettendo se parteciparvi. Stimo Paolo e vorrei dargli il mio sostegno, ma la questione è troppo complessa per essere affrontata con una singola vignetta, senza rischiare di fare squalido qualunquismo, o peggio.
Per quanto mi ci sforzi, proprio non riesco a puntare il dito e dire "quelli sono i cattivi!", dividendo il mondo e le questioni a esso correlate a un sistema binario dove spesso è solo l'ipocrisia a fare da giudice supremo delle idee che possono essere espresse e di quelle che, invece, vanno taciute. A conti fatti, per ora mi sento di parteggiare solo per le vittime di entrambi gli schieramenti che poco hanno a che spartire con un conflitto per l'affermazione del potere... ma pure qui, vallo a capire chi è solamente vittima e chi, a conti fatti, è parte del problema stesso.
Un giorno di questi, mi prenderò un pomeriggio e proverò a esprimere qualcosa di ragionato sull'argomento, per il momento rifletto e sento quello che stanno a dire gli altri.
Ah, sì, l'immagine di apertura è solo per fregare qualche gonzo che non avrebbe mai sprecato tempo a cliccare su di un link riguardante la questione palestinese.

17.1.09

Tamed Girlfriends

Una delle cose che sto preparando per la mostra del 25 gennaio.
Che mostra?
Questa:

Me ne bullo.

Marina Bolmini mi ha regalato il meraviglioso cuscino che potete vedere qui sopra. Inutile dire che ne sono orgogliosissimo.
Se vi piace e ne volete uno, vi tocca comprarlo (trovate tutto al link sul suo nome).

[RECE] Appaloosa

Prontamente ribattezzato "Appalloso", questo film non ha solo il difetto di essere lento (che per il western non è nemmeno detto che sia un male) ma è, in termini molto semplici, brutto.
il fatto è che il buon Ed Harris (qui attore e regista) non sembra avere la minima consapevolezza del linguaggio cinematografico e degli strumenti che ha a disposizione.
Sorvolando su di un marchiano errore narrativo, proprio in apertura del film, per tutto il resto della pellicola si ha sempre l'impressione che dietro la macchina da presa ci sia una persona a cui manca del tutto il mestiere, che non sa dove mettersi, che non conosca le basi delle grammatica del linguaggio che sta usando.
L'Harris regista continua a non convicere (suo anche "Pollock"), nemmeno quando cerca da travestirsi prima da John Ford e poi da Clint Eastwood.
Brutto (e spesso fuori luogo, il commento sonoro). Bocciati anche Zellweger e Irons (ma lo spessore dei personaggi non li aiutano). Buone le prove d'attore di Mortesen e dello stesso Harris, anche se nessuno dei due viene valorizzato a dovere da una regia che vorrebbe essere "vecchia scuola" (e quindi scevra dai primissimi piani del cinema post anni '70) e invece risulta solamente sciatta e priva di mordente.
In poche parole, siamo lontanissimi da "Gli Spietati"ma anche da "Open Range" o da "Deadwood" (che è solo una serie televisiva).
A essere crudeli, siamo pure lontani da "Young Guns", a dirla tutta.
Peccato. All'anno escono così pochi western che è una vera sofferenza scoprire che sono pure brutti.
In compenso, ho deciso che da domani, vado in giro così:

15.1.09

Di zombie, blog e altre amenità...


Davide Costa (bravo sceneggiatore che dovrebbe proporsi di più), mi segnala un bel blog di quelli che ti fanno perdere tempo a leggerli: QUESTO
Ora, aldilà che ho appena scoperto che è morto Ricardo Montalban (l'inquietante Mr. Roarke di "Fantasylandia" e lo spietato Kahn di Star Trek), ho anche trovato una roba divertente (un cine-game) sugli zombie che casca a fagiolo per un lunghissimo articolo che sto cercando di finire da giorni (scusa Andrea, lo che sono in ritardo mostruoso, ma avevo preso la cosa sin troppo sottogamba).
Lo trovate qui:
OUTBREAK

Hanno fatto il cartone animato di Brad Barron!!!

O quasi...

Questo "Rex Steel, Nazi Smasher" mi piace davvero troppo.

A.A.A. cercasi...

...colorista digitale per lavoro di alto profilo, ovviamente retribuito. Si sta parlando di fumetti, comunque.
Lo stile deve essere molto ricco, pure un poco pacchiano (non dico da serbatoio di Harley Davidson, ma quasi).
Se siete interessati, mandatemi delle jpeg leggere all'indirizzo di posta che trovate in questo blog.
Se vi capita, fate girare questo annuncio.

John Doe 69, Trailer.


Realizzato da Luca Maresca

Ecoterrorismo

In edicola da oggi. Se lo volete leggere, sbrigatevi a pigliarlo che il n. 2 ha avuto qualche problemuccio di reperibilità, dopo la prima settimana in edicola.

14.1.09

Sushi di Gamberi... il fantasy fatto a fette.

Per vari motivi, in questo periodo sto bazzicando parecchio il genere fantasy.
Uno dei motivi è che mi sono capitati per le mani un paio di libri (questo e questo) che hanno riacceso in me un minimo di interesse e speranza per il genere. Un altro motivo è "Fables 2" (è appena uscita l'espansione, YUPPIE!).
L'ultimo dei motivi, è professionale.
Adesso... io le cose, o le faccio bene o non le faccio per nulla. E se mi pigliano i cinque minuti per il fantasy, per cinque minuti mi dedicherò al fantasy con il massimo impegno e attenzione, cercando di incamerare quante più informazioni possibili.
Nel fare questo, sono incappato in un blog che mi ha totalmente rapito:
QUESTO.
Ancora non ho ben capito chi scriva i contenuti di questo spazio e quanti siano i redattori... mi è invece ben chiaro che sono gente competente, che sa scrivere e che ha gli strumenti culturali adeguati. I loro pezzi sono feroci e divertenti, la loro analisi impietosa, l'apparato critico monumentale... questa è critica, e di alto livello.
Anche se non vi interesse il genere fantasy, buttateci uno sguardo, non ve ne pentirete.
Se avessimo almeno un sito di critica come questo nel settore fumettistico, io sarei felice... anche se mi dovessero strapazzare come "Gamberi Fantasy" fa con la maggioranza degli scrittori italiani.

Siete una manica di nerdacchioni.


Tom Watson, Ministro Britannico dello Sviluppo Digitale e dell'Amministrazione pubblica, ha espresso commenti entusiastici sul settore videoludico e sulla capacità del media videogioco di veicolare insegnamenti ai giovani.
QUI trovate la notizia in maniera più approfondita.
Divertente come i nerdacchioni si siano esaltati a sentire le parole del ministro e lo abbiano immediatamente indicato come una persona intelligente.
E io continuo a non capire: quando un qualche ministro dice che i videogiochi influenzano in maniera negativa i ragazzini, gli appassionati tuonano che è un imbecille e che non c'è nessun collegamento tra videogiochi violenti e comportamenti antisociali... in compenso, se viene detto che i videogiochi influenzano sì, ma in maniera positiva, tutti plaudono soddisfatti.
Se i videogiochi hanno il potere di influenzare le menti più giovani (e io credo di sì), allora lo fanno tanto in senso positivo quanto in senso negativo. Altrimenti non influenzano, e allora sono cazzate tanto quelle del ministro bigotto anti-videogiocho, quanto quelle dell'uomo illuminato amante dei videogames.

13.1.09

E fanno 35.

Prendete un social network che sta facendo impazzire gli italiani.
Prendete il secondo fumetto più popolare d'Italia.
Prendete un blog di discreta popolarità.
Prendete qualcuno che magari non è proprio un amico ma quasi.
Prendete qualche amico vero.
Prendete qualche opportunista.
Prendete quindici anni di attività professionale e dodici di cazzaramento su internet.
Mescolate il tutto con l'ego smisurato di un autore e la sua tendenza a mettersi sotto la luce dei riflettori, sia in senso positivo che in senso negativo.
Aggiungete un compleanno
E otterrete la più massiccia mole di auguri che abbia mai ricevuto.
O forse è solo che sono bello, bello, bello da paura, anche quando tutto il cielo di Roma ha deciso di cadermi sulla testa?
Vabbè, la smetto di fare lo scemo e vi ringrazio e basta.

12.1.09

E intanto la Asus...


...presenta un piccolo tablet pc, processore Atom Z520, touchscreen (multi-touch, da quel che mi pare di capire) ruotabile di 180 gradi e funzionante tanto con le mani, quanto con il pennino, 1 giga di ram e con un HD da 160 giga, che verrà a costare 549 dollari
Ma non solo... ha pure ridato vita al cocetto di Home Computer con questo gioiello:In sostanza, la tastiera E' il computer. Quando siete a casa, la collegate a un monitor o al televisore (a patto che abbia un ingresso HDMI) e via... quando siete in giro, ha uno schermo portatile integrato (touch). E ha pure un hardware decente (in linea con quello della linea EEE), è dotato di uscite HDMI, wi-fi e una pioggia di porte USB.
Potrebbe rappresentare una vera rivoluzione.

Ah, al CES di Chigago la Asus ha presentato anche un'altra mezza tonnellata di novità riguardanti la linea EEE, rinnovando la gamma e innovandola, ma non solo: gli ha pure affiancato nuovi pezzi di hardware come un gradevolissimo media-storage center.
In sostanza... c'è vita in casa Asus. E' in casa Apple che non si muove una foglia.

La solita critica alla presunta Critica.

Non è la prima volta che mi capita di dire che le "brevisioni", o recensioni in pillole, non siano questa grande idea da parte dei siti specializzati in fumetto, specie quando questi siti affidano, quasi completamente, il loro apparato critico solo a queste.
Di solito mi viene risposto che mi sbaglio, che le recensioni brevi sono un buon modo di parlare di più materiale e che, comunque, sono realizzate con la stessa perizia e attenzione di quelle più lunghe.
Sarà.
Facciamo un gioco, peschiamo la "brevisione" che lo Spazio Bianco ha dediato a "Underskin", il volume di Iovinelli e Dall'Oglio, edito dai tipi di BD.
La trovate QUI, ma la riporto qui sotto, con alcune note aggiunte da me:

Underskin #1
di Andrea Iovinelli e Massimo Dall'Oglio
Edizioni BD, 2008 – 144 pagg. b/n bros. – 7,00€
Protagonisti della "invasione italiana" delle Edizioni BD, Iovinelli e Dall'Oglio sono una coppia fumettistica affiatata che si muove da anni tra autoproduzione e spazi ristretti e che finalmente gode di uno spazio che li valorizzi. Underskin nasce da un progetto proposto per il concorso internazionale della Kodansha, dove ha raggiunto la finale insieme a un nutrito gruppo di autori italiani.

No. Quello è "Hermes". Sempre di Iovinelli e Dall'Oglio. Altro progetto ancora è "L'Era dei Titani". Sempre disegnato da Dall'Oglio, verrà sempre edito da BD, ma lo scrittore è Adriano Barone (anche lui ha raggiunto la finale del concorso Kodansha, ma con un altro progetto e un altro disegnatore).
"Underskin" è un fumetto pubblicato in Francia dalla rivista Shogun (prima) e in volumi a colori (adesso). 

Le influenze dall'immaginario fumettistico giapponese sono evidenti ma non annullano la personalità di testi e disegni. Ambientata in una megalopoli futuristica, la storia prende vita quando una madre di famiglia scopre improvvisamente di non essere più la persona che era, vittima di un piano su larga scala delle corporazioni commerciali. La narrazione scorre con ritmo sostenuto in questo volume che rappresenta l'introduzione degli eventi, anche se il gioco di flashback in alcuni punti non è immediato; i disegni si muovono tra influenze di autori giapponesi, da Shirow a Endo senza apparire un mero scimmiottamento, unendo il giusto mix di spettacolarità e leggibilità. Aspettiamo fiduciosi le prossime uscite. (Ettore Gabrielli)
Sarà... ma se proprio dobbiamo metterci a fare paragoni, io di Shirow e Endo, ci vedo davvero poco nel disegno di Massimo. Invece mi fa specie che non siano citati il bravissimo Yoshihisa Tagami (l'autore di "Grey" e "Horobi") come uno degli artisti che più hanno influenzato Massimo per quello che riguarda le figure e i volti dei personaggi, che non venga citato il mecha design di "Evangelion", e che non si accenni nemmeno al lavoro di Nihei.

In poche parole, in una brevisione di poche righe abbiamo un errore bello e buono e un'analisi stilistica discutibile.
Quindi, senza offesa per Gabrielli che è una persona che mi sta simpatica, a me queste "brevisioni" continuano ad apparire dei pezzi disinformativi, scritti in fretta e con superficialità.

p.s.
E sì, quando mi ci metto, sono un vero rompicoglioni che non molla la presa manco a morire.

AGGIORNAMENTO: Ettore Gabrielli, autore del pezzo, ha sistemato l'errore.
MA NON SOLO: Massimo Dall'Oglio ha corretto anche me, a proposito della storia con cui è arrivato in finale al concorso Giapponese. Ho editato pure io. Come detto, ci vuole attenzione per fare critica e informazione.


[RECE] "I Pirati dell'Oceano Rosso" di Scott Lynch

Sono sempre diffidente rispetto agli autori fantasy.
No, mettiamola meglio: sono proprio diffidente verso il genere fantasy. A mio avviso (pur avendone letto parecchia e avendo trovato numerose, nobili, eccezioni) in genere i romanzi fantasy sono il corrispettivo dei romanzi rosa. Solo con più draghi.
Se vogliamo dirla tutta, sono pure diffidente nei confronti degli appassionati di letteratura fantasy, eterni adolescenti, totalmente chiusi nel loro sistema di riferimento (una grossa fetta di loro, almeno) e incapaci di distinguere la bocca dal culo.
Detto questo, sono sempre felice quando mi capita di imbattermi in qualche autore con uno stie di scrittura fresco e aggressivo, capace di stare lontano dai cliché e in grado di creare personaggi e intrecci appassionanti. E' stato così nel caso di George R. R. Martin e la cosa si ripete con Scott Lynch.
Lynch è nato nel 1978 (un vecchio rispetto alla moda dei scrittori adolescenti che sta impazzando ultimamente ma giovane, secondo i miei canoni), piuttosto sboccato e ha un'idea tutta sua del fantasy. Anche se, bisogna ammetterlo, ha un debito piuttosto grosso nei confronti di Fritz Leiber e del suo ciclo di romanzi e racconti dedicati a Fafhrd e l'Acchiappatopi Grigio.
"I Pirati dell'Oceano Rosso" è il suo secondo romanzo, sempre legato al ciclo di Locke Lamora. Del primo volume ho parlato QUI.
Questa seconda prova non delude, mantenendo intatte le atmosfere del primo volume, arricchendo ulteriormente la figura dei Bastarli Galantuomini, aprendo a nuovi scenari e a nuovi, bastardissimi, colpi di scena. Se proprio vogliamo trovare il pelo nell'uovo, forse il plot di questa seconda storia ha troppa carne al fuoco e, rispetto a quello della prima avventura di Locke Lamora, è un pelo meno a fuoco. La lettura resta comunque godibilissima e invoglia a volerne ancora.
Speriamo che la Nord non ci faccia aspettare un altro anno per darci il terzo capitolo.