29.5.09

Ebben sì...


...l'ho fatto.
Ho scambiato la mia razionalissima city bike per una BMX di quelle serie.
Era dai tempi di E.T. che ne volevo una.
Non è più grande di una bici da bambini di 10 anni ma costa molto di più. Faccio un poco ridere a vedermici sopra ma pazienza. Entro un mese voglio saper fare dei bunny hop decenti e voglio diventare come un ragazzino di Gus Van Sant.
Quando mi sento meglio sono una persona piena di entusiasmo!





Devo assolutamente andarmi a comprare dei parastinchi.



TIRAILDADO!TIRAQUELFOTTUTODADODELCAZZO!

Solito appuntamento con le cronache della nostra partita a D&D.
Stesso gruppo, stesso master, stesse cazzate.
C'è da dire i ragni giganti sono sempre uno spasso, specie se i ricognitori del gruppo hanno in testa una scimmia che batte i piatti. Fuori tempo, oltretutto.

Questa volta, tra le fila del gruppo si è avvertita una certa mancanza di attenzione allo svolgersi della partita. Tipo quando il nostro nano da giardino e l'elfo si sono messi a discutere per la prenotazione di un paio di biglietti aerei da fare on-line.
Da questo disegno di Emiliano si evince facilmente lo scazzo generale.

Dopo un mese e passa a giocare alla quarta edizione di D&D, ci siamo dovuti arrendere davanti all'evidenza: questo sistema fa schifo.
A conti fatti, la quarta edizione del GdR più diffuso e amato del mondo non è altro che un gigantesco sistema di combattimento in cui tutto è finalizzato solo a una cosa: colpire e tirare i danni. Non c'è abilità, potere, caratteristica che non sia finalizzata a questo scopo.
Certo, incantesimi, poteri, abilità e talenti hanno nomi e descrizioni diverse, ma alla fine sono solo e sempre attacchi (più o meno mascherati). Non c'è differenza tra gli incantesimi di un mago e gli attacchi speciali di un guerriero, o di un warlock, o di un ranger.
Le classi di sostegno sono del tutto inutili perché non c'è assolutamente bisogno di avere un chierico quando tutti i personaggi dispongono di impulsi guaritivi che si possono lanciare in qualsiasi momento della partita per recuperare punti ferita.
Tutti gli aspetti non prettamente legati al combattimento sono stati trascurati, quando non proprio eliminati dalle meccaniche di gioco (basti vedere i nuovi incantesimi a disposizione delle classi magiche per capirlo). In questo gioco, sono tutti guerrieri. Tutti.
Sembra di giocare a una versione carta e penna di WOW. Con la differenza che, per assurdo, WOW sembra avere maggiore profondità. D&D 4th edizione è un gioco per power player del cazzo che si divertono un mucchio a cercare la combinazione che gli garantisca il maggior danno possibile. Grazie ma, no grazie. 
Nonostante tutto, non siamo abbastanza nerd per D&D.

Quindi abbiamo deciso di mollare e cambiare gioco, ambientazione e sistema.
Dalla settimana prossima si gioca ai supereroi.
Ho sentito parlare di un sistema di regole molto leggere, piuttosto flessibile e (dicono), molto divertente. Ho scaricato il manuale e dalla settimana prossima saremo tutti in tutina di spandex.
Se non va bene manco questo, torniamo a giocare a Il Richiamo di Cthulhu e vaffanculo.

28.5.09

Il Crimine Paga.

La presentazione del fumetto delle Cronache del Mondo Emerso, avvenuta ieri al Mondadori di via del Corso, è andata piuttosto bene.
C'era davvero un sacco di gente. Un pubblico molto diverso da quello che di solito partecipa a questi incontri, composto in larga parte di ragazze e ragazzine.
L'albo è davvero un oggetto carino, ben confezionato e curato con attenzione. L'unico appunto è che i colori delle tavole di Gugliotta sono venuti un poco scuri. Difetto che spero venga corretto nei prossimi numeri.

Per il resto... Giuseppe Ferrario è uno spettacolo da portarsi in conferenza e ha fatto ridere un sacco, Marco e Licia ha detto un sacco di cose e io mi sono esibito nella mia rinomata imitazione dell'Imperatore Palpatine. Insomma, è stato carino.

Purtroppo, il Manchester ha perso lo stesso.

26.5.09

Che certe volte ti rendi conto che non riesci a smettere di lavorare...

Ieri sera, in una pausa di lavoro con Mauro, abbiamo deciso di scendere sotto casa pigliarci qualcosa di fresco (avete fatto caso al fatto che è arrivata l'estate? Io, sì).
Entriamo in questa gelateria tutta bianca e con le luci al neon e il mio sguardo cade sull'unico oggetto fuori contesto di tutto il locale: un vecchissimo registratore di cassa con sopra un cartello.
E la mia testa si mette a rimuginare.

L'incipit è fantastico.
"vietatissimo TOCCARE"
Perché non solo è vietato toccare quel registratore di cassa ma, addirittura,  vietatissimo? E perché è scritto in rosso? Che succede se qualcuno la tocca? E' un test? Un avvertimento? Una minaccia? Un segreto? 
Le possibilità sono infinite, il mistero è intrigante e qualsiasi scrittore potrebbe sbizzarrirsi a lungo sul dare una spiegazione a tutti i punti interrogativi di poco sopra.

La prima parte della seconda frase è uno svolgimento:
"si rompe facilmente..."
Ok, forse non è la storia più eccitante del mondo ma ci fornisce tutte le spiegazioni di cui abbiamo bisogno. E' vietatissimo toccare perché si rompe facilmente
A questo punto non dovremmo avere bisogno di nient'altro. Abbiamo avuto un presupposto intrigante che ha catturato la nostra attenzione a cui poi è seguita una spiegazione, forse banale, ma coerente. La storia è praticamente finita.

Ma, evidentemente, quelli della mia gelateria devono condividere l'opinione di molti editori e curatori italiani a proposito delle capacità di comprensione della loro clientela. Tanto è vero che hanno sentito la necessità di aggiungere una coda: 
"...perché è vecchia"
Il fatto che il registratore di cassa fosse facile alla rottura necessitava di essere comunicato in maniera chiara, perché questo era un tipo di informazione che non si poteva desumere in maniera inequivocabile dalla semplice osservazione (magari poteva essere un registratore di cassa vecchio ma perfettamente solido e funzionante) e perché era la spiegazione delle premessa iniziale... ma specificare anche che questo pezzo di modernariato sia vecchio è pleonastico, perché lo si capisce facilmente solamente guardandolo e non c'è bisogno di sottolineare ulteriormente la cosa con le parole.
L'ultima parte della scritta è l'inutile spiegone, scritto perché si è convinti che il pubblico a cui ci si sta rivolgendo sia stupido, disattento e incapace di desumere il palese.

Mentre faccio queste riflessioni comincio a rabbuiarmi, riflettendo su quanto quel registratore di cassa e il suo cartello siano una metafora di un certo modo di fare fumetto popolare in Italia... poi Mauro mi fa notare le tette di una tipa che sta mangiando il gelato proprio davanti a noi e mi distraggo.

Ho decisamente bisogno di una vacanza.

22.5.09

Niente. Nonostante le buone intenzioni...

...sto troppo una chiavica per partire per Cremona e partecipare a Nuvolette come previsto.
Al mio posto, nell'incontro con Paola Barbato sul futuro del fumetto Bonelli, ci sarà Michele Medda.
Io, nel frattempo, cercherò di capire il mio di futuro e se è di nuovo ora per un pit-stop  o è solo una cosa che passa.
Mi spiace.

Che uno pensa che sia una persona seria...

Emiliano Mammucari, dico.
Che con uno stile di disegno come il suo... con vestiti come i suoi... con maniere come le sue...
E invece.

Ecco cosa scrive a me e a tutti gli altri allegri compagni della brigata di D&D:

Cari amici e compagni d'arme,
scrivo questa mail per informarmi: davvero dalla settimana prossima giochiamo con i pupazzetti sul tavolo?
se sì io avrei una proposta: perchè non ce li facciamo da soli?
nel senso che si potrebbe fare così: disegnamo il pupazzetto, coloriamo in photoshop, stampiamo su cartoncino e incolliamo su una piccola base.
Allego disegno.
Emi
p.s. 
lo so che tra qualche anno mi vergognerò di aver scritto questa mail...


Sì, Emiliano. Ti vergognerai di aver scritto questa mail.
Ma non tra qualche anno.

Comunque, io ci sto.

Mi scappa una rivista...


Facciamo un'ipotesi.
Facciamo che io sia un editore e abbia una gran voglia di fare una rivista a fumetti perché ne ho l'esigenza culturale e ne veda l'opportunità commerciale. Il problema è che non ho i soldi per farla.
Lascio stare?
Ma non scherziamo... siamo in Italia e in Italia i soldi sono sempre un problema relativo, quando si parla di fare fumetti.

Quello di cui si ho bisogno è  questo:

- dei buoni rapporti con un gran numero di autori che mi vogliono bene per qualche motivo.
Magari perché sono stato il primo a farli pubblicare, magari perché (ai loro occhi) incarno l'idea di un editore romantico e coraggioso, magari per affinità culturali, magari perché sono l'unico disposto a stampare la loro roba (a patto che me la diano gratis, o quasi).
 
- dei buoni contatti con il maggior numero possibile di editori che mi vedano di buon occhio, o che non mi ritengano una minaccia, o che abbiano una qualche affinità culturale o economica con me o che, semplicemente, vedano nella mia rivista una opportunità di farsi pubblicità gratis.

- la possibilità di raggiungere un gran numero di aspiranti autori che non vedono l'ora di pubblicare qualcosa.

-  del materiale d'archivio, magari frutto di qualche altra mia pubblicazione. 

- un Mac collegato a una linea internet abbastanza veloce.

- una manciata di pelo sullo stomaco.

A quel punto, tutto quello che devo fare è aprire la mia "agenda dei favori" (grazie Tom Wolfe per aver dato forma a questo concetto) e cominciare a fare qualche chiamata.

- Hai mica una storia nel cassetto che potresti darmi per la mia rivista? Senza impegno, eh...?

- hai mica tempo di farmi una storiella di un paio di pagine da pubblicare sulla mia rivista... ovviamente senza impegno, eh?

- Ti ricordi quell'idea di cui mi hai parlato che però non interessava a nessun editore perché troppo personale... a me piacerebbe pubblicarla sulla mia nuova rivista, ovviamente senza impegno, sia chiaro.

- Senti, ma quella lunga storia che stai realizzando per tal dei tali... ma dici che tal dei tali sarebbe d'accordo a serializzarla sulla mia rivista che gli facciamo pubblicità? Una cosa così... senza impegno.

Dove la formula "Senza Impegno" sta a significare, gratis o quasi. Ovviamente.

Recuperata una certa quantità di materiale più o meno inedito, per il resto della rivista potrò affidarmi al web (in giro ci sono un mucchio di bravissimi fumettisti che mettono dello splendido materiale inedito sui loro blog e che sarebbero ben disposti a cedermelo gratuitamente in cambio della pubblicazione cartacea), al mio materiale d'archivio e a una serie di articoli scritti di mio pugno (magari con qualche pseudonimo, per non far sembrare che in redazione ci sono solo io e il mio cane Zero) o da qualche penna amica che non ha bisogno dei miei soldi.
Per la grafica... ho un Mac e so come usarlo! Oppure posso sempre farlo fare a quel mio amico grafico, nei ritagli di tempo.

E a questo punto, la rivista è fatta. Tutto quello che devo fare è trovare un tipografo disposto a farsi pagare a 90-120 giorni e eccomi in edicola, proprio come una rivista vera.
Magie del desktop publishing e di un'agenda voluminosa.

Adesso... c'è qualcosa di profondamente sbagliato in tutto questo?
Dipende dall'idea di deontologia professionale che avete.
Per me, sì. Ma non penso che il mio giudizio debba essere assoluto.

Quello che, invece, mi preme sottolineare è che una rivista concepita in questa maniera avrà degli ovvi limiti derivati dal fatto di avere una linea editoriale dettata dagli espedienti produttivi e non da una vera progettualità. In sostanza, sarà il materiale su cui posso mettere le mani a costi ridotti (o nulli) a decretare la linea editoriale della mia rivista e non il contrario.
Certo, se le cose vanno bene e la mia rivista comincia a guadagnare soldi da subito (cosa che può pure accadere, in particolare per i ridotti costi produttivi) in futuro potrò cambiare metodo e iniziare davvero a produrre materiale sulla base della mia visione... ma se le cose non vanno così bene? Se l'unico modo di tenere la rivista in edicola sarà quello di continuare a affidarsi a favori e espedienti? 
La mia rivista sarà sempre il frutto dell'arte, tutta italiana, dell'arrangiarsi.
E nulla di più.


p.s.
Prima che tutti vi mettiate a parlare di Animals... questo topic non parla della rivista di Coniglio e Laura Scarpa. 

p.p.s.
Scherzavo. 
Questo topic parla di Animals.
Ma non solo di Animals.

21.5.09

E finalmente... le Cronache.

Il 27 maggio 2009 alle ore 18:00 presso il Mondadori Multicenter di Via del Corso 472 a Roma, si terrà la presentazione de LE CRONACHE DEL MONDO EMERSO – LE NUOVE AVVENTURE DI NIHAL, il primo di una serie di quattro albi a fumetti ispirati ai romanzi fantasy di Licia Troisi in uscita per Panini Comics.
 
Creato in stretta collaborazione con l’autrice, LE CRONACHE DEL MONDO EMERSO – LE NUOVE AVVENTURE DI NIHAL racconta episodi inediti della vita di Nihal - protagonista della fortunata serie di libri edita da Mondadori – sotto forma di fumetto. L’opera è realizzata da alcuni dei migliori professionisti italiani del settore e impreziosita da scritti inediti di Licia Troisi.
 
All’incontro saranno presenti Licia Troisi, lo sceneggiatore della serie Roberto Recchioni (John Doe, David Murphy: 911, Diabolik, Dylan Dog), il disegnatore Giuseppe Ferrario (Milano Criminale, Justin Supermaxieroe, Il Giornalino) e il direttore editoriale di Panini Comics, Marco M. Lupoi.

QUI trovate la prima parte di un'intervista al sottoscritto su questo progetto e QUI la seconda parte.

20.5.09

Non avrai altro Dio.

Badate all'elfo che ha lo stomaco debole.

Con il ritorno di Werther e mio (in qualità di giocatore), il vecchio party si è riunito. 
All'inizio c'è stato qualche problema di adattamento.
Ma poi il gruppo è tornato a essere la consueta macchina efficiente e ben oliata.
Riccardo Torti è quindi tornato al suo posto di master, amabile come sempre. 
E noi i soliti giocatori collaborativi e per nulla nerd. 
In sostanza, la solita serata piacevole. Anche Giulio si è divertito un sacco. 

19.5.09

'Nuff Said.

De:Code N.2

E' uscito il nuovo numero di De:Code, tutto dedicato al fumetto zombie.
Lo trovate QUI.
Dentro c'è pure la mia guida a come si scrivono i fumetti a base di non-morti.

18.5.09

[Fiera del Libro di Torino] Ciao, sono il tuo ufficio stampa. Esattamente chi dovresti da essere?



Siamo all'interno della fiera, allo stand Pan.
Marco Schiavone ha in mano il nuovo volume di A Panda Piace, Loudon, il Peter Pan di Losiel (finalmente presentato in un'unica soluzione e in una edizione degna) e il fumetto dei Ghostbusters. Con noi ci sono Marco Rizzo, Andrea Ferrari e una ragazza carina e dall'aria simpatica.

- La conosci Maria Rosaria? E' il nostro nuovo ufficio stampa...
- Certo. Ci siamo visti a Milano e pure a Napoli... ciao Maria Grazia!
- Tu non sei Giacomo Bevilacqua.
- In effetti, no...

Maria Antonia a quel punto sembra delusa, poi vede che, giusto dietro di me, c'è un giovane ragazzo intento ad attaccare adesivi sulla schiena di inconsapevoli visitatori della manifestazione. Lo sguardo di Maria Alberta si illumina. La minuscola ragazza effettua una finta a destra, poi scatta verso sinistra, scartandomi abilmente e si invola  verso l'amabile creatore di A Panda Piace, lo piglia per la manica (impedendogli di fargli taggare una suora di passaggio) e comincia a informarlo di tutte le interviste e le varie occasioni di far parlare del suo lavoro che lei ha approntato per lui. 

- Dicevo... io sono Roberto Recchioni. Hai presente, "Ucciderò ANCORA Billy the Kid", "Battaglia"...
- Sì, sì... quella roba era già stata edita prima che mi assumessero. Fai qualcosa di nuovo e vedrò di trovarti un buco in agenda. Adesso scusami ma devo portare Giacomo al trucco.

Subito dopo Maria Costanza comincia a diramare un comunicato stampa in cui informa la nazione che Giacomo Bevilacqua, il geniale autore di A Panda Piace, è arrivato in fiera (insieme al suo servo muto evestito con un ridicolo K-Way giallo) sano e salvo, un poco stanco e che gradirebbe un caffè. Al vetro.

- Il nostro ufficio stampa è molto zelante.
- Lo vedo. Vado a farmi un giro.

La fiera del libro di Torino è davvero grande e piuttosto ricca. Non è Francoforte, ok... ma non è nemmeno una fiera di fumetti. I grandi editori hanno stand faraonici e pure i piccoli fanno di tutto per mettersi in mostra, in giro ci sono le celebrità, le televisioni, le radio, tonnellate di giornalisti e via dicendo. E' un salone di livello internazionale e si vede.
E io non posso fare a meno di pensare che quando gli editori si lamentano del fatto che in Italia vengono letti solamente 1,5 libri pro-capite all'anno, poi si scordano sempre di dire che questa media produce un totale di 90 milioni di libri, una cifra mica da ridere. Ma del resto, voi avete mai sentito un commerciante che dice che gli affari gli vanno bene?
In giro per la fiera c'è uno spazio sempre più rilevante per i fumetti, sia nello spazio appositamente dedicato, sia negli stand dei vari editori e distributori.
Forse quelli che continuano a ripetere che gli allegati ai quotidiani non sono serviti a nulla e che nel nostro settore c'è sempre più crisi, farebbero bene a mettere il naso fuori dal loro condominio per vedere che le cose si stanno muovendo, e pure in fretta.

Mentre cammino sento due ragazzi che parlottano tra di loro a proposito del fatto che Giacomo Bevilacqua, l'incredibile autore di A Panda Piace è andato al bagno e si è molto lamentato dei servizi igienici della fiera. lo hanno letto in comunicato del suo ufficio stampa.

Per i vari corridoi incappo in un mucchio di colleghi, tra cui l'immenso Paolo Bacilieri (c'è il suo secondo Jan Dix in edicola, compratelo!), Tito Faraci (che presenta il suo Cane Piero), Luca Enoch, Francesco Ripoli, Paolo Armitano e Davide Furnò e molti altri.
Un tipo francese con una copia di Battailes (l'edizione francese di Battaglia: le guerre di Pietro) mi placca e mi chiede quando sarò disponibile per una firma e un disegno. Sono quasi commosso, piglio il francese e me lo trascino dietro per farlo vedere a Maria Petrilla.

Nel frattempo, Giacomo ha scoperto la potenza del badge.
Lo trovo in un corridoio all'aperto, fermo davanti all'entrata della fiera, a dare indicazioni sbagliate alla gente che passa. A un certo punto, esibendo con fare convinto il suo pass (su cui c'è scritto "OSPITE" in maniera piuttosto chiara) si avvicina a un gruppo di vecchietti seduti su di una specie di panchina, sotto a una statua. In meno di tre minuti convince tutti che non possono restare seduti in quel punto, che è vietato e che se insistono il quel loro pernicioso comportamento, dovrà far arrivare un superiore. I vecchini si alzano. Uno recupera a fatica il deambulatore. A quel punto Giacomo comincia a dire che i cornettari di Torino dovranno chiudere a mezzanotte d'ora in poi e che è colpa di Romanzo Criminale se poi ci sono tanti ragazzi con il coltello in tasca, in giro per la fiera.
Gli togliamo il badge e sembra calmarsi.
Maria Mario ha già diramato due nuovi comunicati stampa in cui informa l'Italia che Giacomo Bevilacqua, il meraviglioso autore di A Panda Piace, sarà un dittatore severo ma giusto e che lei pensa che farà proprio un buon lavoro.

[Fiera del Libro di Torino] Galleggiano. Qui galleggiano tutti.

A Torino piove.
E manco poco.
Entrando al Lingotto occhieggio la vetrina di un negozio di sport che espone in maniera massiccia i prodotti ufficiali della K-Way. Minchia, è da quando sono ragazzino che non ho un K-Way. Come ho fatto a vivere per trent'anni senza? Entro nel negozio e senza pensarci troppo ne piglio uno giallo (lo stesso punto di giallo che, nella mia fantasia, ha l'impermeabile di George Denbrough) e mi fiondo alla cassa.
- Fanno settanta euri
- Prego?
- Segua il labiale... SETTANTA EURO.
- Ma dice a me? Guardi che io pago solo questo robino...
- Eh, appunto. Quello costa.
- Io mi ricordavo che i K-Way costavano, al massimo, ventimila lire!
- Hanno riposizionato il marchio.
- Sarebbe a dire?
- Senta... lo vuole o no questo K-Way? Mica posso spiegarle i segreti del commercio, eh?
Solo un pazzo spenderebbe settanta euro per un pezzo di plastica gialla che diventa una palletta da portarsi appesa ai fianchi. Non c'è madeleine proustina che tenga... settanta euro sono troppi, porcocazzo.

- Carta o Bancomat?
- Bancomat.
Mi merito che un mostro nel tombino mi strappi un braccio.
(continua)

[Fiera del Libro di Torino] Tra gli Amici e i Bevilacqua.


Le cose hanno preso una piega strana già dall'imbarco.
Io e Giacomo Bevilacqua siamo in fila per il check-in e commentiamo una ragazzetta che sta davanti a noi: è alta due mele e un cazzo, è accompagnata da un entourage di improbabili amici ed è vestita che ti verrebbe voglia di pestarla con il crick.

- 'Mazza quella nana deforme come se la tira...
- Ma dai che ha un suo perché...
- Non me la scoperebbi manco con il cazzo di un altro! Ma poi, guarda che gente si tira dietro... ma che è? Il circo Togni?!
A quel punto un gruppetto di ragazzine isteriche si proiettano verso la nana deforme e gli chiedono l'autografo e di farsi la foto con loro.
Giacomo chiede lumi sul quell'esemplare di femmina palolitica a una ragazza che, tutta eccitata, gli risponde.
- E' Alessandra Amoroso, quella che ha vinto AMICI!!
'Sti cazzi, penso io.
Giacomo cerca di fare il simpatico con la ragazza e gli dice che invece a lui deve essere andata male perché ha vinto un solo amico in quel viaggio: io.
La ragazza non ride. Gli standard della comicità del popolo italiano sono diventati altissimi da quando c'è Silvio a capo del governo.

Saliamo in aereo. La tribù degli Amici si impegna a fondo per recitare appieno la parte dello stereotipo: starnazzano, usano il cellulare, non rimangono nei loro posti, cagano il cazzo a tutti gli altri passeggeri e sono assolutamente odiosi come uno si aspetterebbe che dei sottoprodotti televisivi dovrebbero essere.
Io sto seduto in mezzo a Giacomo e a un vecchio dall'aria scorbutica che sfoga tutta la sua irritazione per la situazione con una hostess, rea di avergli spostato la giacca per far spazio alla valigia di uno dei coglioni telecatodici.
- Le femmine quando nascono sbagliate... nascono sbagliate!
Dice il vecchio alla hostess.
La hostess borbotta qualcosa che non capisco ma che potrebbe suonare come "ti sputerò nel caffè, vecchio di merda".
Inarco le sopracciglia e cerco di sprofondare in un articolo di Vanity Fair la cui lettura, mi assicura la rivista, non dovrebbe rubarmi più di sette minuti della mia vita.
Uno dal fondo dell'aereo invita qualcun altro a bere la sua acqua.
Giacomo e il vecchio alzano di scatto la testa.
- Hanno detto Bevilacqua?
Chiede Giacomo.
- Mi pare.
Dice il vecchio.
- No perché io mi chiamo così.
- Anch'io.
- Giacomo.
- Alberto.
Io penso alla copia de La Califfa nella libreria di mia madre e a I Tre Volti del Terrore di Bava e poi realizzo che sono a bordo di un aereo con uno scrittore scorbutico e famoso, una starlette e il suo entourage e un fumettaro/comico/intrattenitore. Non sarà l'Oceanic 815 ma le possibilità di schiantarci su un'isola misteriosa sono piuttosto alte.
Decolliamo.
Il giovane Bevilacqua di lamenta che la sua aranciata è salata, quello vecchio che il suo caffè ha un sapore strano.
Gli Amici non sono per nulla amichevoli e il volo è una merda tra turbolenze, vuoti d'aria e quanto altro.
Ma a Torino ci arriviamo lo stesso.
Sono quasi deluso... mi ero già visto con in mano un fucile d'assalto a gridare alla folla di sopravissuti che da quel momento in poi c'era un nuovo sceriffo in città e a dare a tutti dei buffi soprannomi.

(continua)

15.5.09

Fiera del libro di Torino.

Tra un volo in aereo con Giacomo Bevilaqua, Alberto Bevilacqua e tutti i ragazzi di "Amici" le cose sono iniziate in maniera surreale. Gli aggiornamenti in diretta li trovate sul mio Twitter (da qualche parte nella colonnina di destra).

14.5.09

Tag-Team Dylaniato.

La nuova sceneggiatura di Dylan Dog che sto scrivendo per Bruno Brinidisi (la terza che realizzo per lui) sarà opera mia e di Mauro Uzzeo, con cui sto lavorando a quattro mani.
Mauro, oltre che un amico, è un validissimo sceneggiatore di fumetti e un regista che ha all'attivo un certo numero di video musicali di artisti internazionali, alcuni spot televisivi piuttosto noti, il lungometraggio delle Winx (come seconda regia) e il booktrailer di Mani Nude di Paola Barbato. E ama Dylan alla follia.
Alcuni amici e colleghi restano sempre sorpresi dal fatto che io cerchi spesso la collaborazione con altri sceneggiatori per lavorare in coppia ma per me non c'è nulla di strano, anzi... mi diverto molto di più in questa maniera.  Il nostro è un lavoro piuttosto solitario e certe volte è bello avere qualcuno con cui far rimbalzare le idee, specie se quel qualcuno è dotato di talento e spirito critico. E' stato così con Lorenzo e con Tito (anche se quello che abbiamo scritto insieme non è mai uscito), è così con Mauro e con Licia e spero che sarà così anche con altri sceneggiatori con cui sto iniziando a costruire qualcosa (anche per Dylan).
Credo che sia stato proprio Lorenzo a insegnarmi che il gioco di squadra è spesso più divertente e proficuo della soluzione personale e per quanto mi piaccia da morire essere sotto la luce dei riflettori, non credo che qualcuno che stia accanto a me sul palco possa oscurarmela in nessuna maniera.
Adesso rimane solo un dubbio: è che sono talmente borioso da non temere la concorrenza o è solo che sono tranquillo come un piccolo Fonzie? O sono tranquillamente borioso?!

12.5.09

CARAVAN!

Ma quanto è bella questa copertina?
La scimmia per questa nuova fatica di Medda sta salendomi imperiosa sulla schiena!

A Pitone piacciono le cameriere...

- Allora, Giacomo... la cameriera che hai sedotto è offesa con te perché è la seconda volta che ti intrufoli a casa del suo padrone per fare l'amore con lei e non le hai mai portato un mazzo di fiori, un gioiello, dei dolcetti...

- Le dico che lungo la strada mi è capitato di trovare una moneta d'oro in terra... e quella moneta era talmente bella e risplendente che mi ha fatto pensare a lei.

- Quindi?

- Quindi gliela regalo.

- Giacomo... stai sul serio offrendo del denaro alla ragazza che vuoi far innamorare di te?

- Sì... Perché? Che c'è di sbagliato?!

- La ragazza va su tutte le furie e si mette a strillare. Pensa che tu la stia trattando come una puttana e vuole che tu esca subito dalla casa.

- Ennò. Dalla casa mica posso andarmene... devo prima rubarle le chiavi a 'sta troia!

- Quindi?

- La colpisco con un pugno per farla svenire.

- ...lancia il dado.

- Ho fatto due.

- L'hai mancata.

- Alt. C'ho il potere elfico... posso rilanciare!

- Ti rendi conto di quanto deve essere ridicola questa scena, vista da fuori?

- Fregancà. 19. Colpita. Tiro i danni... 14.

- E' svenuta.

- La getto fuori dalla finestra.

- Te lo ricordi che fuori dalla finestra c'è il pitone gigante che fa guardia al giardino del padrone della cameriera?

- Sì.

- Capisco... Riccardo, tu vuoi fare qualcosa nel frattempo?

- Fremo dalla vergogna e mi chiedo cosa ci faccio qui.

- E tu, Emiliano?

- Valuto le opzioni di un nuovo impiego... non ho capito, ma questa "Anonima Scagnozzi", li paga i contributi?

- Giulio...?

- Posso dare fuoco alla casa mentre Giacomo getta in pasto la cameriera al pitone??

- Sigh.


Meno male che dalla prossima avventura torno a giocare.

Va' che bellino...


Il mattone che la Dark Horse ha da poco dato alle stampe contenete tutte le storie di Dylan Dog pubblicate in America.
Alcune notarelle:

- la grafica, pur essendo fedelissima a quella dell'edizione italiana, ha subito dei piccoli ritocchi che la rendono più accattivante e attuale.

- 7 albi di Dylan Dog riuniti insieme fanno proprio un bell'effetto e il volume è comunque comodo e leggibile.

- gli americani non si vergognano affatto (e fanno bene) a mettere ben in evidenza quante copie Dylan Dog ha venduto nel mondo (in copertina campeggia la scritta: more than 56 milion copies sold wolrdwide!).

- Groucho (pardon, Felix) è inguardabile senza baffi.

- Mignola gli puoi dare da disegnare qualsiasi cosa... tanto lui disegna sempre Hellboy.

Parole a perdere.


DI-GNI-TA': la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. 
DI-GNI-TA'.


Lemmadignità
Sillabazione/Fonetica[di-gni-tà]
EtimologiaDal lat. dignita¯te(m), deriv. di di°gnus 'degno'
Definizioneant. degnità, s. f
1 nobiltà morale che deriva all'uomo dalla sua natura, dalle sue qualità, e insieme rispetto che egli ha di sé e suscita negli altri in virtù di tale sua condizione: comportarsi con dignitàuna persona priva di dignitàdifendere la propria dignità | decoro, rispettabilità: la dignità di un'istituzione | aspetto nobile e severo: la dignità di un volto 
2 grado, ufficio elevato: dignità cardinalizia | spec. pl. (rar.) persona insignita di un'alta carica 
3 (ant.) principio filosofico generale; postulato, assioma.


11.5.09

Romolo e Remo

Da quando ho smesso di disegnare per campare, m'è sempre rimasta la voglia di fare qualcosa di personale, seguendo l'ispirazione del caso. Di solito parto con le migliori delle intenzioni, trovo un'idea che mi piace, mi compro un sacco di libri per approfondirla, mi vedo un sacco di film, scarico tonnellate di documentazione, poi mi metto al tavolo da disegno, faccio un paio di tavole, mi deprimo per il risultato ottenuto e fermo tutto.
E' stato così per Caravaggio, per I Bravi e, naturalmente, per Romolo e Remo.
Comincio a pensare che il problema sia più nelle storie che scelgo di affrontare che nella mano.
Ma forse no.

Semiliberi.

Sta facendo il giro della rete ma un pelo di visibilità in più non guasta mai.

9.5.09

Dagli all'alieno extracomunitario!


Che Neil Blomkamp fosse bravo, lo avevamo già capito dai suoi splendidi corti realizzati per Halo 3.

La conferma successiva era arrivata con Alive in Jomberg, un bel corto che partiva dalla felice intuizione di un film mediocre come Alien Nation, la ibridava con suggestioni documentaristiche stile di Diary of The Dead, Cloverfield e Rec, aggiungendo al mix delle trovate prese di peso da videogiochi come il già citato Halo 3 e lo straordinario Half-Life 2.
Adesso, Peter Jackson ha deciso di dare la possibilità a Blomkamp di trasformare quel corto in un lungometraggio: District 9Al primo impatto, mi viene da pensare che District 9 abbia perso qualcosa dello stile realistico e da documentario di Alive in Jonberg ma, nonostante questo, fremo dalla voglia di vederlo.

[RECE] Star Trek

Bello con qualche riserva.
Nel senso che è un film che riesce a fare malissimo le cose più semplici (la trama vera e propria, che è piena di buchi, coincidenze e situazioni illogiche) e che invece fa benissimo quelle più difficili (come rinnovare senza tradire il materiale classico, dare corpo e anima ai personaggi e, soprattutto, coinvolgere emozionalmente gli spettatori vecchi e nuovi).
Buona la regia, più che discreti gli effetti, ottima la prova del cast al completo con punte d'eccellenza per Zachary Quinto e Chris Pine.
Del tutto ingiustificate le critiche dei trekkisti duri e puri: il film trova una via credibile, elegante e anche molto coerente con lo spirito della serie, per prendersi le sue libertà con i personaggi e la loro storia e lo fa senza andare a intaccare nulla di quanto è già stato raccontato in precedenza e condendo il tutto con divertenti strizzate d'occhio per gli amanti della serie classica, come certe battute di McCoy (ben interpretato da Carl Urban), il test della Kobayashi Maru, il ritorno in scena dell'insettino già visto in  l'Ira di Khan, la morte del tipo con l'uniforme rossa (e qui il pensiero è volato subito al magnifico Galaxy Quest e a una memorabile puntata di South Park) e, naturalmente, Leonard Nimoy.
Oltretutto, a parte lo spazio, i botti, i viaggi nel tempo e quella gran gnocca di Zoe Saldana, la pellicola vince sul piano dell'emozione e del coinvolgimento e merita di essere vista anche solo per questi aspetti.
Insomma: più che consigliato.

Nota a margine numero 1: dopo Alias, quel maledetto di Abrams è riuscito di nuovo a far tornare in scena l'inutile "palla rossa di Rambaldi" (qui interpreta la parte della "materia rossa") e la "Slusho" di Lost e Cloverfield

Nota a margine numero 2: Eric Bana è pessimo e Wynona Ryder non è da meno.

Nota a margine numero 3: Simon Pegg è sempre più il mio eroe personale.

8.5.09

Contrattempo.

Ho aspettato fino all'ultimo per vedere se riuscivo a risolvere ma niente. Non ci sarò a Full Comics. Scusate.

6.5.09

Allora, ci abbiamo pensato e abbiamo deciso... diamo fuoco a tutta la città.


- Bene, visto che siamo tutti, possiamo cominciare.

- Come sarebbe a dire che siamo tutti? E il Goliath Barbaro?

- Il richiamo della natura lo ha spinto ad allontanarsi dal gruppo per qualche tempo ma dice che non si scorderà dei suoi compagni di battaglie e che tornerà nel momento del bisogno.

- Vuol dire che questa sera Werther c'ha pisciato?

- Esatto.

Su queste note si è aperta la serata di ieri dedicata a D&D.
Devo dire che è stata una partita bizzarra e divertente.
Specie quando Riccardo ha deciso di pagare i coboldi invece di catturarli con la forza.
O quando il gruppo ha unanimemente stabilito che il metodo più sicuro per risolvere una situazione spinosa, qualsiasi tipo di situazione spinosa, sia dare fuoco a qualcosa.
O quando Giacomo si è comprato un completo da mafioso (un mafioso fantasy, sia chiaro) solo perché così era più figo e tutto il resto del gruppo lo ha seguito e adesso il party se ne va in giro conciato come i protagonisti di Sun Ken Rock

C'è da dire che pure io ci sto mettendo del mio per rendere il tutto ancora più surreale e sopra le righe. Basti dire che adesso l'avventura si incentra sulla ristrutturazione di un Dungeon/Casinò da parte della Mafia delle Ombre. Il tutto ha assunto dei toni che stanno a mezza via tra Casinò, Scarface e Dungeon Keeper.
O, se volete, tra Il Padrino e Il Signore degli Anelli.

La palma del miglior disegno andrebbe a Emiliano...

...purtroppo per lui, il prode Giulio ha deciso di dare a tutti noi poveri imbrattacarte una dimostrazione pratica del metodo Stanislavskij applicato al disegno, realizzando una mirabile illustrazione del nostro party, visto attraverso gli occhi di un coboldo.
Genio puro.

p.s.
quello in piedi sul tetto della casina, intento a pisciare, è Giacomo.

[COVER] John Doe 74



Un buco nel cielo.
Di Recchioni e Dall'Oglio.