28.10.09

Circolare, circolare, non c'è nulla da vedere!


Si parte.
I miei appuntamenti li trovate QUI.
Per la cronaca in diretta dal salone del fumetto e dei giochi di Lucca, tenete d'occhio il mio Twitter.
Ci vediamo al ritorno.

[RECE] Wolfmother: Cosmic Egg


Se seguite questo blog da qualche tempo, saprete che io ascolto ogni genere di musica: hard & heavy.
Detto questo, non sono uno di quegli inutili dinosauri che vanno lamentandosi che in giro non ci sono band nuove che vale la pena di ascoltare.
E' solo che ce ne sono poche.
E' per questo che sono sempre alla disperata ricerca di qualche band di semplice e onesto Hard Rock, composta da gente sotto i trent'anni e con le palle che gli fumano.
Il problema è che ho sfiga.
Qualche anno fa ero pronto a scommettere su quattro gruppi:
- Gli Hurricane Party (poi diventati Roadstar)

I primi si sono sciolti dopo due ottimi album e un EP. Il secondo album dei The Aswer è stata una cocente delusione e la stessa cosa è accaduta anche per il secondo disco dei Blackstone Cherry, anche se in tono minore. I Wolfmother, che erano quelli che del novero mi piacevano di più e che avevano anche avuto il maggior successo e risalto, hanno perso tutti i membri della band tranne uno, Andrew Stockdale, il cantante e leader del gruppo e adesso, con una nuova formazione, si sono presentati con il loro secondo disco. Devo ammettere che ero piuttosto scettico prima dell'ascolto.
E cazzo se mi sbagliavo.
Cosmic Egg è un signor disco, superiore sotto ogni punto di vista all'album d'esordio della band.
Le danze si aprono con un pezzo decisamente catchy come California Queen.
Giro di basso martellante e una chitarrina sleazy che quasi pensi di esserti confuso e aver fatto partire per sbaglio il secondo album dei Velvet Revolver quando ecco che il pezzo si apre in due ispirate sezioni squisitamente Black Sabbath.
Il brano è bello e dal vivo farà furore, però soffre esattamente degli stessi difetti del primo album dei Wolfmother: troppo derivativo e troppo facile.
Se il resto dell'album fosse tutto sullo stesso registro ci troveremo davanti a un secondo fenomeno Jet. E per quanto la faccia dai culo dei Jet mi diverta, di gruppetti del genere, che non sanno inventari un giro nemmeno ne andasse della loro stessa vita, ne ho le palle piene.
Fortunatamente il resto di Cosmic Egg si muove su un registro diverso.
Per carità, niente di innovativo o che esca dal solco di una tradizione ben consolidata (da altri), ma almeno c'è l'aspirazione a fare qualcosa di vero e di sentito.
Ok, i testi sono abbastanza ridicoli, ma Stockdale, che ha una voce in stile Plant ma canta come Ozzy, li nobilita alla grande, la sezione basso-batteria è aggressiva e potente mentre la chitarra alterna fasi da certosino virtuosismo in stile Deppe Purple, a schitarrate sguaiate e volgari da erezione immediata.
Per il resto, poco di nuovo sotto il sole: i rimandi al sacro trittico dell'hard rock (Sabbath, Zeppelin, Purple) ci sono tutti ma questa volta all'orecchio arrivano anche suggestioni dei migliori Beatles (che sono quelli di Sgt. Pepper e del White Album, per la cronaca).
L'album, nella sua interezza, appare più complesso e complicato del precedente ma non è un male perché quello che ha ceduto in immediatezza, lo ha acquistato in profondità. Forse non vi catturerà da subito ma lo ascolterete per più tempo.
Ultime due parole sulla produzione: pulita, presente ma non invasiva, migliore rispetto a quella del primo album.
Il disco è venduto in due versione: la regular (12 tracce) e la deluxe (per il mercato Giapponese e composta di 16 tracce).

In tempi di magra come questi (ma lo avete sentito quanto è inutile l'ultimo album dei Kiss?) un disco come questo è consigliatissimo.

...che poi non è un problema.

Il tono di questo blog è cambiato spesso e volentieri da quando l'ho aperto.
Negli ultimi tempi, per esempio, è meno intimo.
Parla più a voi che a me stesso e non sono troppo sicuro che questa cosa mi piaccia.

Il problema è che non scrivo più la notte.
Avete presente quei silenzi tra due persone che si conoscono da poco? Quelli che, per dirla con le parole di Mia Wallace, mettono a disagio, dico.
Ecco, quando la mia casa è vuota, quando non c'è la musica a tutto volume, quando le persone non entrano e non escono continuamente, quando il cane e il gatto, uno solo adesso, finalmente dormono, ecco, in quei momenti io mi sento a disagio. E' il disagio di me stesso.
Siamo rimasti soli. Io e lui. Che poi dovrei dire io e io. E che cazzo mi dico, adesso?
Che mica possiamo restare zitti tutta la notte, no? E' pure rimasta una sola sigareta e se non dico qualcosa finisce che se la fuma lui.
Gli parlo del del calcio? Macchè, meglio lasciar perdere quest'anno, và.
Di politica nemmeno che poi parte con le sue filippe, eccheduecoglioni.
E allora buttagliela sui videogiochi. E' un bambacione, coi videogiochi c'hai gioco facile!

Certo che Uncharted 2 è proprio bello, eh?
. Dice lui.
E dovresti vedere che figata quando il palazzo inizia a crollare e tu devi riuscire a saltare in quello accanto!
Me lo ricordo. Lo abbiamo fatto insieme quel livello.
Ah, già.

E se invece aspetti e lasci fare a lui la mossa? Vediamo che ha da dirti, questo stronzo.
E dopo una pausa infinitamente lunga, lui parla.
Che sarebbe meglio che stesse zitto, visto quello che ha da dire.
Della bellezza del viaggio e della poca importanza della meta, di come le palle di cristallo con la neve dentro sono belle e ordinate viste da fuori ma che poi, se le apri, diventano un casino. Che lui ha capito che è inutile collezionarle e che vorrebbe andarci a vivere dentro a una di quelle palle, ma che poi non se fa niente perché conosce il trucco e non funzionerebbe. Che la tua palla di cristallo te la devi costruire ma è difficile farne una abbastanza grande da non vedere il tuo riflesso, quando ti guardi intorno.
Poi, come al solito, comincia a parlarti di Guerre Stellari.
Non c'è mai un cazzo di discorso che non comprenda uno Jedi o le le molestie che Leia può o non può aver subito da parte di Jabba.
E le ha subite, statene certi.
Quell'Hutt ha fatto passare le pene dell'inferno a quel culetto Jedi, statene sicuri!

Poi lui ti chiede:
quando il tuo cuore chiama, tu come rispondi?
Non ho capito la domanda.
Dico io.
Però sono sicuro che ha ricominciato a imbottirti la testa di quelle cazzate giapponesi, vero?
E allora ci stringiamo nelle spalle. Accendiamo una sigaretta e ce la dividiamo come fossimo Caino e Caino.

Il problema è che non scrivo più la notte.
Tutto qua.



27.10.09

Mater Morbi Motion Poster

Ci farà compagnia per i prossimi due mesi nella colonnina a fianco ma non resistevo alla voglia di metterla in formato più grande, almeno per oggi.

Mater Morbi - (motion poster) from Massimo Carnevale on Vimeo.

Guzzanti non passa mai di moda. Rutelli, fortunatamente, sì.


Rutelli ci dice che intraprenderà un percorso personale.
Per la strada la gente si strappa le vesti.
Nel frattempo, Guzzanti ci viene incontro con un video d'annata, di rara attualità.

Dov'è RRobe?


Ecco la mia agenda:

Giovedì 29 ottobre
Palazzo Ducale
Ore 17 e 45

"COMICS TALK IV: sezione 1"
Crossmedia = CrossComics: verso un nuovo fumetto?
Conferenza sulle nuove piattaforme per il fumetto.
Intervengono:
- Gianfranco Cordara (Managing Editor New Media Disney Publishing)
- Roberto Recchioni (scrittore, fumettista, videogiocatore)
- Antonio Sofi (Giornalista, editor webmagazine Coreingrapho)
- Andrea Artusi (autore, responsabile creativo Arte Aumentata)
L'incontro sarà moderato da Antonio Dini (il Sole 24 ore).


Venerdì 30 ottobre
stand Sergio Bonelli Editore
Ore 12

Firme della stampa dedicata a Dylan Dog


Sabato 31 ottobre
Sala Incontri Camera di Commercio
Ore 16
"Io e Dylan..."
Incontro con gli sceneggiatori dello staff di Dylan Dog.
Intervengono:
- Paola Barbato
- Giovanni Di Gregorio
- Tito Faraci
- Roberto Recchioni
- Pasquale Ruju

p.s.
mi trovate Wally nel disegno qui sopra, per favore?

Mad! a Lucca.

Venerdì 30 ottobre, alle ore 12 e 45, nella sala incontri Giovanni Ingellis di Lucca Comics & Games, Joe Madureira parteciperà a un incontro sui fumetti e i videogiochi.
Se un annuncio del genere fosse stato fatto solo 5 anni fa, a Lucca si sarebbe generato il delirio.
Adesso, invece, la partecipazione di Madureira al salone del fumetto toscano passa quasi sotto silenzio.
Sarà forse che Mad non viene in virtù di fumettista quanto di creatore di videogiochi (immagino che presenterà l'imminente Darksiders), sarà che i suoi Ultimates erano una mezza porcata... ma io sono a dir poco felice di poterlo incontrare. Anzi, quasi, quasi, mi porto due sue tavole originali che ho comprato qualche anno fa e me le faccio firmare.
Magari però, non è il caso di dirgli che gli ho dato del cazzone dall'editoriale dell'edizione italiana di Cliffhanger!

Calavera: apocrypha 2

Presto o tardi mi ci metterò e farò una storia lunga di rape and revenge, giuro.

26.10.09

Farsi del male.

Sul sito della Bonelli sono usciti i disegni delle stampe che verranno distribuite a Lucca, compresa la mia...

...che purtroppo non è questa, che è di Carnevale...

...e nemmeno questa, che è di Brindisi...

...ma questa.

Non capisco perché ma, sul sito della Bonelli, la mia illustrazione è tutta grigia e non contrastata (speriamo che la stampa non sia venuta così).

QUI trovate tutte le altre illustrazioni.

[RECE] The Dome

Stephen King
Sperlin & Kupfer
23,90 euro.

Nella mia opinione, la produzione di Stephen King si divide in cinque fasi:
la prima, quella giovanile, in cui aveva un mucchio di idee, uno stile di scrittura non ancora saldissimo (per quanto molto efficace) e voleva conquistare il mondo (grossomodo questo periodo si dipana da Carrie a La Zona Morta), la seconda, quella della sbornia di celebrità, della droga e tutto il resto, in cui lo stile di scrittura si affina e la macchina della creatività è un motore oscuro, crudele, feroce e ispirato (diciamo da L'Incendiaria a Misery), la terza, quella del recupero della sobrietà e dell'imborghesimento (da Le Creature del Buio al Miglio Verde).
Poi ci sono gli anni subito successivi all'incidente, in cui King non fa altro che tirare fuori qualche "ghianda" dalla sua riserva, sistemarla un pochettino e darla alle stampe (chi ha letto Mucchio d'ossa capirà di cosa parlo), mentre si affanna a terminare il ciclo della Torre Nera.
E infine, c'è l'ultima fase, quella attuale, quella della ripresa, quella in cui lo scrittore del Maine sta faticosamente cercando di tornare a essere quello che era.
E se volete la mia opinione, ci sta riuscendo bene.
Perché a cominciare da Colorado Kid (una squisita crime novel di provincia), passando per il mezzo passo falso di The Cell, esplorando un territorio del tutto inedito con La Storia di Lisey, tornando ai suoi abituali scenari con Duma Key (che, finale a parte, è un gran bel romanzo) e confezionando una delle sue migliori antologie di racconti (Al Crepuscolo), King ha fatto un percorso di recupero prodigioso che lo ha portato a questo The Dome in una forma splendida.

Rispetto alle consuete tematiche di King, il romanzo non è nulla di nuovo:
un evento innaturale isola una piccola comunità di personaggi (meno piccola del solito, in questo caso) e li costringe confrontarsi con la loro natura. L'origine dell'evento innaturale non è importante ai fini della narrazione (anche se una spiegazione viene data), i suoi effetti sì.
Per tutto il romanzo (come in tanti altri romanzi precedenti dell'autore) King continua a dare addosso alle umane ipocrisie e debolezze, ai fanatici religiosi, ai politici, a un Dio menefreghista quando non crudele, alle piccole comunità, all'inefficienza del governo federale e, a conti fatti, alla società in generale. La visione del mondo di King continua a essere la più pessimista e nera possibile, illuminata solamente a sprazzi dalla buona volontà dei singoli individui. In poche parole, King sembra nutrire un completa sfiducia nei confronti dell'umanità ma ripone ancora qualche piccola speranza nell'uomo.
Ma se le tematiche sono sempre quelle (e, di conseguenza, anche la maggior parte delle figure archetipe che costituiscono il cast di personaggi risponde a modelli già noti), è sul piano dello stile che King vince la sua battaglia.
Una delle cose che è sempre stata sottolineata troppo poco è che King è uno scrittore che legge molto e che ruba il mestiere con gli occhi. Il suo debito nei confronti di Matheson è cosa arcinota, ma il Re non si è nutrito di sola letteratura horror e, soprattutto, è uno che continua a studiare. Tanto è vero che in questo The Dome riecheggiano con forza alcune soluzioni usate da Michel Faber nel magnifico Il Petalo Cremisi e il Bianco (che, per la cronaca, è uno dei migliori libri che mi sia capitato di leggere negli ultimi... vent'anni, forse?), un romanzo che sembra lontanissimo dallo stile di King ma che in The Dome viene omaggiato in più punti.
Lo stile narrativo che King utilizza in questo The Dome è, come di consueto, avvincente, solido e caratterizzato dalla sua tipica voce ma, rispetto al solito, è anche più ironico, sferzante e insolitamente evidente rispetto alla sua cifra consueta.
In poche parole, la cosa migliore dell'ultima fatica del buon vecchio zio Stephen King, è la sua qualità di scrittura. Prima ancora della storia (che è buona ma non certo nuova), dei personaggi (che sono belli ma forse privi di quella scintilla di vita in più che avevano, giusto per fare un esempio di un romanzo simile, i protagonisti de L'Ombra dello Scorpione) e del finale (che è migliore di tante altre opere di King ma non pienamente soddisfacente).
Per me è una lettura altamente consigliata: per cominciare a leggere King o per riappacificarsi con lui.

25.10.09

Calavera: apocrypha


Enrico Teodorani è una specie di istituzione per l'underground italiano. E' in giro da un pezzo (mi ricordo le sue lettere e proposte alle redazioni di varie testate quando io portavo ancora i calzoncini corti) e da anni sta portando avanti con coerenza e caparbia determinazione la sua visione del fumetto. Djustine, il suo personaggio più famoso, è nato sulle pagine di albetti fotocopiati (ma distribuiti nella scena undreground di tutto il mondo) e adesso viene editata in Italia da Coniglio Editore e in America dalla Carnal Comics. Sempre per il mercato americano, Teodorani è da anni uno dei principali sceneggiatori di Femforce e collabora con l'immenso Tim Vigil, il creatore di quel capolavoro disturbante che è Faust.
Dalla collaborazione tra Vigil e Teodorani è nata Calavera.
Il volume Calavera: apocrypha ospiterà interpretazioni del personaggio di Teodorani e Vigil realizzate da altri autori di varie estrazioni. Tra gli altri, Teodorani ha pensato bene di coinvolgere anche me, che ho accettato con piacere (se volete sapere chi sono gli altri autori coinvolti buttate uno sguardo al blog di Teodorani che ho linkato all'inizio).
Quella qui sopra è la prima tavola della storia di due pagine che comporrà il mio contributo.

24.10.09

[RECE] Bruno


Carino.
Ma a Borat non gli lustra nemmeno le scarpe.
Il problema è che rispetto alla pellicola precedente di Sasha Baron Cohen, le parti in candid camera sono predominanti sulle parti fiction e non sempre servono il ritmo del film, che risulta quindi, piuttosto discontinuo. Per il resto, poco da dire: Cohen è un pazzo e un genio, pronto a sacrificare la sua stessa incolumità per una manciata di buone scene. E alcune scene di Bruno sono davvero, davvero, buone.
Per me il film merita e se la pensate diversamente, potete pure baciarmi mio buco di puzza.

23.10.09

Run for Your Life

Quest'estate, per una serie di sfortunate congiunture, nell'arco di una settimana mi sono trovato a fronteggiare tutta una serie di problemi lavorativi che potevano ridurmi in ginocchio:
la chiusura improvvisa di JD, i problemi con le Cronache del Mondo Emerso (che si sono immediatamente ripercossi sulla possibile seconda serie di DM: 911 ), il degradarsi dei rapporti umani con qualche collega e editore che credevo amici e che invece erano solo colleghi e editori.
E altre cosette di questo tipo.
A conti fatti, se in quel periodo non avessi avuto il mio lavoro per la Bonelli e quello come consulente per una azienda intenzionata a sviluppare videogiochi, probabilmente non avrei saputo come pagare le bollette. Ma quei lavori c'erano e quindi me la sono sfangata.
Fortunato? Anche. Ma c'è pure da dire che non mi sono mai dimenticato alcune regole per la sopravvivenza di questo lavoro: non adagiarti mai, non lavorare mai per un solo editore e su un solo progetto, non stare mai fermo.
Ultimamente vedo un sacco di amici e colleghi che credevano di aver trovato l'America (figurativamente e concretamente, in certi casi) che hanno scoperto che sì, l'hanno trovata, ma che non possono viverci con continuità e che un'America sola non basta per mangiare tutti i mesi. Che di "americhe" ne servono due, meglio tre o quattro, per sentirsi al sicuro e che poco importa se non tutte sono grandi alla stessa maniera, quello che conta è che ci siano o che almeno siamo in viaggio per raggiungerle.

E' per questo che ho passato gli ultime tre mesi a "pasturare", lavorando su nuovi progetti, esplorando campi attinenti ma non strettamente collegati al mio lavoro abituale, accettando proposte magari non fantastiche sotto il piano economico ma che mi aiuteranno a a fare esperienza e a entrare in determinati meccanismi. Ho guadagnato di meno? Certo che sì. Ma non è detto che domani, tutto questo lavoro non mi ripaghi con gli interessi.
Campare di scrittura (ma anche di disegno, se è per questo), non significa solo stare nel proprio studio a fare bene il proprio lavoro. Mi piacerebbe che fosse così ma non lo è.
Campare di questo lavoro significa anche sapersi guardare intorno, essere al posto giusto nel momento giusto, proporsi in giro, saper cogliere ogni possibilità e non fermarsi mai.
Perché per ogni giorno che stiamo fermi, poi sarà sempre più difficile rimettersi in movimento.

21.10.09

Sotto la cupola.

E' uscito ieri e ieri l'ho comprato e iniziato a leggere.
E' troppo presto per trarne un giudizio anche perché sono appena all'inizio e si tratta di uno dei più lunghi libri che l'autore del Maine abbia mai scritto (forse è proprio il più lungo), ma l'impressione è che ci troviamo davanti a uno di quei King che lasciano il segno, anche se lo spunto da cui si dipartono le vicende, è tra i più stupidi che si possano pensare (e, oltretutto, è lo stesso del film dei Simpsons).

p.s.
Il titolo originale del libro è Under The Dome.
Il titolo italiano è The Dome.
Io capisco cambiare un titolo per necessità di traduzione... ma perché cambiarlo lasciandolo sempre in inglese?

[RECE] La Progenie

Di Guillermo Del Toro e Chuck Hogan.
Edito da Mondadori
20 euro

Quando ero ragazzino io, trovare della buona letteratura a tema vampirico non era per niente facile.
C'erano i classici (Bram Stoker, Le Fanu e via dicendo), c'era qualche classico moderno (King, Matheson, Simmons, Newman), c'era qualche proposta marginale fatta da editori come la Fanucci e la Nord e poi c'era la spazzatura vampipparola di Anne Rice. Basta. Stop. Niente di più.
Per avere altre storie di vampiri bisogna rivolgersi al cinema, ai fumetti o ai romanzi in lingua originale.
Oggi le cose sembrano cambiate: tutte le librerie hanno una sezione dedicata esclusivamente ai vampiri. Peccato che queste sezioni ospitino solo spazzatura derivativa da quella immensa cagata che è Twilight e poco, poco altro.
Trovare un libro di vampiri decente è difficile esattamente come quando ero ragazzino e quindi è sempre con enorme entusiasmo che mi accingo a parlare di questo La Progenie.

Scritto a quattro mani da Guillermo Del Toro e Chuck Hogan, la Progenie è una classica storia di vampiri che più classica non si può.
Lo spunto del romanzo sembra preso di peso da Incubo sulla Città Contaminata di Umberto Lenzi e dalla scena dell'arrivo di Dracula a Londra, nel romanzo di Stoker: all'aeroporto internazionale di New York atterra un volo dall'Europa. Dall'aereo non scende nessuno. Tutti i passeggeri e l'equipaggio sono deceduti immediatamente dopo l'atterraggio e la causa della morte è un mistero. Nell'aeroporto scattano le misure contro gli attentati terroristici mentre, nella stiva del velivolo, una gigantesca cassa da morto contenente solamente terra, resta in attesa.
In poche parole, il romanzo è una rilettura del canone stokeriano in un mondo post 11 settembre, con tanto di giro panoramico sotto Ground Zero.
I vampiri messi in scena dal romanzo sono brutti, sporchi e cattivi e ricordano da vicino la versione mutante dei succhiasangue visti in Blade II (questi QUI, in poche parole), senza nessuna concessione a fighette effeminate o a vampiri vegetariani (sigh). Per il resto, la struttura del racconto (debitrice del migliore Stephen King), la scrittura sobria, la trama semplice ma solida e i numerosi rimandi all'immaginario visivo di Del Toro, fanno di questo romanzo una lettura divertente e godibile. Certo, forse un sviluppo di maggiore respiro avrebbe dato modo di caratterizzare meglio i protagonisti (specie quelli femminili, che nel romanzo sono davvero inutili) e a dare maggiore spessore allo scenario ma, tutto sommato, sono difetti veniali per quello che è solamente il primo capitolo di una saga in più parti.
Insomma, se vi piacciono le letture di vampiri classici, questo La Progenie è un libro che mi sento di consigliarvi.
Lo trovate in libreria nel settore novità a un prezzo accettabile (tenendo conto delle altre proposte recenti).

19.10.09

Lascia l'ascia e accetta l'accétta: news dylaniate e altro.

Sto cambiando il mio metodo di lavoro per quello che riguarda le storie dell'old boy. Sostanzialmente, la grossa differenza è che invece di lavorare su più storie in parallelo, mi sto concentrando su una storia alla volta, chiudendola prima di dedicarmi a quella successiva. Questa variazione sta comportando un certo rallentamento complessivo nella mia produzione ma conto di rimettermi in paro quanto prima.
Al momento, sono in lavorazione quattro mie storie: una scritta insieme a Mauro Uzzeo per Bruno Brindisi (di cui, qui sopra, vedete una piccola anteprima), una che verrà disegna da Daniele Caluri (cosa di cui sono entusiasta), una per Massimo Carnevale e una per il Color Fest (non chiedetemi di quale anno) che è stata affidata a Stefano Raffaele. Al momento, appena avrò chiuso la sceneggiatura per Caluri, mi dedicherò a una storia legata al mondo del rock anni '70 che non è ancora stata affidata a nessun disegnatore. Mi fremono le mani.

Altra novità, per la prima volta in vita mia, parteciperò a una manifestazione fumettistica come ospite Bonelli. Ovviamente parlo di Lucca.
La cosa divertente è che avrò la mia stampa e la firmerò allo stand, proprio come i disegnatori veri.
Appena mi danno il permesso posto il disegno che ho preparato per l'occasione.


Lo ammetto, ero scettico...

...e invece Greystorm si è rivelata una lettura davvero piacevole.
Serra imbastisce una storia tradizionale, introducendo un protagonista atipico per il contesto bonelliano (un "cattivo"), e concedendosi (a mio parere) anche un divertente e divertito sottotesto omosessuale che ironizza su alcuni stilemi della narrativa d'avventura classica e, al tempo stesso, strizza l'occhio alle lettrici di shojo.
La sceneggiatura scorre fluida e non annoia, lasciando la voglia di leggere i successivi capitoli.
Sul fronte grafica e disegni, diciamo che non è la mia tazza di tè ma rispetto il lavoro di forte coerenza che ha tutto l'albo nell'insieme.
Insomma, m'è piaciuto.

17.10.09

[RECE] Halloween 2


E' ancora la notte delle streghe.
La stessa notte (più o meno), gli stessi protagonisti (più o meno), lo stesso approccio (più o meno). Rob Zombie torna sul luogo del delitto.
Il primo Halloween firmato dall'ex leader dei White Zombie era un discreto film horror, remake di un seminale capolavoro, che però non mi aveva convinto fino in fondo (sia nei confronti della pellicola originale sia rispetto alle prime due prove registiche di Zombie stesso).
All'annuncio di questo sequel, molti hanno urlato subito al marchettone fatto tanto per spillare altri quattrini ai soliti quattro gonzi (di cui faccio parte) e tutti i torti non li avevano perché, di questo seguito, in effetti nessuno sentiva il bisogno.
Ma nonostante quello che possa dire Rotten Tomatoes, per me le cose buone di questo film prevaricano, e di parecchio, quelle meno buone. Anzi, a dirla tutta, è un prodotto forse più riuscito del primo capitolo.
Sia chiaro, la pappa è sempre la stessa: uno slasher movie, con una spolverata di approfondimento psicologico tanto per fare finta di voler dire qualcosa di profondo, e tanta violenza (più esplicita che nel primo capitolo). La trama barcolla tra spostamenti geografici e temporali incerti, non c'è nessun dialogo memorabile e anche le morti non brillano per fantasia o originalità. Ma il modo in cui che Rob Zombie guarda alle cose e ce le mostra è sempre un piacere e la sua voce come regista ormai si è fatta consapevole, sicura e distinta. E' un autore vero, uno dei pochi che sono in circolazione, e già questo non è poco.
Poi sia chiaro, Devil's Rejects è un cazzo di capolavoro e questo è solo un filmetto, ma nel suo essere un filmetto ha una dignità non trascurabile.
E poi c'è lei... e lei vale da solo il prezzo del biglietto.

p.s.
ma quanto fa ridere la scritta sotto il manifesto originale americano? "il 28 agosto, ovunque"... a parte l'Italia, ovviamente.

15.10.09

Meno male che Lucca c'è.


Una delle grosse novità di questa edizione di Lucca Comics & Games è la partecipazione del gruppo Mediaset. Maggiori informazioni le trovate QUI.
Taluni, parlando dell'approccio circense della manifestazione lucchense, la definiscono spesso come un puttananio. Non vorrei che qualcuno li abbia presi troppo sul serio, dando vita a un tragico fraintendimento.
Silvio, quelle sono cosplayer, non escort.

Non ti rendi conto di essere già morto?

13.10.09

Sapermi prendere

Aldilà di qualche marchio e modello feticcio, non sono un grande appassionato di marche di vestiti. Ma negli utlimi tempi ho una vera fissazione per la roba e lo stile della American Apparel. Sul serio... mi ci compro le magliette, i giacchini, i calzettoni, le mutande. Le ragioni sono tante (lo stile primi anni '80, l'assenza di logo, la semplicità del design, la filosofia di produzione...), ma a conti fatti, tutto si riduce a questo:
Le foto pare che siano state tutte scattate da Dov Charney, che della AP è il fondatore (inutile dire che lo stile è tanto vicino a quello di Terry Richardoson da far venire il dubbio su chi ha influenzato chi).

12.10.09

Rosencoso alla Fnac (insieme al qui presente).

Oggi, alle 19, sarò in Fnac a presentare insieme a Maurizio Rosenzweig (questo bel tomo QUA) il suo nuovo libro, l'Amore Colpevole.
Con Maurizio ho rapporto piuttosto complicato, sia sul piano dell'amicizia, sia su quello professionale ma c'è una cosa che non discuto mai: la qualità del suo lavoro.
Questo libro è splendido e fossi in voi me ne procurerei una copia quanto prima.

Come è stata Romics?

Non tanto male a dire il vero.
C'era un sacco di gente che...
...e poi anche gli editori non erano...
...e lo spazio espositivo adeguato che non...
...peccato per le mostre che...
...e le conferenze legate all'università la Sapienza che avrebbero meritato maggiore...
...e allora lui mi ha detto "Ma quale busto e busto..." e ci siamo fatti matte risate insieme a...
...e ho incontrato pure alcuni vecchi amici che...
...a conti fatti quindi, il mio consiglio per Raffaelli per migliorare questa fiera è...
...oppure bisognerebbe ripensare il tipo di impostazione per...
...e questo è più o meno tutto quello che c'è da dire su Romics.
A no, un'altra cosa: c'erano anche un sacco di cosplayers.


p.s.
compresi quelli di John Doe e Leonida (siete i miei idoli, sappiatelo):

9.10.09

Ritrovandosi sulla via della spada.


Praticare Kendo era una cosa che mi piaceva davvero tanto.
Comunque sia, praticarlo è stata probabilmente una delle cause che mi ha quasi ammazzato, cinque anni fa, e quindi niente più Kendo per il ragazzo smilzo con la camminata strana.
Per anni mi sono detto che mi sarei potuto dedicare allo Iaido ma, a Roma, i dojo sono tutti lontanissimi rispetto a dove abito io e io ho il culo pesante quando si tratta di spostarsi (su questo punto ci torniamo tra poco).
Questo fino a due settimane fa, quando uscendo dalla metro di Colli Albani mi sono imbattuto in una ragazza che attaccava un volantino con sopra la foto di una Katana.
Un corso di Iaido.
Sotto casa mia.

Apro una breve parentesi per illustrarvi la teoria della mia donna secondo cui, l'altissimo nostro Signore, sta cospirando contro di lei per impedirmi di muovere il culo dal mio quartiere. In effetti, perché diavolo dovrei muovermi quando scendendo sotto casa, e senza nemmeno dover prendere la metro, mi trovo a disposizione una villa fantastica (che a Zero piace un sacco), un parco gigantesco (che a Zero piace ancora di più), due mediastore (un Feltrinelli e un Mondadori, per par condicio), due fumetterie (ciao Gianni, ciao Paolo), due cicilisti specializzati (uno in biciclette normali, uno in bici estreme), due negozi di moto, due negozi di dischi e robbaccia metal (trovatemi un quartiere che ha ben DUE negozi del genere), tre ristoranti giapponesi (ok, uno fa schifo, uno è mediocre e uno solamente è accettabile ma non è che possa pretendere sempre l'Hamasei, eh?!), due sexyshop, un numero imprecisato di fornitissime edicole, un fottio di ristoranti (napoletani, sardi, toscani, romani) e 8 sale cinematografiche?
Certo, non c'è nemmeno un Apple Store o una Fnac, che a Roma li hanno messi in culo alla balena e a Marxia (che è l'unica di noi due a avere una macchina) gli prende brutto quando gli propongo di andarci, ma non è che si più avere tutto nella vita, giusto?

Comunque sia, il dojo di Iaido me lo hanno proprio aperto sotto casa e io mi sono iscritto.
E visto che sono uno a cui piace condividere gli entusiasmi (che è un altro modo di dire che sono un amabile cagacazzo), ho ben pensato di trascinare con me l'unico amico che conosco che è fissato di samurai al pari mio.
Werther, ovviamente.

Se volete farvi un'idea di cosa sia lo Iaido, aldilà della paginetta di Wikipedia che vi ho linkato, date uno sguardo qui sotto:

Io e Werther siamo alla seconda settimana.
Siamo abbastanza imbarazzanti e io sono abbastanza esaltato (di quell'esaltazione fastidiosa, tipo quelli che quando iniziano a andare in palestra poi parlano solo di quello).
Quindi, non sperate che non vi aggiorni su come procede la cosa, sull'acquisto dello Iaito e su ogni altro insignificante dettaglio (tipo che Marxia chiama lo Iadio, Laido).
Non siete felici?

p.s.
la ragazza nella foto è Francesca Dani.