28.11.09

Che se fossi uno che crede al destino...

...adesso sarei nel panico.
Praticamente a un anno esatto dalla mia ultima sortita ospedaliera, oggi si replica.
Casualmente il tutto arriva in un momento particolare della mia vita personale e professionale.
E se la testa mi torna a quello che è successo con JD 21 e i paralleli con quello che sta per arrivare in edicola, mi vengono i brividi. Ma vabbè: non sono uno che crede a queste cose.
Di sicuro c'è l'impressione forte che un momento buono e sereno si stia chiudendo e che il futuro sia di nuovo incerto e inquieto.
Ma sono tutte stronzate.
Ci vediamo presto.

27.11.09

Come è fatta una pessima recensione?

E' fatta così.
Parlare dell'ultimo film di Peter Jackson, riferendosi solo al suo lavoro su pellicole come Il Signore degli Anelli e King Kong, senza nemmeno accennare a Creature del Cielo, la più bella e profonda pellicola del regista e quella più stilisticamente vicina a Amabili Resti, significa o che NCCUCDC o che pensi che il tuo pubblico sia composto da brufolosi bimbiminchia e tanto vale dargli solo quello che possono capire.
Io propendo per la seconda ipotesi (che è grave quanto la prima) ma, della deriva di Bad Taste, conto di tornare a parlare presto.

Avete rotto il cazzo.

Una delle cose buone di quando sto male è che il mio malumore assume livelli da opera d'arte e riesco sempre a trovare la forza di insultare qualcuno.
Questo è uno di quei casi.

Voi che su Facebook taggate le vostre cose con il mio nome (e con quello di qualsiasi altro professionista del settore su cui siete riusciti a mettere le mani) per costringermi ad andarle a vedere (e a togliere la tag).
Voi che mandate roba per mail chiedendomi se, con tutta calma, posso darvi un giudizio... e poi mi iniziate a mandare due lettere al giorno per sapere se l'ho guardata. Voi che mi incontrate per caso alle fiere e ve ne fregate altamente se sto parlando con qualcuno o facendo qualche altra cosa ma vi proiettate in avanti per presentarvi, darmi le vostre cose, mostrarmi i vostri book, chiedermi consigli. Voi che non posso stare in chat pubblica perché appena ci entro mi fate le richieste più assurde ("mi presenti Marcheselli?", "mi fai scrivere John Doe?", "leggeresti il mio romanzo di 3000 pagine?"), anche se non ci siamo mai visti e parlati prima. Voi che vi aspettate che io vi riconosca a colpo sicuro perché "siamo amici su Facebook"...
Ecco, voi, avete rotto il cazzo.

La mia mail è pubblica, non ho problemi a accettare amicizie su Facebook e quando non sono impicciato, non ho rogne e mi sento bene, sono disponibilissimo a scambiare due chiacchiere con tutti e a dare consigli e pareri, se me li chiedete. E certe volte, se penso che abbiate talento e ne ho la possibilità, mi capita pure di spendermi per darvi una mano.
Ma voi dovete rispettare le normali regole delle buone maniere che valgono nella vita reale di tutti i giorni.
Internet non è una scusa. I fumetti non sono una scusa. La mia disponibilità non è una scusa. La vostra età non è una scusa e nemmeno il vostro entusiasmo. Forse le tette possono essere una scusa... ma non è nemmeno detto.
In poche parole, in un intervento in cui dico che sto male, sono incasinato e depresso e dopo giorni in cui non posto nulla... NON potete venirmi a chiedere se ho letto la vostra roba.
Non potete farlo, punto.
Perché se anche l'avessi letta e mi fosse piaciuta, a quel punto me l'avreste fatta diventare odiosa. E se non l'avessi ancora letta, difficilmente lo farò nel futuro, dopo una roba così.

Imparate a rispettare la persona (PERSONA) che avete davanti e verrete rispettati di conseguenza.
Altrimenti, ho un sacco pieno di vaffanculo con il vostro nome scritto sopra e non ha paura di usarlo.

Saluti dal vostro affezionato RRobe di quartiere.

25.11.09

22.11.09

Milano Corpo 9.

Continua il mio breve e convulso soggiorno Milanese, ospite dal Tito nazionale. Il tempo fa schifo e la città ha deciso che questa volta mi tocca sorbirmi il suo stereotipo.
Venerdì sono stato a una festa molto vivace, quel genere di feste che possono creare o distruggere una carriera (ne parla Sandrone Dazieri sul suo blog). Ieri sono andato per regali, scoprendo che a Milano è già arrivato il Natale e che sono tutti in fregola da regali. Oggi sono andato a vedere la mostra di Hopper (bella ma, sinceramente, mi aspettavo qualcosa di più dall'esposizione) e ho visto per la prima volta Zorro, il figlio di Luca e Manu: è fantastico.
Domani e dopodomani sono a spasso per varie redazioni. Poi a casa.

In giro c'è un'aria di crisi nera. La prima che avverto da tanto tempo. E non parlo delle vendite dei fumetti (che, anzi, stanno dando segnali piuttosto positivi) quanto proprio di instabilità e di un senso di incertezza per il futuro diffuso e abbastanza terrorizzante.
Qualcosa sta per cambiare e qualcosa è già cambiato, le assicurazioni di ieri sono la carta straccia di oggi e in giro si vede un sacco di gente presa alla sprovvista da eventi oscuri e inaspettati.
Mai come in questo momento sento la necessità di localizzare in fretta tutte le uscite d'emergenza disponibili: probabilmente non mi toccherà usarle, ma voglio sapere che ci sono e dove trovarle.

Per sollevare l'umore, ho deciso che nell'attesa del Natale vi intratterrò con una rassegna dei miei film natalizi preferiti, a cominciare da QUESTO, uno dei miei preferiti in assoluto.

20.11.09

E chi sono il figlio della serva che non ne parlo?

Premesso: non sono un grande estimatore dei casual game, giochini pensati per una fruizione estemporanea, realizzati per un pubblico di giocatori in cerca di uno svago di pochi minuti.
Nonostante questo, alcuni titoli appartenenti a questa settore mi hanno saputo realmente appassionare (penso a Tower Defence, per esempio, e a tutti i suoi derivati), quindi non ho valutato questo gioco sulla base di un pregiudizio negativo.
Di contro, non mi ci sono neanche avvicinato sull'onda dell'hype mediatico che ha coinvolto la maggior parte dei nostri organi d'informazione.
In sostanza, il mio approccio è stato equilibrato.
E devo dire che, se da una parte sono sorpreso, dall'altra sono deluso.

Gli aspetti positivi di questo gioco sono che l'idea di base è ottima (sembra quasi assurdo che nessuno ci abbia pensato prima), la giocabilità immediata e l'esperienza appagante.
Il problema è che, a fronte di tutto questo, non si è cercato di dare quel qualcosa in più che avrebbe reso il gioco un vero capolavoro.
Per esempio, la possibilità di poter di usare la webcam per mappare i movimenti della propria mano è ottima, ma il sistema è troppo poco preciso e la gravissima mancanza del manrovescio rende l'esperienza poco appagante. La totale assenza di un arsenale degno di questo nome, poi, è un'inspiegabile mancanza: perché non dare la possibilità di utilizzare mazze da baseball, fruste, pugni di ferro, racchette da tennis, cinture di cuoio, elenchi del telefono e l'intramontabile cucchiarella?
Non parliamo poi della totale mancanza di un motore fisico... ma quanto sarebbe stato divertente poter scagliare il nostro avversario contro gli stipiti delle porte o farlo cadere per le scale? Anche la resa dei danni sui corpi dell'avversario è piuttosto deludente e fa rimpiangere i bei tempi andati di Mortal Kombat. Una cura maggiore in tal senso (magari dando al giocatore la possibilità di strappare i vestiti all'avversario e di colpirlo in punti particolarmente sensibili) avrebbe di molto migliorato l'esperienza. A peggiorare il tutto c'è che il gioco è breve e finisce proprio quando uno comincia a divertirsi sul serio: c'è un solo avversario e, quando cade in terra, non possiamo nemmeno accanirci su di lui. Inutile dire che il sospetto che il meglio i programmatori se lo siano tenuti per la versione retail del gioco, aleggia forte nell'aria.
Nonostante tutto questo, non mi sento di bocciare totalmente questo prodotto. La strada intrapresa è buona e, tenendo conto che il gioco è gratis, i risultati sono discreti. Sono sicuro che con i prossimi capitoli i programmatori riusciranno a colmare le molte lacune qui segnalate e ad ampliare l'esperienza, permettendo una maggiore personalizzazione (tanto del nostro alter ego quanto dell'avversario), profondità e interazione.
Sinceramente, non vedo l'ora di provare la versione per Wii (già annunciata) e quella per Iphone/Ipod Touch (in attesa di autorizzazione da parte di quelli di Apple) visto che queste due piattaforme sembrano ideali per il tipo di meccanica videoludica.

Ah, già, il gioco lo trovate QUI.

19.11.09

Ma che è, un sogno?


Miss Universo Giappone 2008 e Miss Universo Trinidad e Tobago 2008, finiscono a letto insieme al fidanzato di quest'ultima e fanno un video del threesome che ne scaturisce. Il video, come da regola, viene rubato e finisce su internet.
Una roba che a leggerla pensi che sia una Storia da Terra XXX (la Terra di una dimensione parallela in cui lo sperma sa di cioccolato e tutte le ragazze sono Sasha Grey) e che invece pare sia successa davvero.
QUI trovate il video.

18.11.09

Chiacchiere

Su Postcardcult.com potete trovare una breve intervista al sottoscritto in cui si parla di Mater Morbi e di altro. Se vi fate un giro per il sito trovate anche una bella intervista a Ortolani.
Enjoy.

17.11.09

Sembra uno scherzo, vero?


E invece non lo è per niente. Guardate QUI.

[RECE] le [di]visioni Imperfette

Pesco dall'introduzione che ho scritto per il volume:

Il peso del talento ti schiaccia al suolo. Certe volte.

Secondo alcuni (compreso il sottoscritto), un’opera d’arte non è tale se non fa incazzare qualcuno. In questo senso, le Divisioni Imperfette sono arte pura, perché a me hanno fatto incazzare e parecchio.

Tutto inizia il 6 novembre del 2008, sul Tumblr di Marco Dambrosio, anche conosciuto come Canemucca, anche conosciuto come Makkox. Marco, al tempo, è un fenomeno, nemmeno tanto piccolo, della blogosfera, un fumettista che non appartiene al giro dei soliti noti e che in brevissimo si è fatto notare per uno stile di disegno fresco, potente e diretto, un umorismo al vetriolo e la capacità di raccontare storie di gente reale invece che le avventure dei soliti pupazzi. Marco ha pure avuto un’intuizione mica da ridere con i suoi Canemucchi, una serie di storie a sviluppo verticale che si “sfogliano” facendo ruotare la rotellina del mouse. I Canemucchi, sono l’uovo di colombo perché, senza inventarsi niente di complicato, grazie alla loro impostazione riescono a coniugare (senza tradire) tanto le specifiche del medium fumetto, quanto le necessità della lettura su schermo, proprie del web, ottenendo un risultato che colossi dell’editoria come la Marvel, la DC, la Disney e tante case editrici giapponesi dai nomi impronunciabili stanno inseguendo ancora adesso, fallendo miseramente.

In poche parole, in quel 6 novembre del 2008, Marco Dambrosio è un figo, amato dalla donne e invidiato dai fumettisti. E, a quel punto, arriva la prima delle Divisioni Imperfette.

All’apparenza è solo una vignetta umoristica come tante altre che Makkox ha già pubblicato sul Tumblr. Ci sono due personaggi, c’è un contesto, ci sono i dialoghi, c’è una battuta. E’ una buona vignetta? Sì e no. Perché è chiaro che pur essendo del tutto fruibile in maniera autonoma, è anche parte di qualcosa di più grande che ancora non possiamo valutare: quella vignetta è il frammento di una storia. Il giorno seguente arrivano un secondo e un terzo frammento e poi altri a seguire. Il pubblico è entusiasta. Io sono entusiasta. Le Divisioni Imperfette sono quanto di meglio Marco abbia mai realizzato. Il segno dinamico e impulsivo, figlio dell’impellenza del raccontare, non scade mai nel frettoloso o nel trascurato, la storia è complessa, corale, ambiziosa, i personaggi sfaccettati e dolorosamente umani, i dialoghi trasudano verità e quando non fanno ridere, fanno dannatamente male. Le Divisioni sono il frutto maturo di un autore straordinariamente consapevole dei propri mezzi.

Dalle pagine del mio blog sono pronto a gridare al capolavoro.

Ma poi, il 12 Dicembre del 2008, le Divisioni si interrompono.

Che succede? Nessuno sembra saperlo. L’unica cosa che sembra certa è che Makkox si dedica ad altro. Adesso è corteggiato da vari editori fumettistici che finalmente si sono accorti di lui (buongiorno!), avvia il bel progetto Coreingrapho (cercatevelo con Google che vale la pena), pubblica storiellette divertenti su Animals, si barcamena su Facebook... ma di Sveva, Piero, Roberto, Mirella e degli altri personaggi delle Divisioni, non sembra volerne più sapere nulla. Fino a questo volume.

Adesso dovrei dirvi di come il volume in cui avete investito i vostri soldi e che state tenendo in mano in questo momento, porti finalmente alla conclusione quel capolavoro in progress che erano le Divisioni Imperfette. Ma non posso farlo perché non amo mentire (a meno che il mio tornaconto personale non sia davvero buono). Marco Dambrosio, in arte Makkox, in arte Canemucca, non ha portato a termine la sua opera migliore. Marco è scappato. E poco importa che provi a incartarcela con le chiacchiere, dicendoci che quello che conta è il viaggio e non la destinazione, noi sappiamo la verità perché è sotto i nostri occhi, tenuta stretta tra le nostre mani. E che non si provi nemmeno a dire che Marco ha messo in atto un approccio carveriano al racconto, perché dietro le scelte di omissione di Carver c’era il coraggio del non dire, non la paura dell’aver detto.

Per quello che mi riguarda, le Divisioni Imperfette sono terminate nel salone della casa dei suoceri di Piero, il 12 dicembre del 2008. Tutto il materiale successivo che viene presentato per la prima volta in questo volume, è una storia altra e non ha nulla a che fare con quella che l’ha preceduta ma che invece ha parecchio a che spartire con la spinosa questione del talento: avercelo, saperlo gestire e farsi carico delle responsabilità che comporta.

Comunque sia, indipendentemente dalla svolta che Makkox ha voluto dare alla storia, questo volume è uno degli acquisti obbligati tra le varie proposte presentate a Lucca Comics & Games e che stanno arrivando nelle librerie (specializzate e di varia) proprio in questi giorni.


16.11.09

G.I. Joe: resolute


Mi ero scordato di segnalarvelo:
scritto da Warren Ellis (non certo l'ultimo dei cretini), diretto da Joaquin Dos Santos, e prodotto da Sam Register, G.I. Joe: resolute è la prima serie a cartoni animati legata a questi personaggi che può vantare un bel PG-13.
Realizzato direttamente per il web il prodotto è sorprendente: l'animazione è buona, lo script è ottimo, e il tutto vi viene offerto gratis attraverso YouTube. Se poi lo volete vedere meglio e nella gloria dell'alta definizione, potete comprarlo su DVD o Blu Ray oppure affidarvi alla pesca nel torrente.
Consigliato, anche perché è meglio del film (che non era malaccio).

Se volete farvi due risate, QUI trovate le chiacchiere di Ellis su questo prodotto.


13.11.09

[RECE] The House of the Devil



Facciamo un gioco:
immaginiamo di scoprire che esiste un film horror di fine anni '70 o primissimi anni '80, accostabile a capolavori come Rosemary's Baby, l'Esorcista o l' Halloween di Carpenter, di cui non abbiamo mai sentito parlare prima.
Immaginiamo di avere quindi la possibilità di vederlo oggi, nel 2009, per la prima volta.
Eccitante, vero?
Il problema è che il film in questione non è stato girato sul finire degli anni '70 o nei primissimi anni '80, ma oggi.
Questo film si intitola House of The Devil e il regista è Ti West.

Ripuliamo subito il campo da possibili fraintendimenti: questo film non è uno squisito giocattolino postmodernista sullo stile di Grindhouse o di The Devil's Reject, anzi, è l'antitesi di operazioni del genere. Ti West non esercita alcun distacco rispetto alla sua filmografia di riferimento, non la ironizza, non la sovverte, non la parodizza e nemmeno la omaggia con saccente accondiscendenza.
Ti West realizza questo film con una serietà assoluta, credendoci fino in fondo e senza alcun compromesso e se nella pellicola sentiamo forte il peso di autori di riferimento come Polansky, Friedkin, Kaufman, Carpenter, Boorman e Kubrick, queste influenze sono vissute dal regista più come una sorta di lascito da seguire e rispettare (anche se riverire sarebbe il termine più esatto), piuttosto che da reinventare. Tutto nel film trasuda amore, attenzione e ossessione.
Per Ti West i primi anni '80 sono ora e adesso e la maniacalità con cui li riporta in vita in maniera credibile è lontanissima anni luce dalle stilizzazioni facilone e spesso inesatte di tanti registuncoli della MTV Generation (sì, Nisper, parlo soprattutto di te), al punto che, osservando la pellicola, risulta davvero difficile credere che il film sia stato girato ai giorni nostri.
Ma questo è un bene o un male?
Per Malpertuis (uno dei miei blog preferiti quando si parla di horror anche se la penso quasi sempre in maniera opposta alla sua) è un bene e ne spiega la ragione in QUESTO lunghissimo e interessantissimo pezzo.
Io sono combattuto.
Da una parte penso che sia davvero un buon film e ho goduto come una scimmia nel vedere riportato in vita un certo tipo di linguaggio cinematografico che amo profondamente e che è andato del tutto perduto... di contro, non posso fare meno di pensare che quella di Ti West non sia altro che pura e semplice emulazione, fatta incredibilmente bene, è vero, ma pur sempre emulazione. E l'emulazione è posticcia per sua stessa natura, incapace di aggiungere nulla di interessante e di proprio alla materia emulata. E poi, diciamocelo, se messo in confronto alle opere di riferimento citate in apertura di post, il film di West, per quanto gradevole, ne esce con le ossa rotte.
In poche parole, preferisco mille volte un Devil's Reject che nel suo gioco postmodernista, fracassone, compiaciuto mi reinventa Peckinpah e Hooper, mescolandoli con un linguaggio moderno, vivo e attuale, a questo freddo, maniacale, certosino, esercizio di ricalco operato da Ti West.

Trailer del film:

Jocelin Donahue, protagonista del film e buona ragione per vederlo a prescindere da qualsiasi altra considerazione:

12.11.09

[RECE] Bon Jovi -The Circle-


Premessa numero 1:
a me i Bon Jovi sono sempre piaciuti e non me ne vergogno.
Mi piacciono tanto gli album vecchi (diciamo dall'omonimo primo album Bon Jovi, fino a Keep the Faith, escludendo quella zozzeria di 7800° Fareneith) e ascolto tranquillamente quelli più recenti (in cui ci sono sempre almeno un paio di singoli che ti ricordano il perché ami la band).

Premessa numero 2:
l'ultimo album, Lost Highway, era un piacevole cambio di rotta rispetto agli ultimi lavori. Più intimo, più maturo e meno da "puttane del rock" del solito. Il che, da una parte era una cosa buona, dall'altra parte speravo che non diventasse la regola: a me i Bon Jovi piacciono puttane fino al midollo, con i loro inni da stadio, i riff facili che non spaventano nessuno e le loro canzoncine d'amore e di ribellione per adolescenti.

Ho quindi accolto l'uscita di questo The Circle con una certa curiosità. Mi chiedevo in che direzione il gruppo si volesse muovere: se sarebbero tornati al "more of the same" che li ha contraddistinti negli ultimi quindici anni o se volessero continuare a cercare di dimostrare di essere una band che aveva anche qualcosa di maturo da dire.
La verità è che, purtroppo, non hanno fatto nessuna delle due cose.
Da una parte hanno ulteriormente alleggerito il suono, ibridandolo con l'approccio danzereccio e elettronico dei The Killers, probabilmente per riuscire ad arrivare a un pubblico nuovo e più giovane. Dall'altra parte sono tornati alle canzoni facili che non danno fastidio e non impegnano in nessuna maniera, con testi che sembrano scritti da un Bruce Springsteen in crisi ormonale (ma questa non è una novità per il gruppo). In tutto l'album non c'è un singolo pezzo che lasci il segno. Per carità, sono tutti brani gradevoli, composti con un certo gusto e con bei suoni... ma il disco non ha lo spessore (o l'ambizione di avere uno spessore) che distingueva Lost Highway e nemmeno la carica e la sfacciata piacioneria dei (pochi ma buoni) momenti felici di un Have a Nice Day o di un Bounce.
In sostanza, questo disco non esalta, non disgusta, non toglie e non aggiunge nulla alla storia dei Bon Jovi e di sicuro nemmeno a quella di quelli che lo ascolteranno.

Inutile.

p.s.
ma almeno non offensivo come l'ultimo album dei Kiss, intendiamoci.

10.11.09

Genovese replica a Traini... quando ce vò, ce vò.

Pur non condividendo alcune delle azioni e delle parole di Renato Genovese, il Gran Ciambellano di Lucca Comics & Games, non posso che plaudire il suo intervento in risposta alle chiacchiere faziose e comodamente alzheimeriane di Ribaldo Traini.
Lo trovate QUI.

Stato di servizio

Sono acciaccato in attesa di capire se la mia lunga striscia fuori dall'ospedale sta per finire o se, semplicemente, è una roba che passa.
Il che significa che passo le mie giornate sul divano, lavoricchiando ma, soprattutto, giocando a QUESTO (minchia, era dai tempi di Baldur's Gate che un gdr non mi prendeva così tanto).
In più, oggi esce pure QUESTO.
Cosa significa? Che forse posterò un pelo di meno.
O forse no.

9.11.09

Cristo era un anoressico!

Pare che il ministro Giovanardi dica pure che Cristo è morto di freddo. Che magrino com'era avrebbe fatto bene a coprirsi, ecchecazzo.
Se non sapete nulla dell'ultima porcata, rifatevi gli occhi QUI.
Io mi chiedo con quale faccia si possano dire certe cose.

Ma a chi la vuoi raccontare?


22 anni fa.Tanto è passato dalla mia "prima Lucca".
Avevo 14 anni e mi ci accompagnò mio padre, in macchina.
Non ho bene idea di dove avessi sentito parlare della fiera, probabilmente su uno dei primi albi dell'Uomo Ragno editi dalla Star Comics. O forse su Comic Art di Ribaldo Traini. Comunque sia, costrinsi mio padre a portarmici e ci passai la giornata. La fiera, per come la potevo percepire io, si componeva di due spazi: c'era il palazzetto che ospitava le case editrici maggiori e c'era una struttura esterna, che -se non erro- era appannaggio della sola Disney. Fuori dalla manifestazione c'era un grosso Topolino Apprendista Stregone gonfiabile. All'interno del palazzetto la gente si divideva tra i corridoi e le scalinate. Gli stand di collezionismo erano in alto, i fanzinari vendevano sugli scalini, al centro case editrici come la Bonelli, Comic Art e via dicendo. Di manga non si era ancora sentito parlare (Zero, la prima pubblicazione della Granata Press, e Akira, della Glenat, sarebbero arrivati solo un paio d'anni dopo), i super eroi non erano ancora esplosi, non c'erano proiezioni e, per quello che ricordo io, l'unico modo di parlare con gli autori era placcarli in giro, affidandosi alla buona sorte piuttosto che a un ragionato programma di incontri e conferenze.
Non ricordo mostre o momenti culturali, ma sicuramente erano in città e io non ne sapevo niente.
Da quella fiera me ne tornai con qualche numero di Ken Parker (non so bene perché ma li regalavano), un disegno di Carpi (che custodisco ancora piuttosto gelosamente), la colonna sonora di un film, un paio di albi di super eroi, qualche fanzine e l'immagine di una modella semi-nuda che veniva ritratta in uno stand. Era una bella fiera? Agli occhi di un quattordicenne che non c'era mai andato prima, era fantastica. A ripensarci adesso era abbastanza piccolina, commercialmente irrilevante per la città di Lucca e di non fondamentale interesse economico per gli editori.
Oggi però mi è capitato di leggere QUESTO e mi viene il sospetto che io andassi a una manifestazione diversa o che, forse, il concetto di "Salone" inteso da Traini fosse una manifestazione molto lontana dagli occhi del semplice appassionato ma molto vicina a quella di un preciso gruppo di autori, di addetti al settore, di politici e di faccendieri di varia natura. Fatto sta che io, di quella GRANDE e PRESTIGIOSA Lucca di cui parla Ribaldo, non ne ho memoria.
Ma diciamo che è un problema mio, ok?
Diciamo che le prime Lucca a cui ho partecipato erano le ultime della gestione Traini e che, probabilmente, qualcosa era già andato perso. Ammettiamo pure che forse ero io a non avere occhio per queste cose.
Però Expocartoon, la manifestazione a cui Traini ha dato vita subito dopo essere stato allontanato da Lucca, me la sono vissuta tutta e da vicino, spesso da espositore... e non mi pare proprio che fosse un GRANDE SALONE CULTURALE del fumetto. Anzi, ricordo che spiccava, in particolare, proprio per il suo piglio commerciale, caciarone, da grande festa paesana. Mi ricordo che era una fiera che non andava per il sottile e in cui trovavano posto stand di venditori di sorpresine Kinder, stand di rivenditori di impianti stereo per auto, stand dei Carabinieri... e chi più ne ha, più ne metta. Ricordo pure che, a parte le prime edizioni, le mostre di Expocartoon sono andate rapidamente peggiorando fino a sparire e lo stesso vale per gli incontri e le conferenze. Ricordo che Expocartoon è stata la prima fiera a far entrare gratis chi si presentava con un costume da cosplayer. Mi ricordo che gli stand di Expocartoon erano carissimi e che tutti, commercianti, autori, addetti al settore, odiavano quella manifestazione. Ricordo che le premiazioni degli Yellow Kid a Expocartoon erano deserte e di una noia mortale. Ricordo che gli autori, per avere i loro pass, dovevano implorare la Nanda (la moglie di Ribaldo) e spesso era tutto inutile e dovevi pagare il biglietto o entrare di straforo.
La mia prima cosplayer l'ho vista a Expocartoon (e sì, me la sono portata a letto, ciao Betta), la prima area dedicata ai giochi da tavola e ai videogiochi me la ricordo a Expocartoon (e trovai che fosse una buona idea), i primi giocatori di ruolo da vivo, intenti a darsi mazzate nel piazzale della manifestazione, li ho visti a Expocartoon, i primi stand di caramelle li ho visto a Expocartoon.
Expocartoon è stata per anni il paradigma delle fiere tutto commercio e zero cultura, pronte a cavalcare qualsiasi moda del momento pur di staccare qualche biglietto in più e appresso a lei tante altre manifestazioni si sono messe in cosa, emulandola.
Lucca, al contrario, ha sempre cercato di trovare (anche faticosamente e spesso sbagliando) un suo equilibrio, cercando di potenziare il suo lato commerciale senza, al contempo, perdere quello culturale. A conti fatti, specie dopo il ritorno in città, per me ci sono riusciti piuttosto bene.

Ecco perché oggi, a leggere quelle parole di Traini, mi viene da sorridere.
Anzi, no.
Mi incazzo proprio.

8.11.09

Che 45 milioni di euro potevano essere un inizio, eh?



Accodandomi all'idea di Massimo Mantellini mi sono divertito a confrontare le statistiche di accesso di questo blog (realizzato a costo zero, tanto per il piacere di farlo), con quelle del portale Italia.it voluto dallo stato italiano e costato 45 milioni di euro. La mia linea è quella blu, quella del sito del governo quella rossa.
Interessante, non trovate?
Qui sotto qualche confronto sempre tra Italia.It e qualche blog davvero importante.

ManteBlog


Il tutto, visto a pochi giorni dalla dichiarazione che i promessi soldi per l'adeguamento dell'Italia alla banda larga non ci stanno, fa uno strano effetto.

6.11.09

[RECE] Dylan Dog Gigante N.18


Ci vuole una bella faccia tosta per recensire l'albo di un personaggio per cui si lavora.
Ecco perché lo faccio io.
Scherzi a parte, quando un volume è particolarmente buono non ci vedo niente di male a parlarne e questo Dylan Dog Gigante n.18 è un volume davvero valido.

Dietro la (bella) copertina di Angelo Stano, troverete 4 storie, due lunghe e due brevi:

- Il vecchio che legge
scritta e disegnata da Fabio Celoni.
Una storia a mezza via tra La Città Incantata di Miyazaki e tanta letteratura occidentale classica. Celoni è ambizioso e non si risparmia sotto nessun punto di vista. I disegni sono ricchissimi e accompagnano una narrazione sentita, viscerale e lirica. Se proprio vogliamo trovargli un difetto, è proprio questa ricchezza a appesantire un poco il tutto ma, sinceramente, ce ne fossero di autori con una tale voglia di spendersi e di metterci anima e corpo in quello che fanno.

- Blatte
di Gualdoni e Saudelli.
Divertita e divertente, questa storia di insetti e disinfestatori ha il grande merito di non prendersi troppo sul serio e di essere scritta in maniera sobria, efficace e godibile. I disegni di Saudelli la accompagnano alla perfezione. Molto divertenti tutte le battute di Groucho.

- Tueentoun
di Barbato e Brindisi.
Nata da un'idea di Mauro Marcheselli, elaborata e resa personale da Paola Barbato, questa storia è il gioiello dell'albo. Lo spunto è fantastico e lo sviluppo è malato e inquietante. Una vera, grande, storia di Dylan Dog come non se ne leggevano da tempo. Eccezionali (al livello dello Sclavi degli anni anni d'oro) gli scambi di battute tra Dylan e Groucho. Bruno Brindisi in stato di grazia.

- Per una rosa
di Di Gregorio e Dell'Agnol.
Sulla storia non mi pronuncio. Non per che sia scritta male (non lo è) ma il Piccolo Principe mi sta troppo sulle palle e offusca la mia capacità di giudizio.
Dell'Agnol continua il suo percorso di ricerca: in certi momenti è un illustratore inarrivabile, in altri momenti lascia perplessi. Vale comunque la pena di seguirlo in questo viaggio.

In conclusione: per 5 euro e 80 centesimi in edicola c'è un volumone di 240 pagine di ottimo fumetto (a tratti straordinario). Sono in casi come questi che mi ricordo quanto ami il fumetto popolare italiano.

STEVEN SEAGAL MENTE! (e io ho le prove)

Immagine tratta da Rat-Man 75, in edicola in questi giorni.

Recchioni, Seagal e Ortolani in attesa di un tavolo al ristorante Villa Santa Chiara di Casoria, colti da un paparazzo.

Quelli dei 400 calci mi staranno invidiando tantissimo!

5.11.09

Che fare i fumetti è difficile... farsi i fumettisti, no.

Il buon Makkox fa sempre finta di essere un outsider del nostro settore, di esserne alieno e lontano dalle logiche.
Ma ne sa.
Ne sa a pacchi.
Gli originali li trovate QUI.

p.s.
mi sa che la Betta di queste tavole si basa (esteticamente) sulla nostra Betta.

Conoscere i miei gusti.


ShaLoJ mi manda questa foto da Lucca.
Che dire? Sono commosso.

4.11.09

E niente...

...dopo tutte queste chiacchiere serie, un paio di tette servivano.
Meglio quattro.

Domani una breve appendice sul discorso del fumetto digitale.

Fumetti Digitali -quarta parte-


C'è un modo per portare il fumetto su piattaforme digitali senza stravolgerne il linguaggio, senza rendere ostica la fruizione e senza dover creare delle storie pensate ad hoc per questo nuovo scenario?
Sì. E la soluzione non sta nel fumetto in quanto tale ma nel dispositivo su cui andremo a fruirlo.

Sono in parecchi quelli che si sono cimentati nella creazione di un corrispettivo dell'Ipod per la stampa digitale. Per un motivo o per l'altro, hanno tutti fallito.
Fino all'arrivo di Kindle.
Kindle è l'e-book reader di Amazon, un oggetto pensato con un unico scopo: far leggere.
Che cos'ha in più rispetto agli altri reader che lo hanno preceduto?
In primo luogo il form factor, davvero comodo e in grado di restituire da vicino l'esperienza della lettura di un libro, poi le tecnologie impiegate per la visualizzazione dei testi (il famoso E Ink), ma soprattutto, ha alle sue spalle Amazon, la sua sterminata libreria e il suo potere economico che non si traduce solo nella possibilità di imporre un prodotto ma anche di offrire un modello economico convincente e inedito.
Perché se avete già occhieggiato il prezzo avrete visto che Kindle costa caro per quello che offre (di fatto, nonostante le sue varie funzioni come lettore multimediale, l'unica cosa che fa davvero bene è proprio l'e-reader) ma nel prezzo è compreso il collegamento a internet.
In sostanza, comprate Kindle, lo accendente, lo connettete a internet e cominciate a scaricare libri o riviste senza dover configurare (e pagare) nulla. Il collegamento ve lo offre Amazon.
Questo significa che questo device è del tutto indipendente non solo dal computer ma anche da operatori telefonici di sorta. Una volta tirato fuori dall'imballaggio, i libri sono tutti a portata di mano e a prezzi convenienti.
In America la libreria a cui Kindle può accedere è sterminata e potete trovare praticamente ogni libro che potete desiderare, gran parte dei quotidiani e le maggiori riviste (con convenientissime offerte di abbonamento). In fumetti per ora hanno qualche problema perché la gran parte dei comics è a colori e Kindle è in bianco e nero (ma sono sicuro che Kindle 3 sopperirà a questa mancanza).
In Italia le cose vanno meno bene. Aldilà del quotidiano La Stampa (e, a breve, Il Corriere della Sera), non ci sono contenuti italiani. Il che è un peccato perché i fumetti Bonelli, viste le loro peculiarità, ci starebbero dentro come un pisello nel loro baccello.
Se volete saperne di più sul dispositivo di Amazon e sul suo effettivo utilizzo, vi consiglio di andare a leggere i commenti di Luca Sofri sul suo blog.

E se non sarà Kindle lo standard del futuro, allora lo sarà questo:


Oppure QUESTO (che è davvero figo).

O magari, il futuro tablet di Apple (che, secondo molte fonti, si dovrebbe chiamare Slate) che, di sicuro, utilizzerà un approccio stile Itunes per l'editoria in formato elettronico.

Quello che è certo è che la direzione è questa e se la gente si sta dimostrando disponibile a leggere su un dispositivo ancora scomodo come l'Iphone (date uno sguardo a questo link per averne la conferma), non esiterà a passare a piattaforme più comode, versatili e funzionali quando ne avrà finalmente la possibilità.

Il futuro del fumetto digitale quindi, a mio avviso si baserà su un approccio alle librerie simile a quello messo in atto da Disney, ComiXology, Amazon e Itunes, con una visualizzazione delle tavole a fumetti fedele all'esperienza originale ma arricchita da funzioni possibili solo su piattaforma digitale (lo zoom, tanto per fare un esempio stupido), il tutto sostenuto da un sistema di abbonamento e commercializzazione flessibile, dai feedback della comunità e dall'integrazione con i vari social network.
Se poi l'esempio di Kindle verrà seguito e questi dispositivi saranno quanto più indipendenti possibile dal collegamento con un computer, anche la pirateria diventerà un fenomeno marginale e sostanzialmente irrilevante. In caso contrario, aspettatevi i soliti DRR e i soliti (inutili) sistemi di protezione.

Per il momento, le mie riflessioni sul futuro del fumetto digitale si fermano qui.
Sono intimamente convinto che ci troviamo alle porte di una profonda rivoluzione per quello che riguarda i media tradizionali e che questa rivoluzione sarà più rapida di quella che molti si aspettano. Per carità, non sto dicendo che entro dieci anni nessuno leggerà più su carta, ma sono convinto che entro soli cinque anni il mercato dell'editoria digitale sarà diventato di primaria importanza per qualsiasi editore sulla piazza. Ed è bene cominciare a pensarci per non farsi trovare preparati.

3.11.09

Fumetti Digitali -terza parte-

Appurata quindi la necessità di un fumetto digitale, alla luce dell'offerta attualmente presente sul mercato, possiamo iniziare a fare qualche considerazione.
La prima cosa che appare evidente è che, per il momento, il passaggio dal formato "analogico" del fumetto a quello digitale è piuttosto invasivo e traumatico, molto più invasivo e traumatico di quanto è stato (e sarà), per altri media.
Fruire una canzone attraverso un file MP3, non altera in nessuna maniera la canzone in quanto tale, alla stessa maniera guardare un film scaricato in formato digitale non cambia il linguaggio del film. Nemmeno leggere un libro su uno schermo cambia lo stile di scrittura del testo.
Certo, un MP3 non ha la qualità musicale di un pezzo non compresso e di sicuro vedere un film sullo schermo di un computer o di qualche dispositivo portatile non rende al massimo l'esperienza... ma sono compromessi tutto sommato accettabili.
Un fumetto trasportato in formato digitale, invece, viene piegato alle necessità del dispositivo su cui è destinato a essere fruito e questa variazione ne altera (anche in maniera sostanziale) il linguaggio.
Certo, ci sono delle eccezioni: i file CBR non alterano in nessuna maniera la tavola a fumetti però, siamo sinceri, gli attuali dispositivi non premiano affatto questa soluzione. In primo luogo perché leggere sullo schermo di un computer è sempre piuttosto complicato (è stancante per gli occhi e scomodo) e poi gli schermi dei computer hanno uno sviluppo orizzontale mentre, la maggior parte dei fumetti, ha uno sviluppo verticale. E anche passando i file CBR su dispositivi come Iphone, Ipod Touch o tablet di vario tipo, le cose non migliorano di tanto perché ingrandire le vignette e navigare all'interno della tavola è una questione piuttosto macchinosa. Nemmeno i giapponesi, che della vendita di comics digitali sono i pionieri, sono riusciti a trovare una maniera comoda e appagante per mantenere inviolata la struttura della tavola e, allo stesso tempo, garantire la stessa comoda fruizione del fumetto tradizionale.

Le cose vanno molto meglio quando i fumetti sono espressamente concepiti per il digitale, tenendo conto delle proprietà delle piattaforme su cui andrà a girare e sviluppando un linguaggio coerente intorno a esse. Il problema però è che, in questo caso, si perde la possibilità di convertire i cataloghi fumettistici già esistenti (e di rivenderli).

Quindi, per il momento, le soluzioni sono tre:

- mantenere integra la forma e il linguaggio del fumetto, rendendo però scomoda la sua fruizione e quindi poco popolare il prodotto (la soluzione scelta dai file CBR e dalla maggioranza delle case editrici giapponesi).

- alterare il fumetto, aumentandone la fruibilità sulle nuove piattaforme ma stravolgendone il linguaggio (la forma scelta dalla Disney, da Comixology e dalla maggior parte dei grandi gruppi editoriali).

- sviluppare fumetti nuovi in base alle necessità delle nuove piattaforme (come fatto da Coreingrapho).

Tutto qui?
No.

Ne parliamo nella quarta parte.

Fumetti Digitali -seconda parte-


Per prima cosa, rispondiamo a un quesito che mi è stato posto anche nei commenti dell'intervento precedente:
c'è davvero bisogno dei comics digitali?
Sì, c'è. E le ragioni sono tante.
La prima e la più ovvia è quella delle risorse e dell'inquinamento. I fumetti sono stampati sulla carta e la carta si fa con gli alberi. Sì, ok, si potrebbe usare anche la carta riciclata ma prima di tutto costa di più e, in secondo luogo, la produzione della carta riciclata richiede comunque un trattamento che, a sua volta, richiede risorse in termini energetici ed è inquinante. Anche i processi di stampa richiedono risorse e energie e, a meno che non siate stati su Marte negli ultimi dieci anni, dovreste avere ben chiaro che la questione delle risorse e dell'energia è la vera sfida che affronteremo nei prossimi decenni.

Il secondo motivo è quello dello spazio. La società è cambiata ed è cambiato il pubblico: l'homo erectus ha lasciato spazio all'homo consumens. Ho 35 anni, compro fumetti, musica, film e giochi dall'età di 5 e, personalmente, ho accolto come una manna da cielo l'arrivo della musica digitale che mi ha permesso di mettere in uno scatolone tutti i miei cd per affidare la mia intera libreria musicale a qualche capiente HD. E lo stesso farò quando un processo analogo mi permetterà di pensionare i miei 2000 film su DVD e Blu Ray, i molti videogiochi e le tonnellate di fumetti. Lo spazio è importante, al pari delle risorse e dell'energia.

Il terzo motivo è quello dei costi. Una volta che si sarà sviluppato un mercato per il fumetto digitale, sarà molto più facile produrre fumetti perché il costo maggiore, quello della stampa, verrà abbattuto.

Il quarto motivo è quello della distribuzione e della vendita.
Vendere fumetti è sempre più difficile. Il canale tradizionale italiano (quello dirette delle edicole) è in crisi e quello delle librerie specializzate non è mai realmente decollato. I fumetti stanno cercando di reinventarsi attraverso gli allegati ai quotidiani e le proposte da libreria di varia. Ma c'è un problema: anche le vendite dei quotidiani e dei libri sono in crisi e i grandi editori stanno cominciando a guardare con sempre maggiore interesse al mercato digitale che non comporta i costi di stampa, non comporta le spese di distribuzione e che, soprattutto, non prevede la rese.
Il discorso, ovviamente, non è solo italiano ma riguarda ogni nazione che produce contenuti su supporti tradizionali e che si trova, al pari nostro, in una profonda crisi in termine di distribuzione e vendita.

Il fatto è che siamo a un punto di svolta per quello che riguarda la commercializzazione e la fruizione dei media tradizionali. La musica è stata la prima a essere investita e il cinema sta subendo adesso questo processo. Letteratura, fumetti e videogiochi seguiranno a ruota perché la scelta è tra cambiare o morire.

Stabilito quindi che sì, il trasbordo su un formato digitale è probabilmente la nostra unica possibilità di salvezza, c'è da stabilire le modalità con cui verrà messo in atto questo esodo e a quale prezzo.

Ne parliamo nella terza parte.

Fumetti digitali -prima parte-

A Lucca, nell'ambito dei Comics Talk, ho avuto modo di parlare a proposito del futuro dei fumetti in ambito digitale. Vista l'occasione, ho dovuto codificare le idee che da tempo mi giravano per la testa. Sfruttando queste riflessioni vi offro una breve panoramica su quello che offre (o che offrirà entro brevissimo) il mercato.

Disney DigiComics (Ipod Touch, Iphone, PSP, PS3, Nintendo DS, Nokia, Blackberry e altri).

Partiamo dall'iniziativa più ambiziosa, una vera e propria piattaforma multiformato da cui sarà possibile scaricare migliaia di storie, creare la propria antologia, seguire i propri autori o personaggi preferiti e persino stamparsi il proprio volume ideale.
La demo che ho avuto modo di vedere è assolutamente convincente per tutto quello che riguarda il supporto. Mi lascia qualche perplessità in più il modo in cui i fumetti verranno fruiti sui vari dispositivi. Le pagine dei fumetti, infatti, verranno scomposte, vignetta per vignetta, cancellando il concetto di composizione della tavola. Apprezzabile invece la totale mancanza di interventi animati o effetti speciali vari (che con il fumetto non hanno nulla a che spartire). I prezzi sembrano interessanti, specie per gli abbonamenti.


ComiXology (per Ipod Touch e Iphone)

Per ora è la piattaforma più convincente.
Molto valida (al pari del progetto Disney), tutta la parte della libreria. Ci sono tanti fumetti di tutte e case editrici americane (compresa la Marvel, anche se non per l'Italia), ben indicizzati e facilmente consultabili. Buono e convincente anche il modo di fruire le tavole che, attraverso molte opzioni personalizzabili, permettono di godere tanto della tavola nella sua interezza, quanto delle singole vignette. Insomma, tenendo conto dei limiti della piattaforma su cui gira, il sistema messo a punto da ComiXology sembra quello più raffinato, meno invasivo e più simile all'esperienza originale. I prezzi sono più che decenti.

Diabolik (per Iphone e Ipod Touch).
L'applicazione è molto ben fatta e sfrutta bene tanto le peculiarità dei dispositivi della Apple, quanto quelle del fumetto di Diabolik . Grazie al peculiare formato delle tavole di Diabolik, l'applicazione riesce a rimanere estremamente fedele alla fruizione originale della storia per come è stata concepita su carta. Molto buono il sistema di comparsa e scomparsa dei balloon, mentre lasciano più perplessi certi inserti dinamici che, con il fumetto hanno poco a che spartire.
L'applicazione si premura esclusivamente di fornire una storia a fumetti, priva di qualsiasi elemento di contorno atto a costruire una vera e propria libreria fumettistica, il che è un peccato.

Catalogo on-line della produzione Marvel.
Idea vecchia che sfrutta poco e male le peculiarità del web e del supporto digitale.
Lento, con una grafica invasiva e un sistema di fruizione delle tavole orrendo e poco naturale.
Certo, il catalogo è infinito ma non basta sbattere un mucchio di tavole su internet per creare un nuovo mercato.



Il fumetto ripensato per il web.
Attraverso l'idea dello scroll verticale, quelli di Coreingrapho hanno scoperto l'uovo di Colombo per presentare fumetti orginali sul web (e sono sicuro che funzionerebbero bene anche sui device portatili). Il sistema funziona solo per opere concepite espressamente per la rete ma, tutto sommato, non è poi questo grosso problema, vero?


Il fumetto per la rete pensato dalla DC comics.
I contenuti sono spesso straordinari ma, a mio modo di vedere, la loro fruizione è lenta e faraginosa.

Marvel Motion Comics (web, Iphone, Ipod Touch)
Una puttanata che non ha nulla a che spartire con i fumetti.


Ma a conti fatti, è davvero questo il futuro del fumetto? Sì e no. Ne parliamo al prossimo post.

2.11.09

Io e Dylan.

La conferenza su Dylan tenutasi a Lucca.
Ringrazio Luca Pirilli per il video.

In un tripudio di miccette... Lucca Comics & Games 2009!



Vodafone, quando c'è un sacco di gente che usa il cellulare, funziona davvero di merda.
Ecco quindi che le mie buone intenzioni di twitterare la cronaca del Salone del Fumetto e dei Games di Lucca si è schiantata contro la sua inadeguatezza.
Pazienza.

Cosa c'è da dire di questa Lucca?
Che ha mantenuto quello che aveva promesso.
La trasformazione da mostra/mercato del fumetto a salone del fumetto è stata realizzata concretamente e non solo a parole e Lucca è, attualmente, la migliore manifestazione d'Italia, sotto tutti i punti di vista.
Certo, i commercianti (relegati ormai ai margini della manifestazione) avranno ben altro da dire ma, per quello che riguarda me, come autore e appassionato, sono pienamente soddisfatto.
Bellissime le mostre, di gran livello gli ospiti, belli gli incontri, più che adeguati gli spazi espositivi. Sotto ogni punto di vista la manifestazione è stata appagante e ricca di spunti.
L'organizzazione degli spazi poi, merita una menziona a parte: per tutta la fiera ho avuto l'impressione che ci fosse meno gente rispetto agli anni passati ma, parlando con i vari espositori e sentendo dei loro straordinari risultati di vendita, appare chiaro che la mia era, appunto, soltanto un'impressione. La gente c'era, solo che era distribuita molto meglio.
Una fiera ricca, vitale, ben concepita e curata. Insomma, un successo straordinario.
Unica nota stonata: la serata di premiazione. Ma vabbè, lì è una questione anche politica e di mia personale allergia ai leccaculo.

E tutto questo senza parlare del lato Games, che sta diventando sempre più importante e prestigioso anche sotto il punto di vista videoludico. Voglio dire: ho avuto modo di giocare alla demo di Call of Duty: modern warfare 2 e credo che fosse una anteprima mondiale.

Per quello che riguarda me: è andato tutto bene.
Ho firmato le mie stampe allo stand Bonelli (che, aldilà dei giustificati sfottò, sono andate esaurite in poco tempo), ho partecipato a un interessantissimo incontro sul futuro multimediale del fumetto e ho detto la mia su Dylan Dog alla conferenza dedicata al personaggio. Se non fosse che stavo male di salute e molto nervoso per impicci personali, sarebbe stata la fiera perfetta.
Insomma, se non siete venuti, avete fatto male.

p.s.
Anche questa fiera ha vantato 2 cosplayer su JD:
JD non c'entra quasi nulla... ma il pellicciotto di Mordred è impagabile.


p.p.s.
per chiarire, visto che già stanno circolando voci: nella conferenza su Dylan Dog, NON ho detto di essere il nuovo Tiziano Sclavi e nemmeno di essere il suo erede.
Semplicemente, durante la conferenza, una dispettosa e divertita Paola Barbato mi ha chiesto che "livello" volevo raggiungere all'interno della testata, se quello di Ruju, di Chiaverotti, il suo o, addirittura, quello di Sclavi. La mia risposta è stata che quando mi metto a fare qualcosa, il mio obiettivo è sempre quello di cercare di raggiungere la vetta (che, in questo caso, è Sclavi). Non è detto che ci riesca (ovviamente) ma le ambizioni sono sempre quelle.
Con ambizioni modeste di diventa autori modesti.
Tutto qua.