27.1.10

Che la mamma e De Rossi raramente deludono.


L'edificio che ospita la redazione e gli studi di Rai News 24 è una palazzina di Saxa Rubra dai muri scrostati con il cemento a vista, uffici desolati, vecchi computer, divanetti ricoperti di polvere e moquette lisa. Fuori piove e fa freddo anche dentro la palazzina.
Quando arrivo mi perdo immediatamente e dopo due minuti la mia mente si convince di essere in un dedalo burocratico del politburo sovietico dei primi anni settanta. O in un sequel di Hostel. Quello più spaventoso. E invece sono davvero alla Rai, tanto è vero che dopo dieci minuti qualcuno mi recupera e mi porta in sala regia per procurargli delle immagini da mandare in onda.

"Non vi è arrivata la mia mail?"
"No. Ma abbiamo casini con i computer".
Guardo i computer e non me ne stupisco.
Gli scarico qualche immagine da internet, poi gli propongo di mandare in onda uno dei teaser che Massimo ha realizzato.
"Eh, sarebbe bello... ma su queste macchine non abbiamo flash istallato e i filmati di Vimeo non li possiamo vedere".
Ok, va bene. Pazienza.
Mi lascio accompagnare in una saletta d'attesa larga un paio di metri per un metro e mezzo.
Un divanetto bianco e macchiato, un vecchio televisore a tubo catodico e nient'altro.
"Il giaccone se vuoi toglilo ma poi portalo in studio che lasciarlo qui non è sicuro..."
"Non c'è un guardarobaa?"
"No. Lascialo su una scrivania. Non sulle sedie che quelle servono ai cameraman".
"Capito".
"Ti serve il trucco?"
"Direi di no".

Cinque minuti dopo vengo microfonato e accompagnato in studio.
Qualche pannello metallico, delle scrivanie in plexliglass, alcuni schermi e la solita moquette lisa e polverosa. Nonostante le lampade, fa un freddo cane.
La magia della televisione deve essere davvero potente per trasformare quel set in qualcosa di accettabile.
Nove e venticinque. In studio ci siamo io, due cameraman annoiati con un orecchio alla partita (li invidio) e nessun altro. Da quando sono entrato ho visto un totale di sei persone. Pensavo che per fare televisione ci volesse più gente.
Qualcuno si preoccupa: il giornalista-presentatore è in ritardo. Una segretaria di produzione (la persona numero cinque) lo va a cercare e lui arriva dopo qualche istante. Si era distratto a parlare con un amico. Ha i capelli laccati e la sua pelle ha una sfumatura arancione.
Ringrazio mentalmente me stesso di non aver voluto il trucco.
Mi siedo sulla poltroncina solitaria davanti alla sua scrivania e siamo in onda.
Inizia l'intervista e va come previsto.
Nessun reale attenzione nel trattare l'argomento, domande banali, basate sulle due robe lette su internet e, soprattutto, nessun interesse ad ascoltare le risposte (che qualche spunto lo davano). La cosa più interessante di tutto il programma è la mia maglietta di Ralph Super Maxi Eroe. Sto serissimo per tutta la durata della pantomima.
Mezz'ora dopo è tutto finito e io schizzo via ,verso la macchina che mi riporterà a casa, lontano da quel posto brutto, grigio e rassegnato.

Nel frattempo, De Rossi ha segnato contro il Catania e mia madre mi ha mandato un SMS con scritto "bello de mamma".
Sorrido.
Finalmente.