22.1.10

Era solo questione di tempo...


...continua la rassegna stampa, questa volta tocca al Corriere della Sera.
Finalmente un po' di polemica.
Sulla critica della Roccella il mio invito è a leggere più attentamente la storia: l'accettazione della malattia e della sofferenza è uno dei punti cardine dell'albo.
Domani esce l'intervista su Liberazione.

CORREZIONE: il pezzo su Liberazione è uscito oggi. Lo trovate QUI.

p.s.
oggi mi buttano fuori e torno a casa. Giuro che ricomincio a postare roba più interessante.

18 commenti:

Davide ha detto...

c'è un po' di paradosso in tutto questo?

hai provato negli anni a mettere nei tuoi fumetti tutto ciò che è la tua cultura (narrativa, videogiochi, musica, fumetti, cinema)e hai questo successo (riscontro mediatico) per una storia in cui invece hai messo te stesso e le tue paure/ i tuoi problemi...

a me la storia è piaciuta molto, molto di più della precedente

alle volte la storia è speciale e si sente, si vede quando giri le pagine

altre volte "è solo un fumetto"

Andrea Cavaletto ha detto...

bè, una storia come questa è ovvio che si presti a delle polemiche e apra dibattiti, ma credo che sia anche questo il motivo x cui è stata fatta, no?
Personalmente credo che tutto ciò (vabbè, nn proprio tutto tutto) che suscita polemiche e dibattiti sia qualcosa che merita di essere raccontato...

paperoga ha detto...

strano, mancava un commento degli atei devoti fondamentalisti. attento, rrobe, sono molto potenti, hanno poteri magici, potrebbero addirittura trasformarti in giuliano ferrara.

paperogaedintorni.wordpress.com

JenaPlissken ha detto...

Più che corriere della sera sarebbe corretto chiamarlo corriere della sega, vista la direzione intrapresa nel leccare sempre e comunque il culo al potente di turno sguinzagliando ostellini e panebianchi a più non posso.
Comunque quello che mi è piaciuto particolarmente della tua storia (che reputo cmq una delle migliori) è appunto il messaggio assolutamente non manicheo di integrazione con il male. Non esiste un bene assoluto che non si trasformi nel suo opposto. Il male quindi non va sfuggito, ghettizzato o relegato in un angolino buio fingendo che non esista ma al contrario, affrontato, capito, accettato. E il finale altro non fa che ribadire l'esistenza di questa sottile linea su cui tutti ci troviamo a camminare, altro che fantasy ;)

Giorgio Salati ha detto...

Secondo me la critica della Roccella non è fuori luogo. Infatti non scrive "Non è vero quel che dice Recchioni", ma "Non è vero quel che dice Dylan Dog". Ossia, ha espresso una sua opinione, che potrebbe anche coincidere con quella dell'autore, circa una frase del personaggio, il quale potrebbe essere stato smentito dalla storia stessa (e quindi dall'autore)...

Design270 ha detto...

non mi sembra polemico.

paperoga ha detto...

per me ti sbagli giorgio. la roccella non esprime solo un'opinione: esprime quella che ritiene senza ombra di smentita una Verità. se sei abituato ad ascoltare gente del genere, ti sarai accorto che loro propinano verità, non opinioni, impongono apriorismi, non accettano confronti. "Non è VERO quel che dice Dylan Dog" non è una frase di routine in bocca a quella gente. Loro distinguono Verità, di cui sono portatori, dall'indistinto relativismo delle opinioni. Sui temi della vita e della morte, secondo loro, non si possono avere opinioni, c'è una legge naturale punto e basta. Sta in questo tentativo di imposizione all'altro, e non nel legittimo rifiuto dell'eutanasia come concetto, il vero pericolo che corriamo. Comunque ottimo che sia un fumetto ad accendere questo dibattito.
paperogaedintorni.wordpress.com

Fabrizio ha detto...

Ah, Eugenia Roccella. La portavoce del Family Day.

Mi mancava...

Uomo del monte ha detto...

sempre sul pezzo i nostri fantastici giornalisti.
si accorgono di questi "scottanti temi" dopo un mese che è uscito il fumetto e solo perchè ne ha parlato qualcun altro...
io avrei aspettato che MM non fosse più reperibile in edicola per parlarne :sisi:

MicGin ha detto...

Non parlano del vostro lavoro, ma ne approfittano tranquillamente. Niente di nuovo. Solo una pratica sempre più costante.
Mater Morbi è un prodotto di intrattenimento. E ha anche il merito di far riflettere, se si vuole, senza forzature. E in più è stato importante per la tua identità di autore.
Mi chiedo se valga la pena di replicare. Forse sì.
Forse.

Greg ha detto...

"c'è stato un tempo in cui ero uomo..." per me non ha niente di ideologico, è semplicemente una frase autocommiseratoria.
effettivamente una malattia che prende il controllo della tua vita ha un che di riduttivo sulla tua stima e la tua autocoscienza.

la cosa "particolare" di MM è la narrazione pura, senza ideologie o metafore nascoste (almeno, io non ne ho colte).
e mi fermo qui prima di ribadire l'intervento di MicGin.

Ombra ha detto...

Io ho amato ( e trovato veritiero, ma forse fino a tre anni fa, inizio dei miei guai, non l'avrei capito in pieno) invece proprio la sensazione del rapporto con la malattia, e dico: *kudos* oltre a keep up the good work.

PS
felice di sapere che ti sgabbiano, e PPS, devo mandarti due cose.

Pasquale ha detto...

e il pdf del pezzo di LIBERAZIONE lo trovi qui http://www.liberazione.it/giornale_articolo_ricerca.php?id_articolo=511589

;) intervista bella lunga!

V.M. ha detto...

Un neo. Nella didascalia dell'articolo di Liberazione è scritto: "Alcune delle tavole disegnate da Roberto Recchioni per l'albo di Dylan Dog 'Mater Morbi'". Però le tavole, ahimè, non sono del RRobe ma di Massimo Carnevale.

RRobe ha detto...

Grazie per il link.
Cazzo, sono diventato un disegnatore bravissimo!

Giorgio Salati ha detto...

@Paperoga:
io non sto dicendo assolutamente di essere d'accordo con la Roccella... intendevo dire che la sua opinione l'ha espressa riferendosi a una frase di un personaggio, non riferendosi alla storia. La storia e il suo autore sono una cosa. Secondo me potrebbe anche averla letta la storia, ma ha voluto puntualizzare il suo punto di vista su quella singola frase, diciamo che ha preso spunto da quella frase per ribadire la sua opinione - condivisibile o meno - e questo esula dal fatto che abbia letto o meno l'intera storia...

in pratica secondo me in quella singola frase non polemizzava genericamente con Roberto e col messaggio che ha inserito nella storia, ma semplicemente ha commentato quella frase di Dylan Dog.

Claudio Ughetto ha detto...

Devo ammettere di avere letto questa bellissima storia perché suggestionato dall'articolo di Roberto Alfatti Appetiti, che affronta di petto il tema dell'autanasia. Tuttavia da "Mater Morbi" ho avuto molto di più, volerla ridurre a un dibattito su verità assolute sarebbe fare un torto al compito dell'arte. E talvolta anche un fumetto (popolare) come questo può essere arte. Soprattutto ci ho visto il dramma di un uomo sprofonda nella sofferenza e la vive, prima rifiutandola e poi accettandola. La novità sta nel fatto che non è un tema piacevole, e riuscire a esprimerlo con tale forza, senza posizioni moralistiche, è un merito non da poco.
Non ci avrebbe colpito così tanto, "Mater Morbi", se fosse stata scritta cavalcando un tema alla moda. E' soprattutto una splendida storia, sceneggiata benissimo, che tratta un tema eterno. Spero davvero di potere leggere altre cose così, capaci di lasciarmi qualcosa dentro. Più emozioni e dubbi che risposte.
Claudio Ughetto.

saphira ha detto...

chi ha fatto l'intervista su Liberazione (ovvero io) si scusa con Carnevale...ho scritto solo l'intervista, che è stata modificata da altri, che hanno scritto anche titolo e didascalie...ahimé senza leggere bene l'articolo. purtroppo sono cose che capitano... io lo so chi ha fatto i disegni e li trovo molto belli! :)
sa'