25.1.10

Non guardarsi indietro.


Segnalandovi questo gioco potrei darvi l'idea di essere uno di quei noiosi, nostalgici, retrogamer che passano la giornata a trastullarsi con il Mame e a rimpiangere i bei tempi andati.
Non è così.
Amo alcuni vecchi classici e mi capita di rigiocarli, ma non scambierei mai un Colecovision con la mia 360 o la mia PS3.
Forse con la Wii. Ma questo è un altro discorso.

Comunque sia, aldilà di tutto questo, quello che rimpiango di alcuni vecchi videogiochi, in particolare quelli dell'Atari VCS, era la capacità evocativa che esercitavano su di me.
Cerco di spiegarmi.

Ve lo ricordate Pitfall!?
Pitfall! era questo:
All'epoca della sua uscita, Pitfall! era un capolavoro di grafica, sonoro e giocabilità e io lo adoravo. A giocarci oggi, grossa parte delle sue qualità sono andate perdute, ovviamente.
Eppure... eppure quell'omino senza un volto, quegli accostamenti di colori, quella foresta senza un nome, continuano a stimolare la mia fantasia più di quanto potrà mai fare un Uncharted 2 (e ricordatevi che, per me, Uncharted 2 è il miglior gioco dell'anno).
Chi è quell'avventuriero in maglia verde? Nel manuale di gioco viene identificato come Harry e niente altro (in seguito il suo cognnome è stato fatto coincidere con Pitfall ma all'epoca della commercializzazione del primo gioco, non era così). Perché si trova in quella foresta? Che foresta è? Perché gli scorpioni lo perseguitano?
Da ragazzino avevo scritto mille storie per creare un contesto in cui calare le avventure di Harry, storie che poi, in qualche maniera, mi sono portato dietro.

Lo stesso vale per H.E.R.O. :
Un uomo con un girocottero che salva dei minatori. Chi è? Lavora per qualcuno? Ha una agenzia di salvataggio? Dove ha preso il girocottero? Lo ha costruito lui? Perché la miniera è così profonda? Come ci sono arrivati i minatori così a fondo? A chi appartiene quel tentacolo che spunta dal magma negli ultimi livelli?

O per il mio amatissimo gioco di Bruce Lee:
Ok, lui è Bruce Lee, Ma gli altri due? Un Ninja e un lottatore di sumo verde?
WTF?
E perché Bruce deve spegnere le lampade? Ma soprattutto... cosa rappresenta l'inquietante schermata finale?

Vi sembrerà ridicolo ma sono pronto a credere che il motivo per cui oggi faccio questo mestiere dipenda in larga parte dalle suggestioni che questi giochi, e altri come questi, mi hanno suggerito. E alle domande che mi hanno fatto porre.
E anche una certa predilezione per le trame minimali e i personaggi ridotti a gusci vuoti, meri vettori dell'azione e via dicendo.

E veniamo, finalmente, alla ragione per cui avevo deciso di fare questo post:

Terry è un programmatore di giochi indipendenti con una certa passione per lo stile retrò.
Questo in apparenza.
Il suo capolavoro Don't Look Back sembra un gioco per l'Atari VCS 2600 ma, invece, non lo è per niente.
In primo luogo perché pur essendo graficamente minimale è anche raffinatissimo e dotato di una colonna sonora favolosa.
Poi perché è ludicamente molto più profondo e complesso di quello che sembra (lo scoprirete poco a poco).
E infine perché, narrativamente è un capolavoro in grado di mettere in chiave ludica la vicenda di Orfeo e Euridice, caricandola di tutto il suo bagaglio emozionale e riuscendo a evocare le suggestioni dell'ade con poco più di una manciata di pixel, lasciando alla fantasia del giocatore la possibilità di riempire lo schermo di gioco.
Aggiungiamoci poi che il titolo del gioco sembra fungere tanto da allusione alla vicende del gioco stesso, quanto da manifesto creativo metatestuale, invitando tutti i programmatori a non guardare al passato ma a andare avanti, e il capolavoro è servito.

Con pochi K, Terry Cavanagh umilia i ragazzi di Visceral Game e quella cagata di Dante's Inferno.
Mica male.

24 commenti:

JenaPlissken ha detto...

Condivido, questo gioco è una piccola gemma. L'ho scoperto qualche mese fa su un sito di retrogaming.
Se ti è piaciuto, mi sento di consigliarti più o meno tutti i giochi di "ludus novus", http://ludusnovus.net/
Sono sicuro apprezzerai. In particolare the majesty of colors e bars of black and white (quest'ultimo un vero gioiello di paranoia dickiana).
Au revoir.

JenaPlissken ha detto...

E di Cavanagh prova anche l'eccellente Pathways.
Credo che in buona parte i giochi moderni abbiano perso quella capacità evocativa e immaginifica di cui parli nel tuo articolo. Questo non significa che siano brutti, solo che sono differenti. Le ore passate a sognare su Final Fantasy 4 con i primissimi emulatori SNES in DOS, le emozioni a ripercorrere le avventure di Solid Snake a Zanzibar Land su l'FMSX in DOS, la poesia malinconica e mortifera accompagnata dal suono incessante della pioggia in Dreamweb, la gioia di sventrare terribili demoni che hanno rapito la mia famiglia in Splatterhouse e la magia di poche righe di testo capaci di creare un mondo come in Zork e le altre avventure testuali non sono riuscito ancora a riviverle se non in questi vecchi titoli. Spero che le nuove tecnologie riescano a riscoprire queste dimenticate qualità, anche se sono molto pessimista riguardo il futuro. Qual'è il tuo (vostro) punto di vista a riguardo?

Planetary ha detto...

Ma è difficilissimo! Ho ucciso il mostro finale e sto portando indietro la bella.

Guido ha detto...

fantastico! hero e pitfall ci giocavo da piccino...e poi le partite a flashback o prince of persia! che infanzia...

bello "don't look back", molto poetico a suo modo

Marpo ha detto...

Infatti cercare di dare un senso a Defender e Venture su Atari 2600 ha segnato per sempre il mio modo di vivere.
(Mi rendo conto che è ridicolo e drammatico!)

Complimenti per il post!

Ivan Vitolo ha detto...

waw l'ho appena finito... che giochino gnocco

Nebo ha detto...

Oddio, conosci H.E.R.O.!
Io e mio padre eravamo arrivati allo schema ottomilionesimo che se mandavi la fotografia vincevi non mi ricordo cosa!

Non arrivò niente.

Avion ha detto...

Urca miseria, H.E.R.O.
Cosa m'hai ricordato.

Greg ha detto...

qui facciamo i filosofi del retrogaming ma ai leggendari Chzo Mythos e al platform 1213 di Yahtzee chi ha giocato?

perchè in sostanza si tratta di due fra le migliori saghe horror/mystery/thriller della STORIA.

Giangidoe ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
raffaele ha detto...

Come molto spesso accade, hai espresso in maniera perfetta e sintetica cio' che penso anche io...
Conosci anche questo?
http://spelunkyworld.com/

Un saluto da uno dei tuoi tanti lettori (fumetti e blog) silenziosi

Giangidoe ha detto...

Beh, anche se fosse, c'è nulla di male in un moto di sano e nostalgico retrogaming. Soprattutto se notturno.
Io ci ho dedicato il mio ultimo post, domenica scorsa...

jONATHAN fARA ha detto...

condivido tutto quello che hai detto su quel piccolo gioiellino che è Don't Look Back , e mi permetto di consigliarti questo: http://www.ludomancy.com/games/today.php?lang=it

è molto meno action ma più di "concetto" e una volta capitocome funziona dura pocchissimo ma è un'esperienza profonda, per me lo è stata, è basato tutto su una frase e la possibilità di cambiarne alcune parole modificandone il senso..

Slum King ha detto...

E poi riesce a parlare della perdita dei propri cari come nessun altro.
Grandioso.

Ti consiglio Small Worlds di David Shute, Execution di Jesse Venbrux e You Only Live Once di Marcus Richert.

Devo ammettere che la scena indie moderna non è affatto male!

RRobe ha detto...

Per tutti: grazie per i consigli.

Per Jena: non lo so. La scena indie è molto attiva e produce grandi cose. Alcune vengono recepite dal mercato mainstream (e nascono gioielli come Poral). Io credo però che i giochi per il mercato di massa continueranno parecchio con il "more of the same".

KoShiatar ha detto...

Per qualche motivo i vecchi giochi mi hanno (quasi) sempre impressionata e coinvolta più dei pur bellissimi nuovi capolavori grafici. Penso che sia perché quando personaggi e ambientazioni erano poche indefinite manciate di pixel e di suoni campionati tutto il resto si riempiva con l'immaginazione, mentre i giochi di oggi sono bellissimi da vedere ma non lasciano nessun vuoto su cui costruire con la mente. La trama e l'aspetto visuale sono definiti sin nel minimo dettaglio. Risultato: non fantastichi più come prima.
Il vecchio ghouls n' ghosts mi ha sempre fatto molta più paura di Resident Evil.

Faust VIII ha detto...

Grazie per il bel gioco RRobe: abbastanza difficile, grandi atmosfere, finale malinconico.

P.S. Non avevo mai visto la fine del gioco di Bruce Lee!

Il Matteo ha detto...

Quello che dici mi fa pensare a come i videogiochi abbiano subito lo stesso processo della narrazione.
Italo Calvino, nelle sue Lezioni americane, cita una fiaba e la commenta:

"Un Re s'ammalò. Vennero i medici e gli dissero: «Senta, Maestà, se vuol guarire, bisogna che lei prenda una penna dell'Orco. È un rimedio difficile, perché l'Orco tutti i cristiani che vede se li mangia».
Il Re lo disse a tutti ma nessuno ci voleva andare. Lo chiese ad un suo sottoposto, molto fedele e coraggioso, e questi disse: «Andrò».
Gli insegnarono la strada: «In cima a un monte ci sono sette buche: in una delle sette, ci sta l'Orco».
L'uomo andò e lo prese il buio per la strada. Si fermò in una locanda...


Nulla è detto di quale malattia soffra il re, di come mai un orco possa avere delle penne, di come siano fatte queste buche. Ma tutto ciò che è nominata ha una funzione neccessaria nell'intreccio; la prima caratteristica del folktale è l'economia espressiva; le peripezie più straordinarie sono raccontate tenendo conto solo dell'essenziale; c'è sempre una battaglia contro il tempo, contro gli ostacoli che impediscono o ritardano il compimento di un desiderio o il ristabilimento di un bene perduto".

Non so se quello che ha guidato l'evoluzione del campo videoludico sia semplicemente lo sviluppo tecnologico. In realtà quello che sempre più caratterizza i giochi moderni è la somiglianza al cinema, così come il cinema assomiglia sempre più ai videogiochi; tra i due campi si è creato un intreccio sempre più robusto e indissolubile.
I giochi sviluppati per le vecchie piattaforme come certe fiabe piene di buchi da riempire, avevano un sapore molto più provinciale, molto più semplice.
Forse perché lo eravamo anche noi...

IL beppe ha detto...

Sono d'accordo su tutto a parte che DANTE'S INFERNO sia una cagata.
Il gioco è fatto bene e aggiungo che solo il fatto che gira costantemente a 60 fps gli rende onore.
Poi,se mentre giochiamo a quest'ultimo dobbiamo vedere per forza o vogliamo giocare a GOD OF WAR la cosa è differente.

IlBeppe

RRobe ha detto...

E' identico.
Ma senza una briciola di gusto, idee o innovazione.

Paolo Boscolo ha detto...

dopo canabalt, altra piccola chicca.

mi divertivo un sacco con la vecchia Atari 2600.

strapiaciuto il finale di questo!!

Lo'oris ha detto...

belin, H.E.R.O. era splendido; ricordo ancora con timore le murene che uscivano dai muri, e con odio tutti i momenti in cui tentando di "atterrare" lasciavo per terra una bomba per sbaglio :|

Thirdeye1919 ha detto...

Uhm io pensavo che non potessi girarmi altrimenti venivo risucchiato nelle spelonche infernali ç_ç Cmq ho già visto che lo hai su twitter, ma anche Canabalt merita un casino (L)

Manfroze ha detto...

Io ho giocato a VVVVVV, l'ultimo di Cavanagh, ed è davvero bellissimo. Pensavo che ne avresti parlato nel post, visto che per ora lo recensiscono tutti.