22.2.10

Stay avawy, from Captain Howdy.

La verità ti rende libero.
E disperato.

Qualche tempo fa, ho scritto un pezzo in cui dicevo che, nonostante tutto, stavo bene.
E che stavo bene grazie al fatto di essere un superficiale che non ci stava a pensare sopra troppo.
Tutto vero. Tutto falso.
La verità è che non sto bene. Non sto bene per nulla.
E per impedirmi di farmi sopraffare dalla più nera disperazione, inseguo ogni felicità e sono intollerante verso qualsiasi cosa mi dia noia, ansia o angoscia.

Quando sono triste mi compro un giocattolo nuovo.
Quando sono disperato, uso le persone, in special modo quelle che mi vogliono bene.
Mi appoggio a loro per tirare a campare.
Le sfrutto per coprire gli strepiti dei mostri che mi inseguono.
Mi dedico a loro con tutto lo slancio e l’entusiasmo possibile, in modo da non avere tempo di pensare alle mie rogne, di non guardare le rovine che mi lascio dietro.
Cerco di farle innamorare di me, per essere ricordato e, un giorno, pianto.
Quando mi amano, metto in discussione la loro intelligenza e della loro capacità di capirmi perché, se fossero intelligenti e se mi conoscessero davvero, non dovrebbero amare uno come me.
E a quel punto dubito e mi angoscio e divento insofferente e mi viene da chiedermi perché sto sprecando il mio tempo (che sento essere tanto limitato) a essere infelice, invece di impiegarlo nella ricerca della felicità. Che è sempre dietro il prossimo angolo.
O il prossimo.
O quello dopo ancora.

Non mi fermo mai per riflettere.
Perché fermarsi significa essere soli e quando sono solo le scimmie urlatrici si mettono a suonare i tamburi nel profondo della mia testa e mi viene voglia di ammazzarmi.
Guardarmi nello specchio non è una opzione perché tollero di vedere la mia immagine solo quando è riflessa e distorta, negli occhi degli altri.

Non faccio altro che correre.
E continuo a fare gli stessi sbagli.
Che non sarebbe nemmeno una cosa grave se questi sbagli non facessero male ad altre persone.

Basta.
E’ tempo di fermarsi, farsi raggiungere da tutto, e scoprire se riesco a conviverci.
A costo di restare da solo per il resto della vita o di rimetterci le penne.

Scusami, Rosy. Sei stata la persona che mi ha dato di più e che ha avuto di meno.

Scusami, Micol. Tu lo avevi visto prima di me.

Scusatemi voi che non siete nominate. Perché non lo siete.

Ma soprattutto, scusami, Marxia.
Sei la donna della mia vita e lo sarai per sempre. Sei l’unica che mi vedo accanto tutti i giorni, l’unica con cui ho voglia di condividere davvero ogni cosa. Sei parte di me e lo sarai sempre. La tua voce sarà sempre nella mia testa e cercherò sempre i tuoi gesti. Mi hai salvato la vita e senza di te non riesco a ridere. Sei casa. Ti ho amato, ti amo e ti amerò. Ho rovinato tutto e non me lo perdonerò mai.

E scusami anche tu, meravigliosa e giovane ragazza che non vuoi essere nominata. Mi hai fatto capire quello che sono diventato e che non voglio più essere. E hai pagato sulla tua pelle questa cosa.

Ho voglia di diventare grande.
Non ho più voglia di far male alle persone.
Mi sono stancato di avere paura.
Mi sono stancato di essere così tanto me stesso.

Si cambia.
Con le buone o con le cattive.