29.3.10

Cartoomics 2010


Credo che l'errore sia stato a monte, quando, una settimana fa, ho deciso di approfittare delle offerte della FS per la tratta Roma-Milano sui loro Freccia Rossa.
Il fatto è che mi fa rodere pagare 98 euro per un viaggio che mi garantiscono di tre ore e che, invece, di tre ore non lo è mai. Quindi mi sono detto: visto che c'è la possibilità di pagarlo la metà, perché non approfittarne?
Scartabellando nel sito delle ferrovie dello stato riesco a trovare un biglietto per un treno che parte alle sette da Roma Termini e arriva alle dieci in Milano Centrale.
Sveglia stimata per essere in tempo utile in stazione: le sei del mattino.
E io che pensavo che, dopo la fine del mio liceo, le sei del mattino avessero smesso di produrle.

Ovviamente, il giorno della partenza mi sveglio tardi.
Ovviamente, non ho fatto la borsa la sera precedente.
Ovviamente, esco di casa trafelato, certo di essermi scordato qualcosa di importante.
Nello specifico, a metà della corsa verso la stazione, mi rendo conto di aver lasciato a casa la cinta dei pantaloni. Me ne accorgo perché ogni venti metri sono costretto a tirarmeli su e questo mi rallenta.
Ma quanto bisogna essere coglioni e distratti per scordarsi la cinta dei pantaloni?

Caracollo dentro al Freccia Rossa all'ultimo minuto e crollo nel mio posto.
Cinque secondi dopo sto dormendo il sonno del giusto.
Arrivo a Milano e, uscendo dalla stazione mi rendo conto che:
A) Piove
B) Fa un freddo porco
C) Nello zaino ho solo t-shirt perché qualcuno mi ha erroneamente informato che a Milano c'è bel tempo, proprio come a Roma.

Decido di fare un salto in centro, entrare da Zara o da H&M per comprare un qualche cazzo di maglioncino qualsiasi. E una cinta.
Ignoro la gialla che in Duomo mi ci avrebbe portato in cinque minuti (i duri fanno almeno un cambio della metro, qualsiasi altra soluzione è da gay), prendo la verde, scambio sulla rossa e sono a destinazione.
Comincio a salire le scale per uscire dalla metro e vengo sorpreso da una cacofonia di suoni che mi esplode nelle orecchie.
Ma che cazzo è?
E perché nessun altro sembra badarci?
Abbasso lo sguardo e mi rendo conto che gli scalini della scala sono dipinti di bianco e di nero, come i tasti di un pianoforte.
Una scala sonora, tipo il tappeto di Big.
Potrebbe essere pure un'idea carina se non fosse che su quella scala ci salgono e scendono mille persone.
Il risultato sono le prove sonore del concerto dell'Apocalisse.
L'idiozia della cosa mi lascia tanto sorpreso che mentre esco dalla metro metto un piede in fallo e cado.
Cado come è caduto Simon LeBon a Sanremo.
Cado come è caduto l'impero romano davanti ai barbari.
Cado come cade un uomo che cerca di proteggere il suo computer portatile dall'impatto.
In poche parole: cado male.

E così sono a terra, in mezzo a piazza del Duomo, sotto quella pioggierella fina e fitta di Milano, con un ginocchio sbucciato e un polso che sta già cominciando a gonfiarsi.
Mi chiedo se le cose possano diventare ancora più ridicole quando ecco che una vocetta stentata, sopra di me, mi chiede:
"Si è fatto male? L'Aiuto?"
Dall'abisso di umiliazione in cui mi trovo, racimolo la forza per alzare lo sguardo.
Davanti a me, a troneggiare sopra di me per essere più precisi, c'è la versione live action di Eritreo Cazzulati.
In poche parole: un vecchietto tremolante che si sta offrendo di aiutarmi a rialzarmi.
Sorrido, arrogante della mia gioventù, e mentre mi rimetto faticosamente in piedi, minimizzo:
"No, non si preoccupi... è stata una caduta da niente... lo faccio così, per divertire..."
Il vecchietto, impietoso:
"Sì ma stia attento, eh? Che è un attimo rompersi l'anca o il femore..."

Imbocco via Torino invocando Satana e mi fiondo dentro a Zara.
Ci metto un attimo a capire che la collezione invernale è stata smobilitata e che il negozio è pieno di primavera-estate.
Peccato che fuori piova, porca troia.
Il ginocchio mi fa male, sono in ritardo e non ho un cazzo di voglia di fare shopping.
Compro la prima maglia a maniche lunghe che trovo, un maglioncino di filo bianco, con il collo a "V", degno di un video degli Wham.
No, siamo onesti: combinato con i miei Ray-Ban Wayfarer è una roba alla Massimo Ciavarro su Sapore di Mare 2: un anno dopo.
Lo indosso al volo e vado.

Sopra Milano continua a piovere ma io canticchio Sognando California dei Dik-Dik e, per un momento, mi sento sereno.
Solo un'ora dopo mi rendo conto di non aver comprato la cinta.

E questo, grossomodo, è tutto quello che ho da dire riguardo a Cartoomics, la manifestazione fumettistica milanese. Se siete di quelli che si divertono a praticare l'antica arte delle dietrologia, traetene le vostre conclusioni.