23.3.10

Essere o non essere, Dylan Dog.

Tratto dal volume: l'Audace Bonelli -l'avventura del fumetto italiano-

Scrivere un personaggio a fumetti creato da qualcun altro è difficile.

Se poi quel qualcun altro è Tiziano Sclavi e quel personaggio è Dylan Dog, l’impresa è ancora più complicata.

Perché Dylan, pur appartenendo alla tradizione dei personaggi Bonelli e condividendone molti dei tratti caratteristici, è probabilmente il più autoriale dei personaggi popolari. O il più popolare dei personaggi d’autore, decidete voi.

Costruito da Sclavi secondo i dettami avventurosi della casa editrice, fortemente codificato nei suoi atteggiamenti topici, al pari di un James Bond o di un Indiana Jones, Dylan è solo apparentemente un personaggio seriale. Sclavi infonde in lui tutta la sua sensibilità, le sue paure, le sue passioni e le sue ossessioni. Ma per quanto questa operazione sia degna di nota, non è poi tanto differente da quanto fatto prima da Guido Nolitta con Mister No, da Berardi con Ken Parker e da Alfredo Castelli con Martin Mystère. Quello con cui Sclavi segna davvero il punto di svolta nel suo approccio, rendendolo eversivo nei confronti della tradizione Bonelli, è nelle storie, pensate e costruite in maniera da poter essere interpretate e risolte dal solo Dylan Dog, in maniera quasi sempre lontanissima da quel sentiero avventuroso che un personaggio Bonelli dovrebbe seguire, inoltrandosi piuttosto nel reame del sogno, del non-sense e del surreale. Le storie di Dylan non si prestano pedissequamente a nessuna regola della narrativa di genere. Anzi, il genere lo sovvertono, lo contaminano, lo deformano, arrivando fino a negarlo platealmente, seguendo una logica che è propria solo del suo creatore, un free jazz la cui esecuzione si può solo applaudire, mai replicare.

Stesso percorso segue il linguaggio con cui queste storie sono raccontate, sempre lontano dalle logiche di una coerenza dogmatica (propria, per esempio, del Ken Parker di Berardi), Sclavi piega la grammatica del fumetto alle sue esigenze, contraendo o dilatando il ritmo dell’avventura Bonelli, utilizzando ogni suo strumento a sua disposizione per veicolare l’emozione prima del fatto, l’atmosfera prima del contenuto, non esitando nemmeno a barare platealmente con il lettore (al pari di un Dario Argento in grande spolvero) pur di raggiungere il risultato voluto.


E alle prese con tutto questo, ci siamo noi.

Affittuari di un personaggio facile da interpretare ma difficile da mettere in scena.
Perennemente inadeguati agli occhi dei lettori appassionati.
Sempre messi a confronto con un creatore che ci guarda da lontano, certe volte con indifferenza, certe volte con bonaria simpatia e qualche volta, ammettiamolo, con disappunto.

Comici, spaventati, guerrieri, alla ricerca di una propria voce personale da accordare al personaggio più personale di tutti, il meno intercambiale degli eroi Bonelli, l’Amleto del fumetto italiano.

Essere o non essere, Dylan Dog.

Questo è il problema che qualsiasi sceneggiatore si pone quando si trova alle prese con l’indagatore dell’Incubo.

Perché si possono scrivere delle dignitosissime storie di Dylan Dog esercitando un disincantato distacco dalla sua poetica, limitandosi a perpetrare i codici stabiliti, facendogli affrontare incubi garbati, scaldandogli il letto con la bella ragazza di turno e mettendogli in bocca il giusto numero di “Giuda Ballerino”, ma se si vogliono scrivere buone storie di Dylan Dog, di quelle che vale la pena ricordare, allora bisogna credere in lui.
Credere alle sue passioni e alle sue idiosincrasie, credere nei suoi ideali, alle sue lacrime, alle sue malinconie, credere alla sua eterna adolescenza, alla sua intollerabile mancanza di cinismo, alla sua purezza, alla sua fragilità, credere nell’amore e nell’orrore.

Credere. Fino in fondo. Senza alcun compromesso. Per tutto il tempo che ci vorrà per scrivere una sua storia.
Perché Dylan Dog è uno dei pochi personaggi che se ne frega del fatto che tu sia un solido professionista, se ne frega del tuo curriculum e di tutto il tuo mestiere. Se ne frega persino del tuo talento. Se nello scrivere di lui non ci metti il cuore e lo stomaco, lui ti smaschererà. E i suoi lettori (che sono e rimarranno i suoi lettori, mai tuoi) lo vedranno. E ti odieranno.

Cercare di scrivere bene Dylan Dog è rischiare ed esporsi.

Rischiare rifiuti, correzioni, grattacapi. Esporre se stessi, la propria vita, le proprie debolezze.

Ne vale la pena?

La maggior parte delle volte, sì.

Perché per quanto possa essere difficile, frustrante e a volte doloroso, Dylan ti ripaga con la stessa moneta che pretende: emozioni reali.
E in giro non c’è nessuno più generoso di lui.

82 commenti:

3Deimos ha detto...

Guarda, a me il tuo lavoro su Dyd non è piaciuto per niente e dire che la storia la aspettavo davvero tanto. Credo che sia un personaggio difficile perchè esiste da anni e ormai è stato visto in tutte le salse: creare qualcosa di "nuovo" non è mai facile e si rischia sempre di trovare qualcuno che dice: questa storia l'hai copiata da...etc, anche se poi non è vero ma succede.
Vedremo il prossimo...già una storia sullo spazio mi inguappa...spero però che non ricadrai nel pozzo della banalità.

Penso anche che sarebbe ora di svecchiare il personaggio e di credere più nella "continuity" che sembra essersi da molti numeri. Insomma, cercare di evolvere un personaggi che secondo me ha ancora tutte le carte in regola per essere il numero uno.

Magari, dopo l'uscita del film, le cose cambieranno...si spera. Ci sarà un richiamo maggiore al personaggio. Non lo so, forse. Comunque Dyd resta molto amato ma bisognerebbe rivederlo...le generazioni cambiano, cosi come i tempi.

RRobe ha detto...

Già.
Bisogna proprio cambiarlo un personaggio che vende 250.000 copie, in effetti.

3Deimos ha detto...

"Già.
Bisogna proprio cambiarlo un personaggio che vende 250.000 copie, in effetti."

Venderà anche ma è sempre uguale come personaggio: si conosce a memoria e non ha troppi segreti.
Che venda cosi tanto e un bene ma non si vive di soli soldi...poi c'è chi si accontenta ma ci sono anche appassionati di fumetti che vogliono altro. Poi vedi tu...se vende 250.000 copie bhe allora.

francesco ha detto...

Personalmente resto curioso di fronte alle varie interpretazioni o tagli che i nuovi sceneggiatori danno di DYD. In alcuni casi, inevitabilmente resto deluso (tipo con l'ultimo numero, ma credo sia normale, DYD non viene scritto solo sul mio gusto) ma come avveniva anche quando era sclavi a generarli. Se c'è una cosa che spesso mi fa pensare è all'uso sistematico del 5 senso 1/2; l'ho sempre pensato un elemento ironico e vedere che ogni tanto capita che l'old boy ci attinga come fosse il senso di ragno di SM mi perplime un po'. Questo sempre in rispetto agli altri 249.999 a cui invece probabilmente va bene così.

3Deimos ha detto...

Ah ah...il 5 senso 1/2 è diventato una barzelletta davvero: ovviamente agli altri 248.999 lettori, potrà piacere.

RRobe ha detto...

Per 3Deimos: il punto, molto semplice, è che un personaggio che vende tanto (e Dylan vende ancora davvero TANTO), non lo cambi. Non lo cambi perché, evidentemente, FUNZIONA ancora.
Quello che puoi, quello che DEVI fare, è cercare di scriverlo e disegnarlo bene.
E, nei limiti di quanto è possibile (disponibilità di disegnatori e sceneggiatori validi), la redazione si sta sforzando al massimo in questo senso, specie negli ultimi anni.
il 2009 è stato un buon anno per Dylan, basti vedere i commenti dei suoi lettori in giro per la rete.

spino ha detto...

Robè, ci sono 1001 lettori persi per 'sto cazzo de 5° sesto e mezzo...vedi che pòi fa! :D

nightwing ha detto...

l'annoso problema dei seriali italiani
amati ma anche odiati perchè uguali a se stessi da decenni!!
Se li cambi ti lanciano l'anatema, se segui il solco lasciato dai predecessori sei un codardo che non osa e il personaggio è statico e non si rinnova.

Chissà se in America dicono le stesse cose di superman e batman o uomoragno.
A volte la fama di certi personaggi li condanna a rimanere cristallizzati per sempre per essere cambiati magari quel tanto che basta per non rimanere anacronistici anche ai propri fan.

Diana ha detto...

miii è come dire seguo l'istinto!!!
che rompicoglioni questi intelletuali che leggono Dyd, a noi piace così

3Deimos ha detto...

@ Rrobe: lo so benissimo e lo capisco, soprattutto qui in Italia, figuriamoci, è un personaggio che vende, un IP commerciale forte, figurati se lo si cambia. Ma negli ultimi 5 anni, quali eventi sono maturati nella "saga" (anche se il termine è scorretto)? Boh...io sono appassionato, continuo a leggerlo ma sempre più spesso (oltre ai disegni che su Dyd ci sono artisti davvero bravi), chiudo i numeri e li ripongo sulla mensola pensando: "un altro Dyd" non "Ecco, questo si che è un numero di Dyd".

Sai perchè compro il fumetto...io, uno dei 250.000? Perchè spero sempre che prima o poi cambi qualcosa. E anche perchè su quella mensola c'è ancora spazio...in pratica butto via 2.70 al mese il più dei 12 mesi annuali. Una mia scelta certo ma spero sempre che qualcosa cambi.

Poi oh, ripeto, siamo in Italia e la Bonelli (amo le sue serie) non è mica la Marvel o la DC o la WS etc...insomma.

Fabrizio ha detto...

Stavo pensando che si potrebbe uccidere Dylan Dog. Però non muore sul serio, viene spedito indietro nel tempo a fare Dylan Dog in tutte le epoche. Il Dylan Dog pirata, il Dylan Dog Assirobabilonese, il Dylan Dog Egizio.
Mentre lui è via, Groucho prende il suo posto e indossa giacca nera e camicia rossa. Perchè Londra ha bisogno di un Dylan Dog, o Killex redivivo se la mangia, insieme a Manacerace.

Questo svecchierebbe il personaggio.

Secondo voi Grant Morrison sarebbe disponibile?

RRobe ha detto...

Una domanda: ma Grant Morrison cosa ha cambiato di Superman in quel capolavoro che è "All Star Superman"?

roberto.bernardini ha detto...

Il fatto che tanti lo leggano non è indice di qualità, altrimenti il Pdl è il migliore partito, Amici il miglior programma tv, e così via.

Significa solo che funziona e — ovviamente — fossi Sergio Bonelli sparerei a vista sul primo che entri in redazione dicendo "Sa, capo, io però Dylan Dog lo camb—" BLAM.

Lettore dall'inizio, ho smesso di leggere Dyd dopo il n. 250 (tanto per avere una collezione a cifra tonda), perché negli ultimi tempi semplicemente il rapporto tra numeri belli (o almeno godibili) e numeri acquistati era veramente troppo basso, esattamente per i problemi di manierismo dylaniano evidenziati dal RRobe. Anzi avrei dovuto smettere molto tempo prima...

[OT marchettaro: ho comprato il 280 viste le grandi aspettative ripostevi da tanti. E non sono affatto rimasto deluso (best DyD in the last years, escludendo i nn. 251-279 :-) of course).]

Tutto questo per dire che Dylan Dog "funziona" solo se. Anche se vende comunque.

E la perdita di un lettore che ha tanto amato Dylan forse un po' dovrebbe far riflettere. Anche Sergio Bonelli.

roberto.bernardini ha detto...

@RRobe: "All Star Superman" è un capolavoro e NON ha cambiato Superman.
Forse dal mio commento precedente non si capisce abbastanza, ma io sono d'accordo con te. Metterei solo un filtro sul numero di storie "a tira' vvia" (per carità, sempre professionali, ma senza "cuore") da pubblicare.

Fatte le debite proporzioni, vedere anche alla voce Martin Mystère...

Fabrizio ha detto...

Grant Morrison ha preso un arco della storia di Superman e l'ha reinterpretato.
Idem per Batman.
Idem, per certi versi, quello che stai facendo tu su Dylan, usando alcuni suoi aspetti.

A me quella pare un'evoluzione dei personaggi. Minima magari, ma è pur sempre una cosa positiva.

RRobe ha detto...

Ma interpretare non è cambiare.
Se mi dite che Dylan ha bisogno di cambiare io vi dico di no, perché funziona, lo dicono i numeri.
Se mi dite che ha bisogno di interpretazioni forti e sentite, concordo pienamente.

GuidO ha detto...

Seguo Dylan da sempre e il tratto caratteristico che si è perso ed era quello a mio parere indispensabile è che Dylan non era perfetto, ma un gran cazzaro.
Dylan se le trombava le donne anche se diceva che ci faceva l'amore, questo si intuiva soprattutto nei primi 20 numeri, lo capivi quando si innamorava sul serio e quando faceva finta con se stesso come tutti.
Dylan sbagliava, Dylan era cazzaro dentro e l'alcoolismo era sempre dietro l'angolo... non era così distante come sembra adesso.
Dylan le cose sbagliate le conosceva perchè ci era passato e magari ci passava ancora... erano gli anni 80 e Dylan era contro le mode e gli stereotipi di quel decennio perchè lui era umano, cazzaro e sbagliava.
Non sapeva neanche lui se era un professionista "serio" dell'incubo o improvvisato che non sapeva che fare nella vita.
Ora sembra superman, un golem eunuco che per contratto deve "fare l'amore" e innamorarsi della prima che passa, dire che non va bene che ci si metta le dita nel naso e fare la morale a tutti.
Io lo leggo ancora e ovviamente dipende tutto da chi lo scrive, però la sensazione generale quando ci penso è quella.
My 2 cent

spino ha detto...

Beh, ma questo vale per tutte le icone.

frank Miller non ha mica fatto nascere Bruce Wayne cieco ad hell's Kitchen...

E' ovvio che è l'interpretazione che conta.

Direi che R. Bernardini ha colto nel segno.
Ovvio che 250.000 copie mettono l'editore dalla parte giusta del coltello, però visto che DYD ha venduto anche di più, io mi interrogherei sul fatto se c'è una possibilità di recuperarne o non perderne ancora...

Và anche dato atto a Bonelli, nel suo essere "editore di riferimento" di letteratura popolare, di aver fatto (e di fare ancora) anche tanti esperimenti per diversificare la produzione.

Certo, esperimenti non sempre riusciti (vedi Caravan, che compro ma che è stata una delusione totale, a parte le copertine ^___^), ma comunque esperimenti...

3Deimos ha detto...

"Se mi dite che ha bisogno di interpretazioni forti e sentite, concordo pienamente"

Ok, ha bisogno di interpretazioni forti e sentite e ora? Fate morire qualcuno, distruggetegli sta benedetta macchina una volta per tutte, fategli finire il galeone e inizirgli un altra cosa, date uno stipendi a Groucho, mettete in pensione bloch, amputategli una mano...insomma, qualcosa di forte e sentito. E che ci vuole? Grant Morrison lo farebbe.

werther Dell'Edera ha detto...

"Se mi dite che Dylan ha bisogno di cambiare io vi dico di no, perché funziona, lo dicono i numeri.
Se mi dite che ha bisogno di interpretazioni forti e sentite, concordo pienamente."

Quindi comunque qualcosa deve cambiare. Morrison reinterpretando i personaggi li ha cambiati profondamente perché comunque li ha resi diversi da ciò che si è letto negli ultimi anni di quegli stessi personaggi, non ha tradito il personaggio magari, ma lo ha aggiornato e questo è comunque un cambiamento. Per quanto riguarda Dylan Dog il problema è solo uno, quelli che sono più realisti del re. E quando si parla di Bonelli ce ne sono tanti così. Voglio dire, qual'è il confine tra una buona storia che non rientra perfettamente nei canoni e il seguire dei dettami a tutti i costi? Soprattutto, parlando di Dylan, quali sono i canoni? No perché il lavoro di Sclavi per anni è stato quello di non avere nessun canone, se non quello da sovvertire.

RRobe ha detto...

Per 3Deimos.
Il punto è proprio quello: Grant Morrison NON lo farebbe.
Se non si è capito questo, si è parlato a vanvera.
Quelli che tu invochi sono stravolgimenti, non interpretazioni.

Diana ha detto...

Caravan non è male e si mangia vivo factor V, per dire che in Bonelli ci sono comunque delle qualità. Decidete se volete le storie innovative o meno: le miniserie possono esserlo. Un prodotto come Tex, Mister No, Julia, MM e Dylan Dog deve vivere per forza di cose fisiologicamente di alti e bassi e noi lettori aspettiamo sempre gli alti e finchè abbiamo mensole e pecunia... a me pare una moda di internet sparare sul pianista, un periodo leggevo peste e corna di Nizzi, ma cosa deve fare uno scrittore che non sia stato già scritto di Tex, a volte mi sembra di rileggere le stesse storie, solo le rileggo volentieri. Forse l'unica serie davvero in evoluzione è Nathan Never per le varie saghe che si succedono. Apprezziamo l'impegno dei nuovi interpreti e critichiamo solo le banalità più ovvie.

spino ha detto...

A robè...mo' non esageriamo... considerare la fine del galeone o fargli cambiare auto come uno stravolgimento epocale, me pare un po' troppo :D

francesco ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Diana ha detto...

@Spino: si ma cosa 'ce ne viene se finisce sto galeone? non è come zia May che scopre l'identità segreta dell'uomo ragno!!! Credo che se si voglia fare qualcosa di diverso bisogna creare una saga con un nemico, un'organizzazione, una setta che minaccia Londra o solo Dyd, magari su più numeri e secondo una certa continuity, ma allora ci deve essere un autore che per 2 o 3 anni prende il commando della linea editoriale, sempre nel rispetto del personaggio. Naturalmente questo è il pensiero di una semplice lettrice appassionata di fumetto, non di un adetto ai lavori.

francesco ha detto...

Essendo solo un lettore - un osservatore al massimo - credo che il pregio di una serie seriale senza continuity come DYD sia proprio il limite della mancanza di continuità.
DYD secondo me - a differenza ad esempio di NN che è inserito in una serialità molto americana - è decisamente più flessibile, lascia molto alla sensibilità di chi lo interpreta, perché inizia e finisce in ogni numero. concede molta libertà di azione al suo autore: uno dei tanti pregi di Mater Morbi stava proprio nell'estrema libertà a cui è ricorso Rrobbe; ovviamente non mi aspetto che DYD abbia per sempre una cicatrice sull'addome, come non mi aspettavo fosse per sempre nella zona del crepuscolo. DYD viene inserito nella storia, non il contrario.

Mi spiego: DYD può diventare immortale in una storia e morire in quella dopo, può essere sposato senza esserlo mai stato, essere stato bambino in un secolo e adolescente in quello dopo.
Questo enorme potenziale è però un limite per le storie che "fanno il compitino", che si limitano a elaborarne gli stereotipi senza fare quello per cui chi è rimasto stregato da DYD chiede, sperimentare anche a costo di esagerare, Giuda Ballerino!

Fam ha detto...

Bello come soggetto. Dylan Dog si reca da un concessionario per cambiare automobile, poi si accorge di non avere i soldi per pagare e si tiene il vecchio maggiolino. Vai Rrobe, hai un soggettone da sviluppare!

P.S. Se non si è capito io ho apprezzato – e pure parecchio – la tua interpretazione.

Diana ha detto...

addetto con 2 d of course!
certo chi ha il coraggio di proporsi e dire "la scrivo io la saga!" Sclavi potrebbe e dopo di lui? ma poi Dyd è nato così come una serie di storie una diversa dall'altra, slegate e bellissime, solo che dopo 280 numeri è tutto solo molto più difficile ed è per questo che applaudiamo a scena aperta una storia come mater morbi e rrobe non si deve preoccupare se la prossima sarà meno bella perchè sarà ugualmente scritta al servizio del personaggio ed in quanto tale soddisfera la maggioranza dei lettori.

Diana ha detto...

bravo Francesco volevo dire proprio quello che hai detto tu solo che stavo facendo il giro in lungo...

Fabrizio ha detto...

Se mi dite che ha bisogno di interpretazioni forti e sentite, concordo pienamente.

E sono tanto ma tanto d'accordo.

RRobe ha detto...

Per Spino: e invece ti sbagli. Sarebbero stravolgimenti enormi. Al pari di non far scopare Bond.

RRobe ha detto...

Ma voi che volete la continuity, che volete gli stravolgimenti, che volete la grande saga... Dylan lo leggete?

3Deimos ha detto...

"Quelli che tu invochi sono stravolgimenti, non interpretazioni..."

Ehhh...suvvia, facciamo le persone serie adesso. Stravolgimento è vedere una macchina a pezzi 100 volte e 100 volte ancora integra. Un uomo che deve andare in pensione da anni e che non ci va. Un galeone da finire in eterno e via di questo passo. Certo, siamo in un fumetto e il tempo non scorre...questa era la scusa ieri e magari è la scusa di oggi...domani però inizia ad annoiarmi parecchio.

andrea ha detto...

Per me DYD significa rivivere le sensazioni provate 17 anni fa (quando avevo 14 anni) quando un amico, mentre andavamo in gita a Lloret de Mar, mi iniziò alla sua lettura.
Era un mondo fantastico, avventuroso e addirittura pauroso....per un adolescente.
Oggi è ancora così?
Personalmente ho apprezzato mater morbi, per il coraggio dimostrato dagli autori nell'affrontare nel fumetto il tema delicato e per la denuncia dell'ipocrisia che circonda determinate situazioni, ma ritengo che ormai DYD sia rivolto ad un pubblico più maturo.
Credo che non mi avrebbe entusiasmato mater morbi a 14 anni.
L'opinione di un ritrovato lettore.
ciao

3Deimos ha detto...

@ Andrea: il tuo contributo invece, è da prendere in stretta considerazione e ci pone al bivio di una domanda importantissima: come si è evoluto il personaggio di ieri con quello di oggi e del modo di pensare nel 2010???

spino ha detto...

@ Diana e Francesco:

Faccio un esempio (magari è già successo eh?...non so' perchè non seguo da tanto tempo DYD):

L'ispettore Bloch va in pensione.

Non muore, non ha un coccolone, non viene ucciso da un vampiro.
Semplicemente va in pensione.

Al suo posto un/una giovane che non gradisce le ingerenze di DYD.

Bloch resta come comprimario. Ma ora i siparietti con l'autorità costituita hanno un nuovo referente.

Punto.

Non sarebbe un cambiamento epocale.
L'impianto narrativo resterebbe lo stesso. DYD può continuare a trombare come da contratto, groucho a sparare cazzate e così via.
Ma sarebbe comunque un cambiamento che aprirebbe nuovi spunti.

Il lettore appassionato si troverebbe comunque di fronte ad un cambiamento, il lettore occasionale direbbe "Ah...Bloch è andato in pensione? vediamo com'è il nuovo ispettore..."

faccio un parallelismo televisivo.
uno dei personaggi più amati di Lost è stato indubbiamente Mr. Eko.
Eppure è sparito.

Siamo tutti d'accordo che Lost non ha più lo stesso appeal della prima serie. Ma se chiude non è certo per mancanza di ascolti.

Nessuno pretende di vedere Dylan invecchiare, o sposarsi e metter su famiglia.

ma sinceramente, preferisco di gran lunga Bloch che finalmente va in pensione piuttosto che scoprire dopo 100 numeri che Dylan è il figlio di Xabaras ("Luke: io sono tuo padre!")...

Tutto qui.
Oltretutto, non dimentichiamo che la "fine" della serie è già stata narrata a grandi linee, quindi non ci vedrei nulla di male ad operare qualche cambiamento...

spino ha detto...

Robè, nel mio caso è chiaro che non lo leggo più...e mi pare di aver anche spiegato il perchè...

Io non "esigo" la continuity, anzi.

Però non penso nemmeno che dopo quasi 300 albi la mancanza della medesima sia più un valore aggiunto.

Ok. terminare il galeone avrebbe implicite ripercussioni (visto che dovrebbe accadere nell'ultimo numero). Ma quello era solo un esmpio.

francesco ha detto...

@Spino
io non guardo lost, e non so se sia siccesso, ma l'isola fosse una penisola? :-)
Scherzi a parte sono d'accordo con roberto che certi elementi vadano lasciati così come sono, fanno parte della mitologia del personaggio il lavoro credo che molti lo stiano facendo su quello che non è inserito nella mitologia.

Credo fermamente nella libertà di giocare con il personaggio ma credo anche che ma se un lettore vuole un DYD che non indossi camicia rossa e jeans, che non vuole il maggiolino o Bloch, che non vuole la sua tessera di SY scaduta...è sicuro di voler leggere DYD, non farebbe prima a cercare altro?

Diana ha detto...

@francesco
ma sei solo un lettore o un sindacalista? porca miseria se hai la risposta pronta! io mi diverto da matti a leggere i vostri commenti. Ho tirato fuori l'idea della saga solo per dire che bisogna intervenire proprio in quello che già non fa parte della mitologia del personaggio, ma in realtà a me va bene così senza saghe e anzi mi fa proprio piacere rivedere Jenkins, dopo che per tanto tempo era stato a dirigere il traffico!

spino ha detto...

@ francesco:

Ok, DYD vende ancora 250.000 copie...
Ma temo si sia ben lontani dalle tirature quasi milionarie degli anni 80.

E qui, a differenza dei quotidiani, internet non c'entra nulla o quasi.

Non sto dicendo che bonelli debba operare cambiamenti per recuperare 5000 "spini" e perdere 100.000 franceschi...

Ma non avallo nemmeno la scusa DYD funziona bene così, quindi squadra che vince non si cambia.

Altrimenti ci troveremmo davanti ad un altro Tex Willer, e con tutto il rispetto per il buon ranger, trovo che Dylan meriti qualcosina di più...

maurizio battista ha detto...

Complimenti per il tuo contributo al catalogo. Hai scritto un pezzo bellissimo.

latte e sangue ha detto...

Cambiare Dylan Dog ? Se fossi l'editore non ci penserei proprio. E il motivo del non cambiamento è sicuramente basato con i dati di vendita alla mano.
Non cambierei mai i contenuti, la macchina, Groucho, Block, le sue fobie etc. Il personaggio e il suo mondo funzionano così per come lo ha creato Sclavi. Il punto secondo me non sta nell'accontentare il target che ci è cresciuto con questo personaggio, ma il cercare di prendere il nuovo target. DD si è fatto spazio a suo tempo con gli adolescenti e per gli adolescenti resta per quanto riguarda la parte narrativa.
L'unico cambiamento che farei a fronte di quanto ho detto è sulla parte del disegno. Svecchierei. Prenderei le storie più belle e le farei ridisegnare a colori, con degli stili più freschi e perchè no con un po' di effetti speciali. Questo vorrebbe anche dire ridurre il numero di pagine e quindi rivedere la sceneggiatura.
Questo non soddisferebbe me, ma sarebbe un ponte di collegamento con i nuovi adolescenti che fanno fatica ad avvicinarsi a Dylan Dog più per la confezione che per il contenuto.
Esempio pratico: L'Ultimate Spiderman è servito per far conoscere il personaggio a mio figlio quando ne aveva 7, oggi a 9 si sta leggendo quelli degli anni '70 incuriosito dalle diversità ma con i piedi ben piantati sul refresh. Quello è il suo SpiderMan, vorrei che ci fosse il suo DD.
Il color Fest non basta, farei un operazione di DD next gen in parallelo con la classica.

elenA

Greg ha detto...

non me ne fotte una sega di questa discussione.

passo solo per dire che questo post è talmente emozionato ma al contempo razionale che mi sono quasi commosso.

poi se ce la facciamo o no a scrivere storie degne di Dylan Dog è un'altra cosa...
:)

spino ha detto...

Cioè...Bloch in pensione è una bestemmia, mentre Ultimate Dylan Dog sarebbe la panacea di tutti i mali? :D

Planetary ha detto...

Tutti i cambiamenti letti per Dyd mi fanno rabbrividire :D E non sono un lettore hardcore Bonelli.
Paradossalmente Dylan dovrebbe invece ritornare al passato, come situazioni e tematiche, che si sono un po' perse, annacquate, dimenticate (e a leggere gli interventi di Roberto sia qui che in altri posti mi è parso di capire che ne abbia le intenzioni).

A volte ho l'impressione che non ci si accorga che ad essere invecchiato non è Dylan ma NOI. Non siamo più i 14-20enni degli anni 90, e questo cambia tutto.

spino ha detto...

@ Planetary:

Il fatto è che i film horror da citare/clonare/copiare son finiti...

Raven ha detto...

Penso che gli estimatori della continuity che vorrebbero un Dylan Dog fortemente serializzato come Martin Mystére, o Nathan Never, o Dampyr (ma anche come John Doe, per dire) non abbiano ben chiaro cosa rende Dylan Dog "unico": proprio questa sua atemporalità, questo suo essere sospeso in un limbo in cui il tempo non scorre come per i suoi lettori.
Questo lo rende iconico, da un certo punto di vista, e molto più facilmente accessibile da un altro.

Si è parlato del grandissimo numero di lettori: non è che siano tutti appassionati di fumetti, lo zoccolo duro su cui possono contare Dampyr o gli X-Men (in cui le cose SEMBRANO cambiare pur restando sempre le stesse: molti stravolgimenti ma nessuna innovazione o cambiamento, per citare il sor RRobe).
No: una buona percentuale di quei duecentocinquantamila lettori di Dylan Dog sono fidanzate, cuginetti, lettori distratti e abituali che prendono un numero di DYD ogni tanto senza pensare alla collezione - e che della continuità narrativa se ne fregano.

Un po' come chi compra ogni tanto i Classici di Walt Disney: chi legge le storie di Paperino sa che ci sono alcuni elementi che ritroverà sempre e che NON cambiano col passare del tempo. I tre nipotini saranno sempre i tre nipotini, zio Paperone e Nonna Papera saranno sempre lì nonostante l'età ormai pluricentenaria e così via.

Auspicarsi per Dylan Dog una continuity serrata non giuverebbe a nessuno (salvo a pochi fanatici della continuity sopra tutto e sopra tutti, inclusi i personaggi stessi). All'interno del panorama Bonelliano, equivarrebbe a togliergli quello che lo rende speciale e a renderlo "un tra i tanti".

Per questo la Bonelli sta puntando sulle miniserie: in modo che chi si appassioni con l'evoluzione di una saga possa farlo con Greystorm, o con Volto Nascosto. E per dare a modo di chi ama i personaggi nel loro essere più iconici ed atemporali possa continuare a farlo. Per Dylan Dog come per Tex.

(e comunque un Grosso Cambiamento c'è stato. Ricordate quando l'onorario di Dylan erano CINQUANTA sterline più le spese?)

Luigi Siviero ha detto...

Tanto tempo fa elementi come "le battute di Groucho/la pensione di Bloch/il maggiolone/il galeone/la zozzona di turno/Jenkins" erano elementi accessori che facevano da contorno a ottime storie e idee.

Oggi "le battute di Groucho/la pensione di Bloch/il maggiolone/il galeone/la zozzona di turno/Jenkins" sono il canone su cui appiccicare con lo sputo la prima roba che passa per la testa degli sceneggiatori.

Il problema non è il canone (che può restare benissimo così) ma lo sputo.

latte e sangue ha detto...

@ Spino
Ah! Ah! Ah!
E' una mia deformazione romanticoide del caxxo immaginarmi sul divano a leggere l'old DD con accanto i miei figli con la versione colorata e patinata...
che immaginazione nerd, vero ?!!

RRobe ha detto...

Per 3Deimos: scusa, senza offesa, ma per me di Dylan ha davvero capito poco.
La macchina distrutta e integra nel numero successivo non è "perché è un fumetto" ma perché è Dylan.
Dylan e la sua dimensione perennemente cristallizzata, che è tanto artificio narrativo, quanto elemento cardine della sua poetica.

3Deimos ha detto...

"Per 3Deimos: scusa, senza offesa, ma per me di Dylan ha davvero capito poco"

Non mi offendo assolutamente, perchè dovrei ma forse sei tu che hai capito poco del mio discorso...anzi non hai capito proprio nulla direi.
Rileggi con più attenzione quello che scrivo.

el mauro ha detto...

Aldilà dei punti di vista condivisibili o meno, non penso che le alternative proposte da 3deimos e Spino siano risolutive. Anzi. Rappresentano il peggio del peggio cui c'ha abituato il fumetto americano.
Far morire i personaggi, cambiare i contesti, i colpi di scena da telenovela pomeridiana creano hype per 20 minuti, fanno vendere qualche centinaia (centinaia, non migliaia) di copie in più e poi creano emorragie di lettori ancora più copiose (ne sono esempio lampante tutte le follie che stanno inventando sull'uomo ragno per farlo tornare a vendere quello che vendeva 40 anni fa).
Un fumetto seriale basa la sua forza sugli elementi ricorrenti che ne diventano struttura ed entro la quale ci si muove. Stop. Spino cita Lost come esempio significativo della sua teoria quando è proprio il simbolo dell'esempio opposto: una serie talmente imprigionata nelle gabbie della sua struttura al punto da essercisi strangolata da sola!
Dylan E' la serie di elementi che volete cambiare. E' Bloch a rischio pensione. E' Groucho con i suoi monologhi folli. E' la fidanzata del mese. E' il maggiolone. E' il galeone. Elementi che io VOGLIO ritrovare ogni mese a cornice di una storia che sappia intrattenermi ed emozionarmi. Far esplodere il maggiolone non è garante di una buona storia nè di un rinnovamento: è una stronzata. Inutile, per di più.
Senza considerare che, nella sua apparente e mensile staticità Dylan è MORTO una secchiata di volte, s'è sposato, è stato nel passato e nel futuro, non ha avuto groucho, è stato fumetto e metafumetto. E' stato horror e comedy, avventura e introspezione.
Ha anticipato di decenni delle tipiche tematiche da graphic novel (lo stesso Mater Morbi è stato applaudito soprattutto da quel tipo di lettori) smascherando il postmodernismo nel fumetto popolare (E spì...come si fa a dire una frase come "sono finiti i film horror da copiare... dai!:-))
Penso che se si lasciasse momentaneamente da parte la polemica e nessuno si facesse abbagliare dalle sue posizioni sarebbe subito lampante che è stata tagliata la testa al toro da questa frase di roberto:
"Ma interpretare non è cambiare.
Se mi dite che Dylan ha bisogno di cambiare io vi dico di no, perché funziona, lo dicono i numeri.
Se mi dite che ha bisogno di interpretazioni forti e sentite, concordo pienamente."

Che è esattamente quello che state lamentando e di cui, effettivamente, ci sarebbe gran bisogno.

Ao.

Francesco ha detto...

Se qualcosa deve cambiare non è tanto "Dylan perde 'na mano", "Bloch muore e cose del genere"...quelle son cose da serie americane (e durano da natale a Santo Stefano...chi conosce il Brand New Day dell'Uomo Ragno sa di che parlo). Il cambiamento se ci deve essere è nelle storie che si sono allontanate dalla dimensione surreale e per certi nonsense di Sclavi per diventare le classiche avventure dell'eroe Raymondiane che tanto piacciono a Bonelli. Lungi da me dire che Dylan è diventato un eroe Raymondiano come gli altri bonellidi "classici" ma il bello del Dylan Dog di Sclavi per me era che anche il mondo nel quale si muoveva l'indagatore dell'incubo era caratterizzato quanto Dyd.

Minkia Mouse ha detto...

Ciao RRobe, nonostante legga spesso il tuo blog, non ti ho mai commentato.
Ma se mi parli di Dylan Dog, soprattutto in questa chiave, non posso trattenermi.

Hai scritto parole molto belle, Che condivido. Bisogna crederci, e metterci il cuore. E ancora più semplicemente, bisogna avere qualcosa da raccontare.

Poi il suo mondo può rimanere lo stesso, o cambiare totalmente, ma se non scrivi col cuore, se non ti esponi, le storie faranno acqua da tutte le parti.

Ps:
Ho smesso di comprare Dylan Dog con il numero 243, numero molto carino, poi un paio per ammazzare il tempo, e poi Mater Morbi. E non mi sono pentito di averlo comprato.

Buon confronto con Dylan Dog

Luigi Siviero ha detto...

Volete un Grouche diverso dal solito?
Leggete il primo Dylan Dog di Robin Wood...

DDComics ha detto...

Eddai ragazzi! Molti ne parlano come una sigaretta "ho smesso di qua, ho smesso di là".. Ma se un fumetto non ti piace, non ti piace e basta.. Però non dite che va cambiato o modernizzato.. perchè già Dylan è cambiato e si è adattato coi tempi. E' cambiato sin da pochi anni dopo la sua uscita: dopo che Tiziano Scalvi ha smesso di curare le sceneggiature.. Inevitabilmente quando un personaggio passa da una mano all'altra (sceneggiatore) nonc ambia solo l'aspetto ma anche la "sostanza". Ogni autore l'ha affrontato a suo modi nei diversi anni, le scelte di S.B. a lungo andare non sono state poi così negative se molti hanno continuato a comprare.. Certo buona parte di quei "molti" lo compra ancora per il legame che ha instaurato col personaggio sclaviano, ma rimane il fatto che vende. Ci sono stati dei Dylan orrendi concordo, ma penso 8e spero che continui) che nell'ultimo periodo ci sia stato un miglioramento notevole nelle storie.

Non so se avremo ancora il Dylan di un tempo, non credo, dato che perfino il suo creatore sembra aver "perso" l'ispirazione. Sono certo però che di autori bravi ce ne sono nello staff di Dylan Dog. A cominciare dalla Barbato e per finire con il più "recente" Recchioni! E di certo non stiamo parlando di ultra cinquantenni, ma di giovani che sono dotati inevitabilmente di nuova linfa per la serie.

Ivan ha detto...

Magari è un articolo già conosciuto ai più, ma in caso non lo fosse questa è un analisi del fenomeno Dylan Dog scritto oltre 10 anni fa: http://www.ubcfumetti.com/dd/pres.htm.
Prendendo spunto dall'articolo ecco le mie considerazioni su come è evoluto il personaggio in questi ultimi 10 anni.
1) Horror/sangue: sangue si è visto progressivamente sempre di meno, con qualche eccezione giusto per soddisfare i nostalgici di vecchia data. Io la storia che lo splatter non va più di moda sinceramente non me la sono mai bevuta, ho sempre pensato che la Bonelli abbia tradito il prodotto originale cercando di raggiungere il più vasto target possibile. Ma la diminuzione della quantità di sangue non sarebbe grave se la componente horror fosse rimasta quella predominante, il problema è che tra il numero 150-250 sono uscite tante di quelle storie in cui ci poteva benissimo chiedere se si stava leggendo un semplice giallo dalle vaghe venature soprannaturali. È questo snaturamento che mi ha personalmente dato più fastidio. Io se compro Dylan Dog mi aspetto di leggere un fumetto horror, poi ogni tot numeri ci potrà essere un eccezione alla regola, ma deve essere un eccezione e non una costante.
2) D'autore ma popolare: come accennato in precedenza mi sembra che Dylan abbia fatto di tutto per rimanere popolare, dimenticandosi come lo era diventato. Forse è la normale evoluzione di un personaggio e di una serie, il problema è che mi sono via e via distaccato dal personaggio e quindi le ultime storie non sono riuscito ad apprezzarle totalmente perché richiedevano un attaccamento al personaggio che mi duole ammetterlo non ho più. Inoltre di firme d'autore ci sono soltanto Barbato, Recchioni e Medda quando si cimenta, gli altri autori della serie regolare per il momento mi hanno quasi sempre dato l'impressione di essere dei mestieranti.
3) La scrittura. Come sottolineato dall'articolo, Dylan Dog proseguì la rivoluzione della scrittura del fumetto italiano lanciata da Ken Parker. Ogni volta che rileggo uno qualunque dei primi 100 numeri di Dylan Dog è proprio la combinazione di dialoghi, situazioni e disegni a lasciarmi ancora oggi impressionato. Con questo non sto dicendo che i nuovi autori non sanno scrivere storie per Dylan Dog, ma i loro albi non hanno quella magia che caratterizza il periodo d'oro della testata. Ora non so come sia possibile riacquistare questa magia, concordo però con Francesco quando dice che nonostante la testata abbia una formula statica questo permetta paradossalmente all'autore di avere una grandissima libertà d'azione. Forse è da qui che gli autori devono ripartire. Tanto ormai, esagerando, tutte le storie sono state già raccontate, quindi per diventare unici concentratevi sul come raccontarle.

spino ha detto...

Eh no, Maurè.

Senza offesa e senza polemica, ma il problema è che voi (writers, intendo)avete un conflitto d'interessi su quest'argomento grosso come il "pezzo da 30" di Siffredi...

Per come la vedo io (che pure un po' vi conosco, eh?) è principalmente che voi "VOLETE" scrivere Dylan Dog così.

Perchè "fa figo", indubbiamente più che scrivere di ranger e pards che fanno sempre le stesse cose.

Perchè farlo morire nel numero 300 e farlo tornare nel 301 sposato con figli, farlo sopravvivere ad un disastro nucleare nel 302 e poi diventare fantasma nel 304(e ovviamente in ogni numero DEVE aver trombato) è di una comodità imbarazzante per uno sceneggiatore.

La cosiddetta originalità di DYD che starebbe proprio in questa caratteristica di assoluta mancanza di continuity è diventato un alibi.

E non a caso ho citato di Lost, che sfrutta esattamente le stesse dinamiche di assoluta non linearità.

E alla fine tanto io che te continuiamo a vederlo nonostante lo si sbeffeggi a tutto spiano.

Esattamente come una grossa fetta di quei 250.000 acquirenti di DYD continua a comprare per inerzia.

Poi nessuno più di me ha apprezzato il lavoro di Roberto, ma per la storia in sè, non certo perchè ha portato qualcosa di nuovo nel personaggio.

Se fosse stato un episodio di Nathan Never o John Doe, avrebbe funzionato lo stesso.

E' vero.
Ho smesso di leggere DYD dopo il numero 100/120 (non ricordo bene).

Mi sono andato a leggere in giro cos'è successo in quei 160 numeri circa che mi separano dal numero di Roberto.

E ho trovato:
un bambino nato 300 anni fa, figlio di un alchimista alla ricerca della formula della vita eterna che viene separato da un demone in due entità di cui una esiliata su un asteroide, che iberna la moglie in un galeone sotto londra in attesa di ricongiungersi con la sua metà buona e che il figliolo (trasportato ai giorni nostri da un gatto magico!) nel frattempo adottato da uno che si chiama Dylan figlio di un altro Dylan (!)ricordi tutta la sua vita passata-presente-futura e cavalchi verso il tramonto a fianco del fido Groucho...

Posso aver fatto qualche errorino, ma penso di aver condensato più o meno tutta la storia di Dylan finora.


Ora.

Mi vuoi veramente guardare dritto negli occhi e spergiurare che quella roba che ho scritto poco sopra è "cool" e così diversa da un "House of M" o da una "Civil War"??

O non è piuttosto fuffa messa lì ad arte proprio per "ammischiare" la tanto amata assenza di continuity e giustificare tutto il giustificabile?


Bon.
Scusate la foga.


PS
E poi se famo du risate quando dico che il finale di Lost è... "è tutto un sogno del cane!" !?!?

:)

RRobe ha detto...

A me fa parecchio figo scrivere di ranger e pards.
Per me parlate tanto per.
Visto che i fumetti di cui parlate, non li leggete.
Ma vabbè.

spino ha detto...

Ma perchè dev'essere un "parlare per..."?

Sono opinioni valide quanto le altre.

Non stiamo parlando di "tu il fumetto non lo hai mai letto, quindi non puoi giudicarlo..."
I termini qui sono diversi.
Il fumetto parecchi di noi lo hanno letto e lo hanno abbandonato.

Personalmente non ho detto che le storie scritte fin qui fossero scritte male.

Ho solo detto che da "il lungo addio" (per esempio) ad oggi ci avete raccontato per un buon 80% un sacco di fregnacce. :)

Poi possiamo sindacare sul fatto che siano fregnacce scritte "da paura" e che vendano tantissimo.

Questo non significa che non ci siano state buone storie.

Ti ho già dato il mio apprezzamento personale per Mater morbi.
Ma a mio parere non è una bella "interpretazione" di Dylan Dog: è solo un'ottima storia a prescindere dal personaggio. Poi è chiaro che averla "appiccicata" ad un'icona gli ha dato risonanza maggiore di quella che avrebbe avuto se l'avessi scritta per John Doe.

Semplicemente, continuo a non vedere molta differenza fra un teen ager morso da un ragno radioattivo e un bambino nato 300 anni fa figlio di un alchimista/demone mezzo esiliato su un asteroide.

Se poi tocca aspettare che calino i lettori per vedere qualcosa che non sia "vedemo come lo fa strano oggi Dylan...", bene così.

Se stessimo parlando di TV,dovremmo concordare che in base agli ascolti Amici della DeFilippi sarebbe il tv show perfetto.

spino ha detto...

PS

A te farebbe fico scrivere di ranger e pards se ti facessero inserire almeno uno stupro di una squaw :D

Paolino ha detto...

Intervengo a discussione inoltrata, anche se mi prometto sempre di non ficcarmici, ma non sono mai bravo a smettere.
Anche io lettore di DD fino al... non ricordo. Sotto il 200, sicuramente. E da lì lettore sporadico, lo prendo e lo leggo quando prendo il treno, l'aereo, quando mi va. DD è la lettura come è stato già detto, che non DEVE avere stravolgimenti, perché io che sono lettore abituale di comics posso notare che non c'è il maggiolone o bloch o groucho ha i superpoteri e pensare "chissà cos'è successo", incuriosirmi e cercare l'arretrato, ma
IL LETTORE OCCASIONALE
Che costituisce una fetta non sottovalutabile di mercato bonelli non lo fa. Rimane confuso, non capisce cosa c'è che non va, perché non trova quello che cercava nel suo fumetto.

Conosco un sacco di gente che spesso un numero di DD nemmeno lo finiscono di leggere, ma lo comprano comunque perché sono affezionati al personaggio, alla situazione, a tutto quello di cui vi lamentate. Toglieteglielo e gli toglierete Dylan. Dategli una continuity e gli toglierete Dylan.
Va bene quindi la "forte interpretazione" di cui parla RRobe che inizi e finisca in ogni numero, e che ci siano tanti autori che abbiano da metterci tanto di loro (e anche la bonelli che gli dia un po' di spazio, perdio!)
Il momento marchettaro io non lo darò, Mater Morbi non ne ha davvero bisogno, ormai vive già da sé.

A 3Deimos e agli altri che vogliono a tutti i costi Continuity, goticità, ironia, e investigazione dell'incubo... c'è questa bellissima serie, si chiama Hellboy, l'ha scritta un onesto mestierante di nome Mignola, c'è pure in italiano. Dylan è Dylan, nel bene quando va bene e nel male quando ci sono quei numeri da buttare nel falò.

Anche io volevo un seriale di Wolverine e Doop che aprono una tavola calda sullo stile di "Laverne e Shirley" con comprimari a rotazione disegnata da Darwin Cooke, e Bendis a Mantova mi disse "Fuck no!", che t'aggia dì, è un mondo difficile.

RRobe ha detto...

Spino, sul serio: no.
A me Tex piace così com'è e lo scriverei così com'è.
E' questo il punto.

spino ha detto...

"Ve lo meritate Dylan Dog..." (cit.) :D

PS:
Sul serio...secondo me ci si fanno troppe pippe mentali sulla "integrità" strutturale di DYD.

Sappiamo tutti che DYD è figlio di Xabaras solo perchè la vena si era esaurita...perchè se mo' mi vieni a dire che per te fu un colpo di scena epocale, ti tolgo il saluto :)

3Deimos ha detto...

"A 3Deimos e agli altri che vogliono a tutti i costi Continuity, goticità, ironia, e investigazione dell'incubo... c'è questa bellissima serie, si chiama Hellboy"

Dici poco...onesto mestierante eh eh eh!!! Non ti preoccupare che Hellboy lo conosco. Cosi come seguo Dampyr che con quei temi, si ritrova comunque. Il fatto è che Rrobe, forse non ha capito quello che molti volevano dire con i loro commenti/critica e a nascondersi dietro al: "Per me parlate tanto per.
Visto che i fumetti di cui parlate, non li leggete" che manco un bambino di 5 anni lo dice più ormai, nella generazione in cui viviamo.

Il punto, almeno per me, non è la continuity...a me non me ne frega nulla del maggiolino, di groucho, di Bloch...quelli erano esempi, credevo si fosse capito ma vedo che bisogna andare a spiegarlo a certa gente che, ripeto, forse è la prima a non leggere, ma qui si parla dei commenti degli altri.

Come diceva Andrea, leggere un fumetto a 13 anni e leggerlo adesso a 30 anni (io almeno mi ci trovo) e vedere che in 15 anni un IP cosi conosciuto della Bonelli non è cambiato una virgola, mi porta a delle domande serie su quello che davvero è il personaggio in questione.

Però, d'altra parte, sarebbe anche bello mettersi in gioco...proporre strade differenti e non. Ora, chi vuole capire, capisca...e scusatemi, ho sottomano il nuovo almanacco della paura da leggere.

RRobe ha detto...

Ma di preciso, 3Deimos... visti i tuoi toni, perché non ti ci ho ancora mandato?

spino ha detto...

@ 3Deimos:

No, un momento.

Parlo per me, ma credo di aver ben specificato che nelle mie affermazioni (personali ed in quanto tali opinabili come quelle di tutti) non c'era nessuna critica sull'operato "tecnico" dello staff dylandoghiano.

Contesto invece la scelta dell'"immobilismo narrativo" del Nostro Eroe.

O meglio.
La contesto quando viene motivata come "scelta artistica" o come punto di forza.


...
...

Oh, poi, 'stica##i: tanto lo compro ormai solo quando lo scrive o lo disegna qualcuno che conosco :P

Vai così, Robè. :)

spino ha detto...

a proposito...

Aggiungerei anche che "Dylan Dog è un po' troppo italiano..." (Cit. Stanis) :D

Drugo ha detto...

Le belle parole che Roberto ha scritto su chi fa Dylan Dog possono in qualche modo valere anche per chi l'ha letto.
Io l'ho fatto più o meno fino al n. 150, poi negli anni ho preso qualche albo qua e là trovando per la maggior parte storie debolucce, un apio ridicole, ma anche alcune valide.
Il problema di una serie come Dylan Dog, secondo me, è che il rischio di ripetitività e quindi di scadere a livello qualitativo è elevato. Come è successo con Dylan, ho lasciato Nathan Never dopo anni di fedele devozione.
Non metto in dubbio le parole di Roberto, sulle capacità e sull'impegno che un autore di Dylan DEVE dimostrare.
E non fa una grinza il ragionamento di Sergio Bonelli che, vendendo ancora 250.000 copie al mese, non si sogna nemmeno lontanamente di chiudere la testata.
Come detto, non leggo Dylan da parecchio, se non saltuariamente, quindi non posso esprimere un giudizio pieno. Però posso dire che se un giorno si arriverà a ridurre Dylan (che mi ha fatto piangere, commuovere, riflettere, ridere) a una macchietta sempre uguale a sé stessa, allora significherà il personaggio sarà stato violentato e sacrificato alle logiche di vendita.
Spero che questo non succeda, ma avendo visto cosa sono stati capaci di fare alla Bonelli con Tex Willer, il rischio è alto.

Negli aultimi anni della Bonelli ho apprezzato su tutti Napoleone (fumetto stupendo che infatti ha chiuso quando aveva detto praticamente tutto) e Magico Vento (che ho lasciato al numero 100). Il mio parere, come si sarà capito, è che per evitare l'effetto Beautiful, una serie anche buona deve prima o poi chiudere i battenti, per rispetto dei lettori, sì, ma prima di tutto del personaggio.

3Deimos ha detto...

"Ma di preciso, 3Deimos... visti i tuoi toni, perché non ti ci ho ancora mandato?"

Perchè sotto sotto sai che sono simpatico...e anche una gran faccia di culo e dannattamente stronzo, visto il sangue sardo che mi scorre nelle vene.

Dai su, non ti offendere ora...ricordati che sono uno dei 250.000 lettori di Dyd.

el mauro ha detto...

@Spino
Ma quale sarebbe il conflitto di interessi per chi lo scrive?
A me Dylan DA LETTORE piace così!
DA LETTORE ho storto il naso a tutte le giustificazioni narrative sul suo passato e a me bastava e avanzava benissimo quanto raccontato da groucho nel primo numero: "dylan è la reincarnazione di un tizio morto 300 anni prima".
Stop. Perfetto.
Dylan nasce come serie "onirica" dove tutto avviene ora e qui. Dove ogni storia è la prima del personaggio. Dove tutto avviene in quel periodo imprecisato tra un tot e un tot.
Tra i miei numeri preferiti ci sono proprio quelli in cui non viene neanche sfiorata quella serie di argomenti che tu hai recuperato in giro per vari siti. Per me storie come la bellezza del demonio, le memorie dall'invisibile, il signore del silenzio, fino a "il progetto" (in cui dylan muore) sono spettacolari. Mi emozionano. Sono quanto di più interessante e rivoluzionario abbia mai letto in un fumetto seriale.
Tutto quello che invece secondo te manca è proprio quanto, secondo me, lo banalizzerebbe rendendolo simile a troppi altri.
Quello che serve, ripeto, è scrivere storie interessanti in questo contesto narrativo, non rincorrere il facile "stravolgimento" del personaggio.

nightwing ha detto...

da che mondo è mondo il fumetto seriale ha nel personaggio protagonista caratteristiche inprescindibili.
Se ci fosse una forte continuity il lettore occasionale (l'oceano degli acquirenti) lo perdi ameno che non becchi il lettore hardcore che si appassiona e va di arretrati(il fiume in secca degli acquirenti).
Non a caso ho sentito molta gente che ha abbandonato i comics per questo!!(io ho abbandonato i comics per la presa per il culo che "cambia tutto per non cambiare mai")

maurizio battista ha detto...

@ el mauro
colleziono Dylan da una vita e quoto quanto hai scritto parola per parola.
Alla tua lista di storie rappresentative, aggiungerei anche L'ultimo Arcano, con il suo finale fuori dagli schemi.
Ecco come nel mio piccolo intendo Dylan Dog. Al pari di un'opera d'arte contemporanea, dove non tutto può essere riconducibile a prospettive, proporzioni, e la pedissequa rappresentazione della realtà.
Che poi non sempre si riesca a raggiungere certe "vette", è un altro paio di maniche...

spino ha detto...

@ Nightwing:

"cambia tutto per non cambiare mai"

...che è esattamente quello che succede numero dopo numero a Dylan!! Con la scusa del tempo/non tempo, sogno/non sogno Dylan può fare tutto e il contrario di tutto, e alla fine non devi nemmeno spiegare perchè tutto è tornato uguale.

E' così e basta.

Personalmente non ci troverei nulla di male se Bonelli decidesse che dopo il numero 280 Dylan dovesse convivere con una qualche disfunzione clinica.

E non credo che la gente abboandonerebbe la testata perchè ogni tanto gli piglia un coccolone!

Che poi, volendo fare il bastardo (ma confido nell'intelligenza di Roberto nel capire le parole che seguono), visto che ha funzionato una volta, perchè non riproporlo?
In fondo squadra che vince...

spino ha detto...

Mauro, il conflitto d'interesse per uno che scrive Dylan e passa un pezzo dove dice quanto sia bello scrivere DYD e quanta passione ci metta lo staffa farlo, per quanto possa essere vero, beh, mi pare evidente.

Che poi il pezzo o lo stesso fumetto sia scritto bene, è un altro paio di maniche.

Da lettore, a me bastava ed avanza va esattamente quello che bastava a te.

Non me ne frega un cazzo di sapere di chi sia o sia stato il padre di Dylan.

Non me ne frega una mazza di sapere se è immortale o se il clarinetto proviene da Avalon ed è fatto col legno della lancia del destino.

Mi intriga molto di più sapere come nascono le relazioni con bloch, con groucho, con un paio di bei personaggi femminili (maccheccazzo, non con tutti!).

Epperò.
Tre delle storie che citi come "emozionanti" fanno parte proprio di quel primo ciclo narrativo scevro dalle pippe mentali che sarebbero venute dopo il numero 100 (e visto che le conosco tutte, sono ragionevolmente sicuro che siano precedenti ad esso)...l'ultima non la conosco.

"Il Lungo Addio" mi ha raccontato un pezzettino di vita di Dylan assolutamente ininfluente rispetto al climax della serie, ma decisamente più appagante dello scoprire che metà padre è esiliato su un asteroide!

Evidentemente mi hai frainteso o mi sono spiegato male io: non sto dicendo che per rinnovare la serie ci voglia "l'effettaccio" e mi pare che l'esempio di un Bloch pensionato fosse piuttosto chiaro.

E se per voi questo è un "facile stravolgimento", beh...

Ribadisco.
Forse ora, dopo quasi 300 numeri il lasciarsi dietro alcuni clichè (che fino al numero 100/120 potevo trovare simpatici e ora mi hanno stancato e me ne hanno allontanato) potrebbe non essere qualcosa di così sconvolgente.

Per restare in ambito Recchioni, Mater Morbi avrebbe funzionato meno se Dylan guidasse ora una 2CV? O se avesse iniziato dieci numeri prima a suonare il pianoforte abbandonando il clarinetto?

el mauro ha detto...

Ti sfugge il fatto che alla base di una scrittore di Dylan c'è un lettore, grande appassionato del personaggio. Prova a chiedere a Paola Barbato cosa ne pensa riguardo lo scrivere quel personaggio e ti risponderà che, da lettrice accanita, era un sogno che non osava neanche immaginare.
Per quanto possa sembrare strano in questo campo a volte si riesce a scrivere personaggi che si amano e lo si fa con l'attitudine del fan e il rispetto del professionista.
In tutto questo, continuo a pensare che nella frase di ro' citata e ricitata ci sia anche quello che vorresti ritrovare tu in Dylan.
Gudnait!

Paolino ha detto...

Ok, pensioniamo Bloch o sostituiamo il maggiolone.

No spé! Diciamo chi ha ucciso Laura Palmer. Tanto la gente si è affezionata ai personaggi, all'ambientazione, al mistero, ormai Laura era solo il contorno, non è più necessario tirarla per le lunghe no? Ci seguiranno lo stesso.
(ed è così che Twin Peaks venne tranciata alla seconda stagione)

DDComics ha detto...

Concordo sul fatto che Dylan per certi versi ha scemato.. sia sullo splatter (lo stesso Tiziano Sclavi l'ha voluto e approvato, giustificando il cambiamento nel vedere lo splatter prima come una cosa belle che piaceva e poi (nella maturità) dicendo che adesso non lo apprezza più.. sia sulle pseudo scene di sesso, ormai mancanti, scene di nudo ecc...

Insomma un pò di noia togliendo questi due elementi c'è! In realtà si è cercato (e a ben vedere si è anche riusciti nell'intento) di compensare questi due aspetti del fumetto che a molti mancano.. Ciò che forse non si compenserà mai è l'estro, la vena, l'ispirazione (chiamatelo come vi pare) del Tiz. Come ho già detto su, però, Dylan si è evoluto nel bene e nel male e autori giovani porteranno nuova linfa alle sceneggiature, ne sono certo.

DomenicoDragone ha detto...

Cazzo che fatica leggere tutti e i 78 commenti.....

Bravo RRobè continua così...;)

Riccardo ha detto...

Recchioni è un egocentrico e quando parla di Dylan si capisce quanto. Lui non scrive di Dylan Dog scrive di se stesso che scrive Dylan Dog. Mi fa rabbia. Almeno la Barbato manco ce prova a non essere patetica. Dylan Dog è uscito dalla mischia perchè Sclavi è un genio, ma anche lui si è reso conto di quanto poco futuro (inteso come evoluzione) avesse Dylan Dog. Mi fa ridere chi pretende qualche cosa, il personaggio è potenzialmente buono, ma non verrà mai sviluppato come si deve. cmq se volete che Dylan cambi smettete di acquistarlo, allora vedrete le novità, le sfide in cui si cimenterà Bonelli. Dylan è un fumetto di genere che sta vivendo in un epoca in cui i generi sono morti.. è lui stesso un morto vivente.

fausto bagattini ha detto...

intanto complimenti per il pezzo. molto emozionante.

per il resto per me quella con dyd è come una storia d'amore che dura da venti anni, da quando a 13 anni lo comprai per scherzo a una edicola sulle dolomiti che avevano finito la gazzetta.
quell'incontro mi ha cambiato la vita.

è come un'amante impareggiabile che ha messo su chili e rompe i coglioni, e la posso tradire a piè sospinto, ma che cazzo non la lascio.

sono un abitudinario?
e chi se ne frega.
mica mi obbliga il dottore.

Ji Xiang ha detto...

Mah, secondo me Dylan Dog ha ormai detto tutto cio' che aveva dire, i primi 100 numeri erano quasi tutti belli, dal 100 al 150 ne' sono usciti ancora alcuni decenti, poi basta.

Ormai le storie in buona parte sono dei gialli formulaici che hanno ben poco di sopranaturale, oppure se trattano di cose sopranaturali allora sembrano storie uscite da un albo di Walt Disney. Anche quando Sclavi in persona si rimette a scrivere le storie, le cose non migliorano.

Si vede che Dylan Dog ha fatto il suo tempo. Come con i Simpsons, dovrebbero permettere ad una bella serie di finire in gloria, invece di diventare una parodia di se stessa.