1.3.10

[REPORT] Mantova Comics & Games


Ogni fiera che si rispetti, sviluppa una sua identità e i suoi riti.
La manifestazione di Mantova non fa differenza in questo.
La sua identità ormai è quella di una fiera fortemente orientata sui disegnatori, sui disegnatori legati in qualche maniera al fumetto americano e sugli incontri con gli editors, in particolare quelli stranieri. Non sono pochi i disegnatori a cui Mantova ha cambiato la vita. E non è cosa da poco.

Sotto questo punto di vista, io a Mantova sono un pesce fuor d'acqua perché sono principalmente uno sceneggiatore, sono uno sceneggiatore non particolarmente interessato a emigrare e non sono alla ricerca di ulteriore lavoro.
Il che non significa che a Mantova io ci stia male, anzi.
Sara Mattioli e Francesco Meo (e tutti i ragazzi dell'organizzazione), si sbattono tanto perché tutti stiano bene, tutti si sentano valorizzati e tutti possano dare il loro apporto alla manifestazione. E questa è una cosa che di altre fiere (come Lucca, per esempio) non si può dire.

I riti di Mantova, invece, prevedono il pubbino irlandese in centro dove al sabato ci si ritrova tutti, le tante chiacchiere, il tanto bere (io no, che non posso più farlo), il tanto tirarsela facendo finta di non farlo (e, lasciatemelo dire, alcuni mentono davvero male) e il tavolo a cui si disegna tutti, uno accanto all'altro, mostri sacri e esordienti, fighi e sfigati, promesse e bluff, belli e brutti.
Quel tavolo è probabilmente la cosa migliore della fiera e la ragione per cui io ci andrei, anche come semplice appassionato. E infatti mi è dispiaciuto molto che in questa edizione fosse più corto e meno valorizzato.

Per il resto, quest'anno come è andata?
Come al solito.
C'era gente? Più degli altri anni.
Ci hanno trattato bene? Sì.
E' stato divertente? Pure.
Abbiamo avuto modo tutti di metterci in mostra e fare la ruota? Certo.
Si è bevuto, ballato, qualcuno ha imbarcato, il più scemo le ha prese e ha una faccia così? Yep.

Quindi tutto bene. Ancora meglio se teniamo conto del grosso passo in avanti che ha fatto il padiglione Games e delle conferenze (davvero interessanti) che sono state organizzate.
Eppure qualcosa mi manca.
Forse non ho avvertito quello scarto in avanti che ogni edizione di una fiera dovrebbe avere rispetto alla precedente.
Il fatto è che, nonostante la manifestazione stia crescendo e attiri sempre più gente, ho avuto l'impressione che Mantova Comics & Games si sia fermata quest'anno, che non sia evoluta. Sensazione che, invece, ho sempre avvertito nelle edizioni precedenti.
Non so spiegarmi meglio. Perdonatemi.

p.s.
il costume della White Queen era molto più trasparente di quanto appaia in quella foto.

p.p.s.
La premiazione del Comicus Prize è stata davvero allestita male, senza offesa.