16.6.10

Ci torno un momento sopra.

I commenti al post precedente mi stanno facendo capire che l'articolo linkato e le mie parole, non hanno illustrato con chiarezza la situazione.
Provo a spiegarmi meglio.

Il mercato dell'editoria, tutto e ne sul complesso, è in crisi. Per assurdo, i fumetti sono quelli che se la passano meglio rispetto a quotidiani, riviste e romanzi.
Di prospettive per uscire da questa crisi, con i mezzi tradizionali, non ce ne sono.
In poche parole, come direbbe Egon Splengler, "la stampa è morta" e internet sta prendendo il suo posto (specie per quello che riguarda il compito tradizionalmente assolto dai quotidiani e dai magazine).

L'iPad, quindi, è visto come il salvatore dagli editori.
Perché?
Perché, a differenza di tutti gli altri e-reader, sta vendendo come le rosette a mezzogiorno, divenendo uno standard, esattamente come l'iPod è diventato lo standard dei lettori musicali.
E come al solito, Apple non solo crea l'offerta ma è anche in grado di creare la domanda.
I milioni di acquirenti dell'iPad avranno bisogno di contenuti con cui sfruttarlo quotidianamente e questi contenuti sono in vendita solo e esclusivamente sullo store della Apple. Quindi, vendere attraverso quello store sarà l'unica maniera con cui poter fare affari per gli editori, grandi e piccoli.

Tutto sommato è la stessa storia dell'iTunes Store, no?
Una sorta di monopolio dettato dal libero mercato e non imposto dall'alto.
La questione però è che nell'iTunes Store la Apple non rompe i coglioni e si limita a segnalare i brani che contengono liriche esplicite.
Anzi, a conti fatti, iTunes ha fatto bene al mercato musicale e ha dato modo a un sacco di piccole etichette o artisti indipendenti, di vendere il loro prodotto, uscendo fuori dalle stritolanti logiche della grande distribuzione.

A differenza del campo musicale però, l'ingerenza della Apple in merito ai media con una forte componente visiva come cinema, fumetti e videogiochi, è molto più pesante.
Steve Jobs ha garantito che non ci sarà mai il porno su iPad e questo si è tradotto in un diktat che fa bocciare il nudo in ogni forma e contesto.
Solo il nudo.
La violenza, no. Quella va bene.

Cosa significa questo, in termini pratici?
Che, tanto per fare un esempio vicino, un prodotto come il Canemucco, a causa dei suoi contenuti, non sarà mai approvato dalla Apple e quindi verrà sostanzialmente tagliato fuori dall'unico mercato reale che si sta creando per la vendita di prodotti a fumetti digitali.
In termini altrettanto pratici... una futura versione di John Doe, realizzata per iPad e venduta attraverso l'Apple Store (che, lo ripeto, è l'unico canale possibile in termini legali e commerciali) dovrà venire ritoccata per eliminare le scene di nudo. E lo stesso varrebbe per i primi cento numeri di Dylan e per la maggior parte dei fumetti più autoriali.

A nessuno piace spendere tempo e denaro per produrre un prodotto che non potrà mai essere venduto, in special modo, non piace agli editori.
Del resto, a nessuno piace venire censurato o essere costretto a autocensurarsi.
Tanto è vero, che se la situazione resterà tale, butterò tranquillamente a mare tutti i vari progetti personali che stavo cercando di mettere in piedi per l'iPad.
Perché, sì, è vero, esiste l'alternativa... ma non è una alternativa possibile visto che non offre nessun ritorno economico.

Questa situazione deve cambiare e deve cambiare in fretta, perché si rischia che il fumetto digitale muoia ancora prima di nascere, oppure che i dettami della Apple soffochino ogni spinta creativa, influenzando la produzione a fumetti futura in maniera massiccia, lasciando ai soli fumetti più blandi e innocui la possibilità di avere un mercato.