23.6.10

Passenger Press

E' da un sacco che avrei dovuto scrivere questo pezzo ma non mi decidevo mai a farlo.
Le ragioni sono molte, non ultimi i miei impicci...

No.

Non è esatto.
I miei impicci non mi impediscono di scrivere due cazzate sugli argomenti più disparati e questo indipendentemente da come mi sento e da quanto sono oberato di lavoro.
Quindi, perché ho rimandato per così tanto tempo questo pezzo sulla Passenger Press?
A conti fatti, la ragione è che i prodotti di questa casa editrice mi mettono in crisi perché, a differenza della gran parte dei fumetti sulla piazza, faccio fatica a comprenderli pienamente perché travalicano la mia esperienza e, ammettiamolo, la mia cultura.

Ma prima di andare avanti, descriviamo il catalogo Passenger.
QUI, QUI e QUI trovate tre preview dei numeri 0, 1 e 2 della loro rivista ammiraglia.
Sono delle preview esplicative?
In parte sì, in parte per niente.
Perché l'unica cosa che ci dicono è che The Passenger è una rivista antologica che presenta fumetti e illustrazioni di artisti giovani, ma pure di nomi grossi internazionali, nell'ambito indipendente più sperimentale.
Tutto qui?
Manco per niente.
Perché questa panoramica non mostra gli aspetti più interessanti della produzione Passenger.
Proviamo con le foto, allora.










Ecco, già andiamo un poco meglio.
Ma, nonostante tutto, non è ancora abbastanza perché nemmeno le foto vi possono far intuire la piena portata del fattore materico delle pubblicazioni Passenger, l'alternarsi di formati diversi, carta diversa, tipi di stampa diversi, tutti all'interno dello stesso contenitore.
In sostanza, in The Passenger, il contenuto detta la forma e la forma, a sua volta, diventa contenuto. Verrebbe da dire che più che una rivista è un oggetto d'arte, ma la definizione mi ripugna e quindi mi limiterò a dirvi che cercare di descriverlo a parole è come fare una foto a una immagine stereoscopica: una roba inadeguata.
Detto in breve, The Passenger è la più intelligente e audace risposta alle domande che oggi ci stiamo ponendo sull'eventuale futuro apocalittico della carta in un mondo digitale (e intorno a questo tema, QUI trovate un gran bel pezzo).

E parliamo di contenuti allora, visto che spaziano dalle opere di pittori incredibili come Nicola Verlato, alle tavole a fumetti di autori mainstream come Ashley Wood, fino a gente dell'ambito underground o overground delle nazionalità più disparate (tutti, grossomodo, bravissimi). E' un insieme caotico e ma pure organico e coerente, che esalta e, al tempo stesso, disorienta, lasciandoci privi di bussola in un universo fatto di colori e bianco e nero, pop e anti-pop, alto e basso, raffinato e brutale. Un universo orgogliosamente indifferente al mercato del fumetto da asporto e proiettato in avanti, in alto ma, sopratutto, fuori.
Non a caso, dietro alle scelte della Passenger Press non c'è solamente quel kamikaze della comunicazione di Christian Marra ma anche quell'altro genio di Evil Monkey che, sul suo blog, da anni porta avanti un discorso culturale che, nella casa editrice di cui è il direttore artistico, ha cominciato a trovare piena espressione.

E torniamo a cercare di spiegare le mie difficoltà nel parlare dei prodotti Passenger.
Il nodo della questione è che molte delle cose che decidono di stampare si collocano aldilà del mio orizzonte degli eventi culturale. In sostanza, non le capisco perché non ho gli strumenti per decodificarle appieno. Questo non significa che non ne sia incuriosito e che non mi stimolino a saperne di più (anzi, tutto il contrario). Ma se fruirle in maniera istintiva non è un problema, analizzarle e poi scriverne, date le condizioni, può esserlo.
Quindi, il mio consiglio è il seguente:
non tenete conto delle mie inadeguate parole ma saggiate con mano.
Cliccate sul seguente LINK e ordinate un prodotto Passenger.
Spendete un mucchio di soldi in cazzate, questa volta fatelo su qualcosa che merita davvero.
Poi fatemi sapere.


p.s.
visto che ritengo la Passenger Press una delle più interessanti realtà editoriali italiane e visto pure che sta venendo criminosamente ignorata dai siti dedicati ai fumetti (il che la dice lunga sulla miopia della nostra critica), nei prossimi giorni tornerò sull'argomento, magari scambiando qualche parola proprio con i responsabili della casa editrice.